Una settimana fa ho rivisto il mio primo amore al funerale di sua moglie e da quel momento sento che tutta la mia vita è sottosopra. Ho quarantanni, sono divorziato da due anni, con due figli. Credevo di aver già vissuto tutto ciò che riguarda lamore, pensavo di aver chiuso tutti i cerchi. Ma è bastato rivederlo per capire che certe storie non finiscono mai davvero.
Avevo diciassette anni quando stavamo insieme. Lui è stato il mio primo vero amore. Di quelli che ti fanno tremare il cuore, che ti spingono a scrivere lettere e a sognare un futuro a due. Ma la mia famiglia non lha mai accettato. Dicevano che non aveva completato gli studi, che lavorava come meccanico, che non aveva prospettive, che io meritavo di più. La pressione è diventata insostenibile, alla fine lho lasciato. Non perché smisi di amarlo, ma perché mi sono sentito costretto. Poco dopo mi mandarono a studiare a Firenze e lì iniziò una nuova vita per me.
Gli anni sono passati. Mi sono laureato, sposato, ho avuto due figli, ho costruito una famiglia. Da fuori andava tutto bene, ma il matrimonio non ha funzionato e abbiamo divorziato. Da qualche tempo sono tornato a vivere nel mio paesino toscano insieme ai miei figli. Ho ripreso a incontrare vecchi amici del liceo, i vicini, le persone di una volta tranne lui. Non ho mai chiesto niente di lui. Non so se per timore, per rispetto, o perché sentivo che scavare in quel passato mi avrebbe solamente fatto male.
Fino alla scorsa settimana. Un conoscente mi ha scritto: Hai saputo di Lorenzo? Allinizio non capivo. Poi mi ha spiegato che la moglie di Lorenzo era morta e che i suoi colleghi stavano organizzando dei fiori e una serenata per il funerale. Mi ha chiesto se volessi partecipare e se sarei andato. Ho fissato il telefono per diversi minuti senza rispondere.
Sono andato al funerale. Non so spiegarlo ho solo sentito che dovevo esserci. Quando lho visto davanti alla bara, con il volto segnato dalla fatica e gli occhi arrossati, ho sentito un colpo nel petto. Non era più quel ragazzo di diciassette anni, ma era lui, lo stesso di una volta. Ci siamo guardati da lontano. Non ci siamo abbracciati. Non abbiamo parlato. Basta uno sguardo. Ed è stato sufficiente a rivoltarmi dentro.
Da allora non faccio che pensare a lui. A ciò che eravamo. A quello che non ci è stato permesso di diventare. A come sarebbe stata la mia vita se non fossi stato così obbediente. Mi sento in colpa ad avere questi pensieri proprio ora che lui sta soffrendo. Non voglio avvicinarmi, non voglio metterlo in imbarazzo, non voglio creare confusione. Non siamo amici sui social, non ci siamo scritti. Tutto avviene solo nella mia testa e nel mio cuore.
Eccomi qui a quarantanni, con due figli e una vita apparentemente ordinata e mi sento di nuovo come quel ragazzo di diciassette anni che si era innamorato per la prima volta. Non so se sia nostalgia, dolore per ciò che non è stato, o se sia normale che il primo amore risvegli emozioni che credevi sepolte.
Oggi mi rendo conto che alcune storie non finiscono mai davvero, e che forse non tutto si può spiegare o razionalizzare. A volte bisogna semplicemente lasciare il passato dove sta, anche se il cuore scalpita.




