Papà, ma come hai potuto?! Come hai fatto una cosa del genere alla mamma?!

Papà, ma come hai potuto? Come hai fatto questo a mamma?!
Giulia e la sua amica Cecilia passeggiavano nel Parco Sempione, quando allimprovviso notarono un uomo e una donna. Si abbracciavano e lui le sussurrava qualcosa allorecchio. La donna sorrideva felice. Giulia li fissava con gli occhi sbarrati, incapace di distogliere lo sguardo. Giulia, ma che ti succede? Giulia! chiese stupita Cecilia. Niente. Dai, andiamo, rispose Giulia allimprovviso. Le ragazze si salutarono. Giulia si avviò verso casa, confusa e scossa da quello che aveva appena visto.
Papà, ma come hai potuto? Come hai fatto questo a mamma?! non riusciva a credere ai suoi occhi.

Dopo il corso dinglese, Giulia e Cecilia uscirono insieme. Non avevano molta voglia di rincasare subito, così Giulia propose:

Cecilia, facciamo una passeggiata al parco!
Certo, prima che faccia buio, accettò Cecilia.

Il Parco Sempione non era certo di strada, ma perché non concedersi due passi?

Camminavano sotto i viali, osservando con un po di invidia le coppie di fidanzati abbracciati sulle panchine. Nessuno le notava.

Svoltarono in un vialetto più appartato e lì videro un uomo e una donna che si stringevano luno allaltra. Lui, chiaramente non più giovanissimo, le sussurrava qualcosa teneramente allorecchio, e lei rideva felice.

Cecilia rivolse appena uno sguardo disinteressato, ma poi notò che Giulia osservava la scena senza battere ciglio, immobilizzata.

Giulia, ma che succede?
Sono io… niente. Dai, andiamo! disse Giulia con voce incerta, incamminandosi rapida.

Uscirono dal parco. Giulia era silenziosa, assorta nei suoi pensieri. Si salutarono e tornarono ciascuna alla propria casa…

Giulia, mentre camminava, teneva la testa china. Continuava a figurarsi nella mente il volto felice di quella donna sotto lalbero, il padre che le sussurrava parole dolci, ignaro di tutto… persino della presenza della propria figlia!

Papà, comè possibile, ti ho sempre visto come un esempio, un papà perfetto… e ora scopro così che hai unaltra? Non lo crederei mai, se non lo avessi visto con i miei occhi!

Giulia rientrò tardi quella sera.

Vieni a cena! brontolò la mamma dalla cucina. Non vi si può aspettare né a te né a tuo padre.

Un attimo, vado a lavarmi le mani! balbettò Giulia.

Restò in bagno a lungo. Quando uscì, il padre non era ancora tornato. Giulia cenò in silenzio e andò in camera sua.

Si sedette al computer, ma non riusciva a concentrarsi. Continuava a vedere davanti a sé la scena del parco. Faticava a credere fosse reale.

Ma quello è mio papà. È davvero così comune tra gli adulti linganno e il tradimento? Cosa gli manca, alla nostra vita? Può davvero rinunciare a me e a mamma per quella donna? pensava tra sé.

Poi ebbe unidea improvvisa:

Forse quella donna non sa neanche di me. E davvero crede che lasci il mio papà a lei?

Allimprovviso si udì la porta dingresso.

Scusa, cara! Giornata pesante oggi, sentì la voce del padre.

Strano, ora per te sono dure tutte le giornate, replicò la mamma, pronta allennesima discussione. Prima era solo a fine mese.

Ma no, Giovanna, è davvero così ora…

Come sempre, papà entrò per salutarmi, come ogni sera, ma io mi scostai:

Vai, che si raffredda la cena!

Giulia, che succede?

Niente a me. E a te?

Papà mi guardò negli occhi, sembrava volesse dirmi qualcosa, ma poi cambiò idea e si avviò in cucina.

Quella sera non uscii mai dalla stanza. Meditavo su come riprendermi mio padre. Addormentandomi con questo pensiero fisso.

Al mattino mi svegliò il vociare basso dei miei genitori.

Antonio, dove vai?

Al lavoro. Ho unurgenza.

Ma oggi è sabato, potresti stare con noi, protestava mamma.

Torno per pranzo! Promesso andremo tutti da qualche parte.

Mi alzai, facendo finta di essermi appena svegliato.

Dove corri tu? chiese subito mamma.

Ho un ripasso con il gruppo. Sennò arrivo tardi.

Sempre impegnata, borbottò mamma. Ma ero già in bagno.

Quando uscii, papà era nel corridoio.

Giulia, ti accompagno io fino agli studi?

Prendi almeno un caffè! mi chiamò mamma dalla cucina. È pronto.

Vai a berlo, ti aspetto qui! papà aveva una voce gentile, come se avvertisse di dover recuperare qualcosa con me.

Buttai giù il caffè e raggiunsi mio padre sulla porta.

Dai, andiamo papà!

Per qualche minuto camminammo in silenzio, poi papà ruppe il ghiaccio:

Sei arrabbiata con me, Giulia?

No, papà! Forse è il periodo delladolescenza… mi fermai un attimo, cercando coraggio. Ti voglio bene, papà!

Anchio, tesoro!

Più di ogni cosa al mondo?

Notai il suo sussulto, il modo in cui mi osservò attento. Ma poi sorrise:

Più di tutto al mondo.

Sorridevamo, senza trovare il coraggio di guardarci negli occhi.

Ecco papà, qui ci salutiamo. Ti aspetto per pranzo. Hai promesso che il weekend lo passiamo insieme.

Mi allontanai ma, appena girato langolo, mi nascosi dietro un cespuglio. Quando vidi che papà si dirigeva altrove, lo seguii a distanza.

Ancora speravo che andasse davvero in ufficio, invece prese tuttaltra direzione.

Andammo avanti a lungo, finché si fermò sotto un palazzo. Si mise sotto gli alberi e telefonò.

Dopo circa cinque minuti uscì una donna. Rimasi stupita a guardarla:

Comè bella! pensai tra me. Davvero conta più di noi per papà?

La donna lo raggiunse, lo baciò sulla guancia, e si avviarono insieme, a braccetto, verso uno slargo poco frequentato. Si sedettero su una panchina e iniziarono a parlare fitto fitto, con aria seria. Poi arrivò un lungo bacio.

Li osservavo da lontano, il dolore mi stringeva lo stomaco.

Si alzarono e tornarono verso il portone. Ancora un bacio. Lei rientrò nel palazzo, lui prese la via di casa.

Rimasi lì a fissare il citofono. Volevo solo una cosa: restare da sola con quella donna, sapevo cosa dirle.

Proprio allora la donna uscì di nuovo, con un sacchetto per la spazzatura verso i cassonetti. Mi avvicinai decisa.

Buongiorno! la fermai mentre tornava indietro, sorpresa.

Buongiorno… mi cercavi?

Senta! Se la vedo ancora con Antonio, le giuro che succede qualcosa.

Ma scusa, tu chi sei?

Non lha ancora capito?

Che vuoi da me? chiese incredula.

Fai una cosa: dammi il telefono, ora. Con voce determinata, le dissi: Chiama Antonio e gli dici di non cercarti mai più. Io sono sua figlia, e lui vuole bene solo a mia madre!

Lei, spiazzata, fece quanto le chiesi. Sentii papà rispondere:

Daniela, che succede?

Antonio, basta, non possiamo vederci più.

Ma perché?

Non avrebbe senso, tu hai una famiglia. E ormai tra poco io sarò via da Milano per lavoro.

Daniela, ma… colsi subito una nota di sollievo nella voce di papà.

Basta. Non venire più, non chiamare.

Va bene, Daniela! lo sentii rispondere, deciso. Addio!

Tornai a casa che i miei erano a tavola e chiacchieravano sereni.

Come mai tutto questo buon umore? mi chiese mamma, sorpresa. Vuoi mangiare?

Certo che mangio!

Giulia, davvero, come mai sei così allegra? domandò anche papà.

Papà, mi vuoi bene? risposi con unaltra domanda.

Ma certo che ti voglio bene!

E mamma?

Seguì un attimo di silenzio. Poi la sua voce forte, convinta:

E a lei pure! Vi voglio bene davvero! ripeté ancora papà.

Quella giornata mi ha insegnato che lamore va protetto, sempre. Ma conta anche non perdere mai il dialogo, perché a volte gli adulti sbagliano non per cattiveria, ma per debolezza umana. Ma la famiglia, almeno la mia, merita di essere difesa.

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