Confessione: amo unaltra e dalla sua lettera ho capito che mia moglie aveva previsto tutto e che la mia amante non mi aspettava
Fase 1. Un mese come una volta
Ho rivissuto quel mese più volte nella testa, senza riuscire a capire se davvero mia moglie pensava di lasciarmi andar via, oppure già sapeva che se ne sarebbe andata lei.
Dopo il suo tranquillo:
Va bene, se ami unaltra vai pure. Ma dammi un regalo…
mi aspettavo qualsiasi cosa: lacrime, isterie, urla chi è lei?, interrogatori notturni. Ma Laura semplicemente aggiunse, guardandomi fisso negli occhi:
Concedimi trenta giorni. Viviamo insieme, come se nulla fosse successo. Come se tu fossi ancora mio marito. Non farò domande. Non ti ostacolerò a partire. Questi trenta giorni dovranno essere miei. Ci riesci?
Quasi mi sentii sollevato ecco che donna matura, ecco un divorzio civile, senza scandali. Quasi mi fece piacere che non si aggrappasse a me.
Certo, risposi facilmente. Posso.
Così iniziò quel mese.
Davvero non mi domandava nulla. Non controllava il mio cellulare. Non cercava nomi. Non diceva parliamone. Anzi era quella Laura per cui mi ero innamorato: silenziosa, calda, con il suo ho preparato delle polpette, mangiale finché sono calde, la mano che mi poggiava sulla spalla quando entravo in casa.
Portavo fiori così, allimprovviso. Forse per senso di colpa, forse perché laltra (Valeria ormai nella mia testa era solo Valeria) mi tormentava: Ma vuoi affossarla apposta?. E allora nascondevo la mia colpa dietro mazzi di fiori.
Laura li accettava e mi guardava come se dovesse ricordare ogni dettaglio. Non me la casa. Comera il profumo di cannella. Come mi cambiavo le scarpe allingresso. Come la lavatrice faceva rumore. Come la luce cadeva sulla mia camicia mentre uscivo dalla stanza.
Arrivai a notare che non volevo davvero andar via. In quella altra vita cera adrenalina, dolcezza, il mi cercano ancora. Ma lì, con Laura, era affidabile. Troppo affidabile per non apprezzarla. Ma ormai avevo detto: Amo unaltra. Dovevo essere conseguente.
Non sapevo che Laura ogni notte, dopo la doccia, si sedeva davanti al laptop, scriveva qualcosa. Non sui social, non per lavoro. Scriveva cosa prendeva, cosa lasciava e chi aveva avvisato.
Fase 2. La mattina in cui non portò via uno scandalo portò via sé stessa
Mi svegliai per il silenzio.
Non il solito silenzio, quando lei era in cucina, la macchina del caffè sbuffava, la radio in sottofondo. Era silenzio vuoto. Come in una casa ancora disabitata.
Laura? mi allungai verso il suo lato del letto.
Niente. Il piumino ben sistemato, come in un hotel. Il suo pigiama non cera.
Mi alzai, andai in cucina. Tavolo pulito. Niente in pentola. Nada vestaglia sulla sedia. Allingresso nessuna scarpa. Il gancio dove appendeva la borsa, vuoto.
Non mi spaventai subito pensai: Avrà dormito dalla madre. Ma sul tavolo cera un foglio bianco, piegato. Scrittura sua, ordinata.
In alto una frase che mi fece gelare la schiena:
Vittorio, il regalo me lo sono fatto da sola.
Mi sedetti. Lo aprii.
E quello che lessi dopo fu quello che mi fece venire i brividi.
Fase 3. La lettera che non era una lettera
Non era solo un me ne vado, sii felice. Era… un dossier. Freddo, ma scritto con affetto. Con la pazienza di Laura. Mi guidava, spiegava, punto per punto:
Hai detto: Amo unaltra.
Io ho risposto: Va bene, vai.
Ma, Vittorio, non hai capito che in quel momento non sei stato tu a lasciarmi sono stata io a lasciar andare te.
Hai chiesto la libertà lhai avuta. Ma mi servivano trenta giorni per sistemare tutto e chiarire con la tua altra.
Quindi, leggi bene. Non strappare, non bruciare. Ti servirà.
Poi seguivano i punti.
1. Sullappartamento
Lappartamento dove vivi è mio. Lho ereditato da mia nonna e abbiamo fatto il passaggio a mio nome subito dopo il matrimonio. Non ti ricordi, perché allepoca eri innamorato e pensavi che sarebbe stato per sempre.
Negli ultimi due anni hai provato a convincermi a venderlo e a prenderne uno più grande. Ho sempre rifiutato ora capisci perché.
Ieri ho depositato unistanza al Catasto per bloccare ogni operazione senza la mia presenza. Quindi tu e la tua altra questa casa non la sposterete.
2. Sullauto
Lauto puoi tenerla. È tua. Ho fatto una donazione a tuo favore sì, pensa perché non voglio che tu pensi che voglio lasciarti a mani vuote. Non mi vendico. Metto un punto.
3. Sulla tua altra
Qui davvero mi si rizzò la pelle.
Credi che non sappia chi è? Lo so. Si chiama Valeria. Ha ventinove anni. Lavora in agenzia viaggi e ama la vita costosa.
Non è stata una casualità incontrarla nel bar dove eri con gli amici.
Ma non è tutta la verità.
Dieci giorni fa lho incontrata. Sì, Vittorio. Io. Lei sa benissimo che hai una moglie.
Abbiamo preso un caffè. Le ho detto: Se ami mio marito, è meglio conoscerci.
Allinizio sembrava imbarazzata, ma quando ha saputo che sapevo del vostro viaggio a Venezia, dellhotel a Viareggio, del braccialetto che le hai regalato si è rilassata.
Sai cosa ha detto?
Laura, sei una donna stupenda. Ma Vittorio è adulto. Sceglie lui.
Poi:
Non voglio essere sua moglie né lavargli i calzini. Mi basta che paghi laffitto e i viaggi. Se vuoi, riprendilo, purché continui a mandare soldi.
Ho registrato la conversazione.
Nel plico cera una piccola chiavetta USB.
Trassi un sospiro. Non potevo crederci. Valeria? La mia Valeria? Quella per cui volevo andarmene bene, senza ferire Laura? Così, con queste parole?
Andai avanti.
4. Perché ho chiesto un mese
Non sono pazza. Non volevo assillarti la notte. Non volevo scandali. Dovevo:
cercare Valeria e sentirla senza sceneggiate;
recuperare i soldi che passavi a lei dal nostro conto comune (sì, Vittorio, è di entrambi, non di te e la tua amante);
avvisare la banca che avresti cercato di prelevare i risparmi;
preparare i documenti per il divorzio senza che fossi impreparato;
e… ricordarti normale. Non quello con la faccia colpevole e i fiori per riparare, ma quello che scherzava, mangiava i miei dolci e mi baciava la mattina.
Questo era il mio regalo. Volevo vivere ancora un mese di matrimonio normale. Lultimo. E poi chiudere la porta.
Mi sentii impotente. Avevo pensato di avere il controllo, di essere rispettoso, che mi avrebbe ringraziato per la sincerità. Ma lei mi aveva già previsto tutto.
5. Cosa succede ora
Quando leggerai questa lettera, starò partendo per Firenze da mia madre. Lì presenterò la domanda di divorzio.
Non devi venire tutto è gestito dal mio avvocato.
Ti resta la macchina e le tue cose personali.
Il finanziamento per la cucina è tuo, lho trasferito a te (hai sempre detto che era il tuo regno, pagalo pure).
I risparmi comuni congelati fino a firma.
Ah, e Valeria fra un mese lascia lagenzia viaggi e si sposa. Non con te. Ha già un fidanzato.
È stata lei a dirmelo. Trovi la registrazione sulla chiavetta.
Quindi, Vittorio, alla fine non ami unaltra, ma solo unillusione, nella quale sei stato delicatamente portato, da donna.
Lultima parte era meno fredda.
Non sei cattivo. Hai solo creduto che sia impossibile non amarti. Malattia maschile.
Ti ho amato davvero. A lungo.
Ma amo un uomo che è disposto a sacrificare la nostra vita per un viaggio con una bella gonna? no.
Quindi, vai.
E per favore, prima di dire a una donna amo unaltra assicurati che laltra ti ami.
Addio.
La tua ex comoda moglie,
Laura.
Alla fine, cera una postilla che mi ha fatto sudare le orecchie:
P.S. Se provi a cercarmi e a fare scenate la registrazione di Valeria arriverà al tuo capo e a tua madre. Non per vendetta. A volte bisogna vedersi da fuori.
Fase 4. La prova della realtà
Ho preso subito il computer, inserito la chiavetta, aperto la registrazione.
…capisci, Laura, la voce di Valeria: calma, anche allegra. Ma perché ti aggrappi a questo Vittorio? Sei una donna adulta. Lui è a posto, generoso. Ma sai che ha una famiglia. Non sono scema non mi ci sposo. Ho avuto quello che mi serviva basta.
Se lui decide di andare via? chiede Laura, serena.
Va via, e allora? sbadiglia Valeria. Dopo qualche mese capirà che non gli cucinerò. E io avrò già il mio matrimonio. Ti ho detto ho già un uomo. Vittorio è solo comodo ora.
Lui pensa di amarti.
Lascia pure che pensi, ride Valeria. Gli uomini ogni tanto vogliono recitare il ragazzo innamorato. Basta che arrivino i soldi. Non preoccuparti, non ti rubo il marito. Non mi interessa.
La voce di Laura, nella registrazione, era più dolce:
E se fossi io a lasciarlo?
Ah, riprendilo pure! ride Valeria. Non sono qui per lui. Ma per le opportunità.
Ho spento.
Mi sono sentito come se un secchio di acqua ghiacciata mi avesse colpito. Vuoto e appiccicoso nel petto.
Avevo lasciato mia moglie per una donna che già pianificava di sposare un altro.
Avevo confessato onestamente a una moglie che aveva già chiuso tutti i buchi finanziari in un mese.
Pensavo di essere adulto ma ero solo un ragazzino con il portafoglio gonfio.
Mi vergognai come mai prima.
Fase 5. Perché le serviva questo regalo
Solo la sera capii perché lo chiamava regalo.
Perché pensavo di darle il regalo la verità.
Lei invece aveva dato un regalo a sé stessa il tempo.
In quei trenta giorni lei:
tolse i nostri soldi comuni da sotto il mio controllo;
scoprì che laltra non era una rivale, ma solo una consumatrice;
preparò i documenti per la sua casa e la sua vita;
e soprattutto mi salutò a modo suo.
Non sbatté la porta, non lanciò piatti.
Andò via in modo elegante. Così che ora avrebbe fatto male solo a me.
Mi sono seduto sul pavimento dellingresso. Nellingresso. Nellappartamento suo. E per la prima volta in quel mese ho pianto. Non perché mia moglie mi ha lasciato. Ma perché ho capito:
lei era più intelligente, sempre.
lei sapeva tutto, sempre.
e lei mi ha amato davvero da adulta, non come Valeria finché arrivano i soldi.
Ho preso il telefono. Ho trovato Valeria. Ho chiamato.
Ciao, tesoro, rispose leggera. Sei in anticipo
Possiamo vederci? ho chiesto rauco.
Oh, no, subito si distaccò. Oggi sono con Sasha. Te lho detto. Non fare scene. Sapevi che ho la mia vita.
Con Sasha? mi si è seccata la gola. Lui… il tuo fidanzato?
Diciamo di sì, scrollò le spalle. Dai, non insistere. Mi hai aiutato grazie. Ma non ti ho promesso niente. Ora devo andare.
La linea si è interrotta.
Ho fissato lo schermo.
Ecco, è tutto.
Ho perso mia moglie per una donna cui servivo solo come sponsor.
Epilogo
Una settimana dopo arrivò una vera lettera, cartacea.
Vittorio.
Non cercarmi.
Non sono arrabbiata.
Ho soltanto chiuso.
Se mai crescerai abbastanza da amare una persona reale, non unillusione tutto andrà per il meglio.
Solo, la prossima volta non dire amo unaltra, finché non ti assicuri che laltra non dice di te quello che Valeria ha detto a me.
Abbi cura di te.
L.
Ho messo la lettera accanto alla sua prima nota e ho capito: il regalo più grande che mi ha fatto è stato mostrarmi me stesso. Tutto. Senza filtri.
E davvero mi sono venuti i brividi perché guardare sé stessi così fa più paura che confessare: Sono innamorato di unaltra.
Oggi, dopo tutto questo, ho imparato a guardarmi meglio. Ho capito cosa vuol dire amare da adulti. Non si tratta di chi si aggrappa, né di chi si lascia ma di chi sa davvero salutare.




