Una notte sono rientrata a casa e sono rimasta davvero spiazzata. Mia figlia stava mettendo tutte le sue cose in valigia: vestiti, prodotti per il trucco, il suo computer. Le ho chiesto subito dove stesse andando.
A quanto pare, la mia Mattea di diciotto anni improvvisamente si sentiva grande. Non ho potuto fare a meno di esclamare per lo stupore. Ma Mattea mi ha risposto:
Mamma, me ne vado di casa. Andrò a vivere con Davide.
Come, te ne vai? E chi sarebbe questo Davide? Non pensi sia il caso di presentarcelo? Con che soldi pensi di mantenerti? Lui ha famiglia? Penso che tu stia facendo tutto troppo in fretta.
Mamma, per favore! Siamo nel Ventunesimo secolo. Sono adulta ormai, devo farmi la mia vita! ha detto risoluta Mattea.
Non ho replicato. Mi rendevo conto della mia totale impotenza. Osservavo Mattea piegare il suo computer e mi congedavo in silenzio da tutte le sue cose tanto, il frullatore non lo usavo mai. Ha finito di impacchettare e se nè andata. Dalla finestra ho visto un ragazzo giovane che la aiutava a caricare le valigie in macchina. Ormai aveva intrapreso la strada degli adulti, che impari cosa significa davvero! Vediamo quanto dura. La mattina dopo ho subito cambiato la serratura: non si sa mai con questi amici nuovi.
Sono trascorsi alcuni giorni. Nessuna notizia di Mattea. Non pensavo che iniziasse così presto la sua vita da grande. Poi improvvisamente mi chiama al telefono:
Mamma, mi paghi la retta delluniversità?
Mi sono sentita ferita: mi chiama solo per soldi, senza neanche chiedermi come sto.
No, cara. Ormai sei indipendente. Non voglio più intromettermi nella tua vita.
Va bene. Grazie, eh! mi risponde indignata, poi butta giù la cornetta.
Dopotutto è quello che voleva. Ora vedrà cosa significa lindipendenza.
Così ho deciso di trasformare la sua stanza in un piccolo ufficio. Tanto qui non ci abita nessuno. Ho persino ordinato un tavolino e delle sedie nuove. Il letto lho lasciato: magari ci ripensa.
Due settimane dopo, tornando dal lavoro, trovo Mattea davanti al portone con le borse. Era visibilmente sconvolta.
Amore, perché non mi hai avvisata che tornavi?
Avevo vergogna, mamma… Non sei contenta di vedermi? mi chiede, asciugandosi le lacrime.
Ma certo che sono felice! Che discorsi fai. Vieni, entriamo.
Rientriamo in casa e lei inizia a posare le sue cose nella vecchia stanza. Ma manca la macchina del caffè. Viene fuori che è rimasta a casa della mamma di Davide: pare che la donna la trattenesse come compenso per vitto e alloggio. Davide, poi, ha trentanni suonati! Quando Mattea si è accorta che io non le avrei più pagato nulla, ha chiesto aiuto a lui. Ma lui non ci pensava proprio a prendersi carico della sua fidanzata o delle sue spese.
Quello che mi chiedo davvero, però, è cosa passasse per la testa a Davide quando si è portato a casa dai suoi la mia figlia senza lavoro.



