9 gennaio
Chi si è sdraiato sul mio letto e lha stropicciato Un racconto.
Lamante di mio marito aveva poco più delletà di nostra figlia guance rotonde da bambina, sguardo ingenuo, un piercing al naso (quando la figlia voleva farselo, lui si era infuriato e aveva proibito tutto). Non era possibile arrabbiarsi davvero con una così guardavo le gambe nude di Caterina, violacee per il freddo, la giacca troppo corta e avevo quasi voglia di dirle qualcosa di pungente tipo: Se pensi di fare dei figli a questo scemo, comprati un piumino e mettiti le calze sotto i jeans. Ovviamente non dissi nulla. Le diedi solo le chiavi, presi le ultime due borse di roba e uscii verso la fermata dellautobus.
Signora Maria, cosè quella cosa sotto il piano della cucina? mi chiamò Caterina da dietro. Ci si tengono i piatti?
Non resi e rilanciai con cattiveria per una volta:
Di solito ci nascondevo i cadaveri delle amanti di Marco, ma puoi pure usarla per lavare i piatti.
Senza aspettare risposta né guardare la sua faccia sconvolta, scesi le scale quasi sorridendo. Ecco finito tutto, ventanni di vita buttati al vento.
La prima a scoprire che Marco aveva unamante fu nostra figlia. Saltò le lezioni al liceo, tornò a casa pensando di non trovare nessuno, e beccò una giovane ninfa che beveva cioccolata nella sua tazza preferita. Visto che addosso la ragazza aveva poco o niente e in bagno cera il padre che si lavava, Francesca, che è sveglia, collegò subito e mi chiamò:
Mamma, secondo me papà ha unamante, e si è messa le mie ciabatte e beve dalla mia tazza!
Proprio come in una favola, pensai allora, ricordando quanto si fosse arrabbiata Francesca, ma non tanto per il tradimento del padre, quanto per il fatto che qualcuno avesse osato toccare le sue cose. Chi si era sdraiato e aveva stropicciato il suo letto…
Io, al contrario di nostra figlia, presa la cosa con molta più calma. Certo, lorgoglio ne aveva risentito la ragazza era giovane e bellissima, mentre io, tra qualche chilo di troppo e la cellulite, mi sentivo una donna da quarantanni che portava tutti i segni. Però, in quel momento sentii un sollievo: tanti anni di telefonate a mezzanotte, orari di lavoro impossibili, scontrini di caffè che a me non aveva mai offerto Eppure non riuscivo mai a beccarlo in flagrante, Marco era così abile nel coprire le tracce che finivo per sentirmi in colpa quando lo sospettavo.
È la prima volta! mentiva spudoratamente Marco. Non so cosa sia successo, sarà stato un colpo di fulmine, come una cometa caduta dal cielo.
La cometa era una cameriera dellalbergo dove Marco alloggiava per lavoro. Aveva ventanni e, oltre a una faccia simpatica, non aveva molto altro. Né cervello, a quanto pare, visto che seguì Marco a Milano e affittò una stanza lurida con i soldi risparmiati. Perciò si vedevano a casa di lui lì poteva lavarsi e sistemarsi. E io mi chiedevo perché la lavatrice lavorava sempre in modalità rapida invece che quella per i tessuti misti!
Quel appartamento era di Marco, ereditato dal padre prima del nostro matrimonio, e visto che decisi di chiedere il divorzio, dovetti trasferirmi con Francesca nella vecchia casa della mia nonna, nella periferia di Milano. Francesca protestava e come faccio ad andare a scuola?
Vieni a vivere con noi, propose Marco, ricevendo per risposta una raffica di insulti. Beh, almeno nostra figlia aveva il coraggio di dirgli quello che pensava davvero.
Nei primi mesi fu davvero scomodo nuovi mezzi, nuovi negozi, a lavoro e a scuola ci si metteva unora. Ma poi ci siamo abituate io trovai un nuovo lavoro, Francesca entrò alluniversità, che era molto più vicina. Non cera tempo per la tristezza le incombenze e gli esami di maturità ci tenevano occupate, e quando le difficoltà passarono, non avevamo più voglia di lamentarci.
Caterina mi chiamò diverse volte chiedeva a che temperatura cuocere le torte o dove mettere le pastiglie nella lavastoviglie. Una volta tornò pure per portare foto lasciate lì che servivano per la laurea. Marco non poteva (o non voleva) venire, io ero a letto con linfluenza e Francesca si rifiutava di tornare nella vecchia casa, convinta che le avrebbe fatto male, e aveva ancora esami da dare.
Carino qui da voi osservò Caterina incerta, guardando le pareti sbiadite e le lampade vecchie.
Sorrisi sì, carino, che altro vuoi dire? Lì era tutto moderno e nuovo, e cavevo lavorato ventanni. E vabbè, che si godano pure quello che ho lasciato.
E fu proprio questo a giocarmi uno scherzo inatteso circa un anno dopo, una sera sento aprirsi la porta dingresso.
È per te? chiesi a Francesca.
Lei spalancò gli occhi.
Davanti a noi Caterina piangeva, con il mascara sciolto e ombretto brillante sulle guance. In mano aveva il borsone sportivo.
È successo qualcosa con Marco? mi preoccupai.
Eccome! sniffò la ragazza. Lho beccato con la segretaria! Volevo fargli una sorpresa, dato che doveva lavorare fino a tardi e
Si rimise a piangere, come una bambina, nascondendo il viso tra le mani.
Be, e da me cosa vuoi? chiesi ormai intuendo la richiesta dietro il borsone pieno.
Posso dormire qui stanotte? Non ho più soldi. Domani prendo il treno per tornare da mia madre.
E col treno come pensi di pagare se non hai soldi?
Speravo che me li prestaste.
Non sapevo se ridere o piangere.
Ci pensò Francesca.
Ma vai via di qui! disse disgustata, aggiungendo qualche bel termine che non aveva mai usato davanti a me.
Io la guardai rimproverandola.
Vieni dentro, Caterina, dissi. È notte, non puoi stare in strada.
E da lì, il peggio.
Francesca si arrabbiò così tanto che dichiarò: o lei o io. Alzai le mani scegli tu, sei maggiorenne. Se vuoi, vai pure da tuo padre.
E chi lo vuole più! Vado da Marta!
Dovetti chiamarle un taxi per andare a dormire dalla sua amica. Dopo ho dovuto curare Caterina con tè e valeriana in un anno a Milano non si era fatta né amici né aveva trovato lavoro, solo un nuovo piercing alla lingua. Le prestai i soldi, non potevo lasciarla lì. La portai anche alla stazione, per non farla sperdere.
Caterina mi ringraziò tantissimo, chiese scusa e giurò di cambiare vita di iscriversi finalmente a scuola, e di smettere di cercare mariti altrui.
Mia madre diceva sempre che ero una sbandata. Aveva ragione.
Ma accompagnarla al treno e salutarla con la mano mi sembrava troppo. Con Francesca ci siamo riconciliate subito, anche se lei ancora fatica a capire ma come fa la mamma a lasciare entrare una rovinafamiglie in casa nostra? Le carezzavo i capelli e sorridevo:
Sei giovane, capirai.
Marco chiamò una settimana dopo. Diceva che aveva capito tutto, aveva lasciato Caterina, voleva tornare insieme, felici.
Finite le camicie pulite, eh? gli risposi pungente.
Be, sì, sospirò lex marito. E poi, non sa nemmeno lavare, è un anno che giro con roba unta.
Naturalmente non sono tornata indietro. E non ho festeggiato per la sua miseria. Ma devo ammettere che dopo tutto mi sentivo diversa: il cuore e la testa più leggeri, sorridevo molto di più. Ho adottato un cane, andavo a passeggiare la sera. Ho conosciuto un vicino simpatico sì, ha dieci anni più di me, ma ormai non sono più una ragazzina. E la vita è andata avanti.
La lezione che ho imparato? A volte perdere qualcosa ti restituisce molto di più rispetto, serenità, e la libertà di essere finalmente te stesso.






