La Solitaria Spunta…

La solitaria Ginevra…

Da diverse settimane, Ginevra osservava la nuova vicina che si era trasferita al pianterreno del suo palazzo, proprio di fronte al suo appartamento. La nuova arrivata si chiamava Anna, una donna sulla trentina con una figlioletta di quattro anni. La donna aveva divorziato dal marito e ora viveva da sola, portando la piccola all’asilo che si trovava proprio nel cortile.

Ginevra fece amicizia con Anna. Appena iniziarono a salutarsi e sorridersi ogni volta che si incontravano, dopo appena una settimana, Ginevra si ritrovò a fare da baby-sitter un sabato pomeriggio, accogliendo a casa sua la piccola Alina.

“È tranquilla, giocherà con le sue bambole per terra mentre tu fai le tue cose,” le spiegò Anna, “grazie per l’aiuto, ho un incontro stasera e tornerò a tarda notte. Grazie per la comprensione!”

Ginevra scrollò le spalle, e solo dopo che Anna si era affrettata a uscire dal portone, realizzò che la giovane divorziata era uscita per un appuntamento romantico.

“Beh, guarda un po’… un incontro,” sussurrò Ginevra, guardando con tenerezza la bambina che, come previsto, si era accomodata in un angolo della stanza a giocare.

La vita di Ginevra non era mai decollata. A ventotto anni, era il momento giusto per avere figli con un marito amorevole, ma né l’uno né l’altro facevano parte della sua realtà.

“È perché sei fuori moda,” le dicevano le amiche, “passi il tempo a sferruzzare invece di muoverti, andare a ballare, uscire, frequentare gente. Così passerai la giovinezza ad aspettare un principe azzurro che non arriverà mai…”

Ginevra annuiva, ma non faceva nulla per cambiare. Timida a causa dei suoi dolci rotondi e convinta di non essere una bellezza, con un aspetto del tutto ordinario.

Adesso, trascorrendo le serate con la piccola Alina, con cui aveva stretto amicizia, Ginevra faticava ancora di più a capire come una madre potesse abbandonare una creatura così meravigliosa per correre dietro a un uomo… Per lei, la famiglia, e soprattutto i bambini, erano una sorta di dono divino, e si era affezionata alla bimba con tutto il cuore, leggendole libri, giocando con lei e modellando animaletti di plastilina.

“Ginè, non so come ripagarti,” sussurrava Anna, riprendendosi la figlia assonnata a tarda sera, “sei la mia salvezza.”

“E il padre?” chiese una volta Ginevra, “viene a trovare Alina? La bambina ne parla spesso e si vede che le manca.”

“Verrebbe, ma è in trasferta. Eh, queste benedette trasferte! Un mese qui, un mese e mezzo là… Proprio per questo ci siamo lasciati. Tornerà presto e tu avrai meno da fare, perché la porterà lui a passeggio. La adora e la riempie di giocattoli, ma sarebbe meglio se ci desse più soldi…” rise amara Anna.

E infatti, poco dopo, il padre della bambina fece la sua comparsa: un uomo slanciato e biondo che la sollevò in braccio davanti al portone e non la mollò più. Ginevra li vide per caso dalla finestra della cucina e si commosse: era evidente quanto padre e figlia fossero felici di rivedersi.

Qualche giorno dopo, Ginevra conobbe Michele, il padre di Alina. La bimba era da lei, come ormai era consuetudine che la piccola corresse dalla “zia Ginè” per giocare o guardare i cartoni mentre la mamma era al mercato. E quella volta, fu Michele a venire a riprenderla.

“Grazie mille,” disse riconoscente, “per aver cura di mia figlia… Alina ti adora. Dice sempre: ‘la mia Ginè’.”

“Papà, papà, vieni a bere il tè con noi!” chiamò la bimba dalla cucina, mentre sgranocchiava un dolcetto.

“Ha ragione, accomodatevi. Abbiamo appena fatto merenda, ci manca solo finirla. Vi offriamo qualcosa,” invitò Ginevra.

Michele entrò in cucina, sedendosi a tavola con la figlia e assaggiando un pezzo di crostata.

“Ma è fatta in casa?” chiese sorpreso.

“Certo. Prendine pure, mangia con piacere… Io li adoro, ecco perché ho qualche chilo di troppo. Ma presto mi metto a dieta.”

“Perché?” ribatté Michele, “ti sta benissimo così come sei… E poi, non credevo che le ragazze giovani sapessero ancora fare dolci. Pensavo fosse roba da nonne, e solo nei paesini davanti al forno a legna, prima delle feste.”

Risero tutti e tre, e Alina approfittò per porgere un altro dolce al padre.

“Quando sarò grande, Ginè mi insegnerà a fare le crostate,” annunciò la bambina, “e poi vi farò assaggiare tutte le mie prelibatezze!”

“Sarebbe bellissimo,” concordò Michele, “ma ora dobbiamo andare a passeggio, altrimenti la mamma ti riprende e non facciamo in tempo a divertirci.”

“La mamma mi riprende solo di notte,” rispose pronta Alina, mentre Ginevra taceva.

Michele abbassò lo sguardo, rabbuiandosi. Poi portò la bambina in cortile. Dopo la passeggiata, la riaccompagnò da Ginevra, che gli chiese a bassa voce:

“Non potreste tenerla a dormire da voi? Le manchi…”

“Ci sto pensando. Ma lavoro all’alba, in fabbrica, e vivo all’altro capo della città… Sarebbe un tormento svegliarla così presto. Qui ha l’asilo a due passi e la madre…” distolse di nuovo lo sguardo, “ma grazie per l’aiuto. Sto cercando di cambiare casa, per avvicinarmi.”

La volta successiva che Michele passò a prendere Alina per una passeggiata serale, propose a Ginevra di unirsi a loro.

Lei, colta di sorpresa, cercò di rifiutare, ma Alina si aggrappò a lei:

“Andiamo, Ginè! Ti faccio vedere come so fare le tortine di sabbia!”

Così Ginevra dovette seguirli nel parchetto vicino, dove c’era un bel giardino giochi. Lei e Michele sorridevano guardando Alina che si divertiva con gli altri bambini, girandosi ogni tanto verso di loro. Passeggiarono fino al tramonto, approfittando della dolce serata estiva.

Michele era visibilmente irritato dal fatto che Anna non fosse mai a casa, lasciando la figlia troppo spesso con la vicina.

“Ma quando smetterà di divertirsi?” borbottò piano, perché la bimba non sentisse, “è anche per questo che ci siamo lasciati…”

Ginevra non commentò.

“Almeno ti paga per il babysitting?” chiese di nuovo Michele, mentre rientravano.

Lei scosse la testa.

“Allora vivi una vita che non è la tua. Non puoi fare uscite come una ragazza normale, riposarti o andare a letto quando vuoi…” si indignò lui, “pensavo aveste un accordo economico!”

Ginevra sospirò:

“Siamo vicine di casa, ci aiutiamo come amiche. E poi Alina è diventata la mia compagnia.”

“E la tua vita sentimentale, Ginè?” chiese direttamente Michele, “sei mai stata sposata? C’è qualcuno?”

“Mai sposata, mai fidanzata, e senza figli, purtroppo…” sorrise lei.

“Mmm…” fu la sola risposta di Michele, che poi baciò la figlia e cercò di lasciare deiMentre il sole tramontava tingendo il cielo di rosa, Ginevra si rese conto che la felicità, quella vera, era proprio lì accanto a lei, nella famiglia che senza aspettarselo aveva trovato.

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