Nicola arrivò al piccolo paese per far visita a sua zia. Ormai, in quel villaggio, non gli era rimasto più nessuno: i genitori se n’erano andati tanto tempo prima, gli altri parenti si erano trasferiti altrove, restava solo zia Giuliana.
Nicola si avvicinò alla casa che conosceva da anni, spinse il cancello e nel cortile lo accolse zia Giuliana.
E tu perché non hai avvisato, eh? Almeno una telefonata! disse la zia, stringendo a sé il nipote. E Francesca e i ragazzi, non sono venuti?
No, non ce lhanno fatta. Sono rimasti in città, rispose Nicola.
Zia Giuliana mise subito qualcosa in tavola, pranzarono insieme e poi, con fare serio, la donna affrontò un discorso importante.
Guarda un po cosa ho trovato nel vecchio baule in soffitta, esclamò allimprovviso la zia porgendo a Nicola un foglio ingiallito.
Nicola prese incuriosito il documento, lo lesse e il suo volto cambiò espressione.
Non agitarti così, cercò di tranquillizzarlo zia Giuliana, sono cose di decenni fa! E poi, pensa, hai cresciuto due figli: mica sono spuntati dal nulla!
Quella notte Nicola rimase a dormire dalla zia, ma non riuscì a chiudere occhio. Quel foglio era un referto, redatto tanti anni prima, quando aveva avuto una brutta malattia a sette anni. Cera scritto che, dopo quella malattia, non avrebbe mai potuto avere figli. Il documento era stato rilasciato a sua madre e Nicola fino ad allora non ne aveva mai saputo nulla.
“Forse è stato un errore,” pensava Nicola. “Se quel foglio dicesse la verità, allora io ho cresciuto i figli di qualcun altro. Ma non può essere. Di Francesca mi sono sempre fidato.”
La madre di Nicola era mancata quando lui non aveva ancora compiuto dieci anni. Il padre, poco tempo dopo, portò unaltra donna in casa. Da quel momento il piccolo Nicola sempre più spesso andava a dormire dalla zia Giuliana, che viveva poco distante. Lei, sorella minore della madre, divenne il suo punto di riferimento e una seconda mamma.
Dopo il servizio militare, Nicola decise di non ritornare in paese: non cera lavoro e con il padre i rapporti si erano raffreddati. Si stabilì in città, trovò lavoro come autista e per un po abitò in un piccolo appartamento condiviso. Imparò il mestiere e partì come camionista; dopo qualche anno riuscì a comprarsi una casa tutta sua.
In città conobbe Francesca. Lei gli annunciò che aspettava un bambino ancora prima di sposarsi. Si volevano bene e, tre anni dopo la nascita della prima figlia, arrivò anche un maschietto.
A quarantanni, con un po di risparmi messi da parte, Nicola lasciò il camion e aprì una piccola impresa di trasporti. Iniziò in piccolo, ma nel giro di qualche anno lazienda divenne solida e gli diede serenità.
Lasciata casa della zia, Nicola si recò subito a Roma. Aveva bisogno di risposte e lì fece gli esami: purtroppo quello che temeva venne confermato. Tornò a casa distrutto.
Nicola, sei tornato! lo accolse felice la moglie. Ti preparo qualcosa da mangiare?
No, rispose lui secco, lasciando sul tavolo davanti a lei il referto appena ricevuto.
Che cosè? domandò Francesca cogliendolo dal tavolo.
Un foglio che dice che nella mia vita non avrei mai potuto avere figli.
Francesca impallidì e si lasciò cadere su una sedia.
Non può essere vero, Nicola, devesserci un errore…
Smettila, la interruppe lui. Non sopporto più menzogne. Se vuoi spiegarmi tutto, sono qui.
Francesca cedette e cominciò a raccontare: a scuola aveva avuto una storia con un compagno, che, dopo poco, la lasciò per unaltra. Fu allora che conobbe Nicola. Quando capì di essere incinta non era sicura di chi fosse il padre, ma sposarsi con Nicola era la sola via duscita e il suo futuro.
Va bene, la interruppe Nicola, sulla prima figlia posso anche capire. Ma nostro figlio?
Francesca scoppiò in lacrime, asciugandosene il volto con una mano.
In quegli anni lavoravi sempre, eri spesso via. Un giorno ho rivisto il mio vecchio amore, mi ha invitata a uscire e non so come ma lho seguito. Non è mai più successo, e ancora oggi non mi perdono quellerrore. Con te ho capito che cosè lamore vero.
Quando smise di parlare, Nicola rimase con la testa tra le mani, pensieroso.
Nicola, ti prego, non lasciarmi. Non potrei vivere senza di te.
Non voglio più vederti, disse lui alzandosi e uscendo di casa senza voltarsi indietro, mentre Francesca piangeva.
Trovò rifugio nel lavoro, passava lì tutte le giornate; nei fine settimana tornava al paese da zia Giuliana, soprattutto di notte il dolore era insopportabile.
Una vita intera buttata via… Perché proprio a me? Come faccio a convivere con tutto questo? pensava fissando il soffitto.
La mattina dopo fu assalito da pensieri contrastanti.
E se lavessi saputo ventanni fa, appena tornato dal militare? Forse non avrei mai costituito una famiglia, non avrei conosciuto quella gioia di essere padre. E quante cose belle ho vissuto con i miei figli, quanti primi passi, quante piccole felicità. È stato proprio il non sapere che mi ha regalato tutti questi anni di felicità.
La domenica successiva, i figli raggiunsero Nicola in paese.
Papà, non so cosa sia successo con la mamma, ma sembri distante anche da noi. Vuoi separarci anche dai tuoi figli? gli disse subito la figlia.
Ma che dici, tesoro! Vi voglio bene come sempre, è che con la mamma dobbiamo chiarire…
Papà, torna da lei, non fa che piangere. Sono preoccupato… intervenne il figlio.
Smettila con questi rancori. E poi, presto diventerai nonno, annunciò la figlia entusiasta.
Nicola la strinse in un abbraccio.
Ma questa sì che è una bella notizia!
Papà, non torniamo a casa senza di te, concluse deciso il figlio. Dopo tanti anni insieme, non è giusto lasciarci per questo.
Nicola sorrise, accarezzò i ragazzi e disse: Avete ragione, andiamo a casa.
Capì che nella vita non tutto va come si sogna, ma lamore, quello vero, supera anche i dolori più grandi e rende ogni momento degno di essere vissuto. Solo così, perdonando e andando avanti, si costruisce la vera famiglia.





