Rancori Infantili

Giorgia versò il porridge nei piatti e con la marmellata disegnò una faccina buffa su quello del figlio.

“Uomini! A colazione!” chiamò, mentre riempiva le tazze con il tè appena preparato.

Matteo si sedette a tavola e guardò il piatto con aria contrariata.

“Non mi piace il porridge,” borbottò.

“E questa è una novità? La farina d’avena fa bene. Se vuoi andare al pattinaggio, devi prima fare una buona colazione,” disse Luca, sedendosi di fronte al figlio. Prese un cucchiaio, assaggiò e sorrise. “Mmm… che buono. Nostra mamma è una maga. Credimi, nessuno sa fare il porridge come lei.”

Matteo guardò il padre con sospetto, ma alla prese il cucchiaio. Quando finì, Giorgia gli spinse verso la tazza del tè.

“Qualcosa è successo?” chiese al marito. “Ultimamente sei così distratto. Problemi al lavoro?”

“Ho finito tutto. Quando andiamo al pattinaggio?” chiese Matteo eccitato.

“Vai a giocare. Io e la mamma dobbiamo parlare,” disse Luca, notando lo sguardo deluso del figlio. “Più tardi. Va’.”

A Giorgia parve quasi di leggere nel pensiero di Matteo: stava decidendo se piangere, temendo che il pattinaggio saltasse dopo la conversazione, o se andare in camera a tormentarsi. Gli sorrise e annuì, rassicurandolo che sì, ci sarebbero andati, ma dopo.

Matteo scivolò giù dalla sedia e uscì dalla cucina a testa bassa.

“Allora, cosa ti rode?” chiese Giorgia, prendendo il suo posto.

“Non so da dove cominciare. Io stesso non capisco,” disse Luca, girando la tazza tra le mani.

“Hai un’amante? Vuoi lasciarmi?” domandò Giorgia senza giri di parole.

“Giorgia, ma che dici? Come ti è venuto in mente?” reagì Luca, indignato.

“Che altro dovevo pensare? Se al lavoro va tutto bene, cos’altro ti tormenta?” Giorgia perse la pazienza. “Ieri ti ho chiesto di buttare la spazzatura. Hai annuito, ma te ne sei dimenticato. Sei distratto. Parla, ma non mentire.”

Luca la fissò serio.

“È venuta mia madre,” disse finalmente.

Giorgia capì che quelle parole gli erano costate fatica.

“In sogno? E cosa ti ha detto dall’aldilà che ti ha scombussolato così?” scherzò.

“No, non in sogno. Viva.” Luca spinse via la tazza, rovesciando il tè sul tavolo. Giorgia si alzò di scatto, prese una spugna e asciugò.

“Ma era morta. O mi hai mentito tutti questi anni?” Gettò la spugna nel lavandino e si risedette.

“Non ho mentito. Non capisci? Per me era davvero morta,” rispose lui, irritato dall’incomprensione.

“Allora, facciamo ordine. Morta, viva… Spiega. Ti ascolto.”

“Cosa c’è da spiegare? Avevo dieci anni. Mio padre beveva. Lui e mia madre litigavano spesso. Era bella e lui la gelosava. A volte la picchiava. Lei copriva i lividi, ma io li vedevo.”

Quel giorno, mio padre tornò ubriaco. Accusò mia madre: beveva per colpa sua. Lei taceva, e questo lo infuriava ancora di più. Io andai in camera mia, ma li sentii urlare. Poi un tonfo, e il silenzio. Aspettai un po’ e uscii. Mio padre era a terra, con una ferita alla testa. Mia madre… era in piedi, con le mani sulla bocca.

Mi vide e mi spinse via. Disse che mio padre era caduto, che avrebbe chiamato l’ambulanza. Ma arrivò laMia madre aveva paura, ma io non lo sapevo, e ora che l’ho ritrovata, capisco che a volte anche il perdono più difficile è l’unico modo per guarire.

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