Il mio ex mi ha chiesto di prendermi cura di sua moglie incinta

Quando il telefono ha squillato alle sette del mattino, sapevo già che era Mattia. Solo lui poteva chiamare a quellora con la voce di chi crede che la giornata inizi alle cinque.

«Sì?» ho borbottato, ancora assonnata.
«Giulia, scusa per il disturbo, ma ho bisogno di un enorme favore.»

Mi sono seduta sul letto. Con lui, un “enorme favore” significava sempre una catastrofe o una follia.

«Dimmi subito, non farmi aspettare.»
«Devo partire per una trasferta a Buenos Aires. Due settimane. E Sofia è al sesto mese, il medico le ha ordinato di riposare»
«E vuoi che mi prenda cura di tua moglie incinta?» lho interrotto.

Dallaltra parte del telefono, silenzio.

«Solo per controllare che mangi bene, vada alle visite e non si preoccupi»
«Ti rendi conto di come suona, Mattia?»

«Lo so» ha sospirato. «Ma mi fido solo di te. E Sofia ti adora. Dice che sei la sorella che non ha mai avuto.»

Fantastico, ho pensato. La sorella che un tempo era la moglie di suo marito e che ancora non è sicura di averlo dimenticato del tutto.

Ho riagganciato, ma venti minuti dopo ero già alla loro porta. Sofia ha aperto, in pigiama con gli orsacchiotti, i capelli arruffati e la pancia rotonda e bellissima.

«Giulia! Non volevo disturbarti, è stata tutta unidea di Mattia» ha sorriso, imbarazzata.
«Tranquilla, non mordo. Dovè il tuo esploratore?»
«In camera, cerca i calzini. Quelli blu. Senza successo, come sempre.»

Oh, conosco bene quelle ricerche.

«Sei davvero venuta?» è apparso Mattia.
«Sì, ma ho delle condizioni.»

Si è irrigidito:
«Quali?»
«Niente chiamate ogni cinque minuti. Al tuo ritorno, cena nel ristorante più costoso di Milano. E compra a Sofia il cioccolato svizzero che vuole da ieri.»

«Come lo sai?» si è stupita Sofia.
«Te lo leggo negli occhi» ho risposto, sorridendo. «Lesperienza delle donne incinte non si cancella.»

Quando finalmente è partito, siamo rimaste sole io e leilex moglie e lattuale, entrambe un po confuse.

«Strano, vero?» ha detto Sofia, versandomi il tè.
«Molto. Ma ormai mi sono abituata alle cose strane della vita.»

Abbiamo iniziato a passare le giornate insieme. Venivo la mattina, preparavo la colazione, aiutavo in casa. Guardavamo serie TV, ridevamo, parlavamo di tutto.

«Dimmi la verità, lo ami ancora?» mi ha chiesto una volta a bassa voce.

Avrei potuto mentire. Ma non con lei.
«Sì. Ma non come prima. È come lamore per un ricordo. Fa male, ma non ferisce.»

Ha annuito.
«Avevo paura che mi odiassi.»
«Credimi, ci ho provato» ho riso. «Ma sei troppo buona per essere odiata.»

Il giorno dopo siamo andate dal ginecologo. Quando sullo schermo è apparso un piccolo cuore, Sofia mi ha stretto la mano.
«Vedi? È lui.»
E ho davvero vistouna minuscola vita, nata da un passato che avevo condiviso con quelluomo. Faceva male eppure ero in pace.

«È bellissimo» ho detto con sincerità.
«Pensi che Mattia piangerà quando vedrà la foto?»
«Senza dubbio. Piangeva persino quando i film finivano bene.»

Abbiamo riso. Abbiamo pianto. Siamo diventate amiche.

Una sera, mentre cucinavamo, Sofia mi ha chiesto:
«Perché avete lasciato davvero voi due?»
Ho posato il coltello.
«Eravamo opposti. Io controllo, lui caos. Io silenzio, lui tempesta. Ci amavamo, ma non sapevamo vivere insieme.»

«E con me?»
«Con te ha trovato equilibrio. Lo calmi. Io invece alimentavo solo il fuoco.»

Ha sorriso tra le lacrime.
«Sei incredibile, Giulia.»
«No, ho solo imparato a lasciare andare.»

Quando Mattia è tornato, Sofia non vedeva lora di abbracciarlo. Lui mi ha sommersa di ringraziamenti.
«Giulia, sei un vero angelo.»
«Sì, un angelo che vuole una cena in un ristorante stellato Michelin» ho ricordato.

Ridevano, e io li guardavo sentendo improvvisamentesì, amo ancora quelluomo. Ma ora è un amore senza pretese. Un amore che sa gioire della felicità altrui.

«Questo bambino avrà la zia migliore del mondo» ha detto Mattia, guardando lecografia.
«Zia?» ha chiesto Sofia.
«Ma certo» ho sorriso. «Dopo due settimane, mi considero ufficialmente parte di questa strana ma felice famiglia.»

«Sei sicura di voler fare parte di questo caos?» ha scherzato lui.
«È troppo tardi per tirarsi indietro» ho risposto. «Qualcuno deve assicurarsi che non chiamerete il bambino Agostino.»

«E cosa cè che non va in Agostino?!» si è indignata Sofia.
Abbiamo riso tutti e tre.

Così sono diventata la “zia” del figlio del mio ex marito e della sua splendida moglie. E sai cosa? Non mi sentivo più sola.

La mia storia poteva sembrare una telenovela assurda, ma aveva tuttorisate, dolore, tenerezza e perdono.
E quando, mesi dopo, Sofia mi ha chiamato dicendo:
«Giulia, voglio che tu sia la madrina di nostro figlio»
mi sono limitata a ridere e rispondere:
«Ecco, ora sono ufficialmente bloccata con voi per sempre.»

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