Gli amici si presentano a mani vuote davanti a una tavola imbandita e io chiudo il frigorifero – “Marco, sei sicuro che basteranno tre chili di lonza di maiale? L’ultima volta hanno spazzolato tutto, perfino la mollica con la salsa. E Michela si è persino fatta dare un contenitore per portare via il mio arrosto, facendolo poi passare sui social come se lo avesse cucinato lei.” Paola agitata giocherellava col bordo dello strofinaccio, osservando il campo di battaglia che era diventata la sua cucina. Erano solo le dodici e già era sfinita: dalla mattina presto al mercato per la carne più fresca, poi supermercato per prosecco e prelibatezze, poi taglia, cuoci, prepara. Suo marito Marco sbucciava le patate con aria malinconica, mentre la montagna di bucce cresceva insieme al suo silenzioso fastidio che cercava di non mostrare. “Paola, ma che vuoi di più? Tre chili di carne per quattro invitati e noi due? Mica è un matrimonio, è solo l’inaugurazione della casa, anche se in ritardo…” “Non capisci, sono Giulia e Fabio, Laura e Stefano. Amici storici. Non ci vediamo da una vita! Hanno fatto pure la strada da un altro quartiere. Mi vergognerei se la tavola fosse misera. Direbbero che ci siamo montati la testa dopo aver comprato casa.” Paola era fatta così: l’ospitalità gliel’aveva trasmessa la nonna, capace di sfamare un reggimento con niente. Per lei la tavola povera era un affronto personale. Così ha pianificato il menù, scovato ricette, messo da parte i soldi per quel Barolo che amava Fabio e lo Chardonnay che preferiva Giulia. “Almeno una cosa da mangiare o da bere se la portassero loro,” brontolò Marco. “All’ultimo compleanno di Stefano abbiamo portato pure il regalo, il vino, la torta… e loro? L’altra volta un tè da sacchetto e biscotti secchi di tre anni fa!” “Dai, non essere tirchio, avevano le loro difficoltà tra mutuo e lavori in casa. Ora invece se la passano meglio: Fabio ha ottenuto la promozione, Laura si è vantata della pelliccia nuova… Magari portano qualcosa, una torta, un cesto di frutta. Ho lasciato a Giulia l’incarico del dolce, così gliel’ho fatto capire…” Alle cinque del pomeriggio la casa splendeva, la tavola era uno spettacolo: lingua in gelatina al centro, insalatiere di insalata russa con gamberetti, aringhe con panna acida, taglieri di arrosto e salumi della Brianza, la lonza in forno con patate e funghi, prosecco in fresco, bottiglia di brandy per Fabio e tre bottiglie di vino bianco e rosso. Paola stanca ma soddisfatta si è messa il vestito migliore, aggiustato i capelli e si è accomodata in salotto ad aspettare. Il campanello suonò preciso alle diciassette. I quattro varcarono la soglia in grande stile: Giulia nella famosa pelliccia, Fabio con la giacca di pelle, Laura super truccata e Stefano già allegro. “Eccoci dai nuovi proprietari!” gridò Giulia, spruzzando l’ingresso di profumo dolciastro. “Dai, fateci vedere questa reggia!” Si tolgono gli abiti, li passano a Marco, Paola sorride e dà il benvenuto, ma intanto scruta le mani: vuote. Nessun pacchetto, bottiglia, dolce o cioccolatino. “E dov’è…?” accenna Paola, ma si blocca. Forse hanno lasciato i regali in macchina o nascosto qualcosa in borsa? “Paola sei dimagrita!” esordisce Laura già entrando senza togliere le scarpe. “Il restauro? Bè, basilare ma pulito. Quelle pareti bianche sembrano un ufficio. Dovevi scegliere qualcosa di più prezioso, tipo carta da parati effetto seta.” “A noi piace il minimalismo,” risponde secca Marco. Tutti in salotto. Alla vista della tavola Fabio sgrana gli occhi. “Che banchetto! Paola, sei una vera regina. Sapevamo chi chiamare: siamo a digiuno da stamattina, per fare onore al tuo arrosto!” Si accomodano, Paola corre in cucina a prendere gli antipasti, con la testa che macina: magari il regalo arriva dopo, magari è in busta. Torna e i piatti sono già sotto attacco di forchette. “Insalata russa niente male,” commenta Stefano. “Marco, serve da bere! Che si aspetta?” Marco versa prosecco e vodka. “All’inaugurazione! Che sia serena e senza guai, salute!” esclama Fabio, già col bicchiere teso. Poi via con il pesce affumicato. “Paola, la vodka andava messa nel freezer,” ribatte lui. “Così è troppo calda.” “Era in frigo, 5 gradi, come si deve.” Fabio sbuffa: “Vodka vera deve essere gelata…” E passa subito al brandy. Si parte col banchetto. Il cibo sparisce, mangiano come fossili risorti, ma non manca mai la critica. “Sottiletta questa aringa, poca maionese. Risparmi?” chiede Giulia. “E la maionese l’ho fatta in casa, è più leggera,” si giustifica Paola. “Lascia perdere ste menate, comprane una e via. E il caviale così fine? Dovevi prendere quello grosso, è meglio,” aggiunge Laura. Marco stringe la forchetta, rosso d’imbarazzo. “Parlateci di voi!” prova a deviare lui. “Giulia, sei stata a Dubai?” “Un sogno! Hotel cinque stelle, ostriche, champagne a fiumi, borsa Louis Vuitton da due mila euro… Unica spesa importante, ma ce la meritavamo,” risponde. Fabio rincara: “Io quasi mi prendo il SUV nuovo. I soldi non mancano, ma non li buttiamo via in inutili lavori in casa.” “Come inutili?” chiede Paola. “Le pareti sono pareti. Noi abbiamo tappezzeria della nonna da dieci anni, però viaggiamo e vestiamo firmato. Vivete troppo da formichine…” ribatte Laura. “A proposito di ristoranti,” taglia corto Stefano, strofinando la bocca e buttando la salvietta sulla tovaglia. “Ieri eravamo da ‘Trussardi’. Conto da urlo, ma qualità! Più di stare a casa a tagliare insalate. Paola, il secondo arriva? Basta verdure, voglio carne!” Paola si alza con le stoviglie sporche, dentro tremante. Alla porta la insegue Giulia, fingendo di aiutare. “Paola, ti sei proprio spremuta ma si vede la fatica. Il vino… l’abbiamo bevuto solo in montagna! Potevi regalarci una bottiglia top.” “Giulia, è un francese da 30 euro,” mormora Paola. “Ti hanno imbrogliata! Più aspro dell’aceto. Oh, mi dai qualcosa per domani? Con questa sbornia non cucinerò, e tanto tutto quello che hai fatto non lo mangiate tutto voi… Sennò va sprecato!” Paola fulmina l’amica col piatto in mano. “Vuoi che ti prepari la vaschetta da asporto?” “Beh, sicuro! Noi lo facciamo sempre, si risparmia!” “E la torta?” “Pensavo la facessi tu! Noi senza dolci, siamo a dieta. Con una casa nuova come la vostra avrete di tutto…” Paola posa rumorosamente il piatto. “Quindi per voi abbiamo tutto. E noi siamo ricchi adesso?” “Eh certo! Mutuo, restauro… Siamo poveri parenti in confronto. Dai, porta la carne che gli uomini hanno fame.” Paola improvvisamente ricorda tutte le volte che questa gente ha approfittato di lei e Marco portando via soldi, aiuti, pranzi, ma ricambiando con niente. Aprì il forno: la carne dorata la tentava. Guardò il frigorifero dove aveva messo la torta millefoglie da pasticceria. Poi richiuse forno e frigo, premendo forte la porta. “La carne non la servo,” disse forte. “In che senso!” “Non c’è, non la servo. Il pranzo è finito.” Irrompe in salotto: “Signori, il banchetto è chiuso.” Silenzio gelido. “Paola, che stai dicendo? Niente carne? Avevi promesso!” “Promesso. Ma ho cambiato idea.” “Ma noi siamo tuoi ospiti!” “Ospiti che non portano nulla, criticano tutto, bevono il nostro vino e giudicano la casa come un ufficio? Il ristorante ‘Trussardi’ vi aspetta, con il conto da quindicimila.” Il marito si alza, spalanca la porta: “Ragazzi, è ora. E non dimenticate i contenitori. Vuoti.” Gli ex-amici vanno via tra offese e arrabbiature. Paola resta in piedi, la tavola distrutta e la casa immersa nel silenzio. Marco la abbraccia: “Come stai?” “Mi tremano le mani. Sono stata cattiva?” “No, Paola. Hai solo iniziato a rispettarti. Sono fiero di te. Quei limiti andavano messi da tempo.” “E la carne?” “Se c’è, me la mangio tutta!” Ride, finalmente felice. Mette in tavola l’arrosto e la torta. Bevono insieme proprio quel vino “acido” e si augurano: “Alla nostra vita, che sia piena solo di amici veri, con il cuore aperto e non con la mano vuota.” Dopo un’ora, Giulia scrive un messaggio: “Sei davvero una strega! Ora siamo da McDonald’s a mangiare panini per colpa tua. Vergognati!” Paola sorride e blocca quel numero, e anche quelli degli altri. Quattro nomi in meno in rubrica, molta più aria in casa e tutto l’arrosto per sé e per Marco. A volte chiudere il frigorifero è il primo passo per amare se stessi.

Gli amici arrivarono a mani vuote davanti a una tavola imbandita, e io chiusi il frigorifero.

Mario, sei sicuro che tre chili di coppa di maiale basteranno? Lultima volta hanno spazzolato tutto, persino inzuppato la mollica del pane nel sugo. E la Lella si è portata via anche il contenitore, per la cagnolina, diceva poi però ha postato la foto del mio arrosto spacciandolo per suo capolavoro sui social!

Giulia stava lì, stropicciando nervosamente un angolo dello strofinaccio, mentre scrutava la scena di battaglia che era diventata la sua cucina. Era solo mezzogiorno, ma lei già non si reggeva in piedi. In piedi dalle sei: prima il mercato, per scegliere la carne più fresca, poi il supermercato alla ricerca del miglior prosecco e delle prelibatezze, poi in cucina tra taglia, bolle, friggi.

Mario, suo marito, era al lavello che pelava malinconicamente le patate. Le bucce si ammassavano, insieme al suo silenzioso fastidio che però cercava di non mostrare.

Giuli, ma davvero vuoi farne di più? sospirò lui, sciacquando unaltra patata. Tre chili di carne per quattro ospiti e noi due mezzo chilo a testa! Scoppiano! E poi: salumi, insalata russa, pesce marinato, tartine Non è mica un matrimonio, è solo una festa di inaugurazione, e pure in ritardo.

Ma non capisci, ribatté Giulia, mescolando il sugo denso sul fuoco. Sono Lella e Pino, e Carla e Carlo! Sono amici di una vita, non li vediamo da secoli, vengono dallaltro quartiere apposta. Mi imbarazza accoglierli con un tavolo povero magari pensano che ci siamo montati la testa perché abbiamo comprato casa.

Lospitalità era sempre stata nel sangue di Giulia, un dono ereditato dalla nonna che sapeva far miracoli con un tozzo di pane e sfamare un reggimento. Per Giulia la tavola scarna era unoffesa. Se cera ospite, cera abbondanza. Aveva passato la settimana a scrivere menù, a sfogliare ricette, a mettere da parte euro su euro per comprare quel cognac costoso che piaceva a Pino e il vino pregiato francese che preferiva Lella.

Sarebbe ora che portassero anche loro qualcosa, borbottò Mario. Allultima festa di compleanno di Carlo abbiamo portato sia regalo costoso che una bottiglia e tu hai pure fatto la torta loro? Ti ricordi quella volta che siamo andati a trovarli? Tè in bustina e ciambelle secche di due anni!

Non fare il taccagno, Mario, lo rimproverò dolcemente Giulia. Stavano passando un periodo difficile, tra mutuo e lavori in casa. Ora però stanno bene. Pino ha avuto la promozione, Carla si vantava della pelliccia nuova. Magari porteranno il dolce o un po di frutta, ho fatto intendere a Lella che per il dessert avrei contato su di loro

Alle cinque del pomeriggio la casa era lucida, e la tavola in soggiorno sembrava uscita dalla vetrina di una gastronomia dalta classe. Al centro troneggiava linsalata di nervetti con salsa verde, attorno cori di insalatiere con insalata russa arricchita (non con la mortadella ma con il polpo!), baccalà mantecato, affettati caserecci di coppa e prosciutto. In forno cuoceva larrosto di maiale con patate e funghi; in frigo, una bottiglia di vodka Finlandia, cognac pregiato, e tre bottiglie di vino.

Giulia, stanca ma soddisfatta, indossò labito migliore, sistemò i capelli e si sedette in poltrona, aspettando il campanello.

Sono agitata, confidò a Mario che si abbottonava la camicia. È la prima cena nella casa nuova. Vorrei che tutto fosse perfetto.

Il campanello suonò puntuale alle diciassette. Gli amici erano altrettanto puntuali.

Giulia corse ad aprire. Sulla soglia una compagnia chiassosa: Lella con la pelliccia nuova, che valeva quanto mezzo arredamento, Pino in giacca di pelle, Carla truccatissima e Carlo, già brillo.

Evviva, i novelli proprietari! urlò Lella, buttandosi nell’ingresso e inondando Giulia con il profumo zuccherino. Allora, facci vedere il palazzo!

Gli ospiti si spogliavano rumorosamente, gettando i cappotti a Mario che a fatica riusciva a reggere tutto. Giulia li salutava sorridendo, gettando però furtivi sguardi alle loro mani: vuote. Nessun sacchetto, nessuna scatola di dolci, nessuna bottiglia, neanche un cioccolatino.

Ma stava per chiedere Giulia, poi tacque. Forse avevano lasciato tutto in macchina? O avevano le mani nelle tasche?

Giuli, come sei dimagrita! esclamò Carla, baciamano senza togliersi le scarpe, e subito nel corridoio. Ma che restauro sobrio Carino, ma sembra un ufficio, con queste pareti bianche. Si doveva mettere la carta da parati damascata!

A noi piace il minimalismo, rispose Mario trattenendosi. Prego, il tavolo è pronto.

Entrarono in soggiorno. Alla vista della tavola, gli occhi di Pino brillarono.

Ohhh! Ma così si fa! Brava, Giuli! Sapevo che valeva la pena venire! Abbiamo saltato il pranzo per non perderci il tuo arrosto!

Tutti presero posto. Giulia corse in cucina a prendere le cocottine di funghi gratinati. Nella sua testa un pensiero: Forse hanno pensato a un regalo in soldi? In busta?.

Tornando col vassoio, trovò già gli ospiti che armeggiavano con le forchette nei piatti.

Mmm, insalata russa top! sbrodolava Carlo. Mario, versa da bere! Che la bocca sè seccata.

Mario versò vodka agli uomini e vino bianco alle donne.

Auguri per la nuova casa! brindò Pino. Che qui vi troviate così così, che i muri non cadano e i vicini non facciano danni. Vabbè, salute!

Buttò giù il bicchierino e subito cominciò a infilzare il salmone.

Oh, Giulia, disse dopo una cucchiaiata, ma la vodka è tiepida! Dovevi metterla in freezer.

Lho tirata dal frigo, Pino, rispose piano Giulia, sentendo la rabbia crescere. Cinque gradi, come si fa.

E dai, la vodka va ghiacciata! Vabbè Ma il cognac ce lhai? Per digerire meglio.

Cè, annuì Giulia. Ma forse finiamo prima di mangiare?

Una cosa non esclude laltra! rise Carlo.

La tavola divenne una gara: il cibo spariva a vista docchio, come se fossero stati a digiuno una settimana. E le critiche non mancavano.

Il baccalà è un po secco, sentenziò Lella, colmandosi la terza porzione. Hai risparmiato sullolio?

Ho usato olio buono, non quello del supermercato, si giustificò Giulia.

Oh, ma che importa, fece Carla con aria annoiata. Basta metterci quello dell’Eurospin, è più saporito e veloce. E queste acciughe? Troppo piccole! Meglio prendere quelle siciliane, sono grosse il doppio.

Giulia scambiò uno sguardo con Mario. Lui era rosso, la forchetta serrata in mano.

Dai, ragazzi, ma raccontateci di voi, provò a cambiare discorso lui. Lella, sei stata a Ibiza, vero?

Eccome! esclama Lella con occhi languidi. Un sogno! Hotel cinque stelle, prosecco e ostriche a fiumi. Ho comprato anche una borsa di Gucci vera! Mille e ottocento euro, ma ne è valsa la pena. Pino si è lamentato, ma una volta nella vita

Eh, le donne spendaccione eh, fece eco Pino, versandosi altro cognac senza chiedere. Io invece mi prendo il SUV dei miei sogni. Ormai i soldi li ho messi da parte, non butto niente in sciocchezze tipo lavori in casa.

Ma come, sciocchezze? domandò Giulia.

Dico, i muri sono sempre muri, spiegò Carla. Noi viviamo ancora con la tappezzeria della nonna. Ma ogni anno vacanza, vestiti firmati e ristoranti di lusso. Voi invece buttate tutto in calcinacci. Che vita noiosa.

Aproposito di ristoranti, brontolò Carlo, strofinando la bocca unta sulla tovaglia. Ieri eravamo alla Trattoria La Sosta. Un conto da trecento euro; però lì sì che si mangia Non come a casa. Giuli’, ma larrosto? Le insalate sono contorno, carne vogliamo!

Giulia si alzò per sparecchiare. Dentro, tutto tremava. Quei quattro, che si vantavano di borse da due mila euro e cene carissime, erano venuti da lei a mani vuote: nemmeno un fiore, nemmeno un dolcetto.

Entrò in cucina. Lella arrivò dietro, per aiutare, ma era solo curiosa.

Giuli’, mamma mia, sussurrò, appoggiandosi al muro, la tavola è ricca, ma si vede che siete stremati. Il vino beh, da noi lo beviamo solo nei picnic. Potevi prendere qualcosa di meglio, almeno per gli ospiti.

Lella, sono venti euro a bottiglia. Importato dalla Francia, rispose Giulia, caricando la lavastoviglie.

Sì, vabbè! Ti hanno fregata! Acidissimo. Senti, ma me lo prepari un pacchettino da portare via? Domani con la sbornia dovrei cucinare e non ho voglia. Hai cucinato troppo, tanto non finite, butti via tutto!

Giulia si voltò con il piatto in mano.

Vuoi che ti impacchetti la cena?

Sì, che sarà mai! Si fa sempre così. Rispetto il budget! sghignazzò Lella. A proposito, cè dolce? Ho voglia di qualcosa di zuccherato. Hai fatto la millefoglie?

Avevamo detto che il dolce era vostro, ricordò pacatamente Giulia.

Io? Ma quando mai! Ho la dieta, non compro dolci! Pensavo avresti fatto il tuo tiramisù O avresti comprato qualcosa. Siamo venuti a mani vuote proprio perché sapevamo che a voi non manca nulla; soprattutto ora con la casa nuova.

Giulia rimise il piatto sul tavolo, il rumore di porcellana fu come uno sparo.

Quindi avete pensato che a noi non manca nulla, ripeté.

Chiaro! Lella non colse il tono. Con il mutuo e i lavori, siete ricchi. Noi invece risparmiamo per le Maldive Dai su, porta la carne, gli uomini sbattono le posate!

Senza una parola Giulia guardò il forno. Dentro, larrosto profumava: crosta dorata, grasso che sfrigolava, funghi sugosi. Era costato mezza giornata di fatica e una fortuna.

Adocchiò il frigorifero: la millefoglie gigante, ordinata in pasticceria per quaranta euro, nascosta come sorpresa, sebbene fossero daccordo diversamente.

Chiuse il forno. Spense il gas. Premette bene la porta del frigo.

La carne non si serve, annunciò a voce alta.

Cosa? sgranò gli occhi Lella. È bruciato?

No, non è bruciato. Semplicemente non si serve.

Giulia entrò in soggiorno. Gli uomini già si versavano altro, parlando di politica. Mario, sguardo sconfitto.

Cari ospiti, proclamò Giulia con voce che vibrava come una corda tirata, la festa è finita!

Tutti si zittirono. Pino rimase con il bicchierino a mezzaria.

Giuli, che fai? balbettò lui. Finita? Non abbiamo nemmeno mangiato la carne! Avevi promesso!

Promesso, sì. Ma ho cambiato idea.

E come sarebbe? protestò Carla. Siamo affamati! Insalate non ci saziano, portaci la carne!

La carne rimane dovè. Ora vi vestite e andate a casa. Oppure in trattoria, dove il conto è salato ma almeno vi servono.

Sei matta? strabuzzò Carlo. Mario, ma tua moglie è fuori? Che scene! Siamo ospiti!

Mario si alzò lento. Guardò Giulia, poi gli amici. Vide la mano di lei tremare, gli occhi umidi di lacrime represse. Capì.

Giulia non è matta, disse deciso. Giulia è stanca. Siete venuti qui senza portare nemmeno un pezzo di pane, avete bevuto il mio cognac, criticato la cucina di mia moglie, chiamato il nostro vino aceto, la casa un ufficio. E pretendete pure la carne?

Ma si scherzava! urlò Lella. Non avete senso dellumorismo? Avesse poco il dolcenon è la fine del mondo! Almeno abbiamo portato allegria!

Allegria a spese nostre? rise Giulia amaro. No, grazie. Tra spese e cucina ho bruciato metà stipendio per farvi stare bene. Ma voi siete solo scrocconi. Gente che gira per Ibiza, ma non porta manco una scatola di pasticcini alla padrona di casa.

Addirittura! fece Pino scattando in piedi, ribaltando la sedia. Ci rinfacci il boccone? Tieniti il tuo arrosto! Usciamo, qui non ci metto più piede! Spilorci!

Andate pure, concluse Mario, aprendo la porta. E non dimenticate i vostri contenitori. Vuoti.

La comitiva uscì rumorosa, tra Lella che urlava Non sei più mia amica, racconterò a tutti che sei tirchia isterica!, Carla che insultava, gli uomini che imprecavano.

Quando si chiuse anche lultimo battente, in casa regnò il silenzio. Giulia guardava la tavola devastata: piatti sporchi, macchie, tovaglioli appallottolati. Mario le si avvicinò e le mise un braccio sulle spalle.

Come va? chiese piano.

Mi tremano le mani, ammise Giulia. Mario, sono davvero tirchia? Dovevo stare zitta e servire tutto lo stesso?

Tu non sei tirchia, Giuli. Forse hai solo imparato a farti rispettare. Sono fiero di te. Avrei voluto sbatterli fuori io, se non ci pensavi tu. Hanno passato ogni limite.

Giulia sospirò, stringendosi a lui.

E la carne? domandò lui dopo un po, sornione. Cè ancora? Perché il profumo mi fa impazzire.

Giulia scoppiò a ridere, per la prima volta quella sera, liberamente.

Cè, Mario. Cè anche la millefoglie. Unenorme, piena di fragole.

Si sedettero a tavola, tra piatti sporchi e tutto il resto. Giulia scoperchiò larrosto, tirò fuori la torta. Versò a entrambi il vino acido che era in realtà un vellutato Bordeaux.

A noi, brindò Mario. Che in questa casa entrino solo persone con il cuore in mano, non col cucchiaio vuoto.

Mangiavano carne che si scioglieva in bocca, godendosi la tranquillità e la reciproca compagnia. E fu la cena più buona della loro vita.

Dopo unora, il telefono squillò. Messaggio di Lella: Che vipera! Siamo da McDonalds per colpa tua, a mangiare hamburger! Non ti vergogni? Dovresti chiedere scusa!

Giulia lesse, sorrise e schiacciò Blocca. Poi fece lo stesso con Carla, Pino e Carlo.

La rubrica era più corta di quattro nomi, ma in casa cera più aria da respirare. E il frigorifero era pieno di leccornie, a sufficienza per tutta la settimana per lei e Mario. Nessuna briciola sarebbe andata a chi non la meritava.

Questa storia, ora che la ripenso, mi ricorda che lamicizia, come la strada, funziona a doppio senso. E a volte, niente chiude meglio una porta allingratitudine di un frigorifero ben chiuso.

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Gli amici si presentano a mani vuote davanti a una tavola imbandita e io chiudo il frigorifero – “Marco, sei sicuro che basteranno tre chili di lonza di maiale? L’ultima volta hanno spazzolato tutto, perfino la mollica con la salsa. E Michela si è persino fatta dare un contenitore per portare via il mio arrosto, facendolo poi passare sui social come se lo avesse cucinato lei.” Paola agitata giocherellava col bordo dello strofinaccio, osservando il campo di battaglia che era diventata la sua cucina. Erano solo le dodici e già era sfinita: dalla mattina presto al mercato per la carne più fresca, poi supermercato per prosecco e prelibatezze, poi taglia, cuoci, prepara. Suo marito Marco sbucciava le patate con aria malinconica, mentre la montagna di bucce cresceva insieme al suo silenzioso fastidio che cercava di non mostrare. “Paola, ma che vuoi di più? Tre chili di carne per quattro invitati e noi due? Mica è un matrimonio, è solo l’inaugurazione della casa, anche se in ritardo…” “Non capisci, sono Giulia e Fabio, Laura e Stefano. Amici storici. Non ci vediamo da una vita! Hanno fatto pure la strada da un altro quartiere. Mi vergognerei se la tavola fosse misera. Direbbero che ci siamo montati la testa dopo aver comprato casa.” Paola era fatta così: l’ospitalità gliel’aveva trasmessa la nonna, capace di sfamare un reggimento con niente. Per lei la tavola povera era un affronto personale. Così ha pianificato il menù, scovato ricette, messo da parte i soldi per quel Barolo che amava Fabio e lo Chardonnay che preferiva Giulia. “Almeno una cosa da mangiare o da bere se la portassero loro,” brontolò Marco. “All’ultimo compleanno di Stefano abbiamo portato pure il regalo, il vino, la torta… e loro? L’altra volta un tè da sacchetto e biscotti secchi di tre anni fa!” “Dai, non essere tirchio, avevano le loro difficoltà tra mutuo e lavori in casa. Ora invece se la passano meglio: Fabio ha ottenuto la promozione, Laura si è vantata della pelliccia nuova… Magari portano qualcosa, una torta, un cesto di frutta. Ho lasciato a Giulia l’incarico del dolce, così gliel’ho fatto capire…” Alle cinque del pomeriggio la casa splendeva, la tavola era uno spettacolo: lingua in gelatina al centro, insalatiere di insalata russa con gamberetti, aringhe con panna acida, taglieri di arrosto e salumi della Brianza, la lonza in forno con patate e funghi, prosecco in fresco, bottiglia di brandy per Fabio e tre bottiglie di vino bianco e rosso. Paola stanca ma soddisfatta si è messa il vestito migliore, aggiustato i capelli e si è accomodata in salotto ad aspettare. Il campanello suonò preciso alle diciassette. I quattro varcarono la soglia in grande stile: Giulia nella famosa pelliccia, Fabio con la giacca di pelle, Laura super truccata e Stefano già allegro. “Eccoci dai nuovi proprietari!” gridò Giulia, spruzzando l’ingresso di profumo dolciastro. “Dai, fateci vedere questa reggia!” Si tolgono gli abiti, li passano a Marco, Paola sorride e dà il benvenuto, ma intanto scruta le mani: vuote. Nessun pacchetto, bottiglia, dolce o cioccolatino. “E dov’è…?” accenna Paola, ma si blocca. Forse hanno lasciato i regali in macchina o nascosto qualcosa in borsa? “Paola sei dimagrita!” esordisce Laura già entrando senza togliere le scarpe. “Il restauro? Bè, basilare ma pulito. Quelle pareti bianche sembrano un ufficio. Dovevi scegliere qualcosa di più prezioso, tipo carta da parati effetto seta.” “A noi piace il minimalismo,” risponde secca Marco. Tutti in salotto. Alla vista della tavola Fabio sgrana gli occhi. “Che banchetto! Paola, sei una vera regina. Sapevamo chi chiamare: siamo a digiuno da stamattina, per fare onore al tuo arrosto!” Si accomodano, Paola corre in cucina a prendere gli antipasti, con la testa che macina: magari il regalo arriva dopo, magari è in busta. Torna e i piatti sono già sotto attacco di forchette. “Insalata russa niente male,” commenta Stefano. “Marco, serve da bere! Che si aspetta?” Marco versa prosecco e vodka. “All’inaugurazione! Che sia serena e senza guai, salute!” esclama Fabio, già col bicchiere teso. Poi via con il pesce affumicato. “Paola, la vodka andava messa nel freezer,” ribatte lui. “Così è troppo calda.” “Era in frigo, 5 gradi, come si deve.” Fabio sbuffa: “Vodka vera deve essere gelata…” E passa subito al brandy. Si parte col banchetto. Il cibo sparisce, mangiano come fossili risorti, ma non manca mai la critica. “Sottiletta questa aringa, poca maionese. Risparmi?” chiede Giulia. “E la maionese l’ho fatta in casa, è più leggera,” si giustifica Paola. “Lascia perdere ste menate, comprane una e via. E il caviale così fine? Dovevi prendere quello grosso, è meglio,” aggiunge Laura. Marco stringe la forchetta, rosso d’imbarazzo. “Parlateci di voi!” prova a deviare lui. “Giulia, sei stata a Dubai?” “Un sogno! Hotel cinque stelle, ostriche, champagne a fiumi, borsa Louis Vuitton da due mila euro… Unica spesa importante, ma ce la meritavamo,” risponde. Fabio rincara: “Io quasi mi prendo il SUV nuovo. I soldi non mancano, ma non li buttiamo via in inutili lavori in casa.” “Come inutili?” chiede Paola. “Le pareti sono pareti. Noi abbiamo tappezzeria della nonna da dieci anni, però viaggiamo e vestiamo firmato. Vivete troppo da formichine…” ribatte Laura. “A proposito di ristoranti,” taglia corto Stefano, strofinando la bocca e buttando la salvietta sulla tovaglia. “Ieri eravamo da ‘Trussardi’. Conto da urlo, ma qualità! Più di stare a casa a tagliare insalate. Paola, il secondo arriva? Basta verdure, voglio carne!” Paola si alza con le stoviglie sporche, dentro tremante. Alla porta la insegue Giulia, fingendo di aiutare. “Paola, ti sei proprio spremuta ma si vede la fatica. Il vino… l’abbiamo bevuto solo in montagna! Potevi regalarci una bottiglia top.” “Giulia, è un francese da 30 euro,” mormora Paola. “Ti hanno imbrogliata! Più aspro dell’aceto. Oh, mi dai qualcosa per domani? Con questa sbornia non cucinerò, e tanto tutto quello che hai fatto non lo mangiate tutto voi… Sennò va sprecato!” Paola fulmina l’amica col piatto in mano. “Vuoi che ti prepari la vaschetta da asporto?” “Beh, sicuro! Noi lo facciamo sempre, si risparmia!” “E la torta?” “Pensavo la facessi tu! Noi senza dolci, siamo a dieta. Con una casa nuova come la vostra avrete di tutto…” Paola posa rumorosamente il piatto. “Quindi per voi abbiamo tutto. E noi siamo ricchi adesso?” “Eh certo! Mutuo, restauro… Siamo poveri parenti in confronto. Dai, porta la carne che gli uomini hanno fame.” Paola improvvisamente ricorda tutte le volte che questa gente ha approfittato di lei e Marco portando via soldi, aiuti, pranzi, ma ricambiando con niente. Aprì il forno: la carne dorata la tentava. Guardò il frigorifero dove aveva messo la torta millefoglie da pasticceria. Poi richiuse forno e frigo, premendo forte la porta. “La carne non la servo,” disse forte. “In che senso!” “Non c’è, non la servo. Il pranzo è finito.” Irrompe in salotto: “Signori, il banchetto è chiuso.” Silenzio gelido. “Paola, che stai dicendo? Niente carne? Avevi promesso!” “Promesso. Ma ho cambiato idea.” “Ma noi siamo tuoi ospiti!” “Ospiti che non portano nulla, criticano tutto, bevono il nostro vino e giudicano la casa come un ufficio? Il ristorante ‘Trussardi’ vi aspetta, con il conto da quindicimila.” Il marito si alza, spalanca la porta: “Ragazzi, è ora. E non dimenticate i contenitori. Vuoti.” Gli ex-amici vanno via tra offese e arrabbiature. Paola resta in piedi, la tavola distrutta e la casa immersa nel silenzio. Marco la abbraccia: “Come stai?” “Mi tremano le mani. Sono stata cattiva?” “No, Paola. Hai solo iniziato a rispettarti. Sono fiero di te. Quei limiti andavano messi da tempo.” “E la carne?” “Se c’è, me la mangio tutta!” Ride, finalmente felice. Mette in tavola l’arrosto e la torta. Bevono insieme proprio quel vino “acido” e si augurano: “Alla nostra vita, che sia piena solo di amici veri, con il cuore aperto e non con la mano vuota.” Dopo un’ora, Giulia scrive un messaggio: “Sei davvero una strega! Ora siamo da McDonald’s a mangiare panini per colpa tua. Vergognati!” Paola sorride e blocca quel numero, e anche quelli degli altri. Quattro nomi in meno in rubrica, molta più aria in casa e tutto l’arrosto per sé e per Marco. A volte chiudere il frigorifero è il primo passo per amare se stessi.