Una madre si allontana dai suoi nipoti

La madre aveva rinunciato ai nipoti

Valentina Maria aveva appoggiato la tazza sul piattino con tale violenza che il tè si era rovesciato sulla tovaglia. Nell’orecchio le risuonava ancora la voce indignata della vicina, Romina Luisa.

“Vale, ma come fai? Non voler più vedere i tuoi nipotini! Sono piccoli, che male ti hanno fatto?”

“Romì, non ti impicciare degli affari degli altri,” rispose seccamente Valentina Maria. “Ognuno ha le sue ragioni.”

“E che ragioni potresti avere contro dei bambini? Lisa ha solo quattro anni, e Michele appena due. Ti cercano.”

Valentina Maria sospirò e guardò fuori dalla finestra. Nel cortile giocavano i figli dei vicini, e lei ricordò quando lì correvano i suoi nipoti. Lisa le chiedeva sempre di spingerla sull’altalena, mentre Michele, traballante, rincorreva i piccioni.

“Romì, non ho tempo di chiacchierare. Ciao.”

Appese e si diresse in cucina. Sul frigorifero erano ancora appesi i disegni dei bambini – scarabocchi colorati che Lisa chiamava “ritratti della nonna”. Valentina Maria li staccò e li infilò in un cassetto.

Il campanello la fece sobbalzare. Dallo spioncino vide suo figlio Enrico con delle buste in mano.

“Mamma, apri, per favore,” disse stanco.

Valentina Maria aprì la porta, ma non si scostò.

“Se sei venuto per convincermi a badare ai bambini, puoi anche tornare indietro.”

Enrico posò le buste a terra e guardò la madre.

“Mamma, ma che capricci sono? Elena è malata, ha la febbre a quaranta. Io devo andare a lavoro, e non abbiamo nessuno con cui lasciarli.”

“Trovati una baby-sitter. Con i soldi che avete.”

“Una baby-sitter in un giorno solo? Mamma, sono i tuoi nipoti!”

“I miei nipoti?” Valentina Maria ridacchiò. “E quando sei mesi fa mi avete cacciata di casa, erano anche allora i miei nipoti?”

Enrico si passò una mano sulla fronte. Quella conversazione l’avevano già avuta troppe volte.

“Mamma, te l’abbiamo spiegato. Avevamo bisogno di spazio. Una famiglia di quattro persone in un bilocale è troppo stretta.”

“Ah, spazio. E a me, alla mia età, affittare una stanzetta va bene?”

“Ti diamo dei soldi…”

“Quattro spiccioli!” la voce di Valentina Maria si fece più alta. “Venti anni ho vissuto con voi. Ho cresciuto i tuoi figli mentre tu ed Elena lavoravate. Lavato, cucinato, pulito. E quando i bambini sono cresciuti e non servivo più, fuori di casa!”

“Mamma, non c’era altra soluzione…”

“La soluzione c’era! Comprare un trilocale. Ma no, voi avete preferito spendere i soldi per la macchina e le vacanze in Grecia.”

Enrico tacque. Sapeva che la madre aveva ragione, ma ammetterlo faceva male.

“Ascolta,” disse più piano, “lo so che non ci siamo comportati bene. Ma i bambini che colpa hanno? Ti vogliono bene.”

“E io voglio bene a loro,” ammise Valentina Maria. “Per questo non voglio che vedano come i loro genitori mi trattano. Meglio che si ricordino la nonna buona, piuttosto che assistere a come mi usate.”

“Non ti usiamo!”

“No? E allora chi chiama ogni settimana per chiedermi di badarci? Chi me li porta quando sono malati perché non possono andare all’asilo? Chi me li lascia il weekend per riposarsi?”

Enrico aprì la bocca per replicare, ma la madre continuò:

“E quando il mese scorso stavo male al cuore, chi è venuto? Romina, la vicina! Non mio figlio, né mia nuora, ma una sconosciuta.”

“Mamma, abbiamo il lavoro, i bambini…”

“Anche gli altri hanno lavoro e figli. Ma le persone normali non si dimenticano dei genitori.”

Valentina Maria rimase sulla soglia, negando l’ingresso al figlio. Enrico capì che quel giorno non l’avrebbe convinta.

“Va bene,” disse sollevando le buste, “ma non è giusto, mamma. Lisa chiede perché la nonna non li vuole più vedere.”

Quelle parole la colpirono al cuore, ma Valentina Maria non batté ciglio.

“Spiegale che la nonna è stanca di essere comoda.”

Enrico se ne andò, e lei chiuse la porta, appoggiandosi alla parete. Le lacrime le salirono in gola, ma le trattenne. Si trascinò in salotto e si sedette sulla poltrona dove un tempo leggeva le favole a Lisa.

Affittava quel monolocale da sei mesi. Una stanzetta in periferia, lontana dalla vecchia casa. La padrona era gentile, ma non era la stessa cosa. Tra muri estranei, odori altrui.

Tutto era iniziato con quella cena. Enrico ed Elena seduti di fronte, i bambini già a letto. Parlavano a bassa voce, ma Valentina Maria aveva sentito tutto dalla sua stanza.

“Senti, forse è ora che tua madre cerchi un’altra casa,” propose Elena. “I bambini crescono, hanno bisogno delle loro camere.”

“Non so,” rispose Enrico. “Ci aiuta con i bambini.”

“Li vizia, critica me, è sempre scontenta. Ieri Lisa ha visto i cartoni fino alle undici, e io le avevo proibito.”

“Forse dovremmo parlargliene?”

“E che dirle? Pensa che le dobbiamo tutto. Ma questa è casa nostra, i nostri figli. Siamo adulti, possiamo decidere come crescerli.”

Valentina Maria non aveva chiuso occhio quella notte. A colazione, Elena aveva affrontato la questione.

“Valentina Maria, io ed Enrico pensiamo che sia meglio se cerchi un’altra sistemazione.”

Lei aveva quasi sputato il caffè.

“Come sarebbe?”

“Be’, sei una donna autonoma. E qui siamo stretti.”

“Stretti?” ripeté. “E per vent’anni non lo eravamo?”

“Allora i bambini erano piccoli, avevamo bisogno di aiuto,” intervenne Enrico. “Ora sono più grandi.”

“Capisco. Finché servivo, potevo restare. Ora che non vi occorre più, via.”

“Mamma, ma che dici?” si indignò Enrico. “Nessuno ti caccia. Ti proponiamo solo di vivere per conto tuo.”

“Con cosa? Con la pensione di mille euro?”

“Ti daremo dei soldi,” assicurò Elena. “Almeno all’inizio.”

*All’inizio.* Come se lei avesse chiesto un favore temporaneo, e non avesse dedicato una vita a quella famiglia.

“Bene,” aveva detto Valentina Maria. “Troverò un posto. Ma ricordatevi: con la casa, perderete anche la babysitter.”

“Cosa vuoi dire?” chiese Enrico.

“Esattamente quello che ho detto. Niente più nonna disponibile a badare ai bambini a ogni ora. Volevate autonomia? Eccola.”

Elena ed Enrico si erano scambiati un’occhiata. Non avevano considerato quella possibilità.

“Mamma, i bambini ti amano,” aveva provato Enrico. “Non gli negherai di vederti?”

“Li vedrò. La domenica. Un’oretta. Come fanno le nonne che vivono da sole.”

“E se avessimo bisogno per una giornata? O se ci ammalassimo?”

“Cercate una tata. O portateli all’asilo.”

Elena era impallidita.

“Ma costa…”

“E il mio aiuto era gratis,” ricordò Valentina Maria. “Venti anni di aiuti gratis. Direi che basta.”

Avevano cercato di farle cambiare idea, di spiegarle che non volevano offenderla. Ma lei era stata irremovibile. Aveva capito tutto: l’avevano usata. Finché era servita, l’avevanoSi voltò verso il telefono che continuava a squillare, decise che questa volta avrebbe risposto, non per cedere, ma per dire a Enrico che potevano incontrarsi, solo una volta, perché i bambini meritavano di sapere che la nonna li amava ancora, anche se aveva scelto di amare anche se stessa.

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