Il marito mandò la moglie in campagna per farla dimagrire, perché aveva perso la testa, così da potersi dedicare alle sue scappatelle con la segretaria.
« Valerio, non capisco cosa vuoi », disse Beatrice.
« Niente di speciale », rispose Valerio. « Ho solo bisogno di un po di solitudine, di riposarmi. Vai in campagna, rilassati, perdi due chili. Sei diventata tutta sbiadita. »
Lanciò unocchiata sprezzante alla sua silhouette. Beatrice sapeva di aver preso peso per colpa delle medicine, ma non disse nulla.
« Dove si trova questa campagna? » chiese.
« In un posto magnifico », sorrise Valerio. « Ti piacerà. »
Beatrice decise di non discutere. Anche lei aveva bisogno di pace. « Forse siamo solo stanchi luno dellaltra », pensò. « Lasciamolo nel suo ozio. E non tornerò finché non mi chiamerà lui. »
Iniziò a preparare le valigie.
« Non sei arrabbiata con me, vero? » precisò Valerio. « Sarà solo per poco, giusto per riposarti. »
« No, va tutto bene », rispose Beatrice sorridendo.
« Allora vado », disse Valerio, dandole un bacio sulla guancia prima di uscire.
Beatrice sospirò profondamente. I loro baci da tempo avevano perso ogni calore.
Il viaggio durò più del previsto. Beatrice sbagliò strada due volteil navigatore era capriccioso e non cera campo. Alla fine apparve un cartello con il nome del borgo. Il posto era isolato, le case, benché di legno, erano ben tenute, con decorazioni intagliate.
« Qui non ci sono comodità moderne », pensò Beatrice.
E aveva ragione. La casa sembrava una baracca abbandonata. Senza macchina né telefono, si sarebbe sentita catapultata nel passato. Tirò fuori il cellulare. « Lo chiamo adesso », si disse, ma ancora non cera segnale.
Il sole calava e Beatrice era sfiancata. Se non avesse trovato la casa, avrebbe dormito in auto.
Non aveva voglia di tornare in città, né di dare a Valerio la soddisfazione di dire che non sapeva arrangiarsi.
Scese dalla macchina. La sua giacca rossa spiccava ridicolmente contro il paesaggio rurale. Si sorrise.
« Bene, Beatrice, non ci perderemo », disse ad alta voce.
La mattina dopo, un gallo stridente la svegliò mentre dormiva in macchina.
« Ma che baccano? » borbottò Beatrice abbassando il finestrino.
Il gallo la fissò con un occhio solo, poi ricominciò a schiamazzare.
« Perché urli così? » esclamò Beatrice, ma vide una scopa sfrecciare davanti al vetro e il gallo tacque.
Sul ciglio apparve un anziano.
« Buongiorno! » la salutò.
Beatrice lo osservò, stupita. Quella gente sembrava uscita da una fiaba.
« Non badare al nostro gallo », disse il vecchio. « È buono, ma stride come se lo stessero scuoiando. »
Beatrice scoppiò a ridere, il sonno svanì allistante. Anche il vecchio sorrise.
« Resti qui a lungo o è solo di passaggio? »
« Per riposarmi, finché durerà », rispose Beatrice.
« Entra pure, piccola. Vieni a fare colazione. Conoscerai anche la nonna. Fa delle torte e non cè nessuno che le mangi. I nipoti vengono una volta lanno, i figli pure »
Beatrice non esitò. Doveva conoscere la gente del posto.
La moglie di Pietro si rivelò una nonna da favolaaveva un grembiule, un foulard, un sorriso sdentato e rughe piene di bontà. La casa era pulita e accogliente.
« È meraviglioso qui! » esclamò Beatrice. « Perché i ragazzi non vengono più spesso? »
Maria fece un gesto vago.
« Siamo noi a dirgli di non venire. Le strade sono un disastro. Dopo la pioggia ci vogliono sette giorni per uscire. Cera un ponte, una volta, ma era vecchio. È crollato quindici anni fa. Viviamo come reclusi. Pietro va al negozio solo una volta a settimana. La barca non regge più. Lui è forte, ma con letà »
« Queste torte sono divine! » esclamò Beatrice. « Nessuno si occupa di voi? Qualcuno dovrebbe farlo. »
« A che serve? Siamo solo in cinquanta. Una volta eravamo mille. Ora se ne sono andati tutti. »
Beatrice rifletté.
« Strano. E il comune, dovè? »
« Dallaltra parte del ponte. Con la deviazione, sono sessanta chilometri. Crede che non abbiamo chiesto aiuto? La risposta è sempre la stessa: non ci sono soldi. »
Beatrice capì di aver trovato un progetto per la sua vacanza.
« Ditemi, dove posso trovare il sindaco? O mi accompagnate? Non sembra che piova. »
Gli anziani si guardarono.
« Sei seria? Sei venuta per riposarti. »
« Lo sono. Il riposo può prendere tante forme. E se piove? Devo pensare anche a me. »
Gli anziani sorrisero calorosi.
In comune le dissero:
« Ma fino a quando ci tormenterete? Ci fate passare per i cattivi. Guardate le strade del paese! Chi spenderebbe soldi per un ponte che porta a un borgo di cinquanta persone? Trovate uno sponsor. Per esempio, Moretti. Lo conoscete? »
Beatrice annuì. Certo che lo conoscevaMoretti era il padrone dellazienda dove lavorava Valerio. Era nato lì; i suoi genitori si erano trasferiti in città quando lui aveva dieci anni.
Dopo una notte di riflessione, Beatrice prese la decisione. Aveva il numero di MorettiValerio lo aveva chiamato più volte dal suo telefono. Decise di contattarlo come estranea, senza dire che Valerio era suo marito.
Il primo tentativo fallì, al secondo Moretti ascoltò, rimase in silenzio, poi scoppiò a ridere.
« Sa, avevo quasi dimenticato di essere nato qui. Come va? » chiese.
Beatrice si illuminò.
« Benissimo, tranquillo, la gente è splendida. Ti manderò foto e video. Marco, ho provato di tuttonessuno vuole aiutare gli anziani. Tu saresti lunico che può fare qualcosa. »
« Ci penserò. Mandami le foto, voglio ricordarmi comera. »
Per due giorni Beatrice si dedicò a filmare e fotografare per Moretti. I messaggi furono letti, ma nessuna risposta. Stava per arrendersi, quando Marco chiamò lui stesso:
« Beatrice, potrebbe venire domani in ufficio, in via Roma verso le tre? E prepari un piano dei lavori. »
« Certo, grazie, Marco! »
« Sa, è come tornare bambino. La vita è una corsanon cè mai tempo per fermarsi a sognare. »
« Capisco. Ma dovresti venire di persona. Domani ci sarò, ne sono certa. »
Appena riattaccò, realizzò: era lo stesso ufficio dove lavorava Valerio. Sorrise tra sé, immaginando la sorpresa.
Arrivò in anticipo, con unora da perdere. Parcheggiata la macchina, si diresse verso lufficio di Valerio. La segretaria non cera. Entrò e, sentendo voci dalla sala relax, si avvicinò. Lì trovò Valerio e la sua segretaria.
Alla vista di Beatrice, rimasero di stucco. Lei si bloccò sulla porta, mentre Valerio






