**La Suocera Mi Ha Costretto a Rinunciare alla Mia Parte**
«Cosa vuol dire “rinunciare alla mia parte”?» La voce di Beatrice tremò. «Signora Rosalia, è l’eredità di mio marito!»
«Appunto, di mio figlio,» tagliò corto la suocera, raddrizzandosi tutta. «Non tua. Tu qui sei nessuno, una presenza temporanea. Pietro è mio, non tuo.»
«Temporanea?!» Beatrice sentì un’ondata di calore salirle dal cuore alla gola. «Siamo marito e moglie! Insieme da otto anni!»
«Otto anni non sono niente,» fece Rosalia con un sorriso sprezzante. «Io il mio primo matrimonio l’ho tenuto in piedi per ventitré anni. Poi ci siamo lasciati. Quindi non fare la sposina per l’eternità.»
Beatrice rimase ferma in cucina, incapace di credere a quello che stava succedendo. Mezz’ora prima stava preparando il ragù per tutta la famiglia, contenta che la suocera avesse finalmente accettato di parlare della divisione dell’appartamento dopo la morte del suocero. E ora questo.
«Signora Rosalia, parliamo con calma,» disse, cercando di trattenersi. «Il signor Guido ha lasciato l’appartamento a Pietro. Per legge, metà di questa casa è anche mia, come moglie.»
«Niente è tuo!» alzò la voce la suocera. «Mio marito ha preso questo appartamento nel settantacinque. Io ci ho vissuto per quarantotto anni! Ho cresciuto i figli, badato ai nipoti! E tu chi sei? Arrivata dal tuo paesino, hai stregato Pietro e ora fai la prepotente!»
«Non vengo da un paesino, vengo da Bologna,» replicò Beatrice a bassa voce. «E non ho stregato nessuno. Io e Pietro ci amiamo.»
«Amore,» sbuffò Rosalia. «A trentotto anni, che amore? Il tuo orologio biologico sta per scadere. Ti serve la residenza a Milano, ecco tutta la storia.»
In quel momento, Pietro entrò in cucina con le buste della spesa. Vedendo le facce accalorate di moglie e madre, si irrigidì.
«Che succede?» chiese, poggiando le buste sul tavolo.
«Tua madre vuole che rinunci alla mia parte dell’appartamento,» disse Beatrice, cercando di mantenere la calma.
Pietro guardò la madre, poi la moglie.
«Mamma, avevamo detto che avremmo vissuto tutti insieme. Perché tirare fuori questi discorsi?»
«Pietrino,» Rosalia cambiò il tono in uno zuccheroso, «penso al tuo futuro. Chissà cosa può succedere. Se vi lasciate, lei si porta via metà della casa.»
«Mamma, basta. Non avremo intenzione di divorziare.»
«Eh già, “non abbiamo intenzione”,» lo imitò la suocera. «E chi lo sa? Nemmeno io avevo intenzione di lasciare tuo padre, eppure… La vita è imprevedibile.»
Beatrice osservava la scena in silenzio. Pietro sembrava un ragazzino chiamato alla cattedra senza aver studiato, che si dimenava da un piede all’altro.
«Mamma, ma perché fai così?» riuscì a dire. «Bea è famiglia.»
«Famiglia,» ripeté Rosalia. «E i figli dove sono? Otto anni insieme e niente prole. Forse non può nemmeno averne?»
Beatrice sentì le guance ardere. Quel tema era una ferita aperta. Lei e Pietro ci avevano provato, ma niente. Esami, medicine, ma nulla.
«Signora Rosalia, questa è una questione privata,» disse serrando i denti.
«Privata, eh?» scosse la testa la suocera. «Ha preso una moglie sterile, e io devo tacere. Io voglio dei nipoti, capisci? Ho settant’anni, quanto devo aspettare ancora?»
«Mamma, finiscila!» Pietro alzò la voce. «Non è giusto.»
«Cos’è che non è giusto? Dire la verità?» Rosalia si sedette e tirò fuori un fazzoletto. «Non è colpa mia se ha problemi. Forse il medico le direbbe di lasciare mio figlio e trovarsi qualcuno più semplice.»
Beatrice non ce la fece più.
«Basta, me ne vado,» disse, slacciandosi il grembiule. «Non resisto a quest’assurdo.»
Prese la borsa e cominciò a metterci dentro i vestiti. Le mani le tremavano. Davvero stava succedendo?
«Bea, aspetta!» Pietro la raggiunse. «Non darle peso, è solo preoccupata.»
«Preoccupata?!» si girò Beatrice. «Pietro, vuole che rinunci al mio diritto sulla casa! Come se fossi un’avventuriera che vi vuole derubare!»
«Non vuole, magari chiede…»
«Chiede?! Hai sentito come chiede? Praticamente mi caccia!»
Pietro si sedette sul letto e si massaggiò le tempie.
«Vedi, mamma ha paura di rimanere per strada. Ha vissuto qui tutta la vita.»
«E io la voglio cacciare? Ho detto che vivremo tutti insieme! La casa è grande, quattro stanze, c’è posto per tutti.»
«Lo so, ma non si fida delle carte. Pensa che, se ci lasciamo, lei ci perderà.»
Beatrice lo fissò.
«Pietro, dimmi la verità. Da che parte stai?»
«Dalla tua, certo. Sei mia moglie.»
«Allora perché non mi hai difesa in cucina? Perché hai permesso che parlasse di me così?»
Silenzio. Beatrice capì che non avrebbe avuto risposta.
«Vado da Giulia per qualche giorno,» disse chiudendo la borsa. «Devo pensare.»
«Bea, non farlo. Resta, ne parliamo.»
«Di cosa? Di come rinunciare alla mia parte? O di come uscire di casa per non disturbare tua madre?»
Cercò la suocera nell’ingresso.
«Te ne vai?» disse Rosalia con un sorriso compiaciuto. «Brava. Sistemati le idee.»
«Signora Rosalia, voglio che capisca una cosa,» si fermò Beatrice. «Non voglio la sua casa. Ma voglio sapere che ho un tetto. Che non mi cacceranno alla prima lite.»
«Casa ce l’hai. A Bologna.»
«Adesso ci vivono altri.»
«Be’, allora cercati un’altra sistemazione.»
Sulla scala, le lacrime le rigarono il viso. Otto anni insieme, cercando di essere una buona moglie, una brava nuora. A cucinare, pulire, accudirla quando era malata. E ora questo.
Giulia la accolse stupita.
«Bea, che è successo? Sembri uscita da un disastro.»
«Peggio,» entrò. «Posso dormire qui?»
«Certo. Dimmi tutto.»
Davanti a un caffè, Beatrice raccontò tutto. Giulia ascoltava, scuotendo la testa.
«Te l’avevo detto,» sospirò. «Ricordi quando ti lamentavi che la suocera parlava sempre della tua età, dei figli che non arrivavano?»
«Sì.»
«Non era a caso. Voleva farti sentire in difetto. Per dimostrare che non eri la moglie giusta per suo figlio.»
«Ma perché? Che male le ho fatto?»
«Sei entrata nella loro vita. Hai preso l’attenzione di suo figlio. E lei era abituata a essere la donna principale.»
Giulia ci pensò su.
«Sai una cosa? Forse ha ragione. Forse dovresti rinunciare alla tua parte.»
«Giulia!»
«Aspetta. Pietro non è capace di opporsi a sua madre. È sempre stato sotto la sua ala. Pensi che a quarant’anni cambi?»
«Ma è ingiusto! Sono suaBeatrice si rese conto che a volte l’amore non bastava, ma che almeno aveva imparato a difendersi, anche se il prezzo era stato il suo orgoglio.






