Gioia a tariffa natalizia
“Grazie, mamma.” Andrea si alzò dal tavolo e si stirò. “Vado a fare un giro in macchina, non preoccuparti, sarà breve e non c’è tanto traffico a quest’ora.”
“Da quando hai comprato quell’auto, non fai altro che guidare. E invece dovresti pensare a mettere su famiglia. Si dice che per gli uomini l’auto viene prima di tutto.”
“Mamma, non cominciare,” Andrea le si avvicinò e la abbracciò. “Lo sai che sognavo questa macchina. Lasciami godermela un po’, poi penserò alla famiglia. Te lo prometto.”
“Va bene. Hai quasi trent’anni e giochi ancora con le macchinine.” Gli accarezzò i capelli. “Vai, vai.”
Andrea uscì dal palazzo, si avvicinò alla sua auto e scostò i fiocchi di neve dal parabrezza. La patente l’aveva da anni, e suo padre gli permetteva di guidare la vecchia Fiat finché non l’aveva distrutta in un incidente. Aveva esperienza, ma ancora non si era stancato del piacere di possedere un’auto tutta sua.
Aveva risparmiato a lungo, poi scelto con cura. Ogni sera girava per la città, a volte uscendo in tangenziale. Se vedeva qualcuno fermo al ciglio della strada, lo portava a destinazione senza chiedere un euro.
Si sedette al volante, accese il motore e sorrise al rombo familiare. Alzò il volume della radio e uscì dal cortile con calma.
I fiocchi di neve luccicavano alla luce dei fari. L’inverno era arrivato all’improvviso, e in pochi giorni la città s’era ricoperta di bianco. Andrea guidava senza meta, finché su una strada laterale non vide una donna con un bambino che faceva l’autostop. Abbassò la musica, si fermò e aprì il finestrino dal lato passeggero.
“Mi porterebbe fino a via Garibaldi?” La donna si chinò verso l’interno. Era giovane e graziosa.
“Salga pure,” fece lui con un cenno del capo.
“Quanto le devo? È un po’ lontano,” domandò, ancora piegata verso il finestrino.
“Non si preoccupi. Con le belle ragazze non faccio pagare.” Ma vedendo che si era tirata indietro, si affrettò a rassicurarla. “Diciamo dieci euro? Su, salga, non mordo.” Rise.
La giovane donna aprì lo sportello posteriore e fece salire il figlio, un bambino di circa cinque anni, poi si sedette accanto a lui. Andrea riprese la strada principale.
“Quanti cavalli ha la sua macchina?” chiese il piccolo, curioso.
“Cavalli?” Andrea sorrise. “Non lo so.”
“Come fa a non saperlo?” insisteva il passeggero.
“Ascolta, quando l’ho comprata, mi piaceva com’era fatta, com’era dentro. La potenza del motore non era una priorità. Tu invece sembri un esperto, eh?”
“Lo sono,” rispose il bambino con aria importante.
“E tu come ti chiami, esperto di motori?” rise Andrea.
“Luca. E lei?”
“Ah, che educato! Io sono Andrea. Scusa, non posso stringerti la mano adesso.” Lo divertiva quel dialogo.
“Basta, Luca. Non disturbare il signore,” lo rimproverò la madre.
“Lascialo parlare. È un bravo bambino, un bravo Luca. Fa quasi rima.” Andrea incrociò il suo sguardo nello specchietto retrovisore e sentì una strana calda felicità nel petto.
La città di notte si illuminava di vetrine e lampioni. Davanti ai grandi centri commerciali brillavano già gli alberi di Natale, decorati con mille luci colorate. Mancava ancora un mese alla festa, ma l’atmosfera si sentiva già.
“Può fermarsi qui?” disse la donna dal sedile posteriore.
“Non la accompagno fino all’ingresso?” Andrea guardò di nuovo nello specchietto, ma lei evitò il suo sguardo.
Si fermò all’inizio di un lungo palazzo di nove piani. La donna scese e tenne lo sportello aperto per il figlio.
“Luca, sbrigati.”
“Tu domani vieni a prendermi?” chiese il bambino con voce lamentosa.
“Ti riprendo domenica. Smettila di piagnucolare, ti si chiuderà il naso. Ora sbrigati!” La voce si fece più dura.
Luca si mosse lentamente verso lo sportello, riluttante. Andrea uscì dall’auto.
“Ecco.” La donna gli porse una banconota da dieci euro.
La prese, la piegò in due e la infilò nella tasca della giacca.
“La conserverò come un talismano,” disse serio, poi tese la mano al bambino appena sceso. “Ciao, Luca.”
“Ciao.” Il bambino gli mise nella mano la sua minuscola, calda manina.
“Andiamo, la nonna ci aspetta.” La madre lo tirò per il braccio.
Dopo pochi passi, Luca si voltò indietro e Andrea gli fece un cenno. Vide allora un uomo avvicinarsi da un’auto parcheggiata. Baciò la madre di Luca, poi le prese la mano. Ma il bambino si allontanò bruscamente.
“Un appuntamento, e il piccolo è geloso. E non va d’accordo con il nuovo compagno della mamma,” pensò Andrea, e l’idea lo rallegrò.
Rientrò in macchina e alzò il volume della musica. La voce di Albano risuonò nell’abitacolo: “Felicità, felicità…”. L’aria era ancora pervasa dal profumo della donna. Andrea guardò nello specchietto, quasi aspettandosi di vederla ancora lì, ma il sedile era vuoto.
Non aveva più voglia di guidare. La canzone lo infastidiva, cambiò stazione. Non riusciva a togliersi dalla mente lo sguardo di quella donna. Normale, carina. Eppure qualcosa l’aveva colpito.
Anni prima s’era innamorato di una donna più grande di lui, con una figlia già grandicella. Le aveva persino chiesto di sposarlo e l’aveva portata a casa per presentarla alla madre.
“È più grande di te, ha una bambina. Sei giovane, bello, non riesci a trovare una ragazza della tua età? Figlio mio, non fare un errore…” gli aveva detto la madre dopo che Lara se n’era andata.
Poi si era pentita, credendo di avergli rovinato la felicità. Andrea non era mai riuscito a legare con nessun’altra. Piaceva alle donne, ma nessuna gli aveva toccato il cuore come Lara. E lei, alla fine, era tornata dal marito.
E oggi…
Passava spesso davanti alla casa dove aveva lasciato Luca e sua madre. A volte percorreva anche la strada dove li aveva raccolti. Ma non li aveva più incontrati. Continuava a pensarci, sapeva l’indirizzo, avrebbe potuto chiedere in giro, qualcuno gli avrebbe detto in che appartamento viveva la nonna di Luca. Ma come si sarebbe presentato? E se lei fosse felice con quell’uomo?
Così girava per la città, sperando in un altro incontro.
Arrivò la Vigilia. La madre era in cucina da mattina, l’albero scintillava vicino alla finestra, in TV trasmettevano “La vita è bella”, e il trentuno dicembre cadeva di sabato, giorno libero. Andrea dormì fino a tardi, aiutò a preparare i piatti per la cena, tirò giù dall’armadio il servizio buono. Ma quando scese la sera, una forza inspiegabile lo spinse fuori.
“Mamma, nevica, sembra una favola. Vado a fare un giro, altrimenti mi addormento e non sento neanche il discorso del Presidente.”
“Dove vai?” si agitò leiAlla fine, quella notte di Capodanno, mentre brindavano al nuovo anno tra risate e promesse, Andrea capì che a volte il destino ci regala incontri inaspettati proprio quando siamo pronti ad accoglierli.






