Uscirono dallospedale in due, soli. Nessuno li aspettava fuori, nessuna fotografia, nessun mazzo di fiori. E poi, sarebbe stato strano ricevere fiori… per un uomo.
No, la mamma era viva e stava bene. Soltanto che il bambino, per lei, non aveva mai significato nulla. Niente affatto. Lo aveva detto subito a suo marito, senza nascondere nulla. Ma lui insistette, la pregò, arrivando perfino a qualche piccola minaccia.
Aveva quasi quarantanni, ancora senza figli. E se questa fosse stata la sua unica occasione per lasciare qualcosa di sé in questo mondo? Trovarono un accordo… La moglie partorì, si separarono subito, e lei, senza problemi, accettò di versargli il mantenimento ogni mese.
Allinizio Aldo avrebbe voluto rifiutare per orgoglio. Ma lex moglie gli disse:
La vita è lunga. Può succedere di tutto. Tu non sei più un ragazzino, io sono molto più giovane. Anche se non voglio il bambino, resta pur sempre mio figlio, e che almeno abbiate un piccolo salvagente, per il futuro…
Cominciarono giorni agitati, ma Aldo non si scoraggiava. Quante madri sole cerano intorno a lui! E bambini cresciuti senza latte materno, non ne mancavano. Non vedeva alcun problema pensava che non fosse vero che i figli crescessero male nelle mani di un uomo. No, Matteo Aldovisi cresceva bene, metteva su peso ed era un bambino pieno di felicità.
Quando però il piccolo Matteo iniziò a capire di più, cominciò a fare tante domande sulla mamma. Come spiegare a un bambino che la mamma non lo voleva per nulla? Aldo si arrabattò a modo suo:
Ti ho trovato in cantina.
In quale?
Quella sotto la casa accanto.
Da quel momento, la cantina iniziò a diventare per Matteo una calamita irresistibile. Passeggiando, appena il papà si distrasse, correva a spiare nel bocchettone, chiamando piano la mamma. In risposta, sempre il silenzio…
Ma un giorno… Un giorno Matteo sentì qualcosa! Il suo cuore di bambino si fermò un istante e poi cominciò a battere così forte che per qualche secondo non sentì altro che il suo battito nel petto.
La porta dellandrone era socchiusa, e Matteo scappò giù in cantina. Allinizio era buio pesto, ma gli occhi si abituarono presto. Avanzava piano, cercando di chiamare la mamma, ma la gola era stretta dal pianto e riusciva solo a sussurrare tra i singhiozzi:
Mamma, mammina, ci sei? Sono io Matteo… Sono venuto a prenderti!!!
Ma la mamma non rispondeva. Matteo si fermò, singhiozzò ancora e provò ad ascoltare bene. Un lieve fruscio veniva dal fondo, e il bimbo, asciugandosi le lacrime col pugno sporco, seguì il suono.
Magari la mamma stava male. Se no, sarebbe già uscita e lavrebbe sicuramente trovato. Ma non importa, ora lavrebbe trovata lui e lei si sarebbe di certo felicissima!
Matteo camminava verso il rumore, piangendo e sorridendo al tempo stesso. Tutti i suoi amici avevano una mamma, e adesso lavrebbe avuta anche lui! Ma nellangolo, su un mucchio di stracci, lo attendeva solo una gatta. La gatta lo fissava attenta e nascondeva sotto di sé un piccolo gattino.
Mamma?
La delusione sembrò spezzargli le gambe. Si accasciò sul pavimento. Poi alzò la testa e riguardò la gatta…
Quando hai soltanto cinque anni, il mondo ragiona con una logica tutta sua a volte molto più semplice e sincera di quella dei grandi.
Matteo fissò la gatta, pensieroso… Si ricordò di Lella del suo asilo: lei, vantandosi della sua lunga chioma, diceva che suo padre era un centauro. E Antonio aveva giurato, provando a tutti, che il suo era un alieno. Perché mai lui non poteva avere una mamma-gatta?
E la gatta capì che quel bambino non avrebbe mai fatto male né a lei né al suo piccolo. Si avvicinò timida e strofinò la testa contro la mano del bimbo.
Allora sei davvero tu la mia mamma?
Matteo lo chiese con così tanta speranza, ci credeva così tanto da convincersene da solo. Avrebbe messo a posto chiunque avesse provato a contraddirlo. Abbracciò la gatta, e la gatta ricambiò labbraccio…
Aldo si accorse dellassenza del figlio solo dopo qualche tempo. Quando capì che non cera, iniziò subito a chiamarlo. Matteo non rispondeva. Aldo cominciò a correre per il cortile, a cercarlo tra i cespugli.
Matteo! Matteino, dove sei? Esci subito!
Passarono minuti lunghissimi, che aggiunsero altri fili dargento alla sua testa. Poi vide arrivare Matteo dalla cantina.
Camminava piano, stringendo fra le braccia la gatta col suo gattino. E rivolto al padre corse a dire:
Ho trovato la mamma. E questa, mi sa, è mia sorellina… Erano nella cantina, dove tu mi hai trovato.
Aldo rimase interdetto, senza parole. Dirgli tutta la verità? Ma come? Come spiegare una cosa simile a un bambino? Non poté fare altro che assecondarlo.
E come hai capito che era lei?
Matteo strinse le spalle.
Lho capito e basta… Mi guardava in un modo! Papà, andiamo a casa. Secondo me la mamma è stanca.
Matteo era felice. Aveva trovato la mamma! E non importava poi tanto se la sorellina si era rivelata un fratellino meglio ancora! Così avrebbero fatto insieme giochi da veri maschi, mentre la mamma avrebbe fatto loro le fusa la sera.
Allasilo lo accolsero benissimo. E chi se ne importa se la mamma era una gatta! Keko diceva che il suo papà era un aereo, e ne aveva mostrato pure la foto.
Per settimane Aldo rimuginò su come trovare le parole giuste per spiegare tutto a suo figlio. Poi, guardando il suo bambino così felice, lasciò perdere. Le cose si sarebbero sistemate da sole…
Da allora, in casa, scoppiò lallegria. Matteo saltava e giocava con le gatte, tutti insieme capovolgevano la casa. Anche la gatta era giovane e non aveva nulla in contrario a fare pazzie con i ragazzi.
Mi avete davvero sfinito! brontolava Aldo rimettendo tutto in ordine.
Matteo, con il cordino stretto in mano, il gattino e la gatta si fermavano un momento. Guardavano Aldo, poi si scambiavano uno sguardo e allunisono riprendevano a sfinire papà. Ma in fondo, era la mamma ad averlo permesso!
Sono usciti dall’ospedale insieme. Nessuno li aspettava, nessuno li fotografava, nessuno regalava fiori. D’altronde, sarebbe sembrato strano: fiori a un uomo…




