12 dicembre 2025
Non riesco a comprendere come sia potuto accadere. La madre ha fatto di tutto per far sparire la figlia dal mondo.
Avevo una cara amica, Livia. Ci conoscevamo da anni, fin da quando frequentavamo la medesima scuola. Spesso mi confidava quanto fosse dura la sua esistenza, tutto perché aveva trascorso ventanni accanto al marito e alla madre.
Ines, la madre di Livia, era esattamente quel tipo di donna che sfrutta gli altri senza rimorso, anche se la vittima era sua stessa figlia. Tutto per lei sembrava sempre andare storto. Nonostante avesse ottantacinque anni, vale la pena dire che a quelletà era ancora sorprendentemente attiva.
Ines credeva che la figlia le dovesse la vita, poiché, quando rimase incinta, il marito la abbandonò e si risposò. Lintera rabbia la riversava su Livia, che somigliava molto al padre.
Livia non è mai stata una figlia amata: era più una serva, una pulitrice, una schiava, ma non una figlia. Lavorava duramente in due posti. Quando tornava a casa, iniziava a spazzare i pavimenti e a preparare la cena. Sua madre non voleva che facesse niente in casa. Spesso, per capriccio, la rimproverava perché Livia aveva cucinato qualcosa che non le piaceva. Alla fine, la povera ragazza si dimise dal lavoro e si trasferì dallaltra parte della città, solo per poterle servire ciò che voleva.
Quel giorno era il compleanno di Livia. Avevamo tutti preso posto al tavolo, lei aveva preparato un ottimo buffet, ma notai che era molto triste. Mi confidò che con la madre era scoppiato uno scandalo. Decidemmo comunque di andarcene presto.
La mattina seguente scoprii che Livia non cera più. Si è saputo che, subito dopo la nostra partenza, Ines aveva scatenato un nuovo litigio. Il cuore di Livia ha ceduto e non hanno chiamato lambulanza. Morì nella notte. Così la madre ha condotto la figlia alla fine.
Questa tragedia mi ha insegnato che lamore non può essere usato come catena: chi lo stringe per controllare gli altri finisce per spezzarlo, e chi la subisce paga il prezzo più alto.




