A Varvara, in paese, la condannarono lo stesso giorno in cui la pancia cominciò a spuntare da sotto il maglione. A quarantadue anni! Vedova! Che vergogna!
Suo marito, Cesare, era morto da dieci anni lavevano seppellito con tutte le onoranze; e lei toh, balzo col bambino in grembo.
Ma di chi sarà? sibilavano le comari accanto alla fontana.
Eh, chi lo sa! facevano eco altre. Una donna discreta, riservata e guarda dove è finita! Lha combinata grossa.
Le figlie sono da maritare e la madre fa la scavezzacollo! Vergogna!
Varvara non guardava proprio nessuno. Tornava dalla posta con la borsa pesante sulla spalla e teneva lo sguardo fisso a terra, la bocca serrata a filo.
Se solo avesse saputo come sarebbe andata a finire, forse non si sarebbe immischiata. Ma come fai a tirarti indietro, quando il cuore del proprio sangue annega tra le lacrime?
E niente, tutto era partito non da Varvara, ma da sua figlia, Livia
Livia, più che una ragazza era una cartolina. La copia sputata del compianto Cesare. Quello sì che era bello, il principe azzurro del paese. Biondo, occhi azzurri. Livia identica.
Tutto il paese aveva il torcicollo per lei. Laltra, la minore, Isabella, era il ritratto della mamma: capelli scuri, occhi da cioccolato fondente, impassibile e quasi invisibile.
Varvara nelle sue ragazze non vedeva il mondo che loro: le adorava, le cresciuta da sola, come unostinata. Due lavori: di giorno postina, di sera puliva alla stalla. Tutto per loro, per le sue gioie.
Ragazze, dovete studiare! predicava. Non voglio che vi ritroviate come me, a tirare avanti tra il fango e la borsa pesante. Dovete andare in città, vedere il mondo!
E Livia in città ci andò, con la leggerezza di un passerotto. Si iscrisse allIstituto di Commercio. Appena arrivata, subito notata.
Mandava foto: ora al ristorante, ora in abito elegante. E perfino il fidanzato. Non uno qualunque, ma il figlio di un dirigente comunale. Mamma, mi promette una pelliccia! scriveva.
Varvara neanche a dirlo, era raggiante. Isabella invece sempre più scura in volto. Lei era rimasta in paese dopo la scuola, a fare la OSS in ospedale. Avrebbe voluto fare linfermiera, ma non cerano abbastanza euro.
Tutta la pensione di reversibilità e lo stipendio di Varvara erano per Livia, per mantenerle la vita cittadina.
***
Quellestate però Livia tornò. Non col solito trambusto, vestiti e regali, ma silenziosa, verde-grigia in faccia.
Due giorni non uscì dalla stanza, il terzo Varvara la trovò in lacrime strozzate nel cuscino.
Mamma mamma sono rovinata
E cominciò a piangere tutta la sua storia. Il fidanzato, quel principe dorato, dopo averle tolto la corona, laveva scaricata. E lei era già al quarto mese.
È troppo tardi per mamma! singhiozzava Livia. Che faccio ora?! Non vuole più saperne di me!
Disse che se parto lo mando alla malora! Mi buttan pure fuori dalluniversità! Finita, la mia vita!
Varvara restò come se glielavesse detto il prete dal pulpito.
Ma tesoro non ti sei protetta?
Ma che importa! urlò Livia. E adesso?! Lascio il bambino allorfanotrofio? Lo metto in mezzo alle verze?!
A Varvara si strinse il cuore. Come allorfanotrofio? Un nipote suo?
Quella notte Varvara non chiuse occhio. Camminava per casa come un fantasma. Allalba si sedette sul letto accanto a Livia.
Fa niente disse con voce ferma. Lo portiamo avanti.
Mamma! Ma come? Lo sapranno tutti! La vergogna!
Non saprà nessuno ribatté Varvara. Diciamo che è mio.
Livia non credeva alle proprie orecchie.
Tuo? Mamma, lo sai che hai quarantadue anni?
Mio ripeté Varvara. Vado da zia Luisa, lì in provincia, dico che la aiuto. Partorisco e mi fermo qualche mese. Tu torna in città e continua a studiare.
Isabella, che dormiva dalla parte opposta a una parete di cartapesta, aveva sentito tutto. Morso il cuscino, piangeva come non mai. Pietà per la madre, e uno sdegno feroce per la sorella.
***
Un mese dopo Varvara partì. Il paese chiacchierò e poi dimenticò. Dopo sei mesi tornò. Non sola, ma col pacchetto blu.
Ecco, Isabella, disse alla figlia pallida ti presento tuo fratellino Matteo.
Il paese trasecolò. Ecco la discreta Varvara! La vedova e pure madre!
Ma chi sarà il padre? di nuovo le comari a bisbigliare. Il sindaco?
Macché, troppo vecchio. Lagronomo di certo! Che belluomo!
Varvara incassava in silenzio tutte le dicerie. Adesso la vita si era fatta dura davvero. Matteo era un terremoto. Varvara non ne poteva più.
Borsa della posta, lavoro, e adesso notti insonni. Isabella aiutava come poteva: lavava i panni, cullava il fratello, tutto senza una parola. Ma dentro ribolliva di rabbia e amarezza.
Livia scriveva dalla città. Mamma, come state? Mi mancate! Non ho soldi, tiro avanti a malapena. Ma presto vi mando qualcosa!
Arrivarono i soldi dopo un anno… mille euro. E dei jeans, due taglie troppo piccoli per Isabella.
Varvara sgobbava, Isabella sempre accanto. La sua di vita era andata allaria. I ragazzi la guardavano e via scappavano: chi vuole una ragazza con una madre dalla reputazione dubbia e un fratellino di dubbia provenienza?
Mamma, disse Isabella una sera che aveva compiuto venticinque anni, forse dovremmo dirlo?
Ma sei matta, figlia! si spaventò Varvara. Non si può! Rovinerebbe la vita a Livia! Lei si è sposata. Con uno bravo.
Livia effettivamente si era sistemata. Laurea, matrimonio con un imprenditore, trasloco a Roma.
Mandava foto: lei in Egitto, in Turchia. Sembra una diva da copertina.
Del fratello mai una parola. Varvara raccontava: Matteo è andato in prima elementare. Prende solo bei voti.
Livia rispondeva spedendo un regalo di lusso, sempre del tutto inutile in paese.
Così son passati gli anni. Matteo ha ormai diciottanni.
Un giovanotto, non cè che dire. Alto, occhi azzurri come… come Livia. Simpatico e laborioso. Adora la mamma (cioè Varvara) e la sorella Isabella.
Isabella ormai sera rassegnata. Caposala in ospedale.
Vecchia zitella, sospiravano alle sue spalle. Anche lei aveva abbandonato ogni speranza: la sua vita era tutta per la madre e Matteo.
Matteo finì il liceo col massimo dei voti.
Mamma! Vado a Roma! Voglio entrare alluniversità! annunciò.
A Varvara prese un piccolo infarto. A Roma Dove cera Livia!
Non vuoi restare alluniversità qui da noi, in provincia? propose timida la madre.
Dai, mamma! Devo farmi strada! rideva Matteo. Vedrai, vi sistemo tutte e due! Avrete casa come si deve!
Il giorno dellultimo esame, ecco una berlina nera che si ferma davanti al cancello.
Scende Livia. Varvara sbianca. Isabella resta di sasso con il grembiule in mano.
Livia sfiorava i quaranta ma, giuro, sembrava una di Vogue. Magrissima, tailleur di marca, piena doro.
Mamma! Isa! trillò baciando Varvara. E dovè
Vide Matteo. Stava pulendo le mani, appena uscito dal garage.
Livia si bloccò sul posto. Lo fissava. Poi le si riempirono gli occhi di lacrime.
Ciao, dice Matteo, educato. Lei è Livia? La sorella?
La sorella eco Livia. Mamma, dobbiamo parlare.
Sedettero in cucina.
Mamma Ho tutto. Casa, soldi, marito Ma niente figli.
Cominciò a piangere, il mascara colava come fondente.
Abbiamo provato tutto. PMA ospedali Niente da fare. Mio marito è furioso. E io non resisto più.
Perché sei venuta, Livia? chiese cupa Isabella.
Livia alzò su di lei occhi gonfi.
Sono qui per mio figlio.
Sei impazzita?! Quale figlio?!
Mamma, non gridare! urlò anche lei. È mio! Mio! Io lho partorito! Gli darò una vita vera! Ho conoscenze!
Potrà entrare dovunque! Gli compriamo la casa in città! Mio marito è daccordo! Gli ho già raccontato tutto!
Gli hai raccontato? sibilò Varvara. E di noi? Di me che ho sopportato la vergogna? Di Isa che
Isa cosa! tagliò corto Livia. È rimasta qui a spolverare le galline! A Matteo spetta loccasione! Mamma, ridammelo! Tu mi hai salvato la pelle, ora rendimi mio figlio!
Non è un oggetto, non te lo posso restituire! gridò Varvara. È mio! Lho cresciuto io, mi sono spezzata la schiena per lui! Lho amato!
In quel momento entrò Matteo. Aveva sentito tutto. Stava sulla soglia, livido.
Mamma? Isa? Ma di di chi state parlando? Che figlio?
Matteo! Figlio mio! Sono io, tua madre! Capito? Quella vera!
Matteo la fissava come fosse unapparizione. Poi guardò Varvara.
Mamma è vero?
Varvara nascose il viso tra le mani e scoppiò a piangere. E fu allora che Isabella esplose.
Lei, la taciturna Isabella, si avvicinò a Livia e le stampò uno schiaffone che la mandò a rimbalzare sul muro.
Disgraziata! urlò Isabella, con dentro diciottanni di frustrazioni, vita spezzata, offesa per la madre. Madre?! Che madre sei stata?!
Lo hai abbandonato come un cucciolo! Sapevi che la mamma non poteva uscire di casa per la vergogna?! Sapevi che per la tua colpa sono rimasta sola, senza marito, senza figli?! E ora torni? A riprendertelo?!
Isa, basta! sussurrava Varvara.
No, mamma! Basta davvero! Abbiamo già pagato! Isabella si girò verso Matteo. Sì! Quella è la tua madre biologica, che ti ha mollato a mia madre per farsi la bella vita a Roma!
E questa, indicando Varvara con il dito è tua nonna! Che sè rovinata lesistenza per voi!
Matteo stette zitto. A lungo. Poi lentamente si inginocchiò accanto a Varvara che ancora piangeva.
Mamma bisbigliò. Mamma, mia.
Alzò la testa, guardò Livia che, con la mano sulla guancia, scivolava lungo il muro.
Non ho nessuna madre a Roma disse pacato ma deciso. Ne ho una sola. Lei. E una sorella.
Si alzò. Prese la mano di Isabella.
E lei signora può andarsene.
Matteo! Figlio mio! Livia gridava. Ti darò tutto!
Ho già tutto tagliò corto Matteo. Ho la famiglia migliore che potessi desiderare. Voi avete solo il vuoto.
***
Livia, quella sera stessa, tornò a Roma. Il marito, che aveva assistito a tutta la scena dalla macchina, non scese neppure.
Pare che, lanno dopo, la lasciò davvero: si trovò unaltra che in pochi mesi gli diede un figlio. Livia rimase sola, coi suoi soldi e la sua bellezza.
Matteo rimase in provincia. Si iscrisse a Ingegneria.
Mamma, qua servo io. E dobbiamo costruirci una casa nuova!
E Isabella? Quella sera, dopo urlato, si tolse il tappo dal cuore. Tornò a vivere. Fiori inaspettati, a trentottanni.
Perfino lagronomo, quello delle chiacchiere, iniziò a guardarla con altri occhi. Vedovo, uomo distinto.
Varvara li osservava, e piangeva. Ma finalmente di felicità. Il peccato cè stato e magari neanche uno solo. Ma il cuore di una madre copre tutto, anche questo.






