Senzatetto

SENZA TETTO
A Nunzia non restava nessun posto dove andare. Nessuno davvero “Potrei passare qualche notte alla stazione. Ma dopo?” Improvvisamente, la ragazza fu illuminata da una speranza: “La casa in campagna! Come ho potuto dimenticarmene? Anche se chiamarla villa è troppo! È solo una baracca diroccata. Eppure, meglio andare lì che cercare riparo alla stazione,” pensava Nunzia.
Salii sul regionale, appoggiò la fronte al vetro freddo e chiuse gli occhi. Le tornarono in mente i ricordi dolorosi degli ultimi tempi. Due anni prima, aveva perso i genitori, ritrovandosi sola, senza nessun sostegno. Non poteva più pagare gli studi, dovette lasciare università e iniziare a lavorare al mercato.
Dopo tanto dolore, finalmente per Nunzia arrivò un po di fortuna: incontrò lamore. Giorgio era gentile e onesto, un uomo per bene. Dopo appena due mesi si sposarono, una cerimonia semplice ma tenera.
Sembrava che la vita potesse finalmente sorriderle Ma la sorte riservava altre prove. Giorgio propose di vendere lappartamento dei genitori, proprio nel centro di Roma, e investire in unattività tutta loro.
Quel ragazzo dipinse tutto così bene, che Nunzia non ebbe dubbi: si fidava ciecamente, era convinta che così sarebbero usciti dalle difficoltà economiche. “Quando finalmente sistemeremo tutto, potremmo pensare a un bambino. Vorrei tanto diventare madre al più presto!” sognava la ragazza ingenua.
Il business, però, non ebbe successo. I litigi per i soldi persi si fecero frequenti, e presto il rapporto tra Nunzia e Giorgio si ruppe. Lui portò a casa unaltra donna e cacciò Nunzia fuori.
Allinizio, Nunzia pensò di chiamare i carabinieri, ma capì subito che non aveva accuse da fare. Era stata lei stessa a vendere la casa e consegnare in mano i soldi a Giorgio
***
Scese alla stazione e si incamminò, sola, lungo il binario vuoto. Era primavera precoce, nessuno veniva ancora in campagna. Il terreno era abbandonato, tutto ricoperto di erbacce. “Pazienza, sistemerò tutto e sarà come prima,” pensò Nunzia, pur sapendo che come prima non sarebbe mai più.
Trovò senza fatica la chiave sotto il portico, ma la porta di legno era deformata e non voleva aprirsi. Nunzia provò con tutta la forza, ma era impossibile. Sconfitta, si sedette davanti e scoppiò a piangere.
Improvvisamente vide una fiammella e sentì i rumori nel giardino accanto. Contenta che qualcuno fosse lì, Nunzia corse.
Zia Rosa! Siete a casa? chiamò.
Vedendo un uomo anziano, trasandato, nel cortile, Nunzia si bloccò per la paura. Lo sconosciuto aveva acceso un piccolo fuoco e scaldava lacqua in una tazza sporca.
Chi siete? Dovè zia Rosa? chiese, arretrando.
Non abbiate paura. Vi prego, non chiamate i carabinieri. Non faccio nulla di male. Non entro in casa, vivo qui, nel cortile
Sorprendentemente, luomo aveva una voce gentile, educata, da persona colta.
Siete senza tetto? chiese Nunzia, senza pensarci.
Sì, è vero rispose lui, abbassando lo sguardo. Abitate qui accanto? Non vi disturberò.
Come vi chiamate?
Michele.
E il cognome?
Il cognome? rispose sorpreso luomo. Ferrucci.
Nunzia lo scrutò con attenzione. Nonostante i vestiti fossero logori, erano puliti. Anche lui era abbastanza ordinato.
Non ho nessuno a cui chiedere aiuto sospirò Nunzia.
Che è successo? domandò premurosamente Michele.
La porta è fuori asse non riesco ad aprirla.
Se permettete, posso provare io si offrì il senzatetto.
Sarei molto grata rispose Nunzia, disperata.
Mentre Michele lavorava sulla porta, Nunzia si sedette sulla panchina, riflettendo sullo sconosciuto: “Chi sono io per giudicare o disprezzarlo? Anchio sono senza casa, la mia situazione assomiglia alla sua”
Nunziella, prova a entrare! Michele Ferrucci sorrise, e spinse la porta. Vuoi restare a dormire qui?
Certo, dove dovrebbe essere? ribatté Nunzia.
Cè il riscaldamento?
Credo ci sia la stufa disse Nunzia, spaesata ma non ci capisco nulla.
Capito. Ci sono legna? domandò il vecchio.
Non lo so mormorò Nunzia, abbattuta.
Non importa. Vai dentro, vedo cosa posso fare disse deciso Michele e uscì dal cortile.
Nunzia passò quasi unora a riordinare. Faceva freddo e lumidità era insopportabile. Si sentiva sola, incapace di immaginare come vivere lì. Poco dopo, Michele tornò con la legna. Nunzia fu sorpresa nel provare sollievo per quella compagnia.
Luomo pulì la stufa e la accese. Dopo unora la casa era calda.
Ecco! Basta aggiungere un po di legna ogni tanto e spegnere la stufa prima di dormire. Non ti preoccupare, il calore durerà fino al mattino spiegò Michele.
E lei? Va dai vicini? chiese Nunzia.
Sì non giudicatemi, mi fermo ancora un po qui. Non voglio tornare in città non riesco più a pensare al passato.
Michele Ferrucci, aspetti! Ceniamo insieme, prendiamo un tè caldo e poi andrà propose Nunzia, decisa.
Michele si tolse la giacca e si sedette vicino alla stufa.
Mi scusi se sono indiscreta iniziò Nunzia ma lei non sembra proprio un senzatetto. Perché vive così? Dovè la sua casa, la sua famiglia?
Michele raccontò che aveva insegnato alluniversità tutta la vita. Sempre dedicato alla scienza e al lavoro. La vecchiaia era arrivata allimprovviso e si era trovato solo, senza speranza di cambiare.
Un anno fa, la nipote venne da lui e gli suggerì di lasciarle lappartamento in eredità. Certo, lui si fidò e fu contento.
Poi Tatiana, pian piano, conquistò la sua fiducia. Gli propose di vendere lappartamento in quartiere trafficato e comprare una villetta in periferia, con giardino e pergolato. Aveva già trovato una meraviglia, a prezzo conveniente.
Michele aveva sempre sognato aria fresca e silenzio. Accettò senza esitazione. Dopo aver venduto casa, Tatiana consigliò di aprire un conto in banca, per custodire meglio i soldi.
«Zio Michele, siediti qui fuori. Vado io in banca a chiedere. Portami il pacchetto, non si sa mai, magari qualcuno ci osserva, disse la ragazza allingresso.
Tatiana sparì con il pacchetto dentro la banca, e lui rimase ad aspettare. Passò unora, poi due, poi tre la nipote non usciva. Entrando, Michele vide che la banca era vuota, e dallaltro lato cera unuscita secondaria.
Non poteva credere che una persona di famiglia fosse così crudele. Rimase ancora seduto sulla panchina, a aspettare Tatiana. Il giorno dopo andò a casa sua. Una signora sconosciuta aprì e gli disse che Tatiana se ne era andata da tempo, vendendo casa due anni prima
Una storia triste sospirò il vecchio. Da allora vivo in strada. Non mi sembra vero che non ho più casa.
Anche la mia storia è simile credevo di essere sola, ma aggiunse Nunzia, raccontando tutto alluomo.
Va tutto male, ma io almeno ho vissuto una vita Tu invece hai lasciato università, sei senza casa Non perderti danimo. Ogni problema ha una soluzione. Sei giovane, vedrai che tutto andrà bene cercò di confortarla Michele.
Basta parlare di cose brutte! Prepariamo la cena sorrise Nunzia.
Nunzia osservava Michele mangiare pasta e salsicce con appetito. Provava enorme compassione per lui. Era evidente quanto fosse solo e indifeso.
“È terribile, restare soli per strada, senza nessuno che ti voglia,” pensava Nunzia.
Nunziella, posso aiutarti a rientrare all’università. Ho ancora tanti amici lì, magari riesci a studiare senza pagare disse improvvisamente Michele. Ovviamente, non posso presentarmi così. Scriverò una lettera al rettore, tu incontralo. Costantino, mio vecchio amico. Ti aiuterà di sicuro.
Grazie mille. Sarebbe bellissimo! si rallegrò Nunzia.
Grazie a te per la cena, e per avermi ascoltato. Ora vado, è tardi disse il vecchio, alzandosi.
Aspetti non è giusto, dove va? mormorò la ragazza.
Non ti preoccupare, ho una capanna calda nellorto vicino. Domani passo da te sorrise Michele.
Non deve dormire fuori, ho tre stanze spaziose. Può scegliere quella che preferisce. In realtà, ho paura a restare sola. Ho paura della stufa, non ci capisco niente Mi aiuterà, vero?
Sì. Non ti lascerò rispose Michele, seriamente.
***
Sono passati due anni Nunzia ha superato egregiamente la sessione, e in attesa delle vacanze estive torna a casa. Viveva sempre nella casa in campagna, ma studiava in città. Nei weekend e durante le ferie tornava qui.
Ciao! esclama, abbracciando festosa nonno Michele.
Nunziella! Cara mia! Perché non mi hai chiamato? Sarei venuto a prenderti in stazione. Allora, hai superato gli esami? si rallegra il vecchio.
Sì! Quasi tutti col massimo dei voti! si vanta Nunzia. Ho comprato la torta. Metti il bollitore, festeggiamo!
Nunzia e Michele Ferrucci bevono tè e si raccontano le novità.
Ho piantato la vite. Lì farò una pergola. Sarà molto comodo e accogliente raccontava il vecchio.
Fantastico! Ormai sei tu il padrone qui! Sistema tutto come preferisci. Io, arrivo e parto rideva Nunzia.
Michele era completamente cambiato. Non era più solo. Aveva ritrovato una casa e una nipote: Nunziella. Anche lei era tornata a vivere. Michele Ferrucci era diventato per lei una vera famiglia. Nunzia ringraziava il destino per averle regalato un nonno che aveva sostituito i genitori e laveva sostenuta nei momenti più bui.

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