Zio Vanni e la sua baracca scrostata erano evitati da tutta la frazione di Monticelli. Era facile: la sua casa sormontava il limite del paese, quasi sullorlo del bosco. Vanni era un uomo taciturno, quasi eremita. Il suo aspetto confermava il soprannome: curvo, trasandato, avvolto in una camicia a quadri impolverata e pantaloni a stampa mimetica rattoppati. I capelli disordinati, ormai grigi, incorniciavano guance raggrinzite dal vento. Curiosamente, Vanni non beveva neanche un bicchierino di vino.
Il ragazzo di dieci anni, Gianluca, temeva lo zio. Sua madre, sospirando, diceva:
Una volta era un uomo forte, mani doro! Tutti in paese invidiavano la moglie Lucia, Che marito ha preso!.
Il padre le confermava:
Dopo quella battuta di caccia sei anni fa, è impazzito!
Quando è morto il suo figlio, ha perso la testa! ribatté la madre.
Marta, la nonna di Gianluca, era amica di Zia Lucia, lex moglie di Vanni. Quando la zia faceva visita, sospirava:
Oh, Marta, mi dispiace per lui, ma non posso più vivere così. Non bastava che Tolomeo morisse, poi Vanni mi ha infilato un coltello alle spalle!
Non rivelava però cosa avesse realmente fatto Vanni. Anche Marta, la migliore amica di Gianluca, non lo sapeva. Lucia aveva sofferto moltissimo per la morte del suo unico figlio di tre anni, ma per Vanni era stato un colpo ancora più duro.
Si parlava di tutto: che Vanni avesse iniziato a bere, che la morte del bambino avesse innescato il divorzio. Altri sussurravano di aver visto vicino alla casa una creatura strana, simile a un uomo, ma magra, curva, dalla pelle grigiastra e dalle mani sottili e allungate.
Raccontaci, che cosa ha fatto? chiedeva la gente.
Non mi ha lasciato scelta, Marta sospirava Zia Lucia, senza aggiungere altro.
Lestate di quellanno era torrida e secca. Gianluca, Vittorio e Antonio, per la prima volta, pedalavano senza adulti fino al fiume. Trascorrevano lintera giornata sulle rive: si tuffavano, pescavano. Spesso prendevano molti pesci; Gianluca li asciugava al sole e, la sera, i ragazzi sgranocchiavano i pesci essiccati al posto dei semi di girasole, così prima di dormire Gianluca beveva più bicchieri dacqua.
Il sentiero verso il fiume attraversava la proprietà di Vanni, invasa da erbacce e aceri selvaggi. La sua baracca era in rovina: tetto ingiallito dal muschio, infissi cadenti. Solo la parabola satellitare, assurda sullo sfondo, suggeriva che la casa fosse ancora abitata.
I ragazzi conoscevano tutte le voci su Vanni e cercavano di non voltarsi quando passavano vicino al suo terreno.
Gianluca, hai sentito cosa dice la gente su zio Vanni? chiese Vittorio, affilando lamo.
Dicono di tutto, e tutto è diverso rispose Gianluca, togliendo un panino al lardo dallo zaino.
E del tipo grigio? intervenne Antonio, lasciando cadere un pesce grasso nel secchio.
Sì, ascoltare le leggende locali ti fa vedere uomini grigi e verdi in giro! rise Vittorio.
Quel pomeriggio era straordinariamente limpido. I ragazzi, rapiti dalla pesca, non notarono il tramonto avvicinarsi. Lacqua del fiume rifletteva il rossore dei nuvoli serali; cavallette cantavano, rane gracchiavano.
Dobbiamo tornare, le madri si preoccupano! esclamò Gianluca, guardando il cielo che si incendiava.
Mentre raccoglievano gli attrezzi, il sole sparì dietro lorizzonte e le tenebre estive si fecero più dense. Improvvisamente, la catena della bicicletta di Vittorio si staccò.
Gianluca, Antonio, aspettate! gridò Vittorio, scendendo di corsa.
Si chinò per sistemare la catena quando un fruscio tra i cespugli li fece sobbalzare.
Lavete sentito? sussurrò Antonio, gli occhi spalancati.
Qualcosa di grosso mormorò Gianluca, una vibrazione percorsa dal corpo, Vittorio, aiutami, andiamo via di qui.
Il fruscio ricominciò, più vicino. I tre, con le mani tremanti, lottavano per rimettere a posto la catena. Con un ultimo sforzo, riuscirono, e dal fitto della vegetazione emerse una figura.
Una creatura magra, di colore grigio, quasi umanoide, con la testa liscia e piccola, alta quanto un bambino di dieci anni, con braccia allungate e dita artigliate. Gli occhi neri come la pece fissavano i ragazzi. Emise un suono simile a uno scricchiolio, mostrando denti aguzzi. Al posto del naso, due aperture rotonde per la respirazione.
Mamma, che cosè? urlò Vittorio, mentre i tre salivano sulle biciclette e fuggivano, dimenticando il secchio di pesci sul terreno.
Gianluca si voltò un attimo e vide la creatura barcollare, avvicinarsi al secchio, sbirciare dentro e afferrare il pesce con le dita a uncino. Poi sentì la voce di zio Vanni, che la bestia obbedì, emettendo un suono quasi umano e tornando verso la sua casa.
Prima di separarsi, i ragazzi decisero di non tornare più al fiume passando per la proprietà di Vanni. Naturalmente, ciascuno ricevette una certa rimprovero da casa per il ritardo.
Dalla cucina si levava lodore di focaccine appena sfornate; la madre canticchiava tra sé e sé. Gianluca si avvicinò silenzioso alla porta, ascoltando. La madre non sembrava troppo arrabbiata, così poteva uscire, soprattutto perché il profumo dei pancake lo attirava, sovrastando la paura di una mamma irritata.
Sbatté la porta dingresso: era Marco, il padre, guardia notturna nella fattoria, appena rientrato dal turno.
Ciao, Marta, Gianluca dorme ancora? sentì il ragazzo la voce preoccupata del padre.
Sì, Marco, che succede? Perché sei così spaventato? rispose la madre con nonchalance.
Hanno trovato Sanzo Merzli al fiume. Qualcuno lo ha dilaniato, una bestia.
Oh, Signore mio! esclamò la madre.
La polizia è arrivata, interroga i testimoni. Alcuni pescatori hanno sentito urla notturne. Dicono di aver visto qualcosa di simile a un uomo, ma non era un uomo. Molto magro, piccolo, grigio.
Il cuore di Gianluca batteva allimpazzata. Quella stessa creatura lavevano vista ieri vicino alla casa di Vanni! Decise di raccontare tutto ai genitori.
Uscì dalla sua stanza e disse:
Mamma, papà! Ieri, con i ragazzi, abbiamo visto una cosa davanti alla casa di zio Vanni. Non era un uomo, era spaventosa.
Gli eventi successivi si susseguirono in un lampo. Il padre di Gianluca chiamò i genitori di Antonio e Vittorio, che a loro volta informarono gli altri abitanti del villaggio. In pochi minuti, quasi tutta la frazione si radunò davanti alla baracca di Vanni. La gente si affrettò verso il luogo, mentre i ragazzi, bramosi di scoprire, li seguiino.
Quando si avvicinarono, udirono grida agghiaccianti provenire dal terreno di Vanni, poi colpi di fucile di alcuni cacciatori del villaggio, e infine il lamento disperato di Vanni.
Nessuno notò i ragazzi che si erano avvicinati al massacro. La folla si accalcò intorno a un corpo sconvolto, giacente in una pozza di sangue sangue umano, rosso e caldo. Sopra di lui si chinava zio Vanni, singhiozzante:
Figlio mio! Perché?!
Che figlio? È Sanzo, il bambino! rispose stanco il padre di Gianluca.
Non lha fatto da solo! Forse lo ha provocato. Lavevo trovato durante la caccia, lo sentivo piangere Poi ho visto una tana e una voce di pianto. Ho pensato fosse un bambino smarrito Ero ancora ferito per la perdita di Tolomeo, il mio cuore era a pezzi Ho guardato dentro e cera lui, minuscolo come Tolomeo. Correva da una creatura allaltra, entrambe ferite. Devesserci i genitori È venuto da me, piangeva, allungava le braccia magre Lho afferrato, mi è stretto forte Terrorizzato, infelice. Capiva tutto, guardava la televisione, amava i film, la fantascienza, le fiabe, i cartoni Non sapeva parlare, ma faceva rumori, come noi. Amava i dolci. Era un adolescente, come il tuo Gianluca, Marco! disse zio Vanni al padre, E voi lo giudicate senza nemmeno indagare!
Vanni, è un mostro! intervenne Zia Lucia, arrivata sul posto, Perché non lhai lasciato lì? Forse i suoi simili lo avrebbero trovato?
Guardate! rise zio Vanni, Siamo noi gli mostri, non loro! Abbiamo azzerato le foreste, inquinato i fiumi, avvelenato gli oceani! Non resta più un filo derba dove nascondersi. Ovunque solo uomini, uomini, uomini! E cosa resta a loro? Nulla! Perché li hanno uccisi i loro genitori?
Tutti guardavano increduli zio Vanni, che piangeva il suo figlio. Il corpo, ormai immobile, allungava le braccia verso il cielo, gli occhi neri fissi nellazzurro.
Permettetemi di seppellirlo, se non siete tutti bestie implorò Vanni, asciugandosi le lacrime da una guancia rugosa.
Gianluca provò una strana compassione per Vanni e per il suo figlio. Compassione anche per Sanzo, tra le fauci della creatura. Erano tutti vittime. Qualcuno era colpevole di aver fatto accadere tutto questo? Gianluca rimpiangeva per un attimo di aver raccontato tutto ai genitori.
Non permiserono a Vanni di seppellire il mostro. Arrivarono i Carabinieri, cacciarono tutti, poi comparvero soldati in divisa, che perquisirono le case e ordinavano silenzio sotto pena di legge. Nessuno sapeva dove fosse stato portato il corpo della strana creatura. Zio Vanni morì poco dopo, senza nemmeno un anno dalla morte del mostro a cui si era affezionato come a un figlio. La sua baracca crollò infine, invasa da una selva impenetrabile.




