Desidero Genitori Diversi

**Voglio altri genitori**

Giorgia tornava da scuola con il cuore leggero. Quel giorno in classe avevano raccolto soldi per i fiori e un regalo alla professoressa. E Marco aveva detto che le donne adorano le rose. Mentre parlava, l’aveva guardata in un modo che le aveva fatto battere il cuore.

Forse era un indizio per il regalo dell’8 marzo! Che invidia delle altre ragazze.

Marco le era piaciuto subito, dal primo giorno in cui era entrato in classe. L’anno prima, suo padre era stato trasferito nella caserma vicina alla loro città. Lui era sicuro di sé, indipendente. Pareva che non gli importasse del giudizio degli altri, e questo affascinava Giorgia. Lei invece si preoccupava sempre di cosa pensassero, aveva paura di fare brutta figura.

I compagni lo rispettavano. Non era un capobanda, ma persino i professori ascoltavano le sue opinioni.

Era ancora febbraio, ma si sentiva già l’arrivo della primavera: gli uccellini cinguettavano al mattino, il sole scaldava di più, i ghiaccioli sui tetti si scioglievano con un tintinnio allegro. Giorgia sentiva il cuore stringersi per l’attesa di qualcosa di magico.

Appena varcò la porta di casa, però, sentì le urla. Di nuovo i suoi genitori litigavano. Ne aveva abbastanza. Le venne da piangere. Un tempo andavano tutti e tre al mare, passavano il Capodanno a lanciare petardi. E se si fossero lasciati? Tutto questo sarebbe finito?

La compagna di classe, Anna, aveva la madre che si era tagliata le vene quando il padre se n’era andato. Anna piangeva sempre a scuola. Mentre Sara diceva che era comodo avere i genitori separati: le compravano più regali e le davano più soldi. Ma la felicità sta forse in questo?

Le grida cessarono. Giorgia, in punta di piedi, sbirciò in cucina. Il padre era davanti alla finestra, di spalle. La madre seduta al Tavolo, il volto nascosto tra le mani. Le spalle le tremavano. Piangeva.

“Calmati, tra poco torna Giorgia da scuola,” disse il padre senza voltarsi. “Che devo fare per farti capire?” Si girò e la vide sulla porta.

“Da quanto spii?” le chiese con rabbia.

“Quanto basta per capire tutto,” rispose secca.

“Capire cosa?” La madre alzò gli occhi gonfi, il trucco sciolto sulle guance. “Come fa a non rendersi conto che così allontana ancora di più papà?” pensò irritata Giorgia.

“Volete divorziare,” sbottò.

Il padre aggrottò le sopracciglia ma non parlò.

“E di me avete pensato? Avete già deciso con chi starò? Siamo in tre, no? La mia opinione non conta? Non voglio stare con uno di voi, voglio stare con entrambi! Se vi siete stufati l’uno dell’altra, allora io voglio altri genitori! Vi odio… tutti e due!” La voce le tremava, le lacrime pronte a scoppiare.

Si voltò, afferrò il giubbotto e fuggì dall’appartamento.

“Giorgia!” La porta si chiuse dietro di lei.

Non aspettò l’ascensore, corse giù per le scale. All’aperto, si infilò i guanti. A chi poteva andare? Non aveva voglia di parlare con nessuno. Chi l’avrebbe capita, se nemmeno i suoi genitori sembravano preoccuparsi?

Camminò senza meta. Se di giorno il sole scioglieva i ghiaccioli, ora cominciava a gelare. Dopo due fermate, entrò in un bar per scaldarsi. Vide i cornetti e le venne l’acquolina in bocca.

Trovò qualche moneta nella tasca e ne comprò uno. Appena fuori, lo addentò avidamente.

“Ehi, Giorgia!”

Si voltò e vide Luca, un ragazzo della classe accanto.

“Ciao. Fai una passeggiata?”

Lei non poteva rispondere con la bocca piena. Il cornetto era secco. Luca tirò fuori una bottiglietta d’acqua dallo zaino e gliela offrì.

“Bevi, se non ti schifo. Altrimenti ti strozzi.”

Giorgia lo ringraziò con lo sguardo e bevve. Finalmente inghiottì.

“Grazie,” disse, restituendogli la bottiglia.

“La tua casa è dall’altra parte,” osservò lui.

“Non sono affari tuoi,” sbuffò.

“È buio, non è sicuro. I negozi chiudono. Vieni, ti accompagno.”

Giorgia esitò, poi accettò. Camminarono parlando delle gare di atletica di Luca, degli allenamenti, dei professori. All’incrocio vicino a casa, si fermò.

“Non vuoi rientrare? I tuoi ti hanno stancato? Capisco,” disse Luca con una smorfia.

“Si stanno lasciando,” sussurrò.

“Ah. Quando mio padre se n’è andato, ci ho sofferto anch’io. Litigavano così tanto che scappai di casa. Speravo che, cercandomi, si sarebbero riconciliati. A volte la disperazione unisce.”

“E poi?”

“Si misero d’accordo proprio mentre mi cercavano. Ma mio padre se ne andò lo stesso. Io passai due notti in cantina finché la polizia non mi trovò. Quel tanfo mi ha perseguitato per mesi.”

“E tuo padre?”

“Che vuoi che ti dica? Ha una compagna nuova. Bella, ma una stronza. Mia madre è meglio.”

“E lei? Ha qualcuno?”

“Vuoi dire un uomo? No. Ha me. Ma se si trovasse qualcuno, non mi dispiacerebbe.”

“Ne parli con tanta facilità…”

“A che serve preoccuparsi? Non cambia niente. Ora è più tranquilla, nessuno grida. Una volta arrivavano alle mani. In ogni cosa c’è qualcosa di buono. Meglio soffrire una volta che per anni. Vuoi venire da me? Ti offro un tè, ti scaldi.”

“Tua madre?”

“La sera è inchiodata alla TV. Entriamo piano, non se ne accorgerà. O vuoi continuare a gironzolare? Rischi di prenderti un malanno.”

Giorgia guardò la strada deserta. Nemmeno le macchine passavano più.

“Va bene,” sospirò.

La casa di Luca era oltre la scuola, per questo forse non si erano mai frequentati prima.

“Vedi ancora tuo padre?” chiese Giorgia.

“A volte. Ha la sua vita, io e mia madre la nostra.”

Entrarono in punta di piedi. La camera di Luca era stretta, piena di poster di moto e attori.

“Robba di quando ero piccolo. Non ho mai avuto voglia di toglierli,” spiegò. “Fai come se fossi a casa tua, io vado a prendere qualcosa da mangiare.”

Giorgia osservò i libri. Fra i testi scolastici, vide “I tre moschettieri” e una raccolta di poesie di Leopardi. Strano, non credeva che i ragazzi amassero la poesia.

Quando cominciò a preoccuparsi per la sua assenza, Luca rientrò con un piatto e una tazza fumante.

“Mangia. Ho messo due cucchiaini di zucchero, non è troppo?”

“No, va bene. E tu?”

“Ho già mangiato mentre aspettavo.”

“Tua madre non ha notato niente?”

“Dorme.”

“Così presto?”

“È stanca. Fa il chirurgo.”

Dopo il tè, Giorgia si addormentò sul divano. Si svegliò a notte fonda. Doveva andare in bagno, ma in quella casa sconosciuta aveva paura di fare rumore.

Notò che Luca l’aveva coperta con una coperta. Lui dormiva acciambellato all’altro capo.

Gli diede un colpetto sullaLuca si svegliò di soprassalto e la accompagnò in bagno con uno sbadiglio, poi la riportò a casa sotto le stelle, dove i suoi genitori l’aspettavano con gli occhi pieni di rimorso e una nuova speranza nel cuore.

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