La sorpresa di una giovane età: dodici anni di differenza!

Edoardo si sentì un po’ in colpa quando scoprì che la ragazza era più giovane di lui di ben dodici anni. Lui aveva trent’anni, lei appena diciotto. Sì, era maggiorenne, poteva almeno guardarla, ma la differenza d’età lo metteva a disagio. In più era una studentessa venuta a studiare da lui. Da qualsiasi parte la guardasse, sembrava sbagliato, poco corretto, quasi scandaloso.

Che cosa poteva mai offrirle, a lei che era entrata nella sua vita in modo così misterioso? Doveva insegnarle discipline tecniche, geologia mineraria! Doveva preparare le verifiche, correggere gli appunti, non stare a pensare a quel suo splendido riflesso ramato nei capelli e a quegli occhi verdi come smeraldi.

E il mistero era che aveva visto Bianca ancora prima che diventasse studentessa all’istituto tecnico dove lui insegnava da cinque anni. Era successo due mesi prima del suo ingresso. Edoardo, affacciato al finestrino del tram, aveva scorto tra la folla una ragazza minuta che strizzava gli occhi contro il sole. E allora fu come una scossa: “Vorrei tanto incontrare una così!”

Era la primavera del 1957, un’epoca di speranze e sogni. Il progresso scientifico avanzava sotto l’ispirazione di scrittori visionari. L’umanità puntava allo spazio, alle profondità oceaniche, agli angoli più remoti del pianeta. E il cuore di Edoardo, in quel momento, si tuffò verso la sconosciuta alla fermata. Improvvisamente si dimenticò di essere un professore, uno specialista: ora era solo un uomo che sognava timidamente la felicità.

“Vorrei una così!” continuava a ripetersi poi, per scacciare subito quei pensieri e rimproverarsi per quella stupida infatuazione verso un’immagine evanescente.

Ma la “felicità”, alla fine, si presentò da sola. E testarda, brillante, determinata – nel senso che affrontava ogni sfida a testa alta. Figurarsi, si era iscritta a un istituto tecnico, una roba da uomini, e pure a un indirizzo complicato! Edoardo perse la pace quando quella sconosciuta finì nella sua classe, e poi anche quando scoprì il suo nome. Bianca. Dietro di sé aveva solo diciotto anni e un carico di entusiasmo sfrenato. Era come se avesse fame di imparare. E anche se per lei rimaneva il severo professor Edoardo Martini, adesso era sempre accanto a lui. Viva e reale, non più un’illusione.

Edoardo non osava usare la sua posizione per avvicinarsi a Bianca. Anzi, cominciò a osservarla meglio, per smettere di vederla come un’idea. Voleva capire chi fosse davvero. La studiava nel suo ambiente naturale: durante le lezioni, tra i compagni. I contatti personali erano rari, perché un professor giovane come lui era legato dalle regole. Non poteva invitarla al cinema, al parco, a una mostra. Doveva solo insegnare.

Però, come responsabile della classe, poteva organizzare attività… per tutti insieme. Quando gli venne questa idea, sarebbe corso a comprare i biglietti anche a mezzanotte! Quella notte dormì poco, e la mattina ne prese venticinque – uno per ogni studente. Sapeva che la scuola non avrebbe mai finanziato una gita al cinema, così pagò di tasca sua. Da allora cominciò a portare l’intera classe in posti interessanti: concerti, teatri, mostre. Per fare felice Bianca, doveva nascondersi dietro alle uscite didattiche. E, tra l’altro, questo unì molto il gruppo. Gli studenti adoravano il professor Martini, perché sapeva come coinvolgerli tutti. Solo con Bianca, forse, era più prudente.

Una volta aveva avuto un dialogo un po’ goffo, e ora non sapeva come riavvicinarsi.

Un giorno Bianca e la sua amica Sara erano di turno per pulire l’aula. Niente di che: dovevano solo spolverare e sistemare i materiali didattici. Ma Sara quel giorno aveva fretta, e Bianca la lasciò andare. A lei piaceva restare da sola nelle aule dell’istituto. Così, in tranquillità, cominciò a riordinare, a spostare i banchi, a mettere tutto a posto.

E intanto cantava. E perché no? Non era vietato agli studenti. Cantava, e sembrava quasi una protagonista di quelle fiabe con principesse e magia.

Certo, nessun animaletto parlante venne ad aiutarla. Ma il professor Martini, passando per il corridoio, si fermò di colpo. Quella voce – chiara, luminosa, come cosparsa di brillantini – gli sembrava familiare. “Ma che roba è? Sembra una bellezza quasi operistica! Chissà se canta nel coro della scuola…” pensò Edoardo, entrando goffamente in aula. Voleva farlo con delicatezza, ma la porta cigolò.

Il canto si interruppe. E quegli occhi verdi lo fissarono con terrore. Bianca, imbarazzatissima, fece finta di nulla; come se quelle pareti non avessero mai sentito una nota. Afferrò un libro, si sedette a caso, aprì una pagina e cominciò a leggere. Anche Edoardo arrossì e simulò di essere venuto a prendere qualcosa dalla cattedra. Peccato che nei cassetti non ci fosse nulla. Allora guardò in giro, cercando qualcosa da afferrare.

“Ecco, la dispensa!” esclamò, prendendo un vecchio fascicolo dalla mensola.

Lo spettacolo era riuscito. Aprire la dispensa e fissarla, cercando freneticamente un argomento per parlare con la studentessa. Ma dentro di lui c’era solo silenzio. Bianca stava zitta, china sul libro, fingendo di studiare. Sperava solo che il professore non le chiedesse del canto. Forse non l’aveva nemmeno sentito? No, probabilmente sì. Sospirò.

“Bianca, sembri stanca! Perché non vai a casa?” le chiese lui all’improvviso.

“Sto per… andare. Tra poco,” borbottò lei.

“Bianca, posso chiederti… perché hai scelto questo istituto? È una scelta insolita per una ragazza, no?” domandò Edoardo.

“Be’… qui non ce ne sono altri,” rispose sorpresa.

“Come non ce ne sono? E quello alberghiero…” Si accorse troppo tardi di aver detto una sciocchezza, ma ormai era fatta.

“Alberghiero?” esclamò Bianca, quasi indignata, prima di ricordare con chi stava parlando. “Volevo dire… qui è l’unico valido.”

“Non ti interessa cucinare?”

“No,” abbassò gli occhi sul libro di geologia, imbronciata. “E poi, so già cucinare.”

“Lodevole, lodevole. Forse il conservatorio sarebbe stato più adatto a te?” corresse Edoardo. “Ho sentito… canti molto bene.”

“Non mi hanno presa,” rispose triste.

“Non ti hanno presa? Com’è possibile? La commissione era forse sorda?”

“Scusi, devo andare,” chiuse il libro di colpo e corse via.

“Arrivederci…” riuscì solo a dire Edoardo, rimanendo perplesso.

L’aveva turbata, ma non capiva perché. Che peccato! Forse l’aveva spaventata con domande troppo personali? O forse Bianca aveva intuito che l’interesse di Edoardo non era da insegnante, ma da uomo? O peggio, romantico… Questo poteva davvero impaurirla. Che stupido! Ora doveva essere ancora più cauto.

Edoardo si interessò al coro dell’istituto. Sapeva che esisteva, anche se prima non gli importava. Forse Bianca cantava lì! E se no, doveva convincerla a unirsi, invece di cantare in un’aula vuota dove nessuno l’avEdoardo le sorrise, le prese la mano, e in quel momento capì che non importava quanti anni li separassero, perché il vero amore non ha età.

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