BASTA CHIAMARE
«Vi dichiaro marito e moglie!» ha annunciato solennemente la funzionaria del Comune, ma allimprovviso si è soffocata, iniziando a tossire furiosamente.
Eh, ecco Non porta bene ha commentato mia madre, quasi come se fosse uno di quei presagi che le nonne raccontano.
Gli invitati hanno cominciato a mormorare tra loro, qualcuno ha sussurrato qualcosa che non ho capito. Io e mia moglie, Bianca, ci siamo guardati di sfuggita, intimiditi. Avevamo appena compiuto diciotto anni: in sostanza due ragazzi, ancora acerbi, buttati in una storia più grande di loro. Un matrimonio lampo, giusto in tempo per coprire la dote della mia sposa: tra due mesi sarebbe nata nostra figlia, non programmata ma già amata.
Bianca aveva affittato un vestito bianco al volo, le scarpe le ha prese in prestito da Lucia, la sua migliore amica. In effetti, molti anni dopo, proprio con Lucia ho avuto una brevissima storia Ma allora eravamo giovani e felici, con la vita davanti.
Una volta, passeggiando con Bianca lungo i viali di Firenze, la tenevo dolcemente per la vita. Ci si è avvicinato un tizio che, a voce bassa, mi ha detto: «Tieni stretta la tua donna, o qualcuno te la porta via»
Ha sparato questa battuta e se nè andato. Noi abbiamo sorriso, liquidando quella frase come una stramberia. Il futuro era lì, tutto nostro. Chi poteva separarci? Ci provino pure
Il mio migliore amico, che era stato mio testimone, si era permesso una frecciata:
Marco, ma proprio Bianca dovevi scegliere? Hai visto quante belle ragazze cerano!
Ho risposto secco:
Forse aspettano proprio te
E in effetti, avevano ragione: lamico si è sposato quattro volte, sempre con donne splendide e brillanti.
Poi è arrivata nostra figlia, Vera.
Dopo poco sono partito per la leva. Ho fatto il militare lontano da casa, tra la Sicilia e il Friuli. Mi mancavano Bianca e Vera, loro mi mancavano da morire. Bianca mi mandava foto: per mesi lho tenuta sotto il cuscino, sperando di vederla nei sogni.
Un giorno, rientrando in camerata, la foto era sulla mia scrivania: qualcuno laveva scarabocchiata e offeso. Ho perso la testa, e ho picchiato il compagno di branda, quasi facendolo fuori. Sono finito in punizione nella cella dellesercito. La fotografia, irrimediabilmente rovinata, lho dovuta strappare e buttare via. Cè da dire che il compagno ha avuto quello che si meritava.
Quando sono tornato a casa, ero cambiato, indurito dalle esperienze e dalla lontananza. Ed ero incredibilmente arrabbiato con Bianca, per nessun motivo reale. Mi ero convinto che, dopo due anni, una donna così giovane doveva per forza aver avuto un amante. Avevo davanti una donna completamente diversa da quella che avevo lasciato: non la timida studentessa che mi salutava alla stazione, ma una donna tutta energia, sicura e affascinante.
Sei proprio tu, Bianca? Non ti riconosco più le ho sussurrato mentre la stringevo.
Mi sentivo orgoglioso di lei, ma nel mio cuore un piccolo tarlo di gelosia cresceva: «Possibile che Bianca abbia avuto qualcun altro?» Tutti la desiderano, lo si vede subito. Dove cè dolcezza, arrivano le api. Mi presi una amante, così per non sentirmi da meno, casomai
Le voci delle mie avventure sono arrivate a Bianca dopo tre mesi. Ho faticato a convincerla a non chiedere subito il divorzio. Aveva emesso la sua sentenza:
Marco, ora non ti lamentare
Bianca ha bruciato tutte le lettere che le scrivevo dal militare. Le teneva in una scatola, ogni tanto le leggeva. Da allora, niente letto insieme, niente inviti a tavola. Si parlava solo di cose pratiche, niente di più.
Insomma, ho sofferto un giorno, pianto per un anno. Ho dovuto portarle Bianca e Vera al mare, fuori stagione, per recuperare: vino, frutta, mare, sole, aria e così dopo poco ci siamo riconciliati.
Tornato a casa, ho lasciato la mia amante senza tanti rimorsi.
Per sette anni, la nostra vita insieme è stata serena, tranquilla, una vera oasi. Ma, evidentemente, a Bianca mancava qualcosa: magari un po di quella passione tutta italiana?
Al lavoro cera un collega, Boris, vero animatore del gruppo. Sapeva ridere, ascoltare, dare consigli. I colleghi si confidavano con lui, si lamentavano di mogli, suocere, del caos del mondo. Boris ascoltava tutti e offriva buoni consigli.
Mi è venuto in mente di invitarlo al compleanno di Bianca avrebbe rallegrato la serata. Se solo avessi previsto dove sarebbe andata a finire la storia!
Boris è venuto con la moglie. Quella sera ha superato se stesso: battute, risate, brindisi. Bianca era radiosa, accogliente, una vera padrona di casa. Il compleanno è stato perfetto.
Un mese dopo, per le nostre famiglie, è iniziato linferno.
La moglie di Boris mi ha chiamato:
Marco, lo sa che i nostri si vedono? Dica a sua moglie che non deve rubare ciò che è degli altri, soprattutto con due bambini piccoli
E io, ingenuo, non sospettavo nulla. Bianca stava forse solo vendicando i miei errori passati?
Non descriverò tutto lo strazio. La moglie di Boris perseguitava Bianca e minacciava gesti tragici. Io chiudevo Bianca in casa, staccavo il telefono, la spaventavo col divorzio. Tutto inutile.
Dicono che lamore si come il fuoco e la tosse: non si può nascondere. Ho chiesto aiuto a Lucia, lamica di Bianca.
«Marco, è amore vero. Bianca non tornerà, non ci sono vie per te.»
Mi sono rifugiato da Lucia per sei mesi. Lei mi ha consolato un po, brevemente.
Bianca e Boris si sono sposati. Erano felici, isolati dal mondo. Sembrava respirassero la stessa aria, con un solo battito. In quel periodo li odiavo, li maledivo. Mi sentivo svuotato, urlavo contro il destino. Come era possibile? Mi avevano portato via Bianca! Forse, la felicità viaggia con il dolore, sulle stesse rotaie.
Dicono che il tempo guarisce Non ci credo. La mia ferita è soltanto diventata sottile e fragile, come il ghiaccio di dicembre. Gli amici si sono premurati di trovarmi una seconda moglie, una bellezza. Ho sposato subito, senza pensarci troppo. Siamo ormai insieme da diciassette anni. Non sono mai riuscito a lasciarmi incantare dalla sua bellezza. Fingo la felicità e spero, senza speranza. Ma se qualcuno scendesse nei sotterranei della mia anima stanca Bianca sarebbe ancora lì, ad aspettare. Basterebbe solo chiamareForse non è mai davvero finita quando si ama.
Una sera, passeggiando tra le strade di Firenze, la città dove tutto era cominciato, ho incrociato Bianca. Era sola, capelli sciolti, uno sguardo limpido e antico. Mi ha sorriso, come se tra noi non ci fossero stati errori, né rotture, né segreti da nascondere.
Abbiamo camminato insieme, in silenzio, per qualche minuto. Non cera rancore, solo il ricordo di ciò che eravamo stati: due ragazzi impazienti, inseguendo la vita.
Lei ha tolto una ciocca dai suoi occhi, poi si è fermata.
Marco, hai fatto quello che dovevi. Siamo cresciuti, ognuno, dove ci portava il cuore.
Ho annuito, sentendo finalmente una pace che mi mancava da anni.
Ci siamo abbracciati, non come amanti, ma come vecchi compagni di viaggio. Nessun rimpianto, nessun rimorso.
La felicità, ho capito, non è una gara da vincere: è la somma di tutte le strade, perfino quelle che ci spezzano.
Bianca è tornata indietro, sparendo tra le luci del tramonto.
Io ho continuato a camminare, portando con me il suo sorriso.
Ora lo so: basta chiamare, e qualcuno, prima o poi, risponde.




