Una manciata di ribes nero

**Una Manciata di Ribes Nero**

Mariangela non si era sforzata troppo per preparare il Capodanno. Sua figlia aveva detto che sarebbe andata dagli amici al casolare. E a lei, che le occorreva? Avrebbe sfornato qualche crostata, fatto un’insalata russa. Avrebbe guardato un po’ di televisione e poi sarebbe andata a dormire. Poi, alla fine, la figlia sarebbe tornata.

Quando era ancora vivo Marcello, si riunivano in tanti. Si sedeva con gli amici a tavola, bevevano, mangiavano, guardavano il concerto di fine anno e poi uscivano, con petardi e fuochi d’artificio. Ballavano in cerchio attorno all’albero in piazza, cantavano canzoni e, se c’era molta gente, organizzavano giochi semplici. Riuscivano persino a coinvolgere i più giovani con la loro allegria.

Mariangela asciugò una lacrima. Erano quasi tre anni che Marcello era morto, e lei ancora non riusciva ad abituarsi. E forse non ci sarebbe mai riuscita.

Prese dalla mensola la fotografia del marito, incorniciata. Gli occhi socchiusi, le labbra appena incurvate in un sorriso. Adorava quella foto, tanto che ne aveva fatta una copia per la lapide. Ogni volta che andava al cimitero, osservava con attenzione quel volto. Le sembrava che Marcello la accogliesse con un’espressione diversa: a volte sorrideva, felice di vederla; altre volte aveva uno sguardo severo, quando lei tardava troppo tra una visita e l’altra.

Sapeva che era impossibile. Eppure, ogni volta che si avvicinava alla tomba, si chiedeva con quale espressione l’avrebbe accolta quella volta.

“Mi manchi tanto, Marcè. Magari avessi dei nipoti, avrei qualcosa di cui occuparmi. Ma Viola non ha fretta di sposarsi. Dopo che il suo ragazzo si è unito a un’amica, ha paura di nuove relazioni. Ultimamente, però, sembra più felice. Forse c’è già qualcuno, ma non ne parla. E io non le chiedo…”

Sentì lo sbattere della porta d’ingresso. Rimise velocemente la foto al suo posto.

“Mamma, sei a casa?” La voce squillante di Viola risuonò nel corridoio.

“E dove vuoi che sia? Perché così presto?” chiese Mariangela avvicinandosi.

“Mi hanno lasciato uscire prima dal lavoro. Non ceno. Faccio in fretta e poi parto. Passeranno a prendermi Lucia e suo marito.”

“Come mai? Non dovevate partire il trentuno?” si preoccupò Mariangela.

“Sì, ma io e Lucia abbiamo pensato che bisognava riscaldare il casolare, preparare tutto, tagliare un albero e addobbarlo…” raccontò Viola eccitata, infilando roba nella borsa. “Ecco, il caricabatterie… Ops, le scarpe! Ah, la piastra…” Prese il ferro arricciacapelli dal bagno e lo infilò nella borsa da viaggio.

“Bene, direi che ho tutto. Scusa mamma, se ti lascio sola in un giorno di festa. Potresti andare a trovare qualcuno…”

“Non ho voglia di uscire. Tutto questo trambusto non mi interessa più. Quando torni?” domandò Mariangela.

“Il terzo o il quarto. Dipende.” Gli occhi di Viola brillavano. Era da tempo che non la vedeva così felice. “Sicuramente c’è qualcuno nuovo nel loro gruppo. Magari è una buona cosa.”

Fuori suonò un clacson.

“Ecco, mamma, devo andare.” Viola la baciò sulla guancia, si infilò il cappotto e uscì di corsa.

Mariangela controllò nell’ingresso se si fosse dimenticata la sciarpa e il cappello di lana. No, aveva preso tutto. Tornò nella stanza vuota, fissando ancora una volta la foto di Marcello.

“Anche Viola è partita. Ah, Marcè, sei andato via troppo presto…” sospirò.
Marcello la guardava, con gli occhi socchiusi, e sorrideva.

Decise di distrarsi. Aprì un cassetto del mobile. C’erano montagne di carte. Era ora di riordinarle, prima che diventasse impossibile trovare qualcosa.

Sfogliò i fogli, buttò via quelli inutili e ripose quelli importanti. Notò un piccolo foglio con un indirizzo scritto a mano incerta. Era quello di Ludovico, l’amico di Marcello. E subito i ricordi tornarono a galla…

Mariangela aveva conosciuto Ludovico al compleanno di alcuni amici. Erano usciti insieme un paio di volte. Poi, una volta, lui si era presentato con un amico. Non appena vide Marcello, il cuore di Mariangela batteva forte. Tra loro scattò subito un’intesa reciproca.

Quando Ludovico si accorse che Mariangela preferiva Marcello, si fece da parte. Un vero amico. Lei non si era mai pentita di averlo scelto tra i due e di averlo sposato.

Poco dopo, anche Ludovico si sposò. Ma con sua moglie le cose non funzionarono, e si lasciarono. Lui si trasferì in un paesino a trecento chilometri dalla città, dove aveva ereditato una casa da qualche parente. Mariangela, Marcello e la piccola Viola lo andarono a trovare un paio di volte.

Ludovico non nascondeva la sua invidia per la loro felicità. Scherzava con Mariangela, dicendole che se Marcello l’avesse mai fatta soffrire, sarebbe dovuta venire da lui. Marcello non era geloso, rideva soltanto. Certo, anche tra loro c’erano stati momenti difficili, litigi, ma si riappacificavano subito e non avevano mai pensato al divorzio.

“Ludovico venne al funerale. Non ricordo di averlo chiamato. Forse Viola? Ero troppo persa nel dolore. Mi propose di andare da lui, per calmarmi, distrarmi. Ma non potevo. Andavo spesso al cimitero. E da Ludovico non ci andai mai.”

Chiuse il cassetto, si sedette sul divano con l’indirizzo in mano.

“Marcè, forse dovrei davvero andare da Ludovico. Che ne dici?” Le sembrò che Marcello, dalla foto, approvasse.

Chiamò la stazione degli autobus, controllò gli orari e poi impastò la sfoglia per le crostate. Non poteva presentarsi a mani vuote. E chi avrebbe mai preparato dolci per Ludovico? Lavorò fino a tarda notte. Stanchissima, si addormentò subito.

Alle nove del mattino era già sull’autobus, immaginando la gioia di Ludovico, i ricordi dei tempi passati… E senza accorgersene, si assopì.

Si risvegliò per il rumore. Nell’autobus erano rimasti in pochi, la maggior parte era scesa lungo il percorso. I passeggeri chiacchieravano, prendevano le borse dagli scaffali. Mariangela si sollevò, tendendo il collo, e guardò attraverso il parabrezza. L’autobus si avvicinava a un gruppo di casette tra alberi innevati.

Si abbottonò il cappotto, si mise il cappello, avvicinò al corridoio la sua piccola borsa. L’autobus si fermò all’estremità del paesino. Mariangela scese e rimase incantata dalla bellezza fiabesca del posto. Le orecchie le ronzavano per il silenzio.

Trovò presto la casa di Ludovico, ma il cancello era chiuso a chiave. E ora? Provò a infilare la mano tra le assi per aprire la serratura. Non poteva certo chiamarlo urlando per tutta la strada.

“Signora! Che sta facendo? Perché si introduce in casa d’Mentre Mariangela si voltava confusa, il cancello cigolò misteriosamente, aprendosi da un soffio di vento che portava con sé il dolce profumo dei ribes neri, come un segno che Marcello, da quel mondo lontano, le stava dicendo di andare, di non aspettare altro, e che forse, proprio l’ultimo giorno dell’anno, una nuova vita sarebbe finalmente inziata.

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