Non rimpiangere. Vuol dire che non amavi davvero
“Non senti freddo con quel vestito? Fuori ci sono venticinque gradi sotto zero, e di notte promette ancora di più,” disse la mamma, affacciandosi alla camera di Giulia.
“No, non farò in tempo a congelarmi, è qui vicino. Mica posso andare in jeans a un compleanno,” rispose Giulia, girandosi davanti allo specchio e sistemandosi la cintura del vestito.
“Daniele verrà a prenderti?” chiese la mamma.
“No, ha detto che si fermerà un po’ a casa di un amico. Il computer gli si è rotto, lo sta aggiustando,” replicò Giulia con noncuranza.
“Potrebbe rimandare a domani. Come fai ad andarci da sola? Non sta bene,” insisté la mamma.
“Mamma, ormai nessuno ci fa più caso. Che male c’è? Arriveremo separati, e allora? Basta, devo andare, sono già in ritardo.” Giulia infilò le scarpe in una borsa e si avviò verso l’ingresso.
Sapeva che Daniele non piaceva alla mamma. Tutto per colpa di quel bacio che le aveva dato sotto i suoi occhi. “Non è appropriato. Ci vuole un po’ di decoro, no?” le aveva rimproverato dopo che Daniele se n’era andato.
Giulia indossò stivali caldi, un lungo piumino, e si avvolse il collo in una sciarpa di lana.
“E il cappello?” esclamò la mamma, alzando le mani.
“Ho messo in piega i capelli, che cappello? Basta, vado.” Giulia aprì la porta e uscì velocemente.
La mamma le gridò ancora qualcosa, ma lei già scendeva le scale, presagendo una serata divertente e l’incontro con Daniele.
La loro storia era stata rapida e intensa. Giulia sperava che presto le avrebbe fatto la proposta.
L’aria gelida le bruciò subito il viso e le mani, cercando di infiltrarsi sotto il piumino. Giulia si tirò su la sciarpa, vi affondò il naso e si affrettò verso casa dell’amica. “Magari Daniele arrivasse presto,” pensò camminando. Mezz’ora prima lo aveva chiamato. “Non disturbarmi, se no finisco prima,” le aveva risposto seccamente. E non lo richiamò più.
Nell’androne, Giulia si liberò la sciarpa dal viso. Non prese l’ascensore, salì le scale per scaldarsi. Anche se abitava a due isolati da Carlotta, il freddo l’aveva già intirizzita.
La porta dell’appartamento, da cui usciva musica, era socchiusa. Qualcuno dei ragazzi usciti a fumare non l’aveva chiusa bene. O forse Carlotta l’aveva lasciata così per gli ospiti in ritardo. “Fortuna. Attirerò meno attenzione,” pensò Giulia, entrando nel buio ingresso. La musica ritmata e le voci festanti l’assordarono.
Si tolse il piumino, infilò la sciarpa nella manica. Sui ganci dell’attaccapanni già pendevano due o tre giacconi invernali. Carlotta aveva invitato molta gente. Giulia riuscì appena a sistemare il piumino su un gancio. Indossò le scarpe ormai fredde, rabbrividì e si avviò verso la stanza.
La luce vivida la accecò dopo il buio, e la musica alta le fece battere il cuore più forte. Una decina di ragazzi ballavano intorno al tavolo, riempiendo la stanza. Nessuno notò Giulia. Cercò Carlotta con lo sguardo, ma non la vide.
Cercando di evitare i ballerini, si diresse verso la cucina. Stava per raggiungere la porta a vetri quando questa si aprì di colpo. Carlotta, con le guance arrossate, gli occhi accesi come in preda alla febbre, e un sorriso soddisfatto sulle labbra, le si parò davanti. Lo sconcerto le cancellò il sorriso.
Dietro di lei apparve Daniele. Con le dita cercava di sistemarsi i capelli scomposti.
“Sei già qui?” chiese Giulia, spostando lo sguardo su Carlotta.
L’amica si era già ripresa e sorrideva come se niente fosse.
“Il compleanno è già iniziato. Perché sei in ritardo?” chiese. “Vieni a ballare. O vuoi prima un bicchiere?” Carlotta passò oltre.
“Non mi hai chiamato. Non ti sei accorto che non c’ero? O eri troppo occupato?” domandò Giulia, con voce piena di amarezza.
“Non ho fatto in tempo. Sono arrivato anch’io da poco.” Daniele si chinò per baciarla, ma lei lo evitò.
Avvertì l’odore del profumo preferito di Carlotta.
“Giuli, che c’è? Stavamo solo tagliando il salame,” si giustificò Daniele.
“Dovresti toglierti il rossetto dalla guancia. Dalle questo.” Gli porse il sacchetto regalo.
Daniele lo afferrò al volo, ma Giulia già si faceva strada tra la folla verso l’uscita.
Nell’ingresso si tolse le scarpe e infilò gli stivali, strappò il piumino dal gancio e uscì. La sciarpa le scivolò sulla scala. Si chinò per raccoglierla proprio mentre Daniele usciva. Giulia corse giù.
“Giuli, hai capito male!” le gridò dietro.
Riuscì in strada, e il gelo le bruciò di nuovo il viso. Si ricordò delle scarpe dimenticate, ma non poteva tornare indietro. “Come ha potuto? È arrivato prima e non mi ha cercata… Che amica. Com’è possibile? Traditori…” Giulia singhiozzava e camminava nella direzione opposta a casa. Si rese conto solo quando le ciglia, appesantite dalle lacrime ghiacciate, le dolevano e non sentiva più la punta del naso.
“E ora dove vado? A casa? La mamma mi farà domande, mi consolerà, dirà che Daniele non le è mai piaciuto… Forse in chiesa? Dovrebbero fare la messa di mezzanotte. No, c’è troppa gente, e poi è lontana.”
Si guardò intorno. Si era allontanata parecchio. Entrò in un bar per scaldarsi. Adesso rimpiangeva quel vestito leggero. Il freddo le penetrava nelle ossa, nonostante il piumino. “Mi ammalerò. Pazienza. Starò a letto con la febbre, e si sentiranno in colpa…” Si tirò su il naso. Sentiva che il mascara colava per il gelo e le lacrime.
Il bar era vuoto. La cassiera annoiata la osservava con curiosità. Giulia si tolse la sciarpa e se la mise in testa, avvolgendone le estremità attorno al collo. Uscì di nuovo nel gelo.
Improvvisamente sentì il rumore di passi nella neve e un respiro affannoso. Si voltò e vide un ragazzo vestito di nero, col cappuccio in testa.
Realizzò che in strada non c’era nessun altro. Affrettò il passo, ma lui non si staccò. Presto il fiato cominciò a mancarle.
“Scappi da qualcuno?” le chiese il ragazzo.
Giulia fece finta di non sentire. Sperava che, ignorandolo, si sarebbe allontanato. Ma lui le rimase accanto.
“Ti ha fatto male qualcuno? Il tuo ragazzo ti ha lasciato? Non rimpiangerlo. Se ti ha lasciato, non ti amava,” ripeté.
Giulia si fermò, pronta a rispondere sgarbatamente, ma poi vide il suo sguardo caldo e sincero sotto il cappuccio. Non percepì minacce. Abbassò gli occhi e riprese a camminare.
In silenzioArrivarono a casa sua, e quella sera, sotto il chiaro di luna, Giulia capì che il destino aveva messo sulla sua strada qualcuno che le avrebbe riempito il cuore ancora prima che potesse accorgersene.




