Non cera proprio nessuno con cui scambiare due parole. Racconto
Mamma, ma che dici? Come sarebbe che non hai nessuno con cui parlare? Ti chiamo due volte al giorno! sospirò la figlia stanca.
No, Maddalena, cosa vai pensando… Non intendevo questo sospirò tristemente Nina Antonelli Solo che ormai non ho più amici o conoscenti della mia età. Della mia epoca.
Mamma, non dire sciocchezze. Hai ancora la tua amica del liceo, Irene. E poi sei modernissima e sembri molto più giovane! Dai mamma, che hai oggi? si rattristò la figlia.
Sai bene che Irene ha lasma, non può parlare al telefono, comincia a tossire. E poi abita lontano, dallaltra parte di Milano. Eravamo in tre, ti ricordi che ti ho raccontato? Beh, Marilena non cè già più da un pezzo. Ieri è venuta Tania, la vicina dellappartamento accanto. Le ho offerto un tè, è una brava donna, passa spesso a trovarmi. È corsa a prendere delle brioche che aveva sfornato per i suoi. Mi ha parlato dei figli, dei nipoti… Anche lei ha i nipoti, pur avendo quindici anni meno di me. Però i suoi ricordi dinfanzia e di scuola sono tutti diversi.
A me invece piacerebbe tanto parlare con qualcuno dei miei tempi confidò Nina Antonelli, sapendo bene che la figlia non avrebbe capito. Era ancora giovane, il suo tempo non era passato, era ancora fuori, per le strade. Non era ancora tempo di rimpianti. Maddalena era premurosa, una brava figlia, non era colpa sua.
Mamma, ho preso i biglietti per la serata dei romanzi romani, martedì. Ti ricordi che volevi andare? E basta con questa malinconia! Metti il vestito bordeaux, con quello sei bellissima!
Va bene, Maddalena, va tutto bene… non so cosa mi è preso, buonanotte cara, ci sentiamo domani. Vai a dormire presto, che hai sempre sonno! Nina chiuse il discorso.
Sì, mamma. Notte, a domani e Maddalena riattaccò.
Nina Antonelli guardava in silenzio dalle sue finestre i lumi tremolanti della sera…
Quinta ginnasio, era primavera anche allora. Quante speranze, quanti progetti. Da poco, a pensarci. Alla sua amica Irene piaceva Sergio Malaspina, un compagno di classe. Ma a Sergio piaceva proprio lei, Nina. La chiamava la sera al telefono di casa, la invitava a passeggiare. Nina però lo vedeva solo come un amico, non voleva illuderlo.
Poi Sergio partì per il servizio militare. Tornò e si sposò. Andò a vivere nel vecchio palazzo di Irene. Allepoca aveva solo il telefono fisso… il numero… Nina Antonelli provò a comporlo, venutole in mente distinto. Il segnale iniziò dopo un po, poi qualcuno sollevò la cornetta. Rumori confusi, poi una voce maschile e sommessa:
Pronto? Mi dica.
Ma sarà tardi? Perché mai lho chiamato? Magari Sergio manco si ricorda di me, magari non è nemmeno lui!
Buonasera la voce di Nina vibra appena, emozionata.
Di nuovo uno scricchiolio, poi unesclamazione sorpresa:
Nina? Sei proprio tu? Sì che sei tu. La tua voce non lho mai dimenticata. Ma come hai fatto a trovarmi? Io sono qui per caso…
Sergino, mi hai riconosciuta! e una gioia malinconica la sommerse. Nessuno la chiamava più col suo nome ormai: solo mamma, nonna o, se proprio, Nina Antonelli. Tranne forse Irene.
Ma solo Nina suonava come una primavera nuova, come se il tempo non fosse mai passato.
Nina, come stai? Che bello sentirti e queste parole le fecero davvero piacere. Temeva di non essere riconosciuta, di essere fuori luogo.
Ti ricordi la quinta ginnasio? Quando io e Vittorio Vassari vi portavamo te e Irene in barca? Si era sbucciato le mani coi remi. Poi tutti a mangiare il gelato sui Navigli. E cera musica la voce di Sergio si sciolse in nostalgia.
Certo che ricordo! rise felice Nina. E quella gita coi compagni nella pineta, a dormire in tenda? Non riuscivamo ad aprire le scatole di tonno e avevamo una fame…
Già! rise anche Sergio. Poi Vassi le aprì e la sera canzoni con la chitarra intorno al fuoco… Da quel giorno volevo imparare a suonare anche io!
E… ci sei riuscito? Nina aveva la voce limpida, ringiovanita dai ricordi che Sergio evocava, sempre più freschi.
E tu come stai ora? chiese lui, poi rispose da sé. Ma si sente, sei felice. Hai figli, nipoti, vero? E scrivi ancora poesie? Ricordo! Sciogliersi nella notte e rinascere allalba: così pieni di vita!
Eri sempre tu la luce! Accanto a te uno non prende freddo, ti scaldi il cuore. Che fortuna per i tuoi figli e nipoti, una mamma e nonna così è un tesoro.
Dai, Sergio, ora esageri! Il mio tempo ormai è passato, io…
Lui la interruppe:
Ma va, altro che passato! Cè unenergia nella tua voce che qui la cornetta si riscalda! Scherzo. Però davvero non credo tu abbia perso la voglia di vivere. Il tuo tempo non è finito. Quindi, Nina, sorridi! Il sole brilla per te.
E il vento ti porta le nuvole per te.
E gli uccelli cantano, per te…!
Sei sempre un sognatore, Sergio. E tu? Tutto bene? Dai, raccontami qualcosa anche di te, non solo di me… ma dal telefono arrivò uno scricchiolio, poi un click: la chiamata cadde.
Nina Antonelli rimase con il telefono in mano, incerta se richiamare. Poi pensò che forse era tardi, meglio lasciar stare, chiamerà unaltra volta.
Comera stato bello parlare con Sergio, quanti ricordi! Un trillo la fece sobbalzare: la nipotina.
Sì, cara Giulia, non dormo ancora. Cosa ha detto la mamma? No, sono di buon umore. Vado a un concerto con mamma. Vieni domani? Benissimo, ti aspetto. A domani!
Di ottimo umore, Nina Antonelli si stese sul letto. Nella testa, mille progetti! Addormentandosi, componeva i versi di nuove poesie…
Al mattino, Nina decise di andare a trovare Irene. Poche fermate di tram, in fondo non sono mica una vecchia carampana, pensava.
Irene la accolse con calore:
Finalmente! Lo dicevi da un secolo. Oh, hai portato una torta abrikotìn? La mia preferita! Allora racconta e si portò una mano al petto per la tosse, ma sorrise subito.
Tutto bene, col nuovo inalatore sto molto meglio. Vieni che prendiamo il tè. Nina, sei ringiovanita, che succede?
Che ne so, sarà la quinta giovinezza, scherzò Nina tagliando la torta Ieri, per caso, ho chiamato Sergio Malaspina. Ti ricordi? La tua cotta al ginnasio? Ha iniziato a ricordare così tanti dettagli che mi ero perfino scordata… Perché fai quella faccia, Irene, hai ancora male?
Irene era pallida, guardava lamica in silenzio. Poi, appena un sussurro:
Nina, non lo sapevi? Sergio non cè più da un anno. E non abitava più lì da tempo…
Ma come! E con chi avrei parlato stanotte allora? Ricordava ogni episodio della nostra gioventù. Mi sentivo giù prima di chiamarlo.
Dopo aver parlato con lui ho capito che la vita continua, che ho ancora voglia e forza di vivere… Ma come è possibile? Nina non voleva proprio crederci.
Ma era lui, il suo timbro, le sue parole… Disse: Il sole splende per te. Il vento muove le nuvole per te. E gli uccelli cantano per te!
Irene scosse la testa, confusa. Poi, a voce più sicura:
Nina, non so come sia successo. Ma forse era davvero lui. I suoi modi, il suo stile… Sergio ti ha sempre voluto bene. Forse, da lassù, voleva spronarti… e ci è riuscito. Non ti vedevo così allegra e vitale da anni.
Un giorno qualcuno rimetterà insieme i cocci del tuo vecchio cuore. E tu ti ricorderai finalmente quanto puoi essere… semplicemente felice.






