Avevo quarantuno anni, e mai avevo tradito mia moglie. Eppure, prima di incontrarla, non ero certo un santo. Non ho mai avuto una fidanzata seria. Ero libero, vivevo da uomo libero. Uscivo prima con una, poi con unaltra, appuntamenti il venerdì, feste il sabato. Non dovevo spiegazioni a nessuno, perché non avevo promesso nulla a nessuna.
Lavoravo in una officina elettrica a Torino e guadagnavo discretamente. Dopo il lavoro, andavo con gli amici nei bar, alle discoteche, alle feste di compleanno. Qualche volta dormivo con una donna e il giorno dopo sparivo dalla sua vita. Non perché fossi cattivo, ma perché non cercavo nulla di serio. Dicevo sempre che legarsi non fa per me.
Tutto cambiò il giorno in cui incontrai mia moglie. Era nellospedale SantAndrea, dove lei faceva tirocinio da infermiera. Io ero lì per sistemare un impianto elettrico. Mi chiese aiuto per una presa rotta e iniziammo a parlare. Mi chiese come mi chiamassi, io ricambiai la domanda, ridemmo, e alla fine del mio turno mi diede il suo numero. Le scrissi quella stessa sera. Non come facevo prima, senza flirting e sicurezza, ma con lansia di un quindicenne.
I nostri primi incontri furono semplici: passeggiate, gelato al Valentino, pizza dopo il lavoro. Piano piano smisi di interessarmi alle altre donne. Non era lei a impormelo, era semplicemente che non volevo dare attenzioni altrove. Sapevo che quella donna non era una qualsiasi.
Quando le chiesi di diventare la mia ragazza, fui diretto: Se cominciamo qualcosa, lo facciamo come si deve. Non voglio cose a metà. Lei mi guardò seria e rispose: Io non condivido. E io dissi: Nemmeno io. Da quel giorno capii che la fedeltà non significa solo smettere di guardare altre donne, ma rispettare la promessa fatta.
Ci sposammo senza lussi. Abitavamo in una stanza in affitto, con un letto preso in prestito e una piccola stufa. Lavoravamo tutto il giorno. Lei i turni di notte, io ore extra in officina. Non avevamo tempo né energia per avventure. Avevamo bollette, stanchezza e sogni in comune.
Le tentazioni però arrivavano. Sul lavoro, una collega mi scriveva a mezzanotte. Mi mandava foto casuali e diceva che meritavo di più di una moglie stanca. Una volta mi aspettò al parcheggio, proponendomi di andare insieme in un motel. Le dissi no. Salii in macchina e tornai subito a casa.
A una festa di amici, una donna ubriaca si sedette vicino a me e iniziò a toccarmi la mano. Mi alzai, trovai mia moglie e ce ne andammo senza salutare nessuno. Preferii sembrare maleducato piuttosto che oltrepassare un confine che non si cancella.
Gli amici scherzavano su di me. Dicevano che prima ero vivo e adesso noioso. Avevano ragione: non ero più lo stesso. Prima vivevo solo per me stesso. Adesso vivo con qualcuno.
Di recente, mio figlio mi ha chiesto se avessi avuto altre donne mentre ero sposato. Gli ho detto no. Mi guardò sorpreso e mi disse che quasi tutti i suoi amici hanno genitori separati per tradimento. In quel momento capii che la mia scelta influenza non solo il mio matrimonio, ma anche i miei figli.
Ero un donnaiolo, quando ero libero, perché non avevo impegni. Ma il giorno in cui ho deciso che lei sarebbe stata la donna con cui invecchiare, ho capito che la lealtà non è una prigione, è una scelta quotidiana. Ancora oggi non mi pento di aver scelto lei.




