I miei genitori ci avevano promesso una somma importante se fossi rimasta incinta, ma col tempo io e mio marito ci siamo resi conto di essere stati ingannati.

Sono figlia unica, sebbene a detta di tutti tanto desiderata, ma forse mai davvero amata. Quando avevo ventitré anni ed ero al quinto mese di gravidanza, iniziarono a serpeggiare in me dei dubbi se fossi davvero la figlia biologica dei miei genitori. Loro hanno ormai superato i settantanni e la nostra situazione economica è davvero difficile. Viviamo in un appartamento in affitto a Firenze e fatichiamo ogni mese ad arrivare a fine mese. Io e mio marito studiamo e lavoriamo, ma nonostante limpegno, i soldi bastano appena per coprire le spese essenziali. In passato abbiamo rischiato lo sfratto a causa dellaffitto non pagato, e più di una volta siamo stati costretti a chiedere prestiti agli amici. Così ci siamo ritrovati sommersi dai debiti, a fatica possiamo permetterci da mangiare e i problemi finanziari sembrano non finire mai. Qualche volta i miei genitori ci aiutano portando un po di spesa.
Avevano un gran desiderio che ci sposassimo, così un anno fa senza esitazioni siamo andati in Comune a celebrare il matrimonio. Da quel momento i miei genitori hanno iniziato a parlare con insistenza di nipotini.
Mia madre, in particolare, ripeteva spesso che era ora che avessi un bambino, altrimenti avrei rischiato, come lei, di diventare un genitore anziano. Ma io e mio marito non ci sentivamo pronti e, consapevoli delle responsabilità economiche che comportava, non volevamo affrettare le cose. Fu allora che i miei genitori ci fecero una proposta che sembrava vantaggiosa: ci promisero una somma considerevole di euro se avessi avuto un figlio, denaro con cui avremmo potuto comprare una casa in campagna. Loro si sarebbero trasferiti lì e noi avremmo avuto il nostro appartamento in città. Dopo averci pensato bene, ci è sembrata una soluzione conveniente. Avremmo smesso di preoccuparci dell’affitto e avremmo potuto usare il resto dei soldi per le nostre necessità. Mia madre mi rassicurò: si sarebbe presa lei cura del bambino, così io avrei potuto continuare gli studi.
Inoltre ci promisero aiuto economico e sostegno per acquistare tutto il necessario, sia per me che per la bambina in arrivo. Ma alla fine, nessuna di queste promesse è stata mantenuta. Non hanno comprato nemmeno un pacco di pannolini. Quando ero incinta, mia madre mi telefonava spesso per chiedere a che punto eravamo con i preparativi per il parto, mentre io non avevo soldi nemmeno per le cose più basilari, come i vestitini per la bimba. Mi suggeriva che mio marito avrebbe potuto trovare un terzo lavoro per coprire tutte le spese. Ogni volta le ricordavo che ci avevano promesso il loro sostegno economico, ma lei negava di aver fatto mai quella promessa e invece ci criticava, chiamandoci irresponsabili. Quando è nata mia figlia, improvvisamente ai miei genitori è tornato in mente il discorso dei soldi, ma io e mio marito avevamo già deciso di comprare casa per conto nostro, capendo che non ci sarebbe mai stato un vero supporto da parte loro.
Da questa esperienza ho realizzato che non bisogna mai fare affidamento solo sulle parole o sulle promesse altrui, ma continuare comunque a lottare per costruire la propria felicità, anche quando sembra che il destino sia contro di noi. La vera forza nasce nel momento in cui impariamo a contare sulle nostre capacità e a non perdere mai la fiducia in noi stessi.

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I miei genitori ci avevano promesso una somma importante se fossi rimasta incinta, ma col tempo io e mio marito ci siamo resi conto di essere stati ingannati.