Оgni tanto, la vita ti mette davanti a circostanze che proprio non puoi schivare. Ricevetti una telefonata da mia prozia, quella che sta a Firenze: Devi venire al matrimonio di mia figlia tua pro-cugina. Non puoi mancare!. Lultima volta che avevo visto questa cugina, Caterina, avrà avuto sei anni.
Di certo, i legami di sangue non sono mai stati la mia passione, ma scansare linvito fu impossibile. Mia zia fu inflessibile: Una volta ogni ventanni possiamo anche vederci, provaci solo a non farti vedere. Dopo pochi giorni, mi arrivò la classica partecipazione con colombi e rose: Caterina e Matteo vi invitano, e mi toccò proprio andare.
Avevo già rinunciato al mio sabato. Eccomi quindi, col bouquet comprato in fretta, di pessimo umore e con la ferma intenzione di defilarmi dopo unoretta, che arrivo alla trattoria scelta per il ricevimento. Mi fanno accomodare ad un tavolo con un gruppo di ragazzi allegri amici dello sposo che, dopo un paio di bicchieri di Chianti, iniziano ad elogiare la giovane e splendida zia della sposa, e a fare i simpatici invitandomi a fare festa, che noi italiani in queste cose siamo maestri.
La sposa, ovviamente, non la riconobbi. Negli anni era passata dallessere una bambina scura e minuta a una donna bionda e prosperosa. Avrei preferito la versione originale, lo ammetto.
Latmosfera era piuttosto cupa: tantissime signore arcigne con i rispettivi mariti, lo sposo con lo sguardo confuso, la sposa del tutto consapevole della sua bellezza quanto del suo décolleté. Se non fosse stato per il mio tavolo di compagnoni, sembrava un funerale. Le zie lanciavano sguardi di ghiaccio.
Persi il primo giro di brindisi, ma il secondo mi toccò in pieno. Il cerimoniere, scoperta la mia parentela, annunciò a gran voce: Ora ascolteremo gli auguri della giovane e carina zia della sposa!. Pronunciai con trasporto: Cari Caterina e Matteo!.
In quel momento calò un silenzio glaciale, e mi resi conto che non vedevo da nessuna parte la mia prozia e difficilmente avrebbe potuto cambiare così tanto da non essere riconoscibile.
La sposa si chiama Paola, sibilò la signora in rosa di fronte a me, e lo sposo è Riccardo.
Come Paola? Quale Riccardo?
Si va mangiando e bevendo a spese degli altri, ecco cosa si fa, aggiunse la signora. Abbiamo già avuto uno così alla festa per la partenza di mio figlio per il militare; a stento labbiamo cacciato. Gente senza onore né vergogna.
In quel momento capii che si preparava una scena. Tutti cominciarono a guardarmi in modo sospettoso, alcuni alzandosi dalle sedie, pronti a passare allazione.
Ma guardi che ho la partecipazione! esclamai (proprio così, esclamai), agitando il biglietto con su scritto: Caterina e Matteo, Trattoria Il Gallo, sala banchetti.
Mi salvò il cameriere. Signore, fece, abbiamo unaltra sala su al primo piano, forse cercava quella?
Sì, sì, certo, così cena gratis in due posti si segna qua e poi va là, rincarò la signora in rosa. Ma come si fa a sopportare certa gente? Una vera avventuriera!
Lintraprendenza, cara Bianca, è pur sempre una virtù! intervenne unaltra, in verde, di quelle proprio antipatiche.
Vorrei sottolineare di non essere mai stato né un tipo borderline né un avventuriero da quattro soldi, ma si sa che dallesterno sembra tutto diverso. I ragazzi al tavolo corsero in mio aiuto, attirandosi lennesimo commento: Ah, guarda, già fa strage di uomini!
E dallaltra parte la signora in rosa concluse: Così ha portato via il marito alla nostra direttrice amministrativa Basta distrarsi un attimo, questi tagliano anche le suole delle scarpe sotto il naso!
Onestamente, non ho mai portato via un uomo a nessuno, ma lì mi sentivo una vera disgraziata. E cominciai anche a scrutare i mariti, magari qualcuno valeva pure la pena, tanto vale rispondere a qualche altra accusa.
Per fortuna il cameriere, santo subito, andò nellaltra sala e tornò con la mia prozia, che capì subito la situazione e dichiarò solennemente che mi conosceva. Mentre lo diceva, strizzò locchio a me e agli altri, come a dire: Da sempre un po stravagante, abbiate pazienza.
In sostanza, mi evacuarono nellaltra sala, dove trovai davvero la sposa originale la bella Caterina, e non ricordo più quale Matteo e dove passarono ore a farmi dimenticare lo scivolone con una sfilza di drink veri.
Meno male che non avevo ancora consegnato il regalo. Ah, e ad accompagnarmi fuori furono proprio i ragazzi della prima festa che alla fine, in tutto quel caos, furono la compagnia migliore di tutte.






