Barbabietola AcidaMentre il contadino tagliava la barbabietola acida, una profonda luce verde si sprigionò dal suo interno, rivelando una mappa antica sepolta sotto la terra.

Caro diario,

questa mattina mi sono svegliato con il cuore ancora un po in subbuglio per la decisione che ho appena preso. Papà, ti dispiace se per qualche mese viviamo da te? ho chiesto a voce incerta, guardando il volto di Antonio, mio padre, che mi osservava dal tavolo della cucina.
Dispiace, ha risposto in modo secco, senza una piega di sorriso.

Sono passati dieci anni da quando i miei genitori si sono separati. La mamma, due anni dopo, ha risposato con un avvocato di Milano, mentre Antonio è rimasto solo nella sua casa a tre vani in un quartiere tranquillo di Napoli. Il suo carattere è duro, quasi intollerabile; le relazioni femminili sono state brevi, ma il ruolo di padre lo ha sempre tenuto saldo. Non mi ha mai abbandonato: pagava gli alimenti, acquistava tutto ciò che mi serviva e si prendeva cura della mia educazione con un rigore tutto maschile, privo di tenerezza ma colmo di responsabilità paterna.

Ho iniziato a cavarmela presto. Dopo lundicesimo anno di scuola superiore ho lasciato la casa di mia madre, ho affittato una stanza in un dormitorio universitario e, a pochi anni di distanza, mi sono sposato con Ginevra, la ragazza con cui frequentavo le lezioni fin dalle medie. Stavamo risparmiando per il versamento iniziale di un mutuo, quando il proprietario della stanza ha annunciato la vendita dellappartamento. Dovremmo attendere la conclusione dellaffare, e così ho chiesto a mio padre se potessimo soggiornare qualche mese da lui, visto che la sua casa di tre locali è sempre vuota.

Il suo rifiuto mi ha lasciato perplesso, e stavo per chiudere la conversazione quando ha aggiunto:
Ma potete stare, purché sia silenzio.
Grazie, ho sospirato di sollievo, quasi credendo di aver trovato una via duscita.

Conosco bene il suo amore per il silenzio: non è incline alle parole né alle manifestazioni emotive. Ginevra, al quinto mese di gravidanza, desiderava anchessa tranquillità, così ha accettato le regole senza protestare. Ignorava, però, che il concetto di silenzio di Antonio si riferiva solo a loro due, mentre lui continuava a fare rumore nella sua casa.

Alle cinque del mattino, Antonio si alzava con i pantofole di cuoio, facendo un fruscio incessante mentre attraversava la cucina, il bagno e il corridoio, in un susseguirsi di scricchi, scricchi, scricchi. Un oggetto cadeva, un accidenti! echeggiava, ma a lui non importava se gli altri dormivano. Chi non ama il silenzio può andarsene, pensava, senza invitare nessuno a restare.

Oltre a quel frastuono mattutino, imponeva regole ferree: niente televisione dopo le nove, niente cottura perché lodore molestava, e bisognava risparmiare luce e acqua perché non siamo ricchi. Così è andata per una settimana, finché Ginevra non è stata ricoverata per il travaglio.

Due giorni dopo, mi ha sorpreso la visita di Antonio in ospedale, con una borsa di frutta. Al bambino servono le vitamine, ha detto con tono rigido, porgendomi la borsa. Grazie, signor Antonio, ho risposto. Bene, vado. Ascolta il dottore, ha aggiunto, salutandomi con un cenno.

Dopo la dimissione, il padre ha continuato a svegliarsi alle cinque, ma ha cercato di fare meno rumore, quasi a mostrarmi un gesto di cura. Chiamava a colazione con voce asciutta o, in silenzio, prendeva una scopa e puliva i pavimenti, perché in quel periodo la mamma ha bisogno di riposo.

Abbiamo comprato lappartamento dopo tre mesi, ma il padre ha insistito su una ristrutturazione completa prima di trasferirci. Ginevra ha dato alla luce la piccola Violetta mentre i lavori erano al culmine, costringendoci a tornare ancora una volta nella casa di Antonio. I nonni e i genitori di Ginevra sono venuti a trovarci qualche volta, ma Antonio ha sempre finto indifferenza verso gli ospiti, tranne che verso la nipotina. Ogni volta che la guardava, un sorriso timido spuntava sul suo volto severo; era pronto a proteggerla da tutto ciò che percepiva come minaccia.

Ogni mattina prendeva Violetta, lasciando Ginevra a dormire di più dopo le notti insonni. Aveva imparato persino a cambiare il pannolino. Quando è arrivato il momento di trasferirci nel nostro nuovo nido, Antonio, asciugandosi lacrime di un maschile orgoglio, ha detto:
Siete ancora giovani, non dovreste affidarvi a una stanza con un neonato. Restate qui, non per molto, finché Violetta non si sposerà.

Io e Ginevra ci siamo guardati sbalorditi. Luomo, voltandosi, ha aggiunto:
È solo sentimenti da vecchio, non vi preoccupate. Portate Violetta qui, fate spazio alle vostre cose. Vi moverete ancora, stolti di chi si crede re del cielo.

Ci siamo chiesti se il padre fosse davvero in attesa del nostro abbandono, ma la sua durezza si era trasformata in una strana tenerezza. Abbiamo deciso di restare: è un bene avere un nonno presente.

Antonio, accarezzando Violetta, ha mostrato un affetto che non aveva mai espresso prima, e io ho compreso che, nonostante la sua scorbutica apparizione, il mio padre ha trovato nel piccolo cuore della sua nipotina il più grande tesoro.

Con gratitudine,
Luca.

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Barbabietola AcidaMentre il contadino tagliava la barbabietola acida, una profonda luce verde si sprigionò dal suo interno, rivelando una mappa antica sepolta sotto la terra.