Quella sera divise la vita di Chiara in un “prima” e un “dopo”.
“Capisci, Chiara, ho incontrato un’altra. Con lei è tutto perfetto, è passione! Non come tra noi, che ormai era solo una routine, e pure rara,” disse Gabriele, sfiliando la fede dal dito.
Lo disse con un tono sprezzante, come se la colpa fosse solo sua. Chiara ascoltò in silenzio. Non lo supplicò, non pianse, non lo trattenne. Lo lasciò andare.
“Non divideremo niente. L’appartamento è mio, acquistato prima del matrimonio, e l’auto anche. Il cane, poi, manco a parlarne. Anche se lo abbiamo preso insieme, è la mia unica consolazione,” disse lei poco dopo.
“Che me ne importa di lui? Tienitelo pure. Ma l’appartamento e l’auto li dividerei.”
“Se avessi contribuito alle spese,” lo interruppe Chiara. “Ma visto che non l’hai fatto, non ti lagnare.”
Gabriele tentò di ribattere, ma alla fine se ne andò. E lei rimase lì, con il cane, Pippo, e un solo desiderio: vendicarsi. Per tutto.
Chiara soffrì profondamente il tradimento.
“Non credo che potrò mai fidarmi di qualcuno di nuovo,” confidò all’amica.
“Non capisco come tu abbia fatto a lasciarlo andare così facilmente. Avresti dovuto fargliela pagare.”
“Come?”
“Trattenerlo con ogni mezzo, poi lasciarlo a sua volta.”
Chiara scrollò le spalle.
“La vendetta è un piatto che va servito freddo. Aspetta, tornerà presto.”
“Perché sei così sicura?”
“Perché siete stati insieme sette anni, e quella, Martina, è solo un’infatuazione della palestra. In più, ha quindici anni meno di lui. Prima o poi Gabriele capirà l’errore che ha fatto.”
E così fu.
Non passarono neanche tre mesi che Gabriele riapparve.
“Sei a casa? Sono di passaggio, devo fermarmi.”
“Perché?”
“Ho lasciato l’ombrello preferito. Con questo autunno, mi serve. Vengo a prenderlo.”
“Prendilo pure…” Chiara non obiettò. Permise all’ex di entrare, frugare negli armadi in cerca di cose dimenticate. E intanto vedeva che lui era tormentato. Le sembrava quasi che cercasse solo scuse per tornare.
Quando ogni oggetto fu portato via, Gabriele inventò un nuovo pretesto:
“Chiara, sto arrivando. Aspettami.”
“Che altro hai dimenticato?” domandò Chiara, strofinandosi le mani dalla soddisfazione: l’ex marito si comportava proprio come aveva previsto l’amica.
“Mi manca Pippo. Sono sicuro che anche lui mi manca.”
“Pippo? A te? Ma figurati! Pensi che i cani e le donne aspettino chi li tradisce?”
“Vengo lo stesso. Martina ha chiuso la porta con una chiave che non ho, ed è partita per un ritiro fitness. Devo arrangiarmi fino a domani.”
“Allora vai in albergo.”
“Ma… posso almeno venire a cena?”
“D’accordo,” si impietosì Chiara.
Gabriele arrivò.
“Questa patata ai funghi… la venderei l’anima per un piatto così!” esclamò, lodando la cucina della ex moglie. “Da Martina è tutto insipido. È sempre a dieta. L’altra volta le ho chiesto di farmi delle patate fritte, ha urlato che ero ingrassato!”
Chiara scoppiò a ridere. L’ex marito era ridicolo. In quei tre mesi di “amore travolgente”, Gabriele non solo era dimagrito, sembrava invecchiato di dieci anni.
“Mangia. Ti farebbe bene ingrassare,” disse Chiara, tagliando un pezzo di carne per Pippo. Gabriele seguì il boccone con lo sguardo, pensando che il cane mangiasse meglio di lui a casa di Martina.
“È ora che te ne vai,” disse Chiara, vedendo che l’ex si era accomodato davanti alla tv come un tempo.
“Fammi riposare un po’! È da tanto che non passo una serata così piacevole!”
“Ho altro da fare oltre a te, mi dispiace.”
“Davvero?” Gabriele strizzò gli occhi. Non riusciva a credere che la sua Chiara, sempre fedele, potesse aver trovato un altro.
“Ho un appuntamento,” disse lei, studiando la sua reazione.
“Con chi?”
“Non sono affari tuoi. Libera il divano. Ci servirà.”
La faccia di Gabriele si allungò. Ma dovette rassegnarsi e andarsene. Si era illuso che Chiara, per vecchia abitudine, gli avrebbe offerto non solo il divano, ma anche affetto e attenzioni.
Mentre si preparava, Gabriele fece un’ultima osservazione:
“Non mentire. Nessuno verrà da te.”
“E perché mai?”
“Se ci fosse qualcuno, avrebbe già riparato quel rubinetto che perde. Un vero uomo non lascerebbe la casa della sua donna in quello stato.”
“I miei uomini non vengono per riparare rubinetti, ma per altro. Vattene, Gabriele. Ripara i rubinetti di Martina. Ma temo che lì sia tutto rotto. Quel rubinetto perdeva già ai tuoi tempi, e tu non hai mai mosso un dito.”
“Io non so fare certe cose. Ma in altro sono bravo.”
“Non potresti mai competere con il mio nuovo,” disse Chiara, sbattendogli la porta in faccia.
Lo osservò dal buco della serratura, godendosi la sua espressione. Gabriele esitò, poi se ne andò.
Le telefonò due giorni dopo.
“Che vuoi?”
“Mi sei mancata. Siamo stati insieme tanti anni. Sarà l’abitudine.”
All’inizio, a Chiara faceva piacere sentire l’ex lamentarsi di Martina, vederlo tornare bisognoso di lei, fargli capire quanto stesse bene senza di lui. Ma ora Gabriele la infastidiva. Con ogni visita o chiamata, capiva che i suoi sentimenti erano svaniti. Non provava più neanche odio. La vendetta non la tentava più.
“Che devo fare? Come lo mando via?” chiese all’amica.
“Vendicarti. È il momento.”
“Sai una cosa? Penso che si sia già punito da solo. È infelice con Martina, e riprenderlo solo per poi lasciarlo non mi interessa.”
“Allora ignoralo. Non aprirgli e non rispondere.”
Chiara provò… ma peggiorò tutto. Gabriele, come un conquistatore, si accorse che la ex moglie gli sfuggiva e che il suo “piano B” si era chiuso.
Iniziò a chiamarla da numeri diversi. Ad aspettarla sotto casa, a portarle fiori in ufficio.
“Gabri, smettila. Ho una vita nuova,” disse Chiara, sconvolta. Se le avessero raccontato questo comportamento sei mesi prima, non ci avrebbe creduto.
Ora portava Pippo a passeggio in un altro quartiere per evitarlo. Le sue attenzioni erano diventate un problema.
“Vieni a stare da me,” propose l’amica.
“E l’appartamento?”
“Affittalo. Ho una collega che cerca casa per un mese.”
“Bene. Invitala per il weekend.”
“Ma sappi che è una perfezionista. Tipo chi chiude i rubinetti finché non smettono di gocciolare e mette il microonde in modalità orologio dopo l’uso.”
Ridendo, Chiara decise di far riparare il rubinetto. Altrimenti avrebbe perso l’affittuaria.
Quando suonarono alla porta, Chiara trasalì. Temette fosse Gabriele, ma per fortuna era un estraneo.
“Buongiorno, ha chiam”Grazie ancora per l’aiuto, Michele,” sussurrò Chiara mentre lui le sorrideva, e in quel momento capì che forse il destino aveva in serbo per lei qualcosa di più dolce della semplice vendetta.






