Vorrei tornare a casa, figliolo Vittorio uscì sul balcone, accese una sigaretta e si sedette sullo …

Voglio tanto tornare a casa, figliolo.

Questa mattina sono uscito sul balcone, ho acceso una sigaretta e mi sono seduto sullo sgabello basso che tanto piaceva a mia cara moglie. Un nodo amaro mi stringeva la gola; ho cercato di mantenermi calmo, ma le mani tremavano. Mai avrei pensato di arrivare a un punto in cui mi sentivo estraneo nella mia stessa casa a Genova

Papà! Non ti arrabbiare così! è sbucata sul balcone mia figlia maggiore, Francesca. Non ti sto chiedendo molto Lasciaci solo la tua stanza, tutto qui! Se non pensi a me, pensa almeno ai tuoi nipotini. Tra poco cominceranno la scuola, e siamo costretti a vivere tutti nella stessa stanza

Francesca, non andrò in una casa di riposo, ho detto quietamente. Se in questo appartamento siamo troppo stretti, allora vai pure a vivere dalla mamma di Marco. Lei sta da sola in tre camere, ce nè una per voi e una per i ragazzi.

Lo sai che non ci riuscirò mai a convivere con quella donna! ha urlato, sbattendo la porta a vetri con forza.

Mi sono abbassato a coccolare Argo, il nostro vecchio cane che ci aveva seguito per tutta la vita con dedizione. Pensando alla mia Anna, mi sono scese le lacrime. Da quando lei se nè andata, cinque anni fa, mi sono sentito orfano. Lidea di una vecchiaia solitaria mi sembrava irreale, soprattutto con una figlia e dei nipoti accanto.

Abbiamo cresciuto Francesca con amore, cercando di trasmetterle i migliori valori. Eppure qualcosa è mancato Mia figlia è diventata fredda, egoista, quasi irriconoscibile.

Argo ha guaito piano e si è steso ai miei piedi. Anche lui soffriva vedendomi così abbattuto.

Nonno, non ci vuoi più bene? mi ha chiesto mio nipote Marco, otto anni, entrando nella stanza.

Ma che dici? Chi ti ha messo in testa questa sciocchezza?

Perché non vuoi andare via? Non vuoi lasciarci la stanza? Sei proprio avaro! mi ha guardato con rabbia, come se fossi un estraneo.

Ho capito che ripeteva le parole di sua madre. Francesca aveva già fatto il lavaggio del cervello al bambino.

Va bene. Me ne vado, ho risposto con voce stanca. Avrete la mia stanza.

Non potevo restare ancora in quella casa. Mi sentivo indesiderato da tutti: dal genero, che non mi rivolgeva più parola, fino al nipote che credeva davvero che gli avessi rubato la stanza.

Papà, dici davvero? Francesca è rientrata raggiante.

Sì, ho sussurrato. Promettimi solo che non farai del male ad Argo. Mi sento un traditore

Basta piangere! Ci occuperemo di lui, lo porteremo a passeggio tutti i giorni. E la domenica verremo a trovarti con lui nel nuovo posto ha promesso Francesca. Ti ho trovato la miglior casa di riposo, vedrai che ti piacerà.

Dopo due giorni sono stato accompagnato in una casa di riposo alle porte di Genova. Francesca aveva già organizzato tutto, aspettando solo che cedessi. Entrando nella stanza umida e che sapeva di muffa, mi sono pentito quasi subito. Altro che camera confortevole, era un ricovero pubblico pieno di persone sfortunate e abbandonate.

Sistemate le cose, sono sceso nel cortile. Mi sono seduto su una panchina e quasi ho pianto. Guardando gli altri anziani, mi sono immaginato il futuro che mi aspettava: miseria, solitudine.

Sei nuovo? mi ha chiesto gentile una signora anziana, sedendosi accanto a me.

Sì ho sospirato.

Tranquillo, anche io allinizio piangevo e soffrivo. Poi mi sono rassegnata. Mi chiamo Valentina.

Io sono Vittorio, mi sono presentato. Ti hanno mandata qui i figli?

No, il nipote. Dio non mi ha dato figli e ho deciso di lasciare lappartamento al nipote Forse sono stata ingenua. Si è preso la casa, mi ha portata qui. Almeno non mi ha lasciata per strada

Abbiamo chiacchierato fino a sera, ricordando gli anni belli e gli affetti andati. Il giorno dopo, abbiamo già passeggiato insieme nel cortile.

Valentina era un raggio di sole nellincubo che stavo vivendo. Non sopportavo la stanza, passavo tutto il tempo fuori. Il cibo? Quasi immangiabile, mangiavo solo quel che bastava.

Aspettavo Francesca. Speravo che cambiasse idea, che sentisse la mia mancanza e mi riprendesse con sé. Ma i giorni passavano e lei non si faceva viva. Ho provato a chiamare a casa per sapere di Argo, ma nessuno rispondeva.

Un giorno, allingresso, ho visto il mio vecchio vicino, Stefano Ielmini. Mi ha riconosciuto e si è avvicinato sorpreso.

Allora sei qui! ha detto. Ma tua figlia mi ha detto che sei andato a vivere in campagna! Ho capito subito che non era vero… Un uomo come te non avrebbe lasciato Argo per strada.

Che cosa intendi? gli ho chiesto spaventato. Che ne è stato del cane?

Non ti preoccupare, labbiamo portato al rifugio. Da giorni lo vedevo aspettare sotto il portone Ho visto Francesca, le ho chiesto di te. Mi ha detto che sei in campagna e che vendeva casa per trasferirsi dal marito. Mi ha raccontato che Argo ormai è vecchio e tu non volevi più occupartene. Vittorio, che è successo?

Gli ho raccontato tutto. Che avrei dato qualsiasi cosa per tornare indietro e non commettere quellerrore. Francesca mi aveva tolto la casa e Argo era stato abbandonato.

Voglio solo tornare a casa, figliolo, ho mormorato.

Sono qui anche per questo, mi ha detto Stefano. Sono avvocato e difendo spesso i diritti degli anziani. Sto seguendo il caso di un signore cui i vicini hanno rubato la casa. Tranquillo. Tu hai ancora la residenza lì, giusto?

Sì. A meno che Francesca non mi abbia fatto cancellare A questo punto non so più nemmeno io cosa aspettarmi da mia figlia.

Prepara le tue cose, ti aspetto in macchina, mi ha ordinato Stefano. Non si può lasciar andar via così una persona!

Ho preso la borsa di corsa, sono sceso. Allingresso, Valentina si è avvicinata.

Vittorio te ne vai? mi ha chiesto sconsolata. Ho appena saputo di Argo, della tua casa

Appena sistemerò tutto, torno a prenderti, le ho promesso.

Ma chi mi vorrà mai ha sospirato.

Non dire così. Non essere triste, ti giuro che mantengo la promessa.

Non sono riuscito a rientrare in casa, era chiusa e non avevo più la chiave. Stefano mi ha accolto da lui. Poco dopo abbiamo scoperto che Francesca non viveva più nellappartamento: era andata dalla suocera e aveva affittato la casa ad altri.

Grazie a Stefano, sono riuscito a difendere il mio diritto a restare proprietario.

Grazie, lho ringraziato. Però non so come andare avanti Francesca non si fermerà finché non mi avrà cacciato del tutto.

Cè solo un soluzione, mi ha detto Stefano. Possiamo vendere la casa, darle la sua quota, e con il resto comprarti una casetta in campagna. Magari vicino ad Alessandria, con un po di verde.

Sarebbe bellissimo, mi sono illuminato. È la soluzione perfetta.

Tre mesi dopo, mi sono trasferito nella mia nuova casa, in una piccola frazione tra i vigneti. Stefano mi ha aiutato ovunque e quel giorno è venuto anche a prendere Argo.

Ma prima facciamo tappa, gli ho detto.

Da lontano ho visto Valentina, seduta sulla nostra panchina, lo sguardo perso.

Vale! lho chiamata. Siamo qui con Argo per te. Da oggi abbiamo una casa in campagna: aria fresca, pesci, frutta, funghi, tutto vicino. Vieni con noi?

E come faccio? è rimasta interdetta.

Basta che ti alzi dalla panchina e vieni, ho riso. Dai, qui non abbiamo più nulla da fare.

Mi dai dieci minuti? ha sorriso tra le lacrime.

Certo che ti aspetto! ho sorriso anchio.

Nonostante le malizie di chi ci ha fatto soffrire, io e Valentina abbiamo trovato il coraggio per un po di felicità. Abbiamo capito che il mondo è pieno di persone buone; ce ne sono molte di più di quanto sembri. Su di noi, la gentilezza ha vinto. Abbiamo lottato per noi stessi e finalmente, abbiamo raggiunto pace e gioia.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

2 × one =

Vorrei tornare a casa, figliolo Vittorio uscì sul balcone, accese una sigaretta e si sedette sullo …