Sabato in Famiglia

Sabato in famiglia

– Non cominciare con la dieta, per favore! – strillò Beatrice, agitando una forchetta con una fetta di torta. – Lo so già che sono grassa!

– Bea, ma chi te lo ha detto? – cercò di calmarla sua sorella Giulia. – Era solo che Ludovica voleva condividere una ricetta…

– E io non l’ho chiesto! – la interruppe Beatrice. – Basta già! Ogni weekend è la stessa storia: o sono fuori forma, o i capelli sono fuori moda, o mio marito è inutile!

Ludovica sospirò pesantemente e posò la tazza di tè. I sabati in famiglia a casa sua stavano diventando un’odissea. Le tre figlie erano arrivate con le loro famiglie, i nipoti correvano per l’appartamento, e invece di chiacchierare normalmente, gli adulti finivano sempre per litigare.

– Ragazze, basta così – disse stanca. – I vicini sentiranno.

– E che sentano! – replicò Beatrice. – Forse capiranno che famiglia meravigliosa ho!

Tiziana, la più grande delle sorelle, strinse le labbra e allontanò il piatto con un gesto teatrale.

– Stiamo solo cercando di aiutarti – disse con un tono glaciale. – Ma se non vuoi…

– Non voglio i vostri consigli! Io vivo come mi pare, e sto benissimo così!

Ludovica osservò le figlie e ripensò a quanto fossero diverse. Tiziana, a quarantotto anni, era seria, impeccabile, sempre perfetta persino a casa della madre. Lavorava come contabile in un’azienda importante, sposata con un ingegnere, il figlio all’università. Una famiglia esemplare, almeno in apparenza.

Giulia, la mezza età, trentanove anni, dolce e accomodante. Cercava sempre di mettere pace, di accontentare tutti. Lavorava all’asilo, il marito era un meccanico, due figli alle elementari. Vivevano modestamente, ma uniti.

E Beatrice, la piccola, trentacinque anni ma con l’atteggiamento di un’adolescente. Sempre insoddisfatta, sempre pronta a litigare. Si era sposata tardi, a trentadue anni, aveva avuto una bambina, e ora si lamentava continuamente della vita.

– Nonna, dove sono le foto del nonno? – chiese Matteo, il figlio di Tiziana, affacciandosi in salotto. – Voglio mostrarle a Luca.

– Nell’album grande sulla mensola – rispose Ludovica. – Ma fai attenzione, non strappare niente.

Matteo annuì e corse dai cugini. Ludovica lo seguì con lo sguardo e sorrise. Almeno i nipoti la rendevano felice, non come le figlie.

– Sentite, magari basta litigare? – propose Giulia. – Parliamo di qualcosa di bello.

– E di cosa? – sbottò Beatrice. – Di come Tiziana ha tutto perfetto? Appartamento di tre stanze, macchina nuova, il figlio all’università…

– Che c’entra il mio appartamento? – esplose Tiziana. – Io lavoro dalla mattina alla sera per avere queste cose!

– Sì, certo, lavori – ribatté Beatrice. – Io non ho tempo, ho una bambina piccola.

– Sofia ha cinque anni, mica è così piccola! – reagì Tiziana.

– Per te cinque anni sono tanti? Matteo a dieci anni si gestiva da solo!

Ludovica sentì un cerchio alla testa. Ogni sabato la stessa storia. Le figlie venivano da lei, apparentemente per stare insieme, ma finiva sempre in tensione.

– Ragazze – disse piano – vostro padre non avrebbe voluto vedervi così.

Al ricordo del padre, le tre sorelle tacquero. Emanuele era morto tre anni prima, e da allora i ritrovi familiari erano diventati nervosi, tesi. Era come se lui fosse stato il collante che le teneva unite.

– Mamma, non dire così – sussurrò Giulia.

– È necessario – rispose ferma Ludovica. – Lui voleva che foste unite, che vi sostenessi. E voi cosa fate?

Beatrice abbassò lo sguardo e iniziò a sminuzzare il dolce nel piatto. Tiziana si sistemò i capelli e guardò fuori dalla finestra.

– Mamma, non litighiamo apposta – disse Giulia. – È solo che… non so… siamo diverse.

– Diverse! – sbuffò Beatrice. – Lei ha il carattere di quella che sa sempre tutto!

– Io non faccio la sapiente! – si infiammò Tiziana. – Dico solo come si potrebbe fare meglio!

– Appunto! E chi ti ha chiesto niente?

Ludovica si alzò e andò in cucina. Il caos regnava sovrano: piatti sporchi nel lavandino, avanzi sul tavolo, briciole ovunque. Aprì l’acqua e iniziò a lavare i piatti, cercando di calmarsi.

Dietro di lei sentì dei passi.

– Mamma, ti aiuto io – era Giulia.

– No, faccio da sola.

– Dai, siamo in quattro, finiamo prima.

Giulia prese un canovaccio e iniziò ad asciugare. Poi arrivò Tiziana.

– Mamma, scusa se abbiamo… – iniziò, ma Ludovica la interruppe.

– Va bene, ci sono abituata.

– Non ci sei abituata, ci sopporti – disse Tiziana. – Lo vediamo tutti.

Anche Beatrice entrò in cucina, senza parlare, e iniziò a pulire il tavolo.

Per un po’ lavorarono in silenzio. Ludovica lavava i piatti e pensava a quanto tutto fosse cambiato. Quando Emanuele era vivo, i sabati erano una festa. Lui raccontava storie ai nipoti, giocava a scacchi, e le figlie aiutavano in casa e si scambiavano novità. Senza litigi, senza recriminazioni.

– Mamma, ricordi quando papà ci portava al parco di sabato? – chiese improvvisamente Giulia.

– Sì – sorrise Ludovica. – Dondolavamo sull’altalena e ci comprava il gelato.

– E come ci fotografava vicino alla fontana – aggiunse Tiziana. – Diceva sempre: “Ragazze, sorridete, è un ricordo!”

Beatrice alzò la testa.

– E ricordate quando mi metteva sulle spalle? Io ero piccola, non arrivavo all’altalena.

– Sì – annuì Ludovica. – Urlavi dalla felicità.

Le vennero le lacrime agli occhi. Quanto le mancava Emanuele, soprattutto in momenti così.

– Nonna, ma cosa fate tutte insieme qui? – Sofia, la figlia di Beatrice, si affacciò in cucina. – Posso avere un biscotto?

– Certo, tesoro – Ludovica le porse il vasetto. – E i maschietti cosa fanno?

– Matteo mostra le foto del nonno. Dice che era fortissimo.

Beatrice trasalì.

– Sofì, tu ti ricordi il nonno?

– Un pochino – la bambina ci pensò su. – Mi chiama orsetto e mi dava le caramelle.

– Orsetto? – fece Beatrice. – Perché?

– Non lo so. Diceva che ero pelosa come un orsetto.

Ludovica rise.

– Perché eri sempre spettinata. Lui diceva: “Il nostro orsetto si è svegliato”.

Sofia ridacchiò e corse dai cugini. In cucina calò il silenzio.

– Sapete, ragazze – disse Ludovica – vostro padre diceva sempre che in famiglia non bisogna litigare per sciocchezze. La vita è già dura, perché rattristarsi a vicenda?

– Lo sappiamo, mamma – sospirò Tiziana. – Ma a volte è difficile trattenersi.

– E perché? Siete donne adulte, istruite.

Tiziana scrollò le spalle. Beatrice continuava a tacere, GiuliaE quella sera, mentre le figlie e i nipoti se ne andarono, Ludovica sorrise tra sé, sapendo che, nonostante tutto, la loro famiglia aveva ritrovato un po’ di quella luce che Emanuele aveva sempre voluto per loro.

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