— Ludovica, sei impazzita alla tua età! Hai già dei nipoti che vanno a scuola, di che matrimonio sta…

Luisa, non ci posso credere, a questetà! Hai già i nipotini che vanno a scuola, e ti chiedi di sposarti? È quello che mi ha detto Margherita, la sorella, quando le ho comunicato che mi sposo.

Tra una settimana io e Antonio firmiamo i registri, così ho pensato di dare un colpo di telefono a Margherita. Ovviamente non verrà al matrimonio: viviamo in due estremità dItalia, io a Milano e lui in Sicilia, e a 60 anni non abbiamo voglia di organizzare una festa a base di che peccato! e chiacchiere infinite. Ci limiteremo a una piccola cerimonia, solo noi due.

Potremmo anche non firmarci, ma Antonio è insistente. È il mio cavaliere, apre la porta dellingresso per me, mi porge il braccio quando scendo dalla macchina, mi aiuta a infilare il cappotto. Non vuole vivere senza quel timbro sul passaporto. Lo dice chiaro: Che ci faccio, bamboccio? Ho bisogno di una relazione seria. E per me è davvero un bamboccio, anche se ha qualche capello dargento.

Al lavoro lo chiamano solo con nome e cognome, è rispettato, serio e severo. Lì è il capo, mentre quando mi vede sembra di togliere quarantanni. Mi stringe forte e vuole girare per le strade come due pazzi innamorati. Io mi sento felice ma anche imbarazzata. La gente ci guarderà, riderà, gli dico. Lui mi risponde: Che gente? Io vedo solo te. Quando siamo insieme, è come se il mondo intero sparisse, restiamo solo io e lui.

Devo però raccontare tutto alla sorella. Avevo paura che Margherita, come tante altre, mi giudicasse, ma avevo più bisogno del suo sostegno. Alla fine ho preso coraggio e lho chiamata.

Luisa ha iniziato con voce stridula , è passato solo un anno da quando hanno seppellito Vittorio e già ti cerchi una nuova vita!

Sapevo che la notizia lavrebbe scioccata, ma non immaginavo che la sua rabbia fosse rivolta al mio defunto marito.

Margherita, ricordo le ho risposto , ma chi fissa questi tempi? Puoi dirmi un numero? Quanto devo aspettare prima di essere di nuovo felice senza essere giudicata?

Margherita ha riflettuto un attimo:
Beh, per rispetto mi direi almeno cinque anni.
Quindi devo dire ad Antonio: Scusa, torna tra cinque anni, intanto io indosso il lutto?
Margherita è rimasta in silenzio.
E che ci guadagnerei? ho continuato . Pensi davvero che tra cinque anni non arriveranno i pettegoli? Ci saranno sempre chi vuole insinuare, ma a me non importa. La tua opinione conta, però, e se insisti io rinuncerò al matrimonio.

Lo sai, non voglio essere troppo severa, ma sposatevi subito! Però, non ti capisco e non ti supporto. Sei sempre stata indipendente, ma non pensavo che a questetà ce ne riuscissi a salvarne una. Per favore, aspetta almeno un anno.

Io non mi sono arresa.
Dici aspetta un anno. E se a noi due restasse solo un anno di vita?
Margherita ha sbuffato.
Fai come credi, lo so che tutti vogliono la felicità, ma hai vissuto così a lungo felice…

Ho riso.
Margherita, davvero? Hai sempre pensato che fossi felice? Anchio lo credevo. Solo ora capisco che sono stata una donna lavoro. Non sapevo che si potesse vivere diversamente, con gioia!

Vittorio era un uomo buono. Con lui ho cresciuto due figlie; ora ho cinque nipotini. Il suo motto era la famiglia è tutto. Allinizio lavoravamo duro per la famiglia, poi per le famiglie dei figli, poi per i nipoti. Oggi, guardando indietro, vedo che è stata una corsa continua al benessere senza pause per il pranzo. Quando la figlia più grande si è sposata, avevamo già una casa di campagna, ma Vittorio voleva espandere, allevare carne per i nipoti.

Abbiamo affittato un ettaro in Toscana, ci siamo messi le corna al collo per anni. Ha avviato il bestiame, che doveva essere nutrito tutto il tempo. Prima di mezzanotte non andava a letto, alle cinque del mattino era già in piedi. Lanno intero vivevamo in campagna, venivamo in città solo per faccende urgenti. Quando chiamavo le amiche, una tornava dal mare con la nipote, laltra andava a teatro con il marito. Io non andavo nemmeno al mercato, figuriamoci al cinema.

Ci sono state settimane senza pane perché il bestiame ci trattava come prigionieri. Lunica cosa che ci dava forza erano i figli e i nipoti ben nutriti. La figlia maggiore ha potuto cambiare lauto grazie allazienda, la più giovane ha ristrutturato lappartamento: non è stato tutto vano.

Una volta è venuta a trovarmi una vecchia collega, Teresa, e ha detto:
Luisa, allinizio non ti riconoscevo. Pensavo fossi fuori a prendere fiato. Ma sei quasi morta! Perché ti fai così?

E che farò? I bambini hanno bisogno di aiuto ho risposto.
I figli si aiuteranno da soli, dovresti pensare a te stessa.

Allora ho capito cosa significasse vivere per sé. Ora so che si può dormire quanto si vuole, passeggiare nei negozi, andare al cinema, alla piscina, sciare. Nessuno ne soffre! I figli non hanno perso nulla, i nipoti non muoiono di fame. Ho imparato a vedere le cose comuni con occhi nuovi. Prima raccoglievo foglie cadute e le buttavo via, ora mi regalano un sorriso. Cammini per il parco, le scampi ai piedi e ti senti un bambino. Ho imparato ad amare la pioggia, perché non devo più correre a rifugiarmi, basta guardare fuori dal finestrino di un caffè accogliente. Ora osservo le nuvole, i tramonti, la neve croccante, e penso: Che bella è la nostra Italia! E tutto questo lho scoperto grazie ad Antonio.

Dopo la morte di Vittorio, è stato come un sogno interrotto. Ha avuto un infarto e se nè andato prima dellambulanza. I figli hanno venduto tutto, la casa di campagna, e mi hanno rimandata in città. I primi giorni ero confusa, non sapevo cosa fare, mi svegliavo alle cinque, gironzolavo per lappartamento, cercando un posto dove stare.

Quando Antonio è entrato nella mia vita, ricordo la prima passeggiata. Si è rivelato un vicino di casa, il genero di un amico, che mi ha aiutato a spostare le cose dalla campagna. Allinizio non mi vedeva, ma ha capito subito che ero una donna smarrita. Ha detto: Devi uscire, respirare aria. Così mi ha portata al parco, ha comprato un gelato, poi mi ha proposto di andare al laghetto a dare da mangiare alle anatre. Non avevo mai avuto tempo di guardarle; li vedevo solo mentre li alimentavo in fretta. E sono così buffi, schizzano il pane in aria!

Non ci posso credere, stare lì a guardare le anatre ho detto . Di solito non ho tempo per guardarle, solo per nutrirle, pulirle

Antonio mi ha stretto la mano e ha sorriso: Aspetta, ti mostrerò tantissime cose. Ti sentirai rinata. Ed è stato vero. Ogni giorno scoprivo qualcosa di nuovo, come se fossi una bambina. Non ricordo più quando ho capito che avevo bisogno di lui, della sua voce, del suo sorriso, del suo tocco leggero. Ora non riesco a immaginare la vita senza lui.

Le mie figlie non hanno accettato la nostra storia, hanno detto che tradivo la memoria di Vittorio. È stato doloroso, mi sentivo colpevole. I figli di Antonio, invece, erano felici, hanno detto che adesso il papà è sereno. Lunica cosa che mi mancava era raccontare tutto a Margherita, e rimandavo quel momento allultimo.

Quando è il matrimonio? mi ha chiesto Margherita dopo la nostra lunga chiacchierata.
Venerdì prossimo.
Che dire, felicità e amore anche in età avanzata ha concluso secca.

Venerdì siamo andati a comprare il cibo, ci siamo vestiti a festa, abbiamo preso un taxi e siamo andati al comune di Roma. Quando siamo usciti dalla macchina, mi sono gelata: davanti allufficio di Stato Civile cerano le mie figlie con i loro mariti, i nipotini, i bambini di Antonio con le loro famiglie e, soprattutto, Margherita con un mazzo di rose bianche, che mi guardava tra le lacrime.

Luisa! Sei arrivata per caso? non potevo credere ai miei occhi.
Devo vedere a chi la sto dando, altrimenti non mi sento più una sposa ha riso, stringendomi le mani.

Pare che, nei giorni prima del matrimonio, tutti avessero prenotato un tavolo al bar dove avrebbero festeggiato.

Qualche giorno fa, Antonio e io abbiamo festeggiato il nostro primo anniversario di matrimonio. Per tutti è diventato una persona speciale, e io ancora non riesco a credere a quanto sia felice: è una gioia così grande che a volte ho paura di romperla.

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