Non se lo aspettavano
Papà, il nostro con me e Mariella, è partito un giorno per cercare lavoro e da allora è sparito, proprio quando ero in quinta elementare e mia sorella in prima. Dopo quellultima volta non si è fatto più vedere. Prima era soltanto scomparso per mesi, tornando quando gli pareva, sempre con qualche regalo e una manciata di euro nelle tasche. Non erano sposati lui e la mamma; papà era uno spirito libero, un po’ zingaro, e girava per lItalia da nord a sud, senza mai fermarsi troppo a lungo. La mamma lo perdonava sempre, accecata da un amore che le toglieva il respiro.
Volodino mio, torna presto gli sussurrava mentre lui si allontanava.
Dai, non essere malinconica. Abbi pazienza: torno con qualche sorpresa rispondeva lui, dandole un bacio distratto prima di svanire per mesi.
Quando papà era via, ci badava suo fratello, zio Nicola. Non ha mai fatto allusioni, né ha mostrato attenzioni fuori dal comune alla mamma, ma secondo me, forse lei gli piaceva. In ogni caso noi potevamo sempre contare su di lui.
Come va qui, Tiziana? mi ricordo che chiedeva entrando in casa. I piccoli come stanno?
Evviva, è arrivato zio Nicola! gridavo correndo ad abbracciarlo.
Ciao, Daniele rispondeva lui, stringendomi forte un secondo.
Avrei voluto che fosse lui nostro padre. Nei fine settimana zio Nicola portava me e Mariella a passeggiare, mentre mamma riposava. Qualche volta veniva con noi, altre preferiva restare in casa, immersa nei suoi pensieri da donna affranta.
Quando ero cresciuto un po, zio Nicola portò a casa una parete darrampicata da ginnastica e la montò nel corridoio. Papà ormai non si vedeva da quasi sei mesi. Io lo aiutavo a fissare i ferri, mentre Mariella guardava da lontano, seguendo con curiosità le movenze decise di zio Nicola.
Zio, ma perché non ti sposi mai? Sei così bravo con le mani, ti innamorerebbero tutte! commentò Mariella, con la saggezza fuori misura che solo alcune bambine italiane possiedono.
Quella saggezza, suppongo, le veniva dalle chiacchiere ascoltate di nascosto tra la mamma e le sue amiche.
Non mi piace nessuna, Mariella. Quando troverò quella giusta, mi sposerò.
Ma non ti piacerebbe avere dei figli tuoi?
Mariella aprì le braccia con quella gestualità tipicamente mediterranea.
Zio Nicola posò gli attrezzi e disse serio:
Per ora mi bastate voi. Ma tu che fai, vuoi già liberarti di me? scherzò socchiudendo gli occhi.
Mariella non era una sciocca.
Ma figurati! spalancò gli occhi. Io sono sempre felice se vieni.
Quella sera chiesi a Mariella:
Perché lo stuzzichi così? Se si offende e non viene più?
Papà porta i regali sospirò lei. Sicuro che arriverà presto.
Sei proprio una sciocca. Ti compra con i regali. Lo sai quanto costa la parete che ci ha messo zio Nicola?
A me non interessa, io voglio i vestiti nuovi e le bambole. Non sono mica una scimmia a girare sui suoi attrezzi.
Ma questa volta papà non tornò. Un giorno zio Nicola venne e si chiuse in cucina con la mamma. Cercava di parlarle, mamma piangeva.
Tizi, non piangere. Non vi lascio soli. Lo conosci tu, lui cerca sempre il posto più comodo provava a consolarla.
Mamma si mise proprio a piangere sul serio, urlando, e poi pianse a lungo.
Zio Nicola veniva ancora come sempre: aiutava, riparava, ci portava fuori. Un giorno si fece coraggio. Parlò con la mamma dei suoi sentimenti. Io ascoltavo senza rimorsi.
Nicolò, ma io non ti merito! Sei un bravuomo, meriti la vera felicità.
Lo so io chi mi serve, Tiziana ribatté lui, testardo.
E se lui dovesse ritornare?
Nicola non rispose.
Io lo aspetterò comunque. Lo amo, Nicola! Non ci posso fare niente. Se pensi che una così come me ti vada bene, senza cuore
Io mi allontanai sulla punta dei piedi. Avrei voluto urlare. Che sciocca mia madre, davvero. Proprio lei trovava chi amare e chi aspettare.
Così abbiamo vissuto. Mariella, lei era tutta come papà: dove cè da mangiare si accoccola. Come darle torto? Aveva capito ormai che papà con i regali non sarebbe tornato. Zio Nicola si faceva in quattro per la famiglia. Mamma gli ha dato un figlio: Valerio. Nicola era felicissimo. Si sono sposati e tutto ha preso il ritmo giusto.
Mi sono diplomato senza brutti voti e avrei potuto entrare all’università senza dover pagare la retta. Mamma era raggiante.
Finalmente un dottore in famiglia, eh Nicola?
Eh già, non siamo mica gente da poco, noi.
Basta, dai! Quale dottore? diventavo rosso e cambiavo argomento. Fatemi bere un po di prosecco, dai, per festeggiare.
Come se non lavessi mai assaggiato sbuffava Mariella, mentre io la minacciavo con lo sguardo.
Valerio si arrampicava ovunque, tentando di salire sul tavolo e distruggere tutto. Nicola lo afferrò e lo piazzò sulle ginocchia.
Dai su, comportati bene, sei grande ormai!
Valerio prese subito un cucchiaio dal tavolo e se lo mise sul naso incrociando gli occhi: tutti scoppiarono a ridere.
Suonano alla porta? chiese Mariella, tendendo le orecchie.
Mamma aprì e si ritrasse di colpo. Nel vano della porta comparve papà. Si fece un gran silenzio. Guardò in giro e disse:
Continuate pure la festa.
Nessuno parlava. Valerio si staccò da Nicola e andò verso il nuovo arrivato. Papà non lo considerò affatto. Mamma afferrò Valerio e se ne fece scudo. Nicola si sollevò e traballò.
Dove vai? chiese mamma con voce tremante.
Devo devo prendere aria.
E uscì, spostando il fratello con una spalla. Io mi alzai per seguirlo, Mariella dietro di me.
Guarda che vestiti alla moda ti ho portato, tesoro disse papà allora.
A sorpresa, Mariella non lo degnò di uno sguardo. Mi raggiunse nel corridoio e mi bisbigliò nellorecchio.
Dai, io vado dietro a Nicola. Tu resta qui e ascolta.
Ma
Dai, Dani! Sei più bravo tu a origliare!
Accidenti. Ma aveva ragione. Davvero, dovrei fare la spia.
Mariella uscì dietro a Nicola, io mi fermai in corridoio, impaurito dallidea che mamma finalmente avesse ottenuto quello che voleva. Lamore della sua vita. E ora? Che fine avrebbe fatto la nostra famiglia?
Tizi, ma che sei matta? Ti sei sposata Nicola? domandò papà con tono velenoso.
Mamma taceva.
Tiziana dai, è successo e basta. Nel mondo chi non ha sbagliato? Non importa. Ora sono tornato!
Rumore di strepiti, un ceffone, il pianto di Valerio spaventato.
Vai via, Vladimiro vattene sibilò mamma.
Tizi, ma che capricci fai?
E basta! Ho detto vai. Non ti ha aspettato nessuno qui.
Non ci credo. Ti leggo dagli occhi. Gli occhi non mentono.
Ma io ho detto quello che dovevo. tagliò corto lei.
Papà se ne andò dopo poco, mi vide nel corridoio.
Stai origliando? Eh, farai strada tu.
Ma di lui non mi importava più nulla. Tornai nella stanza pensando che mamma fosse distrutta. Invece stava rassicurando Valerio, sistemandosi i capelli e preparando la tavola come Giulio Cesare.
Uff. Quasi ci rovinava la festa, eh? sorrise la mamma, un po storta. Dove sono gli altri?
Valerio aveva già dimenticato tutto, trascinava una sedia felice.
Uscii in strada. Mariella e Nicola erano seduti sulla panchina del parco. Lei gli stringeva il braccio e appoggiava la testa sulla sua spalla, temendo che, mollando la presa, lo avrebbe perso. Mi avvicinai da dietro, li guardai. Era tanto che volevo dirlo. Girai intorno, fissai il volto smarrito di Nicola:
Dai, papà, smettila di stare qui. Torniamo a casa. La mamma ci chiama.
A Nicola tremavano le mani. Mariella ci poggiò le sue sopra e sollevò il viso:
Davvero, vieni con noi papà?
E siamo tornati. Dopotutto, era la mia festa: avevo finito la scuola.






