Mi alzai quella mattina di sabato con il cuore gonfio di festa. Sessantanni: una tappa rotonda che merita una celebrazione. Da tempo la nonna Giulia Bianchi aveva organizzato tutto, dal listino degli invitati al vestito da indossare. Lo specchio mi restituiva il volto soddisfatto di una donna che abita a comandare.
Mamma, buon compleanno! apparve per primo Andrea, portando una piccola scatola. È da me e da Licia.
Licia, silenziosa, rimaneva vicino al fornello con una tazza di caffè in mano. Di mattina è sempre taciturna, soprattutto quando si tratta di festeggiare la suocera.
Grazie, Andrea! prese il regalo, sorridendo quasi a denti stretti. Avete già fatto colazione?
Sì, mamma, tutto a posto rispose, lanciando uno sguardo a Licia.
Licia appoggiò la tazza nel lavandino, già pregustando ciò che lattendeva. Negli ultimi giorni Giulia era di umore elevato, e questo, stranamente, accentuava il suo desiderio di dare ordini. Come se la gioia della festa le concedesse il diritto di dirigere tutti con più autorità del solito.
Licia, cara iniziò Giulia con quella tonalità particolare che annuncia sempre un comando ho un piccolo compito per te.
Licia si girò, cercando di mantenere unespressione neutra. Dopo tre anni di convivenza aveva imparato a leggere le intonazioni della suocera come un libro aperto.
Ecco il menù, prepara tutto entro le cinque, non è che io debba stare ai fornelli nel mio anniversario gli porse una pagina piegata a metà, scritta con una calligrafia impeccabile.
Licia scorse le righe e sentì il petto stringersi. Dodici portate. Dodici! Dalle semplici affettate a insalate elaborate e antipasti caldi.
Giulia, iniziò cauta, ma sono dodici piatti per tutta la giornata
Certo! scoppiò la suocera, come se Licia avesse detto lovvio. E cosa si fa di più in una festa così? Ovviamente cucinare per la festeggiata! Gli invitati saranno tanti: le mie amiche, i vicini Non possiamo fare una brutta figura.
Andrea spostò lo sguardo da sua madre a sua moglie, percependo la tensione crescente.
Mamma, ordiniamo qualcosa di pronto? propose incerto.
Che cosa dici! sbottò Giulia. Servire gli ospiti con cibo confezionato nel mio giorno speciale? Che diranno di me! No, tutto deve essere fatto in casa, con il cuore.
Licia strinse i pugni. Con il cuore. Ovviamente, con il suo cuore, quello che avrebbe dovuto trascorrere tutta la giornata in cucina.
Va bene disse e si diresse verso luscita.
Licia! la fermò Andrea. Aspetta.
Si fermò nel corridoio, ansimando. Andrea si avvicinò, abbassando gli occhi.
Ascolta, vorrei aiutare, davvero, ma sai bene che in cucina sono più un ostacolo le mani non crescono da sole.
Certo, rispose Licia con un sorriso forzato. E il fatto che tua madre ti usi come una domestica, è normale?
Ma dai Andrea scrollò le spalle. Pensa, preparare qualcosa per la mamma nel suo giorno non è difficile. Lei fa così tanto per noi, ci mette a disposizione la casa, non ci chiede mai soldi per le bollette
Licia lo guardò a lungo. Avrebbe potuto ricordargli come sua madre la rimproverava per la casa, per lordine, per il suo modo di cucinare. Ma a che serve? Andrea non capirebbe mai. Per lui la madre resterà sempre sacra, e le sue pretese saranno solo capricci di una moglie viziata.
Daccordo disse Licia e tornò in cucina.
Le ore successive scorsero in un frenetico ritmo. Licia affettò, bollì, friggé, mescolò. Le mani operavano distinto, mentre nella testa gli attraversavano pensieri, uno più insistente dellaltro. Improvvisamente, mentre mescolava un sugo, le venne unidea tanto semplice quanto raffinata; un sorriso le sfuggì.
Tirò fuori dal ripostiglio una piccola scatola, comprata un mese prima in farmacia per uso personale, mai aperta. Era un lassativo a azione leggera, con la dicitura effetto entro unora dallassunzione.
Licia studiò la lista delle pietanze: insalate, antipasti elaborati in tutti quei piatti poteva inserire qualche goccia di quel prodotto. Il piatto caldo, carne e patate, lo avrebbe lasciato intatto; doveva nutrire anche sé e suo marito.
Alle cinque il tavolo traboccava di cibo. Giulia, vestita di un nuovo abito e adornata da una pioggia di gioielli, osservava la cucina come un generale pronto alla battaglia.
Non male commentò con un cenno di approvazione. Anche linsalata di Roma potrebbe essere un po più salata.
Licia rimase in silenzio, sistemando le portate. Dentro di sé sentiva un fremito di attesa.
Gli invitati arrivarono puntuali alle cinque. Giulia li accoglieva con abbracci spalancati, ricevendo regali e complimenti. Le sue amiche, signore della stessa età, vestite altrettanto elegantemente, non cessavano di lodare la disposizione dei tavoli.
Giulia, non ti sei risparmiata! esclamò la signora Valentina, la vicina al terzo piano. Che bellezza!
Oh, non esagerate, rispose la festeggiata con modestia, è stato un lavoro di squadra. In realtà, ho fatto quasi tutto io, e Licia mi ha dato una mano.
Licia, che stava disponendo i piatti, quasi scoppiò a ridere. Una mano, certo.
Andrea, sussurrò a lui, non mangiare le insalate ancora. Aspetta il caldo.
Perché? chiese il marito, sorpreso.
Aspetta, va bene? gli rispose Licia.
Andrea alzò le spalle, ma obbedì. Licia si sedette in un angolo, osservando gli ospiti che si affrettavano a servirsi. Giulia raccontava come aveva curato il menù, scelto i prodotti, cercato di accontentare tutti i gusti.
Questo è il mio tocco personale, vantò, indicando linsalata di Roma. Ricetta di mia nonna.
Divino! esclamò Silvia, una delle amiche. Hai le mani doro, Giulia!
Passò unora. Licia guardava lorologio, contando i minuti. Finalmente iniziò il momento critico.
Valentina afferrò la pancia.
Oh, mi sento male ansimò.
Anchio! intervenne una vicina. Giulia, sei sicura che tutti gli ingredienti fossero freschi?
Giulia sbiancò.
Certo! Li ho comprati solo ieri!
Ma proprio allora anche lei fu colta da un malessere. Si scusò velocemente e si diresse verso il bagno. Una fila di ospiti la seguì.
Licia, bisbigliò Andrea, che succede?
Non lo so, rispose impassibile. Forse qualcosa non è andato bene. Per fortuna non abbiamo toccato le insalate.
Il caos si diffuse nellappartamento. Gli invitati, a turno, si rifugiavano in bagno, poi uscivano di fretta, mormorando scuse e lamentele per il malessere. Giulia correva tra gli ospiti e il bagno, cercando di rimediare, ma era ormai tardi.
Verso le sette di sera lappartamento era vuoto, rimasti solo noi tre. Giulia sedeva sul divano, pallida e disorientata.
Andate a riposarvi, suggerì Licia con dolcezza, noi sistemiamo tutto.
Che cosa hai messo nel cibo? chiese la suocera, ancora un po agitata.
Licia, mentre tagliava la carne con le patate, rispose tranquilla:
Un lassativo, ma solo nelle insalate e negli antipasti. Il caldo è intatto, potete mangiarlo senza timore.
Giulia voleva replicare, ma fu presa di nuovo da nausea e si precipitò al bagno.
Licia! la rimproverò Andrea. Ma perché?
E che altro avrei potuto fare? ribatté Licia. Non sai come mi tratta tua madre quando non ci sei? A volte non ti racconto nemmeno certe cose, perché so che alla fine la difenderai lo stesso. Mamma si prende cura, mamma aiuta, mamma ci ha dato un tetto. Il fatto che ti tratti come una domestica non ti preoccupa, vero?
Andrea rimase in silenzio, masticando lentamente la carne.
Forse è crudele, continuò Licia, ma sono stanca. Stanca di sentirmi nulla in questa casa, di essere sfruttata e poi criticata per la mia mancanza di gratitudine. Oggi ha ricevuto una lezione. Forse ora penserà due volte prima di scaricare tutto su di me e prendersi il merito.
Però è un po esagerato cominciò Andrea.
Esagerato cosa? Nessuno è rimasto ferito. Solo qualche ora in bagno. E la lezione resterà impressa a lungo.
E così fu. Dopo quel compleanno sfortunato, Giulia cambiò tono con la nuora. Restava poco cordiale, ma le punte acuminate si smussavano. Non più ordini altezzosi, né richieste di farle fare tutto da Licia.
Sei mesi dopo, Andrea annunciò improvvisamente che avrebbero lasciato lappartamento per una casa propria.
Abbiamo messo da parte per il deposito iniziale, disse durante la cena. Credo sia ora di vivere da soli.
Giulia lo guardò sorpresa. Non si aspettava una decisione così. Ma rimase in silenzio, annuendo.
Forse è davvero il momento, rispose. I giovani hanno bisogno del proprio nido.
Il giorno del trasloco, mentre portavano le ultime scatole, Giulia si avvicinò a Licia.
Sai, disse piano, forse non sono stata del tutto giusta con te
Licia, con una scatola di piatti in mano, rispose:
Forse. Ma ormai non importa. Limportante è che abbiamo trovato un punto dincontro.
Sì, confermò Giulia. E quel compleanno è stato davvero spettacolare.
Si guardarono e, per la prima volta dopo anni, scoppiarono a ridere sinceramente, senza riserve.
Nella nuova casa Licia ricordava spesso quel giorno, non con rimorso ma quasi con soddisfazione. A volte, per parlare la stessa lingua degli altri, basta usare quella che loro comprendono. Giulia, a quanto pare, capiva solo il linguaggio della forza.
Il vero insegnamento, però, servì a tutti: alla suocera, a me, e soprattutto a Licia. Finalmente ho capito che la moglie non era solo una capricciosa, ma soffriva davvero di ingiustizie. Anche se ancora a volte le sue idee mi sembravano estreme, non ho più ignorato le sue lamentele contro la madre.
Ogni tanto Giulia faceva ancora visita, portando una torta, chiedendo notizie, talvolta offrendo aiuto. Mai più si è permessa di comandare Licia.
Sai, disse una volta Licia ad Andrea, seduti nella loro cucina, alla fine lho anche un po apprezzata, quando ha smesso di comportarsi come una generale.
Io penso che tu abbia esagerato, sorrise Andrea.
Forse, ammise Licia. Ma il risultato ne è valsa la pena. A volte i metodi più radicali risultano i più efficaci.
Ed è così che, finalmente, in famiglia regnò la pace, costruita su rispetto reciproco e confini chiari. Non è forse questo il segreto di ogni relazione?






