Avanzamento di Carriera

**Promozione sul lavoro**

Non è un segreto che le promozioni si ottengano in modi diversi. C’è chi le merita con il sudore della fronte, chi fa le scarpe al capo, e chi ci fa un viaggio di lavoro insieme.

La notizia che, al posto di Pietro Efimovic, andato in pensione, avrebbero finalmente nominato un nuovo direttore — e per giunta esterno all’azienda — sconvolse tutti. Le speranze che Eugenio Vladimirovic, che da due settimane ricopriva il ruolo ad interim, potesse succedergli, svanirono. La voce si diffuse, arricchita di dettagli: era una donna giovane, una bella signora, una stronza, l’amante di quel tale… Il nome dell’alto dirigente non veniva mai pronunciato. Come si dice, non svegliare il can che dorme…

Alle dieci del mattino, tutti i dipendenti si riunirono in sala riunioni per conoscere la nuova direttrice. Denis entrò per ultimo. Come per magia, tutte le teste si girarono verso di lui.

Davanti alla sala c’era una giovane donna con i capelli tirati all’indietro in una coda perfetta. Il completo da lavoro le aderiva come una seconda pelle. Gambe slanciate, tacchi a spillo, rossetto rosso fuoco e uno sguardo glaciale completavano l’immagine.

«Il suo nome?» La sua voce risuonò nel silenzio come una corda di metallo spezzata.

«Daniele Rossetti, Daniele Giacomo,» rispose con calma, quasi sfidandola, inclinando leggermente la testa. Sembrava quasi che avesse fatto un inchino. Ma no, si fermò lì.

«È in ritardo, Daniele Giacomo, e proprio ora stavo dicendo che i ritardi non sono tollerati. Per questa volta la perdono. Si sieda.» C’era così tanto ghiaccio nella sua voce che a molti iniziarono a dolere i denti.

Daniele si sedette accanto al suo amico e collega Ettore.

«Che ti dice? Ringhia già?» chiese sottovoce.

«E che altro?» rispose l’altro, a bassa voce. «Non è una donna, è un robot, e vuole trasformare anche noi in robot.»

Uno dopo l’altro si presentarono, spiegando brevemente di cosa si occupavano. Dai commenti e dalle domande della nuova direttrice, diventò chiaro che conosceva già perfettamente l’attività dell’azienda. Quando arrivò il turno di Daniele, improvvisamente li ringraziò e li rimandò al lavoro.

«Oh-oh,» sbuffò Ettore. «Non ti invidio.»

«Dai, andiamo a lavorare prima che ci licenzi,» rispose Daniele. Uscirono dalla sala chiacchierando su quali cambiamenti aspettarsi.

Per due settimane tutti arrivarono in orario, presero il caffè solo durante la pausa pranzo, fumarono frettolosamente e senza piacere. Ma, come si sa, le abitudini consolidate negli anni non si perdono in quindici giorni. Presto tutto tornò come prima: ritardi, sigarette, corse al bar a ogni ora. Ma nessuno osò esagerare.

Alla fine della terza settimana, la segretaria si avvicinò alla scrivania di Daniele e gli disse che Giovanna Leone lo voleva nel suo ufficio.

«Si sieda,» indicò la sedia davanti a sé. «Mi piace come lavora. Preciso, senza fronzoli. Perché è ancora un semplice impiegato? Aveva problemi con il mio predecessore?»

«No.» Daniele non capiva dove volesse arrivare.

«Il capo del suo reparto andrà in pensione tra un anno. Credo sia ora di preparare un successore. Lo valuterò.» Giovanna lo fissò. Lui sostenne il suo sguardo.

«Potrebbe fare altrettanto bene,» continuò lei, facendo roteare una penna tra le dita sottili. «Venerdì a Milano c’è una fiera sulle nuove attrezzature. Ci andrà, darà un’occhiata, mi farà un resoconto. Riceverà i soldi per il viaggio in contabilità, insieme ai biglietti.»

«Ma venerdì è domani,» Daniele sembrava contrariato.

«Lo so. Tornerà domenica. Ha obiezioni?»

Daniele scrollò le spalle. Come poteva dirle che aveva promesso a suo figlio di portarlo al luna park quel weekend? Marco lo aspettava da due settimane. Che sua moglie, quasi sicuramente, non avrebbe creduto che partisse per una fiera e non per divertirsi. Eppure…

***

«Papà, avevi promesso!» piagnucolò Marco con voce lamentosa.

«Credi che voglia andarmene? Ma il lavoro è lavoro. Andremo il prossimo weekend. Tornerò domenica, ti porterò… A proposito, cosa vuoi che ti porti?»

«Un robot!» disse Marco, già più allegro.

«Affare fatto,» Daniele gli scompigliò i capelli.

«Non c’è nessun altro da mandare? Strana come missione. Di weekend…» Tania ripiegava con cura le sue camicie nella valigia.

«Così più gente può visitare la feria senza intralciare il lavoro. La nuova direttrice mi ha chiesto perché sono ancora un impiegato semplice. Forse mi offrirà una promozione dopo il viaggio,» aggiunse con un filo di orgoglio.

«Era ora. È bella?» chiese all’improvviso Tania.

Daniele non si lasciò ingannare dal tono indifferente con cui cercava di nascondere la gelosia.

«Chi?» Fece finta di non capire.

«La tua nuova capa.» La moglie chiuse la valigia con un gesto brusco.

«Bella e fredda come un blocco di ghiaccio. Molti la chiamano un robot.» Daniele lo disse, ma dentro di sé pensò che il viaggio sembrava davvero ambiguo, come se stesse per incontrare un’amante: spazzolino da denti, qualche camicia, il rasoio.

Nella cabina dell’aereo, i passeggeri sistemavano giacche e borse nei compartimenti. Daniele si girò verso il finestrino. Gli vennero in mente le parole di una vecchia canzone. Pensò che gli aerei sembravano davvero uccelli addormentati.

Si rilassò. Non era male volare verso Milano invece di marcire in ufficio. Tanto più che non viaggiava da un po’, e per di più da solo. «Perciò goditi il momento e la libertà,» si ordinò, chiudendo gli occhi.

«Buongiorno, Daniele Giacomo.» Una voce familiare, con un fondo d’acciaio, risuonò accanto a lui.

Daniele aprì gli occhi e si girò verso il sedile vicino. Lì, seduta composta, c’era Giovanna Leone in persona.

*Questo sì che è interessante. Non si fida di me o aveva già pianificato di venire? A che gioco sta giocando? Di sicuro in contabilità sanno che ha i biglietti per lo stesso volo. I pettegolezzi voleranno…*

«Faccia meno il serio. Sembra che abbia visto un fantasma.» Gli angoli della sua bocca tremarono in un’apparente smorfia di sorriso.

Daniele non la trovò divertente. Notò che era vestita in modo meno formale e sembrava stupenda. Mentre gli altri passeggeri si sistemavano, scambiarono qualche frase di circostanza.

«In ufficio sussurrano che la sua nomina sia arrivata con l’aiuto di qualcuno in alto,» osò chiedere Daniele, facendosi coraggio.

Giovanna ignorò la domanda. Iniziò a raccontare di un aereo in cui era salita l’anno prima, che per poco non si era schiantato. Da allora aveva paura di volare. *”Non vuole rispondere, ha cambiato argomento. Pazienza,”* pensò Daniele. Poi Giovanna chiuseDaniele sorrise tra sé mentre guardava sua moglie e suo figlio ridere insieme sulle giostre, sentendo che la scelta giusta l’aveva già fatta, e niente — né promozioni né donne potenti — valeva più di quella felicità.

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