Che tempismo, questo loro anniversario, disse Luna, scrollando gli occhi. Si sono messi a festeggiare proprio in paese.
Arrivarono all’orecchio di Luna frammenti di frasi di un uomo scontento. Capì subito che il fratello di Giacomo l’aveva invitata al venticinquesimo anniversario di vita insieme, cioè al tradizionale matrimonio d’argento.
Il telefono di Marco squillò forte, quasi a implorare una risposta. Era il cugino di Giacomo, di quel paesino di montagna.
Ciao, Giacomo, ciao! esclamò Marco. Tutto ok da queste parti, e voi? Buone notizie, quando ci vediamo sabato?
Perfetto, lo riferirò a Luna! rispose l’amico. Ovviamente arriveremo, dove andremo a finire?
Luna entrò nella stanza, ancora scocciata.
Che tempismo, questo loro anniversario, ribatté. Decidono di celebrarlo proprio in paese.
Le parole delluomo insoddisfatto le rimbalzavano nella testa. Capì che il fratello di Giacomo li aveva invitati al 25° anniversario di vita comune, il matrimonio d’argento.
Marco e Luna, però, da poco avevano deciso di separarsi. Ultimamente le loro discussioni si erano moltiplicate, c’era distanza, una vera zona d’ombra tra loro. Due giorni fa avevano messo il punto sulla rottura. Luna non aveva voglia di andare a quel matrimonio d’argentonon era il suo umore.
Forse sei tu, Marco, a partire da solo al matrimonio, dopotutto sei fratello della sposa. Io però vorrei incontrare Tiziana disse, pensando alla moglie di Giacomo. Siamo sempre stati amici, ci visitavamo a vicenda
E come andare al villaggio in autobus e poi dire che ci stiamo separando?
Il viaggio dal centro di Milano al villaggio di San Vito durava quattro ore, e la loro vecchia auto era ferma in garage da tre mesi. Una volta la usavano per andare a trovare Giacomo, dove Marco era nato e cresciuto. Ora l’auto non andava più, e Luna non sapeva se fosse il caso di ripararla o di comprarne una nuova.
Marco, riflettendo a modo suo, pensò:
È poco probabile che Luna accetti di partire, probabilmente rifiuterà. Andare da soli allora dovremo dire a Giacomo e a Tiziana che ci separiamo. Che ne sarà di loro in un giorno di festa? È il loro matrimonio d’argento, e qui io con la mia rottura. Che figata sarebbe.
Vedendo Luna entrare, Marco lanciò:
Giacomo ha chiamato, facciamo un salto? Non parleremo loro dei nostri problemi. Vogliamo andare lì e poi occuparci della separazione?
Luna annuì:
Va bene, loro hanno la festa, andiamo lo stesso.
Lautobus si fermò e il conducente annunciò:
Scendiamo tutti, non proseguiamo più!
Ma comè possibile? sbottò Marco. Il villaggio è a cinque chilometri!
La strada è in pessime condizioni, piove da poco, non riesco a passare. Se resto bloccato, chi mi tira fuori? Cercate un passante o andate a piedi replicò il conducente, secco.
Marco e Luna scesero; Marco teneva una borsa in mano. Camminare cinque chilometri non era nei loro piani.
Che facciamo, aspettiamo un passante o andiamo a piedi? chiese a Luna.
Possiamo aspettare fino al mattino, altrimenti andiamo a piedi rispose Luna.
Sgranando il conducente, Marco prese il passo di fronte, Luna lo seguiva sul margine della strada. Il percorso era davvero dissestato, con grandi pozzanghere, ma si poteva camminare sul bordo.
Strano, Luna tace e non si arrabbia pensava Marco. A casa sarebbe già tutto finito. Qui resta in silenzio, raccoglie il suo nervoso, e poi, quando esploderà, forse mi dirà tutto a metà strada
Dopo aver percorso metà del tragitto, apparve un boschetto di querce da attraversare; poco più avanti il villaggio era ormai vicino.
Marco aspettava il momento in cui Luna si sarebbe lamentata. Ma lei continuava a camminare al suo fianco, senza dire una parola.
Fermatisi, Marco depositò la borsa a terra e chiese:
Stanca? sentiva una punta di colpa per averla messa in questa avventura.
Un po, potremmo riposarci su quel tronco indicò un ceppo caduto.
Si sedettero, guardandosi intorno. Era ancora giorno, il crepuscolo si avvicinava, gli uccelli cantavano, le farfalle svolazzavano, gli alberi frusciavano, i grilli gracchiavano.
Luna ricordò il viaggio di quasi ventanni prima, quando andavano al villaggio di Marco, dove già erano pronti tavoli e invitati per i giovani sposi.
Come è cambiato tutto in ventanni, il boschetto è più grande, le querce più alte e maestose commentò Luna.
È vero, il tempo vola, tutto si trasforma rispose Marco. Ti ricordi quel giorno in cui la ruota quasi si staccò dal carro? Tu in abito da sposa con i tacchi, io in giacca e scarpe lucide, camminavamo sul bordo verso il villaggio mentre Giacomo cambiava la ruota. Per qualche motivo non volimmo aspettare e partimmo a piedi. Non è durata molto, ma ti hai stropicciato il piede.
Sì, ricordo, era il mio piede rise Luna. Per fortuna Giacomo ha riparato lauto in fretta, che gioventù! Ora non avremmo più camminato, avremmo aspettato lì.
Dopo un altro piccolo riposo ripresero il cammino, silenziosi, ognuno perso nei propri pensieri. Marco ricordava le escursioni scolastiche con i compagni, mentre Luna, più cittadina, non aveva mai dormito nei boschi.
Luna, stanca, pensava anche a sé:
Quando nostro figlio tornerà dal servizio, noi ci separeremo. A lui non piacerà, ma che possiamo farci? È già deciso.
Il sentiero li condusse fuori dal bosco e si affacciarono sul villaggio che si stendeva nella valle.
Che spettacolo! In estate è davvero bellissimo, i colori sono vividi, il sole è caldo esclamò Luna.
Qui è sempre bello, estate, primavera, autunno e anche inverno. Ci siamo venuti in diversi periodi. Ah, la macchina si è rotta, peccato, altrimenti saremmo già arrivati commentò Marco.
Aprirono il cancello, entrarono in cortile e lì li aspettava Giacomo, già intento a sistemare i tavoli. Si precipitò verso di loro e li abbracciò.
Siete a piedi? sbuffò. Dove sta lauto? Perché non mi avete scritto? Ti avrei trovato. La strada è davvero pessima, ma avrei preso la strada di campagna.
Non sapevamo che lautobus non andasse oltre, così siamo rimasti a camminare. Almeno abbiamo preso una boccata daria fresca e ammirato il panorama.
Luna! abbracciò Tiziana la sua sposa, mostrando una gioia sincera. Che bello vedervi, è da tanto! Domani è il nostro anniversario, il matrimonio dargento. Il tempo è volato in un attimo.
Giacomo e Marco chiacchierarono un po, poi, cambiati gli abiti, tutti si accomodarono a tavola. Rimasero sul cortile a parlare, ridere, e poi si diressero alle proprie camere. A Marco e Luna fu assegnata una piccola camera con un divano nuovo.
Guarda, ho comprato il divano laltro giorno mostrò Tiziana il divano appena disposto. È così comodo. Buona notte a voi.
Luna si spogliò e si sistemò contro il muro, lasciando gran parte del divano a Marco. Loro non dormivano più insieme, e Marco, guardando il divano, si sdraiò sul lato.
Luna, perché ti stai accovacciata al muro? Sdraiati comoda, cè posto per entrambi. Le gambe dovrebbero aver finito di far male dopo i cinque chilometri.
Non è che far male, è più una sensazione di… rispose Luna.
Marco, improvvisamente, tirò su la coperta da sotto di lei e iniziò a massaggiare i piedi.
Va bene, lasciami stare, Marco. Passerà, domani sarà tutto diverso! disse Luna.
Taci un attimo, adesso ti rilasso e sarà più leggero.
Il giorno dopo Marco e Luna aiutarono a apparecchiare i tavoli nel cortile, accogliendo gli invitati. La conversazione iniziò timida e poi si fece sempre più animata. Presto suonarono la musica, tutti cantarono, ballarono e la festa esplose in una gioiosa confusione. In paese tutti si conoscono, è un vero spasso.
Immagina, Marco, venticinque anni con Tiziana, abbiamo avuto tutto, ma sempre di più. A volte litighiamo, ci feriamo, ma poi ci facciamo pace. Non rimaniamo arrabbiati a lungo, è lei buona! E credo sia così per tutti scherzava Giacomo col fratello. Un quarto di secolo di voci alte! E Tiziana la amo, non la lascerò mai, nessun altro mi basta!
Giacomo, basta così sussurrò la moglie allorecchio. Dai, non esagerare
Che ne so, voglio che tutti sappiano che ho la migliore moglie del mondo! gridò Giacomo, e tutti gli invitati applaudirono.
Marco osservava Luna, entrambi sorvegliavano la coppia felice. Come dire che avevano deciso di separarsi in un momento così? Era quasi un sacrilegio. Luna sentiva laria piena di felicità, che avvolgeva tutti gli ospiti.
Marco guardò Luna con occhi diversi e gli attraversò il pensiero:
La mia Luna non è inferiore a Tiziana! Ci sono incomprensioni, è la vita. Ma perché decidiamo di separarci? No, non voglio perderla!
Senza pensarci, la abbracciò, e Luna lo guardò sorpresa. Nei suoi occhi vide calore, amore e una dolcezza che non aveva più visto. Capì subito il suo sentimento.
Forse entrambi avevano percepito la felicità di quel matrimonio di Giacomo e Tiziana
Sembra che la felicità ci abbia avvolti pensò Luna, sorridendo. Marco la baciò sulla guancia.
Il giorno dopo ci furono grigliate, lunghe chiacchiere, e Marco non lasciava più Luna da parte. Ogni volta che lei si allontanava, lui la cercava con lo sguardo. Giacomo li accompagnò di nuovo in autobus verso casa.
A casa, Marco, come se nulla fosse, chiese a Luna:
Luna, che facciamo con lauto? La ripariamo? Spenderebbe molto, o compriamo una nuova? La vendiamo e aggiungiamo il resto, che ne pensi? E non voglio più andare in autobus da Giacomo
Decidi tu, se serve comprane una, facciamolo, tu conosci meglio le macchine rispose Luna.
Allora domani mattina andiamo al mercato dellusato, diamo unocchiata, così potremo viaggiare insieme!
Da quel momento non parlarono più di separazione, pareva fosse svanita da sola. Il loro figlio, ormai sposato, tornò a trovarli, e Luna e Marco continuavano felici, come sempre.






