QUEL MARZO
Marzo, in Italia, è molto più di un semplice mese: è una prova annuale della resistenza mentale, una sfida che una dolce follia affronta con stessa grazia del tempo bizzarro che si riversa fuori dalla finestra.
La stagione vacilla tra primavera, apocalisse, e una strana passata di pittura grigia sbiadita stesa su tutta la città.
La storia damore tra Oleg e Katia era iniziata proprio a marzo e questo spiegava tutto.
Mentre altre coppie si connettevano sotto il turbinio dei petali di pesco, loro si incontravano in modo surreale: Oleg, per caso, schizzò Katia con una pozza dacqua, e lei, invece di offendersi, gli scagliò contro il parabrezza una palla di neve sporca, che secondo Oleg sembrava contenere un mattone congelato.
Fu amore al primo rimbalzo.
Marzo a Firenze era quel periodo in cui la passione si mette gli stivali di gomma e va a passeggiare tra le vie allagate.
Facciamo una passeggiata?
suggeriva Oleg, sussurrando nel telefono, quasi poeticamente.
Non ho una barca rispondeva Katia, con logica impeccabile.
Ti porto sulle spalle, allora.
Così i loro appuntamenti si trasformavano in strani allenamenti tra le pozzanghere profonde come canali veneziani.
Oleg, eroico, trasportava Katia sopra lagune di fango sciolto, mentre lei cercava di domare un ombrello ribelle che minacciava di volare via verso Palermo, portandosi con sé i loro sogni di piedi asciutti.
Sai, filosofiava Oleg mentre le sue scarpe slittavano tra le acque, in questo cè tutta la profondità dei sentimenti.
Siamo come due papere nel parco.
Le papere sono migrate a sud a ottobre, Oleg.
Siamo come due pinguini spaesati che hanno sbagliato continente.
Quel loro strano amore si manifestava nei piccoli dettagli: in marzo, un gesto profondo non era un anello immerso nello spumante (dove avrebbe galleggiato soltanto una scheggia di ghiaccio!), bensì una bustina di Tachipirina divisa a metà.
Prendi, proclamava solennemente Oleg, porgendole una mezza dose di polvere gialla.
Ti cedo metà del mio cuore.
Perché è coperta di peli di gatto?
È condimento.
Per la difesa immunitaria.
Katia lo osservava con quel cappello a pon-pon da clown, il naso rosso e lo sguardo stralunato e capiva: era proprio quello.
Il codice delluniverso, un sistema difettoso che aveva combinato due anime capaci di ridere quando la febbre era alta (che, si sa, per un uomo equivale a un preavviso dal destino).
Il momento più romantico arrivò verso la fine del mese, quando il sole finalmente si affacciò svelando ciò che linverno aveva celato sotto la neve.
Firenze somigliava al set di un film sulle rivolte condominiali.
Stavano sul Ponte Vecchio.
Il vento soffiava impetuoso, cercando di strappare la giacca ad Oleg.
Katia gridava Oleg, superando il fragore primaverile volevo dirti Sei per me come il primo bucaneve!
Così pallida e sempre a lottare contro la spazzatura?
ribatteva Katia, sistemando il foulard che si arrotolava attorno alla testa come una sciarpa da carnevale.
Oleg esitava.
No, sei tenace.
Malgrado questo dannato marzo, resti con me.
Anche dopo che ho fatto cadere il tuo telefono nella neve, che era solo una pozzanghera.
Katia lo guardava, starnutiva (in sincronia con il passaggio del tram) e rideva forte.
Vieni, mio eroe-bucaneve.
Andiamo a casa.
Ho comprato un chilo di limoni e cercato la ricetta del vin brulè.
Se sopravviviamo a questa domenica, dichiarerò il nostro amore monumento storico.
Camminavano costeggiando iceberg sui marciapiedi.
Era davvero un amore profondo: giusto fino al ginocchio quantacqua cera nellandrone del palazzo.
Ma non importava.
Perché, in quel marzo, non contano le scarpe pulite, conta la mano che stringi mentre scivolate verso il temibile aprile.
Passò un altro anno.
Arrivò il nuovo marzo.
La città si trasformò ancora una volta in una versione italiana di Waterworld, girata con pochi euro.
Oleg e Katia si ritrovarono di fronte a una pozza immensa che durante la notte aveva invaso il cortile.
I vicini si aggrappavano alle ringhiere per attraversare la crosta di ghiaccio, mentre un anziano scrutava il cielo in cerca non di elicotteri, ma almeno di una colomba con un ramo dolivo.
Oleg, Katia osservava i suoi nuovi sneakers bianchi, comprati in un impeto di ottimismo.
Siamo adulti.
Abbiamo mutuo, lavoro, il bilancio annuale…
Non si può semplicemente
Si può, la interrompeva Oleg.
Dal nulla, come un mago, tirava fuori due stivali di gomma giallo brillante, decorati con papere allegre.
Li ho presi ieri.
Numero giusto per te.
Katia sospirava.
Quellamore profondo dove il partner conosce la misura del tuo piede e il grado di tua predisposizione alla decadenza.
Cinque minuti dopo erano già nel centro della pozzanghera.
Lacqua splat, il sole riflesso nelle schegge di ghiaccio, i passanti che li fissavano come fuggitivi da un ospedale allegro ma riservato.
Lo vedi?
Katia saltava, proiettando un geyser di schizzi che bagnava pure il vicino con il cappello di pelliccia.
È il modo migliore di inaugurare la primavera.
È il codice Papera Gialla, rispondeva Oleg serio.
Il sistema cosmico voleva affogarci nella depressione, ma abbiamo i talloni impermeabili.
Rimanevano lì, nel caos primaverile goffi, zuppi, ma perfettamente sincronizzati.
Era un amore strano, compreso soltanto da chi sa trovare il fondo dove gli altri vedono solo melma.
Oleg abbracciava Katia, e in quellistante il sole scaldava talmente tanto che fuoriusciva il vapore dai loro giubbotti.
Stiamo bruciando, notava Katia.
No, sorrideva Oleg.
Semplicemente ci siamo finalmente scaldati come si deve.
In quel marzo capirono il segreto: se la vita ti serve pozzanghere compra gli stivali più sgargianti e impara a danzare dentro.



