Una figlia per due genitori

Una figlia per due
Tra Paola e Costantino la passione sbocciò allimprovviso, al primo sguardo. Dopo appena un mese di uscite, a una cena Costantino mi disse:
Paola, vuoi diventare mia moglie? E lei rimase senza parole.
Come moglie? Ma ci conosciamo solo da un mese!
E allora? Mi bastano questi giorni capisco che sei il mio destino Non voglio nessunaltra, per me esisti solo tu
Ah Costantino sai che veramente accetto! sussurrò Paola ridendo piano, trovando rifugio nel mio abbraccio.
Figlia, non hai fatto tutto di fretta? chiese sua madre, perplessa da quella decisione lampo Non sarai mica incinta?
Mamma, ma dai! No, ovviamente no. Costantino ha detto che non può vivere senza di me Anche io sento lo stesso È amore, mamma.
Col tempo, chi si stupiva della nostra veloce unione capiva che noi due eravamo fatti luno per laltra. Tutto andava bene, si vedeva quanto Costantino fosse premuroso con Paola e lei ricambiava con affetto e cura.
Lamore tra di noi era sincero, ma esisteva unombra: entrambi desideravamo un bambino, ma la gravidanza tanto attesa non arrivava mai.
Paola, dovremmo farci qualche controllo, magari cè una ragione per cui non riesco a restare incinta.
Sono daccordo rispose subito Costantino.
Speranze, medici, viaggi e preghiere, ma nulla serviva. Paola non riusciva ad avere figli.
Paola, pensavo potremmo andare in un istituto, prendere un bambino e crescerlo come nostro suggerii, timidamente.
Sì! esclamò subito Paola, era un suo desiderio, ma aveva paura che io non avessi accettato. Ci pensavo anchio
Allora andiamo dissi, Conosco un orfanotrofio che vedo spesso tornando dalle trasferte, mi è sempre rimasto impresso.
Arrivati allistituto, tra tanti bambini diffidenti e annoiati, una bimba di tre anni, bionda con occhi azzurri, mi corse incontro e mi abbracciò le gambe.
Mamma! esclamò felice la piccola, e Paola non seppe lasciarla andare.
Così entrò nella nostra casa la piccola Livia, allegra, il suo sorriso limpido. Paola si sentiva finalmente madre, i suoi sentimenti sbocciavano nel modo più naturale. Amava Livia con tutto il cuore. Costantino non si staccava di lei.
Tutto sembrava perfetto. Abitavamo in un paesino dove tutti si conoscono. I vicini e conoscenti sapevano che Livia era adottata. Finché era piccola non cerano problemi, ma crescendo, Livia iniziò la scuola e qualcuno le disse che non era figlia naturale, ma adottata.
Livia, a quattordici anni, tornò da scuola e scoppiò in una crisi.
Mamma, perché non mi avete mai detto che non sono veramente vostra figlia? So che mi avete presa dallorfanotrofio
Tesoro, volevamo dirtelo ma aspettavamo che fossi più grande, per evitare che soffrissi. Ma ora è successo. Lo temevamo sempre.
Livia piangeva e urlava, si chiudeva e diventava aggressiva. Aveva letà delle ribellioni, era dura con noi, sbatteva la porta, rispondeva male.
Poi accadde il peggio. Costantino morì. Non riuscii a riprendermi, lo persi in un incidente durante il rientro da una trasferta a Firenze, proprio sotto Natale a causa di una bufera di neve.
Costantino era spesso via, a volte per settimane, se stava via mandava cartoline, non cerano telefoni. Quando morì, avevo quarantasei anni. Livia invece di aiutarmi, si trasformò: usciva di casa e spariva per ore, disubbidiva, rispondeva male.
Cercai con tutte le forze il dialogo, pregavo, piangevo, ma mai urlai contro di lei. Così continuammo. Livia cresceva in fretta. Poi, quando finì il liceo, mi disse con voce ferma:
Me ne vado a Milano.
Alzai gli occhi stanchi, stringendo il tovagliolo.
Vuoi studiare, figlia?
No, cercherò la mia madre biologica
Mi si fermò il cuore, chiesi confusa:
Perché, Livia? Non sono forse tua mamma?
Livia si voltò verso la finestra, silenziosa.
Devo sapere chi è. Ho bisogno di capire perché mi ha lasciata. Ho il diritto di sapere
Hai ragione, figlia accettai So che nessun discorso lavrebbe fermata.
Aveva quasi diciannove anni. Raccolse le sue cose in una piccola borsa, mi diede un bacio veloce e promise di passare ogni tanto. Livia uscì, io rimasi sola, fissandola andare via.
Passò tanto tempo. I giorni scorrevano lenti. Ormai in pensione, le lunghe sere dinverno le passavo rovistando tra le vecchie cartoline di Costantino, conservate nella scatola di biscotti legata da un nastro. Ce nerano poche; lultima, decorata di rami di abete, ingiallita dal tempo, diceva: Paoletta, resto via altri tre giorni, mi manchi e ti bacio tuo Costantino.
Sfiorai la cartolina con dita tremanti, la strinsi al petto, quasi fosse lui. Sono passati tanti anni, tante cose sono cambiate. Ormai sono quasi venticinque anni da quando persi Costantino.
Mi sedevo alla finestra, i ricordi mi invadevano. Ormai, non uscivo più a sedere sulla panchina al bar con le altre donne, solo per la spesa.
Finestre chiuse, buca delle lettere vuota, il silenzio in casa. Solo quando Livia tornava con i bambini, tornava la gioia. Ma accadeva di rado. Sempre sola. Sul mobile una foto di Costantino che tiene la piccola Livia in braccio, entrambi sorridenti.
Ah, Costantino, quanto presto sei partito lasciandomi sola gli parlavo Sono rimasta proprio sola.
In casa solo il mio gatto Tommaso rompeva il silenzio, saltando dal davanzale e miagolando vicino a me. Dopo averlo nutrito, mi preparai un tè, decidendo di andare al supermercato. Passai davanti alla foto.
Stavo bevendo il tè quando qualcuno bussò al cancello. Ricordai il giorno in cui Livia mi disse di voler partire a Milano in cerca della madre biologica. Rivivevo quel periodo. Era un mattino grigio e quieto. Ero in cucina, il tè appena fatto, quando sentii i colpi.
Mi vestii rapidamente, presi lo scialle e uscii. Aprendo il cancello, vidi una donna molto più giovane di me, con occhi tristi.
Buongiorno Lei è Paola? la voce tremava.
Sì, ma lei chi è?
La donna esitava, spostandosi da un piede allaltro.
Sono la mamma di Livia cioè la seconda mamma insomma, la madre biologica mi chiamo Vera Ecco, penso che abbia capito.
Mi gelò il sangue. Livia era partita da poco, ora la sua madre biologica, e come aveva trovato qui?
Aspetti, è successo qualcosa a Livia se lei è qui domandai preoccupata Livia deve averla trovata
Vera parlò in fretta:
Livia ora è in ospedale A Milano ha avuto problemi allo stomaco Stavamo passeggiando al parco, ha sentito un dolore forte e si è seduta, era pallida, ho chiamato subito il pronto soccorso.
Restammo in silenzio, guardandoci.
Livia mi ha trovata tempo fa ma aveva paura di raccontarvelo Vera piangeva.
Oh, non restiamo sulla soglia, venga dentro mi svegliai Entriamo in casa.
Le servii un tè caldo, sedutasi Vera spiegò:
Ero giovanissima quando ebbi Livia. I miei genitori duri e severi, mi costrinsero a rinunciare a mia figlia. Il mio fidanzato sparì appena seppe che ero incinta, i miei mi minacciarono di mettermi fuori casa. Dovetti firmare il consenso alladozione in ospedale Per anni ho vissuto con questo peso Ma lasciamo perdere, ora non è il momento Livia voleva tanto che venisse a trovarla in ospedale.
Mi alzai subito.
Perché non mi ha chiamato?
Le hanno rubato la borsa col cellulare e documenti. Quando arrivò lambulanza, la borsa rimase sulla panchina. Quando tornai non cera più
Santo cielo, povera figlia mia mormorai.
Lei stessa mi ha dato lindirizzo, mi ha detto: Trova la mia mamma.
Ci guardammo negli occhi, senza rancore, solo ansia e stanchezza.
Andiamo dissi Chiusi a doppia mandata e partimmo.
Il vecchio bus sembrava non arrivare mai, io e Vera allinizio in silenzio, poi iniziammo a parlare.
Anchio sono sola sospirò Vera Mio marito è morto tre anni fa, malato. Non ho potuto mai avere un altro figlio. Lo so, è la punizione per il mio errore Ho pagato.
Quindi, oltre a Livia, nessuno dissi.
Esatto una figlia per due rispose Vera, triste.
In ospedale ci fecero domande.
Da chi siete venute?
Da nostra figlia, Livia Rossi rispondemmo insieme.
E chi siete per lei?
Sua madre rispondemmo di nuovo in coro, poi ci guardammo e scoppiammo a ridere.
Due mamme? Va bene, entrate
Livia era pallida sotto flebo. Ci vide ed ebbe un grande sorriso.
Mamma e mamma sussurrò.
Fui la prima a baciarla.
Piano, Livia, siamo qui con te Vera le sistemò le coperte.
Ora va tutto bene, figlia, non sei sola rassicurò Vera.
Rimanemmo a lungo, parlando di tutto.
Da allora, Livia ha due mamme: poi ha trovato un marito, ha avuto due figli. Paola e Vera hanno una figlia in comune. Ogni tanto si vedono tutti insieme.
Ho imparato che in fondo, nei momenti di difficoltà, ciò che davvero conta è la famiglia che si costruisce, non quella da cui si viene. Chi ama, resta.

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