Il bouquet sbagliato e un incontro mancato: tra rose dimenticate, telefonate della mamma e profumo d…

Allora, ascolta questa che ti racconto di Marco.

Marco si è armato di tutto il suo coraggio e ha deciso di comprare il bouquet più bello che poteva trovare, con lidea di fare colpo al suo primo vero appuntamento con una ragazza. Era emozionatissimo, vestito bene, con il mazzo di fiori ben stretto fra le mani, e si è messo ad aspettare davanti alla fontana in centro a Parma. Il cielo era limpido, la città vibrava di vita, ma Anita non si vedeva da nessuna parte. Ha fatto un giro con lo sguardo, ha provato a chiamarla. Nessuna risposta. Magari è solo in ritardo, ha pensato, cercando di non perdere il buonumore, e ha riprovato a telefonare.

Dopo cinque lunghissimi squilli, finalmente ha risposto.

Anita, ci sei? Io sono già qui sotto la fontana, dove sei tu?

Marco tra noi è finita! ha detto lei, fredda come il marmo.
Cosa? Ma come mai? lui si è bloccato.
È colpa di quel bouquet! ha risposto Anita, improvvisamente risentita.
Scusa? Cosa cè che non va nei fiori? Marco proprio non capiva.

Vedi, lui aveva passato almeno mezzora dentro la fioreria. Rose rosso scuro, tulipani gialli, lilium bianche, piante in vaso, mazzi scenografici e tutti decorati a regola darte. Ma Marco era indeciso da morire.

Ricordava benissimo che, la prima volta che aveva parlato con Anita, lei si era dilungata sulle sue passioni floreali: certi fiori proprio non li sopportava, altri invece li adorava a tal punto che avrebbe potuto restare a guardarli per ore. Ma quando te lo dico? Quella sera, tra la bellezza dellincontro e un bicchiere di prosecco al bar, era così rapito dalla sua chioma liscia, dalla grazia del suo collo e dalle fossette sulle guance, che aveva solo annuito senza registrare nientaltro.

Cè poco da fare, forse quello era proprio il colpo di fulmine. E poi, quale importanza ha ricordarsi i dettagli dei fiori? Marco voleva solo godersi la serata.

Ma adesso, sotto pressione, non si ricordava assolutamente quali fiori amasse.

La fioraia, già esausta, aveva provato a tirare fuori delle gerbere: Guardi che roba! Sono rare, ora non è stagione, sono arrivate da Sanremo apposta!

Marco però si sentiva il cuore in gola e doveva sbrigarsi: il pranzo stava finendo e doveva tornare al lavoro. E come se non bastasse, squilla il telefono sua madre. Ultimamente la chiamava ogni giorno.

Marco, hai deciso? È venerdì, magari vieni in campagna per il weekend?
No, mamma, ho un po di impegni

La nonna aspetta sempre che arrivi, si siede davanti alla porta a guardare fuori.
Mamma scusami, davvero, ma oggi sono incasinato

Gli pesava un po, sua mamma lo avrebbe voluto di più al paesino dove viveva con la nonna. La chiamava spesso, sembrava persino ansiosa. Ma insomma, la nonna era già anziana e non è che potesse mollare tutto ogni volta. Aveva una vita anche lui!

E poi ora cera questa storia con Anita. Sognava già grandi cose, magari un bel weekend fuori porta se andava bene. Aveva in mente una pensioncina a Sirmione, sul lago, che gli aveva consigliato un collega.

Basta, non voleva farsi sopraffare dai pensieri: Probabilmente Anita aveva detto che non le piacciono le rose con le spine Meglio evitare le rose, va! E così si è fatto coraggio e ha comprato un mazzo enorme di gerbere rosa e bianche. Un gesto gentile, niente di più, pensava.

Quando è arrivato alla fontana, era già in ritardo: il capo lo aveva trattenuto in una riunione allultimo secondo chissà, magari ci scappava una promozione. Preso dalla fretta, ha avvisato Anita, ha messo il cellulare silenzioso. La mamma lo aveva richiamato, ma Marco non poteva certo rispondere.

Alla fine ha parcheggiato un po storto e quasi corre facendo attenzione a non rovinare i fiori. Ma Anita non cera. Sarò io in anticipo per una volta, ha pensato. Si è seduto su una panchina. Ogni dieci secondi guardava il telefono. A un certo punto ha deciso di richiamarla.

Anita, dove sei, sono qui che ti aspetto.
Lo so. Sono al bar di fronte, al secondo piano. Ti guardo da un po.
Sul serio? Ma non ti vedo! Vieni giù, oppure

Sei pure in ritardo, lha interrotto lei.
Hai ragione, Anita, scusa davvero. Ma tra il lavoro e tutto ho fatto il possibile! Dai, prendi i fiori almeno

Ecco, i fiori! Nemmeno ti ricordi che tipo di fiori io ami!
Ma non cerano! Più o meno
Le rose, Marco, le rose! Te lho ripetuto mille volte che impazzisco per le rose E tu

Rimedio subito adesso salgo da te, ha tagliato corto lui, mentre saliva le scale del bar stringendo ancora le gerbere.

Lei era seduta di spalle, guardava fuori dalla finestra. Marco, quasi intimidito, posa i fiori sul tavolino, ma lei nemmeno li degna di uno sguardo.

E allora lui, che di solito si salva con la parlantina, le ha detto tutto il meglio che poteva, in modo da rasserenarla. Le ha strappato un sorriso, dai! Hanno preso un caffè, sono usciti insieme dal bar, ma Anita, niente, ai fiori non ha dato nemmeno uno sguardo.

Una cameriera, una ragazzina con grandi occhi castani, li rincorre: Signori, avete dimenticato il mazzo!

Marco allora si gira, sorride e lo regala direttamente a lei. La cameriera rimane basita, poi si illumina: Grazie mille! Dalla gioia, quasi si commuove.

Ma Anita si è rabbuiata ancora.
Anita, stasera ti porto un mazzo enorme di rose, promesso!
Basta così, Marco. Oggi ne ho avuto già abbastanza di fiori.

Scendono insieme le scale, lui dietro, lei seccata. Nuovo squillo della mamma.
Marco, scusa, non ti disturbo, vero?

Anita non sente, lui invece risponde più lieve: No, mamma, questa volta chiami al momento giusto. Domani arrivo, promesso!

La sera si sono salutati senza troppi rimpianti. Marco lo sapeva ormai non si sarebbero più rivisti. Così, il giorno dopo, senza esitare, si è diretto verso la campagna, su quelle strade che da piccolo conosceva a memoria, tra i campi di papaveri e margherite.

Lì, laria è profumata di vita, il vento muove i fiori e il paesaggio sembra un mare colorato. Marco si è perso tra le distese fiorite e, con la pazienza di un vecchio fiorista, ha composto piano piano il suo bouquet da regalare.

Questa volta non aveva nessun dubbio: chi avrebbe ricevuto quei fiori sarebbe stato sincero e felice, non avrebbe recriminato nulla.

Appena messo piede in casa, ha diviso il mazzo in due parti uguali: una per la mamma, una per la nonna. La mamma gli ha stampato due baci sulle guance e la nonna Beh, la nonna hanno dovuto aiutarla ad alzarsi. Le mani tremavano, la vista ormai era poca, ma non appena ha sentito il profumo e sfiorato i petali, si è commossa sul serio non riceveva fiori da chissà quanto.

Ha affondato il viso tra i colori, ha tirato dentro un respiro profondo come quei tempi lontani in cui bastava il profumo dei fiori per chiamare a sé tutta la giovinezza e la voglia di vivere. Le venivano su sensazioni che aveva dimenticato, la promessa di qualcosa di nuovo, di tutta la luce della vita.

Oh, che meraviglia! La vita continuava, e lei la vedeva nel suo nipote.

Marco si è seduto vicino a lei, le ha appoggiato la testa sulle ginocchia, mentre la nonna gli accarezzava i capelli, attenta a non schiacciare i suoi fiori così preziosi.

E lui lo pensava, sentiva nel cuore che sì, un giorno avrebbe trovato una ragazza giusta, con la dolcezza della mamma e la forza della nonna, e imparato ad amarsi come facevano una volta i suoi nonni. Bisognava solo capire quando fosse il momento giusto.

La nonna, intanto, teneva il bouquet stretto.
Aspetta un attimo portami dellacqua, quella fresca del pozzo Prendi la brocca grande. Mettili qui che così li guardo bene

Perché sì: i fiori sono ovunque, ma quelli? Quelli erano i più belli, perché erano regali da Marco.

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