Certo che i cani sono fedeli! Ma lo sono solo verso chi li ama davvero ai traditori, invece, non perdonano mai…
…
Licia correva dietro la macchina, senza voler rimanere sola in quel posto sconosciuto. Non voleva essere abbandonata e dimenticata.
Inseguiva chi amava, di cui si fidava fino in fondo. Quella persona che non avrebbe mai potuto tradire. Perché semplicemente non sapeva tradire…
Giulia, ti presento Licia! Marco sorrideva a trentadue denti mentre presentava la sua cagnolona a una giovane ragazza di ventanni, elegante nei suoi tacchi dodici, tanto che sembrava quasi più alta di lui di una testa.
È buonissima e molto ubbidiente, sono sicuro che andrete daccordo. O meglio, ne sono certo!
Licia, tutta felice, scodinzolava intorno alle gambe del suo padrone, ma lanciava qualche occhiata sospettosa verso Giulia.
È normale che i cani siano prudenti con gli estranei. Ma qui cera dellaltro.
Licia sentiva chiaramente che quella ragazza aveva qualcosa che non la convinceva, un odore sgradevole e fastidioso.
E non era questione di quel suo profumo nauseante che sembrava una vera arma chimica… Sai, i cani hanno quel grande dono di sentire quando una persona non è sincera.
Licia, da quel punto di vista, era un vero fenomeno, cento volte più sensibile della media. Il suo fiuto non sbagliava mai.
Quando incontrava tipi così per strada, il suo istinto la portava a tirare il padrone più lontano possibile. A volte addirittura contro la sua volontà. Lei lo amava il suo Marco, ci teneva che stesse bene.
Ma in sessanta metri quadri di appartamento dove vuoi andare… E poi lui, con Giulia, si comportava da vero gentiluomo: labbracciava, la baciava…
Quando Licia la guardò male, Giulia prese Marco per mano e se lo portò in cucina. Chiuse la porta e gli sussurrò:
Ma perché non mi hai detto che avevi un cane?
Non cera mai stata occasione… rispose lui a bassa voce. Hai qualcosa contro?
Certo che sì! Non sopporto i cani, non li voglio in casa. Come si chiama?
Licia…
Licia. Senti Marco, o me o lei. Non mi trasferisco finché quella bestia vive qui, e niente matrimonio, capito?
Non li tollero, capisci? Sta a te scegliere: io o il cane.
…
Fuori pioveva a catinelle. I tergicristalli sferzavano rabbiosi il parabrezza, un po come la rabbia che si leggeva sul volto di Marco mentre guidava veloce per le strade di Milano, in piena notte.
Aveva dentro una sensazione brutta, come se gli avessero lavato lanima con lacqua sporca. Sapeva di aver fatto qualcosa di spregevole, qualcosa che non avrebbe mai voluto.
Però amava (forse) Giulia e aveva progetti di matrimonio con lei. O magari non la amava, ma ormai non aveva importanza.
Quello che contava davvero era che il padre di Giulia gli aveva promesso di sistemare tutti i problemi con la sua ditta edile ormai sullorlo del fallimento, era uno che manteneva la parola. Aveva giurato che lo avrebbe aiutato, e Marco ci credeva.
Per lui era loccasione per rialzarsi, portare avanti la propria azienda e, finalmente, avere successo. Sarebbe stato folle rinunciare a tutto ciò.
Quando lasciò il centro abitato, schiacciò il piede sul gas. Pioveva ancora più forte, cera un vento fastidioso.
Le gocce tamburellavano sul vetro, sul tetto, sul cofano, come a volerlo fermare. Ma cosa fai?, sembravano dirgli.
Sul sedile dietro, Licia guardava i rivoli dacqua che correvano lungo il finestrino. Aveva capito tutto. Da quando era arrivata quella sconosciuta, Marco era cambiato: freddo, distante, quasi estraneo.
Si fermò a una piazzola, accese una sigaretta. Il fumo si diffuse nellabitacolo.
Poi indossò il cappuccio e scese sotto la pioggia. Licia, sempre più in ansia.
Il copione era semplice: lo sportello dietro si spalancò di botto, il fumo uscì a nuvole. Marco la prese rapidamente per il collare e la trascinò fuori. Lei fiutò la trappola e guaì.
Poi due porte sbattute, davanti e dietro. Lauto ripartì e si allontanò sgommando verso Milano, il rumore della pioggia sempre più forte.
Licia, immobile, la seguì con lo sguardo, spaesata. La pioggia le bagnava il pelo che ormai era inzuppato, e nessun angolo rimaneva asciutto.
Si scosse e si mise a correre, inseguendo lauto di Marco con tutto il cuore. Per chi ama davvero, non esiste basta. Correva dietro chi, nella sua mente, non avrebbe mai tradito.
Perché non sapeva tradire. Ma come poteva, un cane, competere con una macchina che volava a cento allora? Non era una gazzella, era solo una cagnolona.
E quella pelliccia pesante ormai la appesantiva ancora di più.
Le luci rosse dietro erano sparite da tempo, ma Licia non riusciva a fermarsi.
A volte il destino ci mette lo zampino proprio quando non riusciamo a fermarci da soli. Non per cattiveria. Solo perché non ha senso inseguire il passato.
Un improvviso stridio di freni, uno schianto sordo. Lautista uscì di corsa, si prese la testa tra le mani.
Sul selciato bagnato rimase un cane. Francesco si avvicinò piano, occhi negli occhi con Licia.
Occhi ancora pieni di fiducia, ma sempre più velati dalla tristezza.
Che fortuna, è viva pensò Francesco.
Prese una coperta dallauto, la sistemò con delicatezza sul sedile, sollevò Licia tra le braccia e la mise sopra.
Era già tardi, quindi corse alla clinica veterinaria notturna in centro. Ogni tanto gettava unocchiata al cane che agitava leggermente le zampe, come se stesse ancora correndo.
Il veterinario, per fortuna, la visitò gratuitamente: nessuna frattura, solo grandi lividi e un po di spavento. Gli diede una pomata e il consiglio di applicare del ghiaccio per ventiquattro ore.
Francesco portò Licia nel suo piccolo appartamento, mise la coperta per terra e la fece sdraiare sopra.
È solo provvisorio, le sussurrò quasi per scusarsi. Dopo dieci giorni Licia cominciò a migliorare. Camminava ancora zoppicando, ma limportante era che camminava. Col tempo sarebbe passata anche la zoppia.
Ti hanno buttata per strada, eh? disse un giorno Francesco, seduto vicino a lei sul letto.
Non aveva mai avuto un cane prima, né amici con cani. In realtà amici in generale non ne aveva più: uno gli aveva soffiato la ragazza, uno fregato nel lavoro, su dovette dichiarare fallimento, e lultimo lo aveva infilato in una brutta storia con la polizia.
Per fortuna tutto si risolse e, deciso a voltare pagina, si era trasferito a Bologna.
Per qualsiasi dubbio su Licia, comunque, poteva contare sul veterinario che gli aveva lasciato il numero.
Seguendo i suoi consigli, Francesco riuscì a lavarla senza problemi si aspettava una lotta, invece lei si lasciò fare senza fiatare.
Poi si consultò anche sullalimentazione, la portò due volte a controllo per accertarsi che non avesse strascichi psicologici.
Era tanto preoccupato per lo stato danimo di Licia: mangiava poco, stava tutto il giorno sdraiata, sembrava ignorarlo completamente.
Succede, lo rassicurò il dottor Bianchi.
Gli consigliò solo passeggiate frequenti, senza aspettarsi nulla in cambio. Con il tempo, gli disse, si sarebbe affezionata e magari sarebbero diventati amici.
Così fu. Le vecchie ferite, anche quelle dellanima, pian piano guarirono. Un mese e mezzo dopo quellincontro ai margini della strada, tra Licia e Francesco nacque una vera amicizia.
Forse non erano ancora migliori amici, ma la fiducia ormai cera. E anche la fame era tornata! Ormai non era più Licia: ora si chiamava Sofia.
Nuova vita, nuovo nome, come si dice. Sofia ci si abituò in poche settimane: assomigliava, tutto sommato, al vecchio.
Ogni giorno, con qualsiasi tempo, uscivano insieme. Si godevano la compagnia reciproca.
Solo quando pioveva gli occhi di Sofia diventavano più scuri e un po lucidi. Non era la pioggia a bagnarglieli, erano i ricordi.
Dimenticare quello che aveva vissuto era difficile. Un cane non è una persona, ma i sentimenti li vive lo stesso. Chi pensa il contrario forse non ha mai avuto un cane.
Un giorno, durante una passeggiata al parco, Sofia decise di rincorrere un gatto proprio mentre Francesco prendeva un caffè da asporto.
Faceva un freddo cane quel novembre, la bevanda calda serviva proprio. Quando si voltò, la cagnetta non cera più.
Abbandonando il caffè al chiosco, corse subito a cercarla, disperato, senza avere idea di dove fosse.
Intanto Sofia latrava sotto un albero contro uno dei tanti gatti del quartiere, che aveva trovato rifugio tra i rami.
Proprio lì si fermò un SUV nero, e ne scese Marco.
Stava andando in un negozio lì vicino, ma si bloccò di botto.
Licia!
La cagna ci mise un secondo a capire che stavano chiamando lei. Al secondo Licia!, colto il timbro familiare, si girò verso Marco.
Licia, vieni qui! Marco si accovacciò e la chiamava, spalancando un sorriso.
Sofia ci pensò su. Avrebbe voluto corrergli incontro, ma qualcosa dentro la bloccava. Cosa pensano i cani in quei momenti, chi lo sa… Ma senza dubbio, ci pensano.
Eppure lui laveva tradita, laveva lasciata sola. O aveva capito male? Magari era lui che la stava cercando da sempre, e ora laveva trovata…
La coda fece un accenno di movimento. Forse per la gioia, forse per la tensione, chi lo sa.
Vedendola indecisa, Marco scavalcò la recinzione e le si avvicinò, mano tesa.
Licia! Licia bella! Finalmente ti ho trovata! Vieni qui, dai!
La chiamava, la accarezzava, la stringeva a sé. Lei però stavolta non si agitava, non scodinzolava come una volta.
Era come se qualcosa trattenesse la sua felicità.
In quel momento Francesco, che correva a perdifiato, vide la scena: un tizio che cercava di trascinare Sofia verso lauto prendendola per il collare.
Ehi, ma che fai? Quella è la mia cagna!
Lo afferrò per la spalla, lo costrinse a voltarsi.
Ehi ma che vuoi? ripeté più deciso Francesco. È la mia cagnetta!
Ma davvero?
Eccome! Sofia vieni qui!
La bestiola tentò di raggiungere Francesco, ma Marco la teneva ancora forte.
Quale Sofia? Quella è Licia! È la mia cagna, lho cresciuta fin da cucciola, poi…
Poi cosa? chiese Francesco, che ormai aveva capito tutto.
Fatti tuoi! È il mio cane, la porto via, chiaro?
Col cavolo! La cagna resta con me. Punto. E allora, non mi far saltare la mosca al naso, eh!
Ah sì?
Gli occhi di Marco si fecero gonfi di rabbia, la faccia paonazza. Fece per alzare la mano, ma Sofia, che fino a quel momento aveva guardato la scena apparentemente distaccata, lanciò un ringhio cupo e, liberandosi, si piazzò davanti a lui con i denti scoperti.
Marco si pietrificò.
Più dalla sorpresa che dalla paura, forse. Mai Licia era stata aggressiva con lui: mai aveva ringhiato, mai si era messa contro.
Mai laveva guardato con quegli occhi, determinati a resistere fino in fondo. Pronto anche a mordere, se fosse servito. Lui mollò e fece due passi indietro.
Sofia, basta così. Andiamo mormorò Francesco.
La cagnetta gli si avvicinò, sfiorandogli la mano con il muso e abbassando la testa in attesa che la legasse al guinzaglio.
Proseguirono insieme lungo i viali coperti di foglie, senza mai voltarsi indietro. Marco li guardava allontanarsi, stringendo i pugni, impotente e furioso.
Con Giulia non aveva funzionato, niente matrimonio, niente aiuti dal suocero con la sua impresa, che dovette vendere per pagare i debiti. Non si perdonò mai quello che aveva fatto quella notte, ma neanche riuscì mai a cambiare il passato.
Sì, i cani sono davvero fedeli. Lo sono con chi li ama. E ai traditori non danno mai una seconda occasione.
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