Tanto non mi hai mai amato davvero. Sei venuta con me senza amore. Ora che sono malato mi lascerai…
Non ti lascio! rispose Antonella stringendo forte Carlo. Sei il miglior uomo che potessi desiderare! Non ti lascerò mai
Carlo stentava a credere che fosse tutto vero. Era di pessimo umore…
Antonella aveva passato venticinque anni da sposata, e in tutto quel tempo continuava a esercitare fascino sugli uomini. Era una delle ragazze più corteggiate fin da ragazza.
Non solo da giovane! Anche alle medie, la maggior parte dei ragazzi faceva la corte proprio ad Antonella. E pensare che, oggettivamente, non era mai stata una bellezza convenzionale.
Nonostante ciò, Antonella non aveva mai lasciato suo marito, anche se lui era un tipo molto particolare.
No, Antonella era rimasta accanto a Guido fino alla sua scomparsa. Erano riusciti a crescere la loro unica figlia, Eleonora, poi lavevano accompagnata all’altare. Il marito di Eleonora laveva portata in Francia, ora mandavano bellissime foto e invitavano Antonella a trovarli. Ma Antonella e Guido non erano mai andati Magari, pensava Antonella, ci andrà lei, prima o poi. Guido ormai non cera più.
Il marito di Antonella era morto in un incidente automobilistico. Talmente insensato… ma poi le dissero che probabilmente Guido aveva avuto un malore al volante. Un attacco al cuore, si era confuso, perso il controllo dellauto.
Forse ha perso i sensi? ipotizzò Antonella.
Ormai non lo sapremo mai. sospirò lamica, Maria, che era medico. Motivo: lesioni multiple incompatibili con la vita.
Antonella era rimasta scioccata. Per fortuna Maria la aiutò con tutte le questioni pratiche, scoprì per vie traverse ogni dettaglio. Guido fu seppellito, e Antonella si ritrovò da sola nella grande casa che avevano costruito insieme in tanti anni.
Una casa per due, a dire il vero, ma quando arrivavano gli ospiti sembrava quasi piccola. Ora che era sola… era grande, troppo grande, e diventava quasi un peso.
Una casa è una casa. Serve sempre una mano forte…
Eleonora era tornata in Italia per salutare il padre. Aveva parlato con la madre riguardo alla vendita della casa, lacquisto di un appartamento, magari il trasferimento da lei e il marito in Francia.
Ma proprio no! esclamò Antonella. Non lho costruita per venderla. E in Francia non ci penso proprio ad andare. Lho vista anche troppe volte quella Francia…
Mamma!
Sei proprio ingenua, Ele, sorrideva Antonella tra le lacrime. Sto scherzando, dai.
Ah, allora forse cè ancora speranza.
Tutto era complicato. Così come lo era stato anche Guido. Da una parte, Guido era un uomo premuroso e pieno damore.
Dallaltra, era uno di quegli uomini che dipendono dallumore. Se la giornata non era delle migliori, sapeva sfinire Antonella, portandole i nervi allo stremo. Poi si pentiva, si scusava; Antonella era una donna di animo leggero non si fossilizzava su questi momenti. Così hanno tirato avanti. Venticinque anni! Ci sarebbe da impazzire
Eleonora rimase qualche giorno, poi ripartì: il marito aveva tanto lavoro, e lei voleva tenere viva la fiamma familiare. Antonella restò sola.
Ma lei, si conosceva: sapeva che non sarebbe durata.
E infatti così fu. La malinconia durò sei mesi. Poi, una volta asciugate le lacrime, notò che intorno a lei si era formato un gruppo di spasimanti, niente affatto trascurabile.
Anche la madre di Antonella allepoca si stupiva di questa attrazione irresistibile.
Ma cosa ci trovano in te? Si mettono in fila! Non sei bella in senso stretto… Forse mi sfugge qualcosa.
Sei buona mamma, rispondeva Antonella truccandosi le labbra. La bellezza non conta. È vuota. Una donna deve essere affascinante, magnetica. Deve avere il suo perché.
Vai va, esci che il corteggiatore si stanca ad aspettare.
Se ne va lui, ne viene un altro, Antonella scrollava le spalle, tranquilla.
Sono passati quasi trentanni da quella conversazione, ma nulla è cambiato. Le donne si lamentano che dopo i quarantanni non si trova più nessun uomo libero, nessuno da sposare.
Antonella non capiva questa difficoltà. A quarantasei anni aveva ben due pretendenti seri, e tutti e due ottimi.
Il suo cuore la portava da Michele. Le piaceva tantissimo, sia di aspetto che di cervello. Un tipo brillante, educato. Con lui si poteva parlare di tutto, uscire in qualsiasi compagnia.
Era un maestro del conversare, Michele. Antonella si era persa nelle sue parole, ma con lesperienza sapeva: quelluomo lì, per la vita quotidiana, no. E nemmeno per una grande casa.
Laltro, Carlo, era un tipo semplice e robusto. Uno di quelli che alle feste sanno scolarsi una damigiana, ma in casa fanno funzionare e aggiustare tutto. Un vero uomo di casa, con il cuore d’oro, un carattere onnipresente, ma saldo.
Con la moglie avrebbe saputo essere docile come un cucciolo, ma se fosse servito avrebbe smosso le montagne per lei. Eppure Antonella preferiva Michele… le logiche assurde delle donne.
Carlo non era uno da discorsi sentimentali. Sobrio, era piuttosto taciturno. Solo dopo qualche bicchiere sapeva lasciare andare aneddoti o sostenere una chiacchierata.
Sul bere, Carlo poteva davvero reggere tanto, ma il giorno dopo era già in piedi. Doccia fredda, e riprendeva normale la giornata. Incisivo e concreto. Antonella aveva scelto lui.
Michele si offese, capì che le sue parole erano state inutili, e se ne andò.
Antonella sposò Carlo, e lui ne fu felicissimo. Al matrimonio esagerò col vino, cantò e ballò fino allo sfinimento.
Ma guarda te, commentò lamica Maria. Nemmeno un anno dalla morte di Guido, e già ti risposi! Alcune non trovano un uomo manco con la lanterna, e tu basta che esci di casa
E ora, dirai anche tu: Ma cosa ci trovano in te? Che non sei nemmeno bella!
Ma va lo so che sei sempre stata stranamente irresistibile. È un dato di fatto.
Maria, nemmeno io lo so cosa ci trovano. Chiedilo a mia madre.
Antonella strizzò locchio allamica e tornò a ballare con suo marito. Lui la invitò proprio in quel moment, e lei ballò scrollandosi di dosso gli ultimi dubbi.
Che importa se Carlo è sempliciotto? Un uomo robusto, abile. Bel ragazzo anche. E poi, il suo silenzio forse non era poi così male.
Se avesse scelto Michele, che sarebbe cambiato? Con le belle parole, la cena non la metti in tavola.
In pochi mesi Carlo trasformò il giardino di Antonella in uno splendido paradiso. Tolse gli alberi inutili, livellò la terra, creò aiuole per i fiori, costruì una pergola, sistemò la casa: si vedeva la presenza di una mano forte.
No, Antonella aveva proprio scelto bene il secondo marito. Decisamente bene.
Carlo portava anche lo stipendio a casa. Cercava sempre di sorprenderla con un pensiero.
Antonella confrontava i primi mesi di quella nuova vita ai venticinque anni della precedente, e si dispiaceva di non aver conosciuto Carlo prima. Un uomo doro!
Destate, la sera, grigliavano in giardino e cenavano nella pergola, dove Carlo aveva messo un bel tavolo di legno con le panche.
Antonella, sazia di carne alla griglia, si rilassava beata come un gatto sul divano, e Carlo la guardava con un sorriso.
Che cè, Carlo?
Niente. Sono felice.
La sua prima moglie era noiosetta. Non credeva potesse mai incontrare una donna così.
Vissero felici nel loro nido quattro anni, poi Carlo iniziò a non sentirsi bene.
Si stancava facilmente. Dimagriva senza motivi. Se beveva e gli piaceva farsi un bicchiere stava peggio.
Devi andare dal dottore! lo esortava Antonella. Che aspetti? È chiaro che cè qualcosa che non va.
Ma dai, Antonella, passerà!
E basta con queste storie medievali! Che paura hai? Come quasi tutti gli uomini, hai terrore dei dottori?
No…
Carlo però non diceva ad Antonella qual era la sua vera paura. Temeva solo una cosa: che se si fosse ammalato sul serio, Antonella lo avrebbe lasciato. Che mai avrebbe voluto accudire un uomo malato.
Carlo non era stupido. Sapeva che Antonella aveva scelto di sposarlo soprattutto per ragioni pratiche, non certo per chissà quale passione. Ma lui lui lamava, punto e basta.
Laveva vista una volta, in un supermercato, impacciata che cercava il portafoglio in borsa, e subito era rimasto conquistato. Cera una tenerezza, una goffaggine in quella donna che gli dava voglia di abbracciarla e proteggerla per sempre.
Quando Carlo aveva presentato Antonella a sua madre, lei aveva detto, misteriosa:
Figlio mio, la scelta è tua. Ma non capisco cosa ci trovi. Non è una bellezza, non è più giovane Tu potresti avere qualsiasi ragazzina!
Ma per Carlo nessuna contava. Solo Antonella. Ma ora, se davvero si fosse ammalato a che sarebbe servito per Antonella?
Lei non riusciva a convincerlo a farsi visitare. Era un sabato sera. In casa erano ospiti Maria e suo marito, Giorgio. Carlo e Giorgio stavano bevendo una birra e grigliando. In cucina, mentre preparavano linsalata, Maria disse ad Antonella:
Carlo sta poco bene, vero?
Eh, non lo so! Antonella scoppiò. Lo imploro di andare dal dottore ma niente! Tu sei medico, cosa dici? Anche tu lo vedi cambiato?
Ma guarda Direi che è peggiorato. È dimagrito. E la pelle mi pare un po giallastra.
Oddio! Maria, ti prego, convinci tu Carlo. Forse ascolterà te almeno. Sei sempre un medico!
Maria fissò a lungo lamica.
Antonella Tu lo ami, vero? Mi ricordo dei tuoi dubbi…
Antonella si morse le labbra e non rispose.
Ma Maria non riuscì a convincere Carlo: proprio a tavola lui svenne. Chiamarono subito lambulanza. Antonella partì con lui. Non si svegliava, lei gli stringeva la mano, pregando.
Fu operato subito.
Tumore al fegato.
Cancro?! tremò Antonella.
Dobbiamo aspettare lesito delle analisi.
Il tumore era benigno, ma già grosso quando Carlo arrivò in sala operatoria.
I dottori gli vietarono quasi tutto e dissero che il recupero sarebbe stato lungo, e nemmeno certo. Letà ormai si faceva sentire.
Carlo era a pezzi. In ospedale andò a trovarlo sua madre.
Antonella era al lavoro, quindi la signora Marina andò di giorno. Portò da casa cibo adatto a Carlo la lista del permesso era cortissima.
Figlio mio, non ti riconosco! disse la signora Marina. Devi essere felice, sei sopravvissuto, non hai il cancro! Mangia queste polpette al vapore!
Non ho fame
Devi! Ma che ti prende? Antonella viene a trovarti?
Viene per ora, sussurrò Carlo.
Come sarebbe? Hai paura che ti lasci? Sarebbe proprio stupida!
Ma io ormai sono inutile! Non posso nemmeno lavorare. Non posso fare niente. Tra poco compio cinquantanni e sono già un invalido. A cosa servo?
Che succede qua? si stupì Antonella entrando. Si sente la voce in tutto il reparto! Buongiorno, signora Marina!
Io vado Ciao Antonella, ciao Carlo.
Cosè successo?
La mamma di Carlo fece un gesto e uscì. Antonella si lavò le mani e si avvicinò al letto dove Carlo era coricato.
Ma che fai così, invalido? Hai gambe e braccia, no? Sarai mica senza! Il resto passerà. Ah, vuoi sapere cosa ho letto sul fegato?
Dimmi.
Il fegato è un organo che si rigenera da solo. Se resta almeno il cinquantuno percento, si ricostruisce. Nel tuo caso, è rimasto il sessanta percento. Dai tempo al tempo tutto si sistemerà!
E io ho tutto questo tempo?
Cosa? Antonella non capì.
Il tempo.
Ma dai, Carlo! Vuoi che mi nascondano qualcosa? I dottori ti hanno detto tutto
Non intendevo questo
Carlo tornò a casa. E cominciò il periodo più duro della sua vita. Bastava fare anche solo un piccolo sforzo per stancarsi come non mai. Era la cosa che più lo abbatté.
E si avvicinava il suo compleanno, cosa che lo deprimeva ulteriormente. Niente da mangiare, niente vino da bere. Che allegria!
Antonella però sembrava non notare i suoi affanni, e mangiava con lui, di gusto, la dieta prescritta.
Anto si decise infine. Ma tu che succederà ora tra noi?
In che senso? chiese lei.
Insomma ci metto una vita a guarire. Mi lascerai, vero? Dimmi la verità adesso.
E che motivo avrei per lasciarti? Sto da Dio con te.
Era bello quando lavoravo, facevo tutto io… Adesso? Cosa ci trovi di bello? Sono stufo persino di me stesso.
Smettila. Riprenditi, che ce la fai.
Ci provo! Ma cosa devo fare? Ho martellato due volte e sono già stanco morto.
Antonella si avvicinò, lo abbracciò da dietro e posò la guancia sulla sua testa.
Ti amo. Non ti lascerò mai. Guarisci pure piano piano. Andrà tutto come deve andare.
Mi ami? Davvero-davvero?
Giuro.
Antonella non lascia Carlo. Lui si riprende, piano ma si riprende.
Per il suo compleanno lei organizzò una piccola festa senza superalcolici, così non avrebbe sofferto da solo.
Qualche amico, una serata nella pergola, una partita a carte.
Sei stato fortunato con tua moglie, Carlo, dissero gli amici andandosene.
E adesso che fate, andate a sbronzarvi per me? li punzecchiò Carlo.
Risero e andarono via. La sera, Antonella e Carlo sedettero sulla scalinata, a guardare le stelle. Felici. Quella sera, Carlo, per la prima volta dopo mesi, si sentì meglio.
Capì che stava guarendo. E capì che sua moglie davvero non lo avrebbe lasciato. La strinse più forte.
Che cè, Carlo?
Tutto bene! disse lui.
Finalmente, Antonella sorrise e lo baciò sulla guancia.
Erano feliciRimasero così, fianco a fianco, avvolti nel silenzio che raccontava più di mille parole. Le stelle tremolavano in alto, e Antonella si accorse che per la prima volta, dopo tanto tempo, non sentiva più la necessità di guardare indietro. Il futuro la chiamava con voce nuova.
Carlo le prese la mano e la strinse con forza, come a volerle dire che, qualunque cosa li avrebbe aspettati, lavrebbero affrontata insieme. Antonella sapeva daver fatto la scelta giusta, nonostante tutte le paure e i dubbi. Quella casa, quelle mura che un tempo erano state troppo grandi, ora sembravano fatte su misura per due cuori così ostinatamente vivi.
Una leggera brezza fece frusciare le fronde degli alberi che ancora Carlo non aveva tagliato; Antonella sorrise, pensando che forse, un giorno, ne avrebbero piantato uno nuovo insieme. Perché le radici non si scelgono, ma i fiori sì, e lei aveva finalmente trovato qualcuno con cui seminare il tempo che restava.
La notte, intorno a loro, li proteggeva come un abbraccio. Antonella appoggiò la testa sulla spalla di Carlo e sospirò, leggera.
Così, tra i profumi dellestate e la promessa silenziosa delle stelle, capirono entrambi di essere arrivati dove davvero dovevano essere: luno accanto allaltra, a casa.





