Io e il mio futuro marito stavamo insieme da meno di un anno quando ho conosciuto sua madre. Non avrei mai immaginato che il suo atteggiamento verso di me e verso nostra figlia, nata puntualmente dopo il matrimonio sarebbe stato così diffidente e negativo. Il problema era che la nostra bambina era una classica bionda dagli occhi azzurri come il cielo, mentre mio marito aveva laspetto tipico dei meridionali, capelli scuri e pelle ambrata, proprio come suo fratello minore.
Durante la degenza allospedale SantOrsola di Bologna, mia suocera mi aveva telefonato per congratularsi e, ovviamente, per vedere finalmente sua nipote. Arrivato il giorno, ci siamo incontrati nellatrio dellospedale. Lo ricordo ancora: aveva la faccia gelida quando mi chiese, senza troppi giri di parole: Ma scusa, non è che ti hanno scambiato la bambina?
Eravamo tutti imbarazzati, anche gli altri familiari presenti. Lei mi fissava con occhi pieni di sospetto, in attesa di una risposta. Confusa, riuscii appena a balbettare che non era possibile, visto che avevo avuto la bambina accanto a me dal primo istante.
A dirla tutta, sulla fronte di mia suocera si leggeva chiaramente il suo secondo pensiero, anche se in quel momento lo trattenne. Ma a casa, mentre io e mio marito coccolavamo la piccola Silvia, scattò di nuovo: Non è tua figlia, sei cieco?
Mio marito restò di sasso. Ma lei insisteva, martellandogli il cervello: Silvia non ti somiglia, e nemmeno alla madre! Rifletti bene, secondo te, perché succedono cose del genere? Ci avrei scommesso che il padre è un altro!
Solo allora mio marito si è arrabbiato davvero, lha accompagnata fuori dalla porta di casa senza tante cerimonie. Io ci sono rimasta malissimo. Avevo aspettato a lungo quel momento, la gravidanza non era stata semplice, ma vedere la mia bimba sana e vivace era stata la gioia più grande. Ricordo ancora il medico, quel mattino, che scherzava: Guarda che polmoni, questa bambina diventerà una cantante lirica!
Spero di non dimenticare mai il sorriso che ho avuto in quellistante. Dopo pochi minuti mi hanno portato in camera con Silvia accanto. Nei giorni prima delle dimissioni, fantasticavo su una festa in famiglia, già pregustando laccoglienza a casa, e invece è esploso tutto.
Dopo quellepisodio, mio marito cercava di tirarmi su il morale, abbiamo anche provato a sederci a tavola come se niente fosse, ma laria era pesante. Mia suocera sembrava non arrendersi. Anzi, iniziò una vera e propria guerra di trincea contro di me: telefonate continue a suo figlio, visite improvvise accompagnate da commenti velenosi rivolti apertamente a me ma anche a nostra figlia. Non ha mai preso Silvia in braccio, cercava sempre di restare da sola con mio marito per insistere su questa storia del test di paternità e del guardare bene negli occhi. Non si faceva scrupoli, io sentivo tutto dalla stanza accanto. Mio marito continuava a difendermi, ripetendo che credeva in me, che la bambina era nostra. Ma lei rideva e ribatteva: Ma dai, facciamo una verifica!
Alla fine una sera, esasperato, sono entrato in cucina mentre discutevano e le ho detto: Sentite, perché non facciamo davvero sta benedetta prova? Così magari ci incorniciamo pure il risultato! Mamma, che preferisci: la cornice chiara o quella scura per lattestato?
Lei mi ha fulminato con lo sguardo, senza parole. Cera tanta ironia in quella proposta che il messaggio era chiaro a tutti.
Comunque, il test labbiamo fatto. Mio marito neanche voleva aprirlo, convinto di ciò che sarebbe uscito; mia suocera, invece, una volta letto, mi ha ridato il foglio in silenzio. Io, sorridendo, non ho resistito: Quindi? Cornicione dorato o argento per appendere il certificato sopra il letto?
A quel punto, è esplosa: Ridicola! Di sicuro lavrai fatto fare da qualche amico o pagato per farti dare ragione! Guarda mio figlio minore: suo figlio è identico a lui, carnagione scura e stessi occhi! Quello sì che è sangue del mio sangue!
Insomma, il test tanto voluto da lei non servì a nulla. Le tensioni continuarono per cinque lunghi anni, tra discussioni e musi lunghi in famiglia. Intanto io rimasi incinta di nuovo, questa volta tre mesi dopo la moglie di mio cognato, anche loro in attesa di unaltra figlia. Con loro i rapporti erano ottimi, ma durante le solite polemiche della suocera sulla paternità di Silvia, loro alzavano le mani sconsolati.
Poi, nacque la seconda bambina di mio cognato. Siamo andati tutti insieme a prenderle in ospedale e, quando ho alzato langolo della copertina per vedere la neonata, sono scoppiato a ridere: era la copia perfetta di Silvia! Tutti mi guardarono stupiti e io, ancora ridendo, ho detto: Allora, stavolta chi è il padre? Sempre il mio misterioso amante?
Lo spirito del momento aiutò tutti a capire la battuta tranne mia suocera, che diventò rossa come un pomodoro. Non disse nulla, ma fu da allora che le cose iniziarono a cambiare. Prima smise con le sue accuse, poi un giorno la vidi giocare a bambole con Silvia: capii che il ghiaccio si era rotto.
Oggi Silvia è la nipote prediletta, la nostra bambina, la mela degli occhi miei, come ama ripetere mia suocera. La riempie di regali e attenzioni, forse cercando di recuperare gli anni persi a tenerci testa. Io non porto rancore, ma dentro, come si dice qui, la coda dellocchio resta sempre un po storta. Spero che col tempo anche quella sparisca davvero.
La vita mi ha insegnato che fidarsi delle persone è fondamentale in una famiglia, ma non sempre è facile per tutti. E che a volte solo il tempo riesce dove la ragione e le prove non bastano.




