Amico venduto. Storia del nonno
E lui mi ha capito al volo!
Non è stato un bel periodo, sai? Ho capito subito che era stata una sciocchezza.
Lho venduto. Lui pensava fosse uno scherzo, poi ha capito che davvero lavevo ceduto.
Ognuno i suoi tempi li vive a modo suo: cè chi sogna la vacanza tutto incluso, e chi si accontenta di una bella fetta di pane nero con salame.
Anche noi, insomma, la nostra vita non era tutta rose e fiori.
Ero proprio un bambino, allora. Mio zio Carlo, il fratello di mamma, mi regalò un cucciolo di pastore tedesco. E io ero il più felice del mondo. Il cagnolino si era affezionato subito a me, ci capivamo con uno sguardo: mi fissava negli occhi, in attesa che gli dicessi qualcosa.
A terra, dicevo, aspettando che mi guardasse, e lui si sdraiava subito, con lo sguardo fedele, come se fosse pronto a dare tutto per me.
Seduto, comandavo, e il cucciolo si metteva sugli zampotti cicciotti, fermo, con la bava alla bocca. Aspettava solo una ricompensa, un pezzetto di qualcosa di buono.
Ma io non avevo niente da dargli. Anche noi allepoca facevamo fatica a mettere insieme pranzo e cena.
Erano proprio tempi duri.
Un giorno, mio zio Carlo quello che mi aveva regalato il cucciolo mi fa:
Eh dai non ti abbattere, ragazzino, guarda che fedele che è! Vendi il cane, poi lo chiami e lui ti segue di certo, tanto nessuno vede. Così prendi un po di soldi, compri qualcosa di buono sia per te che per tua mamma. Fidati dello zio, so quello che dico.
Lidea mi sembrò furba. Non mi rendevo conto quanto fosse ingiusto. Però me lo diceva un grande… e poi dai, potevo comprare qualche dolcetto, perché no?
Ho sussurrato a Fido, nellorecchio caldo e peloso, che avrei fatto finta, che dopo lavrei chiamato io, e doveva tornare solo da me, scappando se lo chiamavano gli altri.
Lui mi ha capito al volo!
Ha abbaiato come per dirmi sì.
La mattina dopo gli ho messo il guinzaglio e lho portato alla stazione. Là vendevano di tutto: fiori, pomodori, mele.
Quando è arrivato il treno, la gente è scesa e ha cominciato a comprare e contrattare.
Mi sono messo ben in vista, con Fido vicino. Ma nessuno si fermava.
Ormai erano passati quasi tutti, e poi si avvicina un uomo con la faccia severa:
Ragazzo, che fai qui? Aspetti qualcuno, o vendi il cane? Bel cucciolo, sai? Lo prendo io e mi mette dei soldi in mano.
Gli passo il guinzaglio, Fido gira la testa e starnutisce allegro.
Vai, Fido, corri amico, vai, gli mormoro, dopo ti chiamo, torna! E lui è partito con quelluomo, mentre io mi nascondevo seguendoli da lontano.
La sera porto a casa pane, salame, qualche caramella. Mamma mi guarda con aria severa:
Dove li hai presi, che hai rubato?
Ma no, mamma, sono stato alla stazione a portare le valigie, mi hanno dato la mancia.
Bravo figlio mio, dai mangia, poi dormiamo che oggi sono proprio stanca.
Non mi ha nemmeno chiesto di Fido, tanto non le interessava.
Il mattino dopo viene su zio Carlo. Io stavo per andare a scuola, ma in realtà volevo solo correre da Fido.
Allora, eh! Hai venduto lamico? e mi dà una pacca. Me ne sono scostato, senza rispondergli.
Non ho dormito tutta notte, e pane e salame non sono nemmeno riuscito a mangiarli.
Mi è venuta una tristezza infinita, ho capito che era stata proprio una cavolata.
Forse aveva ragione mamma a dire che non bisognava ascoltare zio Carlo:
Lascia stare tuo zio, non è uno sveglio, diceva sempre.
Prendo lo zaino e scappo di casa.
La casa era tre isolati più in là e li ho fatti tutti di corsa, senza fermarmi.
Fido era lì, dietro un cancello alto, legato con una corda grossa.
Lho chiamato, ma lui mi guardava con occhi tristi, la testa abbassata sulle zampe, scodinzolava piano, provava ad abbaiare ma non ci riusciva.
Lavevo venduto davvero. Lui pensava fosse una finta, invece ora aveva capito tutto.
Poi esce il padrone e lo richiama con voce brusca. Fido abbassa la coda, e in quel momento ho capito che la storia era finita male.
La sera torno alla stazione a portare valigie. Mi pagano poco, ma metto insieme i soldi necessari. Tremavo, ma vado uguale, busso al cancello. Luomo mi apre e dice:
Ehi, ragazzino, cosa vuoi?
Zio, ho cambiato idea e gli porgo i soldi che mi aveva dato per Fido. Lui mi guarda con uno sguardo stretto, prende i soldi in silenzio e libera il cane:
Prendilo pure, ragazzo, tanto qui non vuole stare Non farà mai la guardia, ma occhio che magari non ti perdona.
Fido mi guarda a testa bassa.
Quella che doveva essere una farsa è diventata una prova per tutti e due.
Alla fine si avvicina, mi lecca la mano e mi dà una testata sulla pancia col naso.
Sono passati tanti anni, ma da allora ho imparato: gli amici non si vendono, nemmeno per scherzo.
E mamma, quando mi ha visto rientrare con Fido, si è illuminata:
Ieri ero troppo stanca, poi mi sono chiesta: ma dovè il nostro cane? Ormai mi ero proprio affezionata è uno di casa, Fido!
E zio Carlo, dopo questa storia, da noi si è fatto vedere sempre meno: le sue battute non ci piacevano più.






