Signora, la prego di non arrabbiarsi con me… ma potrebbe darmi anche un bel cornetto, per favore? chiese timidamente la nonnina alla venditrice della pasticceria.

Ricordo ancora quel freddo autunno di qualche anno fa, quando la signora Maddalena, una vecchia dal passo incerto, si avvicinò al banco del bar di via dei Mille chiedendo: «Signora, per favore non si arrabbi, ma mi darebbe anche io un pretzel di quelli belli?».

Ci sono giornate che sembrano nascere già stanche. Il cielo è grigio, la gente corre, gli autobus sono pieni e i pensieri sono troppo pesanti per una sola anima. Per la signora Maddalena, quel giorno iniziò con un solo pensiero: «Oggi comprerò a Marco una giacca nuova, qualsiasi cosa».

Marco era il suo nipotino di sette anni, un ragazzino docile dagli occhi grandi e caldi, che aveva imparato presto il senso della mancanza. Sua madre lo aveva lasciato quando era ancora piccolo, e suo padre era sparito da tempo in una città straniera senza mai più far rumore. Così la nonna lo stringeva al petto e, da quel momento, diceva a tutti: «È il mio. Dio me lo ha dato, lo crescerò».

Non aveva una grande pensione, né una casa lussuosa, né altro che pochi risparmi accumulati negli anni e un cuore enorme. Ma bastava a lei che Marco fosse al suo fianco e che avesse qualcosa da mettere in tavola: così il mondo le sembrava sopportabile.

La giacca di Marco, però, non era più più sopportabile. Era vecchia, un tempo spessa e buona, ma il tempo e i giochi degli altri l’avevano trasformata in un vestito pieno di buchi. Il piumino usciva per le cuciture, la cerniera si fermava a metà e il vento gelido entrava da ogni fessura.

La sera prima, la nonna lo aveva visto tremare al ritorno da scuola.
«Hai freddo, mamma?», chiese Marco cercando di sembrare coraggioso, ma le labbra erano blu.
Allora Maddalena prese una decisione. In una piccola busta nascosta nel armadio cerano i pochi soldi che aveva messo da parte: una parte della pensione, una parte della paghetta di Marco, una parte dei guadagni occasionali aiutando le vicine a pulire. Pensò: «Non bastano per molto, ma per una buona giacca sì. Se le medicine saranno scarse questo mese, Dio si occuperà».

Il giorno dopo salirono sullautobus e si diressero verso Firenze. Marco era emozionato: non andava spesso in centro e non ricordava lultima volta che era entrato in un vero negozio di abiti.
«Mamma, faremo abbastanza?», chiese guardando il vetro appannato del bus.
«Stai tranquillo, ce la faremo. Limportante è che non ti congeli», rispose lei stringendo la borsa dove teneva il portafoglio.

Il centro li accolse con strade affollate, vetrine luminose e gente di fretta con sacchetti della spesa. Maddalena teneva la mano di Marco come a temere che qualcuno lo rubasse. Entrarono in un negozio di abbigliamento dove la musica leggera suonava in sottofondo, le luci erano forti e gli scaffali pieni di giacche colorate. Marco si avvicinò a un appendiabiti dove pendeva una giacca blu, soffice.
«Mamma, guarda che bella!», esclamò.

Maddalena sorrise, ma il suo cuore si strinse. Girò la giacca, controllò letichetta: il prezzo era più alto di quanto avesse immaginato. Con un sospiro la rimise al suo posto, nascondendo la delusione.
«È bella, mamma ma vediamo anche altrove. Forse troviamo una più economica», disse, coprendo il numero grande con la voce dolce.

Uscirono e entrarono in altri negozi. Ovunque prezzi alti, sorrisi formali e sguardi che scivolavano sopra i vestiti modesti della nonna e i mocassini consumati del nipote. Dopo due ore, le gambe di Maddalena erano pesanti e il cuore pieno di preoccupazioni.
«Se non bastano i soldi? Se dovrò ancora passare linverno con la vecchia giacca strappata?», pensava stringendo sempre più forte la borsa al petto.

«Mamma, ho fame», disse Marco a bassa voce, come se temesse di perdere gli ultimi spiccioli.
«È normale avere fame, camminiamo tutto il giorno. Andiamo al bar, prendiamo un pretzel caldo e riscaldiamoci un po.», propose la nonna.

Si fermarono davanti a una piccola panetteria di via dei Fiorentini. In vetrina i pretzel sembravano piccoli soli doro in una giornata gelida. La giovane commessa, con le guance arrossate, li accolse con un sorriso educato:
«Buongiorno, cosa desiderate?».

Marco, in punta di piedi, appoggiò la fronte alla vetrina.
«Guardi, mamma, che belli sono!».

Maddalena allungò la mano verso la borsa, ma non trovò nulla. Aprì la cerniera grande, poi quella piccola. Dentro cerano solo fazzoletti, una piccola icona, le chiavi. Niente portafoglio. Il respiro le si bloccò.
«Non può essere», mormorò, sentendo il terreno cedere sotto i piedi.

La commessa lo guardava sorpresa, Marco era spaventato. La strada continuava indifferente.
«Mamma, che è successo?».
«Ho ho perso il portafoglio, non cè più».

Tutto il denaro per la giacca, per il cibo, per le medicine era svanito. Non sapeva dove, forse nel negozio, forse sullautobus, forse per strada. Le lacrime le colmarono gli occhi. Vorrebbe scappare, nascondersi in un angolo e piangere come un bambino. Ma Marco, con lo stomaco vuoto e gli occhi grandi puntati sui pretzel fumanti, era lì accanto a lei.

Allora la nonna fece qualcosa che non avrebbe mai creduto di fare. Alzò lo sguardo verso la commessa, il viso arrossato dalla vergogna, e sussurrò quasi timidamente:
«Signora per favore non si arrabbi, ma mi darebbe anche io un pretzel di quelli belli? Ho perso il portafoglio e il ragazzo ha molta fame. Prometto che tornerò a pagare quando lo troverò o quando arriverà la pensione».

Silenzio. La giovane rimase immobile per un attimo, poi osservò più attentamente i due: i vestiti modesti, i mocassini consumati di Marco, le mani callose della nonna. Un movimento nel suo cuore la spinse a prendere due grandi pretzel, li mise in una busta e li porse alla signora Maddalena.
«Prego, signora. Sono per voi. E altri due per portarvi a casa.».

«Non posso accettare», protestò Maddalena, le lacrime ora scivolavano libere. «Non è giusto».
«È più giusto che il bambino non vada via affamato», rispose la commessa. «Anche la mia nonna mi ha cresciuta da sola. Se lei avesse chiesto un pretzel per me, mi sarebbe piaciuto che qualcuno non le voltasse le spalle».

Marco afferrò la busta con entrambe le mani, come un tesoro.
«Grazie, signora», sussurrò.

Uscirono sulla strada fredda con i pretzel caldi in mano e i cuori spezzati ma un po più leggeri. La nonna si chiedeva: «Che buona nonna sono, se non riesco nemmeno a comprare una giacca?». Si sedettero su una panchina davanti al bar. Marco masticava lentamente il pretzel, Maddalena fissava il vuoto.
«Mamma, raccoglieremo ancora dei soldi», disse il bambino cercando di mostrarsi forte. «La giacca reggerà ancora un po».
«No, nonna. Non è normale tremare dinverno dovevo prendermi più cura di te», balbettò lei, le mani strette in preghiera silenziosa.

Per la prima volta non sapeva più cosa fare. Solo freddo, vergogna e dolore. E proprio quando sembrava che il mondo non li guardasse più, una voce maschile si levò alle loro spalle.
«Signora! Signora!», chiamò. La nonna si voltò di scatto. Un uomo di circa quarantanni, vestito con una giacca elegante ma occhi gentili, correva verso di loro. Nella mano stringeva qualcosa di piccolo e nero.
«Scusi, è lei la signora che ha provato le giacche al negozio poco fa?».
La nonna annuì, sorpresa.
«Ha perso questo. Era vicino al camerino di prova. Lho cercato, ma era sparito. Per fortuna lho riconosciuto da lontano».

Le porse il portafoglio. Maddalena lo aprì con mani tremanti: tutti i soldi erano lì, intatti, anche la foto sbiadita della giovane figlia che sorrideva.
«Dio la benedica, signore Credevo di aver perso tutto, soldi e speranza».

Luomo sorrise. Era il direttore del negozio di abbigliamento.
«Non si preoccupi, non tutti si impadroniscono di ciò che non è loro. Alcuni lo restituiscono».
Guardò Marco, che stringeva il pretzel al petto.
«È suo nipote?».
«Sì, signore. Marco. Lo cresco da sola».

Il direttore annuì, quasi leggendo nei loro pensieri.
«Ho visto che guardava quella giacca blu con il cappuccio, quella sul ripiano di destra.».

Maddalena si scusò, timida.
«È bella, ma è cara, signore. A noi servono anche il pane, non solo il vestito».

Allora luomo disse qualcosa che cambiò la giornata e, poco a poco, anche la vita.
«Signora, mi faccia un favore. Torniamo al negozio e prenda quella giacca per lui. La pago io».

Maddalena rimase immobile.
«Non non posso come?».

Lui alzò la mano, fermandola.
«Può farlo. Da piccolo anchio sono cresciuto con una nonna che non poteva permettersi nulla. So cosa significa stare davanti a una vetrina e provare vergogna per i propri soldi. Lasci che lo faccia per lei, per me, per Marco».

Gli occhi della nonna si riempirono di lacrime, ma stavano ora di gratitudine.
«Signore non so cosa dire».

«Non servono parole. Prenda la giacca e prometta a Marco che esistono persone buone nel mondo. Che non dimenticherà mai questa lezione».

Marco, con il cuore grande come un cimelio, afferrò la mano delluomo.
«Grazie, signore la terrò cura di questa giacca per tutta la vita», disse con la serietà di chi comprende il valore di un dono.

Luomo sorrise ampiamente.
«Prenda cura soprattutto del suo cuore. La giacca si consumerà, ma ciò che fa per gli altri rimarrà».

Rientrarono nel negozio. La commessa li riconobbe e sorrise quando vide Marco indossare la giacca blu, calzata come se fosse stata fatta su misura. Maddalena non riusciva più a trattenere la gioia: sembrava fosse ringiovanita di dieci anni.

Quando uscirono, il cielo non era più così grigio. Marco infilò le mani nelle tasche nuove della giacca e passeggiò allegro sul marciapiede, mentre la signora Maddalena lo guardava con una gratitudine profonda.
«Mamma, sai che penso?», disse lui con voce determinata.
«Cosa, bambino?».
«Che Dio ha voluto farci perdere il portafoglio per farci incontrare persone buone. La signora del bar, il signor del negozio. Altrimenti non li avremmo mai conosciuti».

Maddalena sorrise, stringendogli la mano.
«Forse hai ragione, Marco. A volte il più grande guaio è solo la strada verso una meraviglia».

Passarono di nuovo davanti al bar; la commessa li salutò con la mano. Marco le fece un grande sorriso, alzando la borsa con i due pretzel rimasti, quasi fosse un saluto di gratitudine.

La sera, a casa, quando mise Marco a letto, Maddalena lo baciò sulla fronte.
«Non dimenticare mai questo giorno, nonna. Non per la giacca, né per i pretzel, ma per le persone che ci hanno aiutato quando eravamo persi».
«Non lo dimenticherò, bambino», promise lui.

E forse, negli anni a venire, quando Marco avrà davanti a sé un bambino che trema davanti a una vetrina o un anziano con lo sguardo smarrito, ricorderà la giacca blu, i pretzel caldi e la panchina gelida, convinto che anche loro avranno perso tutto. E allora, senza esitazione, allungherà la mano e dirà:
«Signora, signor per favore non si arrabbiate, lasciatemi pagare».

Perché la bontà che salvò quel pomeriggio dautunno freddo nella sua vita continuerà a scaldare altre inverni.

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