La calza blu

Calza blu

Giulia, ti prego, puoi sostituirmi domani? È il compleanno di mia suocera, devo passare da lei a farle gli auguri.

Ma non lavete già festeggiata un mese fa per lonomastico? domandò Nadina, sollevando lo sguardo dalla scatola piena di schede.

Nadina! Non essere così puntigliosa, ti prego. Quello era lonomastico, questa è la festa di compleanno! Devo proprio andare, capisci? Non hai mica figli o marito da rincorrere, sei sempre sola come un cucù! Ah Scusami! Non volevo

Irene si portò nervosamente la mano alla bocca, ma ormai aveva già detto troppo. Nadina annuì appena e si allontanò dalla sala lettura.

Non è stato carino commentò Irene, stringendosi nelle spalle e lanciando uno sguardo di sbieco a Lucia.

Con Lucia non si scherzava: non era certo tipo da lasciarsi manipolare. Bibliotecaria sì, ma sempre pronta a farsi rispettare. Nadina si spaventava sempre un po ascoltando le sue argomentazioni, mentre Irene ne rideva fino alle lacrime.

Vedi, cara mia, che non tutte le bibliotecarie sono delle calze blu come te, Nadinuzza! Guarda me, guarda Lucia! Bisogna vivere davvero, cara! Tu invece sempre di corsa dalla biblioteca a casa, con quelle tue sciarpine, i gattini Una zitella vera! Perdonami la schiettezza, ma chi altro ha il coraggio di dirtelo? Eppure se ci si mette un po docchio, sei proprio carina! Sembri una rosa novella, davvero! Ma sembra che non te ne accorga nessuno Dico bene, Lucietta?

Di solito Lucia zittiva Irene senza troppi complimenti.

Piantala, Irene. Sei proprio sicura di essere tu lesempio da seguire? Di storie ne hai avute a decine, ma guarda dove ti hanno portata: ora vivi con tuo marito Federico, che ti tradisce senza remore e ti tratta male, e tu ti ostini pure a volerci fare la morale!

Almeno io un marito ce lho! E dei figli! Nadina invece? Un altro gatto per casa? Tra poco i felini la cacceranno pure da casa sua. E finirà per trasferirsi in biblioteca! Nadina, ma almeno un figlio potresti fartelo da sola! Tua madre e tuo padre ti hanno lasciato quel che basta, no? Almeno non saresti più sola.

A quel punto Lucia spesso perdeva la pazienza e Irene si inventava urgentissimi impegni per svignarsela, mentre Nadina si rifugiava in fondo alla sala per non mostrare le lacrime.

Perché proprio a lei doveva capitare tutta questa solitudine? Era forse colpa sua se niente aveva funzionato? Prima il papà malato, poi la mamma Quindici anni dedicati quasi interamente alle cure, alle corse in ospedale, al bucato, alla casa. Che vita personale avrebbe mai potuto avere? E chi mai sarebbe rimasto in quelle condizioni? Nadina si guardava allo specchio e capiva: niente di eccezionale, ma nemmeno brutta. Occhi grigi, lineamenti regolari, una treccia bella spessa che aveva tagliato corta dopo la morte della madre, per comodità.

Per il resto, una donna comune, senza vizi e senza grandi prospettive di vita.

E non era che la cosa la turbasse troppo. Guardandosi intorno, la spaventava la confusione che vedeva nella vita delle amiche.

Irene, ad esempio. Sì, era sposata, ma quanto le era costato tenere in piedi quel matrimonio? In paese sapevano tutti che il marito aveva unaltra famiglia. Era diventata la barzelletta cittadina per le scenate in piazza. Si lasciavano, si rimettevano insieme, litigavano e comunque lo facevano davanti a tutti, come se non avessero niente di cui vergognarsi. Per Irene era meglio così: piuttosto che lasciare spazio ai pettegolezzi, pensava lei, meglio la verità in piazza. Nadina non riusciva a capire perché sprecare energia in rapporti così logoranti, dovera il rispetto per sé stesse? Eppure, in fondo, non giudicava Irene, tentava solo di comprenderla. I canoni letterari a cui Nadina era tanto affezionata non avevano spesso nulla a che fare con la realtà.

Nadina avrebbe aiutato comunque Irene, e Irene, a modo suo, aveva ricambiato. Quando la madre di Nadina stava male e non trovavano una badante, Irene era venuta ogni sera a farle le punture, senza accettare un euro.

Davvero vuoi offendermi? ridacchiava, rifiutando quei cinquanta euro che Nadina cercava di darle. Suvvia! Che ci vuole? Siamo quasi porta a porta, nemmeno serve scendere per strada.

Nadina si sentiva mortificata dal proprio desiderio di sdebitarsi. Così confezionava per i figli di Irene sciarpe e cappellini, e perfino i guanti con il pettirosso ricamato che la figlia di Irene indossava soltanto nelle grandi occasioni.

Sono troppo belli per portarli a scuola! E se li perdo?

Fu sempre Irene a suggerire a Nadina di aprire un piccolo negozio online.

Fidati che va a ruba! Una bellezza così!

Nadina ci pensò sopra ma poi scartò lidea.

Non riuscirei a produrre così tanto. Ogni pezzo è unico.

Coinvolgi le nostre nonnine del cortile! Si annoiano, passano la giornata sulla panchina Un guadagno in più per loro e un aiuto per te.

E incredibilmente lidea funzionò. Irene aveva talento imprenditoriale che non aveva mai sfruttato. Il sito prese vita, gli ordini arrivavano e tutto un gruppo di vecchiette del palazzo, da allora, sferruzzava instancabilmente assicurando un flusso costante di manufatti. Nadina sentì per la prima volta un po dindipendenza economica.

Lucia seguiva le avventure delle amiche con un sorriso e ogni tanto contribuiva con i suoi merletti a chiacchierino, che la nonna le aveva insegnato a realizzare.

Nonna aveva ragione. Imparare a fare qualcosa con le mani serve sempre!

I lavori di Lucia erano i più preziosi del sito di Nadina e nessuno si lamentava se ogni tanto durante il turno in biblioteca Lucia lasciava che le amiche la sostituissero e si metteva vicino alla finestra a lavorare a maglia.

Il marito di Lucia, dopo la nascita dei due gemelli, se nera semplicemente andato in cerca di fortuna artistica, lasciando Lucia sola con i bambini. Per fortuna cera il lavoro e i genitori in campagna, che la aiutavano con ortaggi, formaggi, prosciutti e la tranquillizzavano: Limportante è che i bimbi crescano sereni.

A guardare i figli di Lucia, Nadina pensava che se avesse avuto la certezza di bimbi così allegri, avrebbe seguito subito il consiglio di Irene, ma la responsabilità la spaventava: non aveva parenti, le amiche avevano le loro vite e se le fosse successo qualcosa, cosa sarebbe successo al bambino? Una casa famiglia, un collegio? No, meglio così: gatti e sciarpine.

Nadina non sapeva che ormai tutto il giro delle nonne e anche Irene cercavano di trovarle un marito. In paese però gli uomini erano pochi e nessuno sembrava allaltezza, così le amiche tacevano, per non farle pesare la storia. Solo Irene di tanto in tanto si tradiva.

Il destino intervenne, però, e come spesso succede, in modo imprevedibile.

Dopo lennesima discussione con Irene, Nadina accettò di coprirle il turno in biblioteca e la sera, tornando a casa, pensava a come caricare le foto del nuovo abito natalizio, creato da Lucia con i suoi pizzi incredibili, sul sito.

Stava ancora meditando mentre saliva le scale, quando sentì una voce flebile, quasi soffocata dai rumori di casa.

Aiuto

Nadina si immobilizzò, con il cuore che batteva forte. Si fermò a cercare la provenienza della voce, poi si precipitò dal portinaio, la signora Maria Grazia.

Signora Maria Grazia! È successo qualcosa!

Per fortuna, la donna teneva da tempo le chiavi di quasi tutti gli appartamenti degli inquilini anziani.

Trovarono la porta socchiusa e dentro, in bagno, la professoressa Zinaida, cara amica della madre di Nadina, giaceva a terra, la gamba rotta e senza forze.

Zinaida era sempre stata una donna forte e saggia, che aveva dedicato la vita prima agli alunni poi al marito, morto da qualche anno. Senza figli, considerava i suoi studenti come figli adottivi e aveva spesso dato a Nadina i migliori consigli: Vivi come desideri, ragazza miadicevanon farti indossare abiti che non ti stanno bene, solo per piacere agli altri.

Dopo averla salvata, Nadina si prese cura di lei, la ospitò a casa sua e la inserì nella nuova, caotica famiglia: Zinaida, i tre gattidue raccolti per strada e il capo Boris, salvato anni prima. Ogni sera Nadina rientrava a casa e trovava il caos e le risate. Confrontando quella nuova sicurezza con la vecchia solitudine, capì che la felicità si trova spesso nelle piccole cose, accudendo chi ne ha bisogno senza dover rendere conto a nessuno.

Un giorno, durante una serata tranquilla, suonò il campanello. Nadina mise in pausa il film che stava guardando con Zinaida e andò ad aprire: davanti a lei cera un uomo corpulento, barba lunga e aria severa, vestiti da motociclista, estraneo alle abitudini del paesino.

Chi cerca? chiese Nadina.

Salve, vive qui la professoressa Zinaida? Sono passato a trovarla. Sono Sergio.

Il volto duro delluomo si ammorbidì quando Boris, il gatto, lo riconobbe e saltò tra le sue braccia. Nadina li fece entrare: Zinaida, vedendo lospite, sorrise di gioia.

Passarono serate a parlare e Sergio, rimasto qualche giorno, si fece apprezzare da tutti. Tornò poco dopo e, allimprovviso, Nadina si ritrovò a rispondere a una proposta di matrimonio.

Ci conosciamo da così poco, Sergio balbettò Nadina.

Che importa? Abbiamo tutti vissuto abbastanza per capire che a volte la vita va presa quando passa.

Le amiche, saputa la notizia, rimasero senza parole, ma felici. Irene, con le lacrime agli occhi, abbracciò Nadina:

Sii felice, cara. E Lucia ha già tolto quel vestito dal sito! Ora è il tuo abito da sposa.

Mai il paese aveva visto una scena simile: la processione di motociclisti che accompagnava la sposa dal municipio alla piazza principale, tra incredulità e curiosità generale.

Col passare degli anni, Sergio si dimostrò un vero sostegno, Zinaida continuò a dispensare consigli, Lucia e Irene e il gruppo delle anziane non mancavano mai alle cene del venerdì, e la famiglia si era allargata con la nascita del piccolo Leonardo.

Nella prima foto davanti al portone dellospedale, Nadina volle vicino tutti: amici, gatte, la mitica nonna Maria Grazia, i bambini di Lucia e Irene.

Perché questa è la verità di ogni famiglia: nella nostra felicità non sono i legami di sangue a contare, ma le persone che, giorno dopo giorno, ci restano vicino e ci insegnano che nella vita nessuno dovrebbe restare solo.

Ed è così che, in quel piccolo paese di provincia, Nadina imparò la regola più importante: la felicità non è seguire i dettami degli altri, ma riconoscere le proprie possibilità e abbracciare davvero chi si ha accanto. E allora, buona vita a chi ha il coraggio di essere felice, anche allombra di una calza blu.

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