Il prezzo dellarroganza
Chiara, mi presti qualche cosa? chiese con voce supplichevole Giulia, varcando la soglia dellaccogliente appartamento della sorella.
Il suo sguardo si posò con invidia sulla spaziosa entrata, arredata con mobili di design, sugli specchi dalle cornici raffinate, sullo sgabello immacolato vicino alla porta. Sembrava un set fotografico appena uscito da una rivista di arredamento. Nel petto sentì quel solito pizzico di amarezza e invidia: sua sorella aveva sempre tutto sotto controllo.
Chiara, spuntata tra il salotto e lingresso nel suo morbido completo di cashmere, pareva incarnare uneleganza naturale che a Giulia non riusciva mai di raggiungere, nonostante ogni sforzo.
Racconta, qual è il mistero? domandò pacata Chiara, poggiandosi allo stipite.
Giulia si aggiustò distrattamente la manica del cappotto non nuovo, ma ancora presentabile. Cercava di non fissare la grande tela appesa di fronte, lordine perfetto ovunque, il profumo intenso del caffè appena fatto che sembrava invadere laria.
Non è nulla di grave borbottò, incerta.
Chiara non distolse lo sguardo, e a Giulia fu subito chiaro che non avrebbe potuto svignarsela. Sospirò a fondo, poi disse tutto dun fiato:
Sabato cè la reunion del liceo. Devo assolutamente esserci! E ovviamente devo apparire impeccabile, capisci? Voglio che tutti pensino che la mia vita sia una favola!
Davvero vuoi farti bella solo per persone con cui non hai più nulla a che vedere da anni? domandò Chiara, finalmente volgendo le spalle. Abiti in unaltra città, addirittura in unaltra regione!
Giulia passò nervosa la mano tra i capelli. In cuor suo, desiderava una cucina come quella: bancone alto, elettrodomestici integrati, lampade di design. Sognava un risveglio fra aromi di caffè, in un ambiente elegante, senza il solito caos mattutino.
Non capisci! sbottò lei. Per me conta. Voglio che vedano che ce lho fatta, che nessuno pensi che io abbia fallito.
Tacque, rendendosi conto di guardare Chiara con palese invidia. La sorella, come sempre, sembrava non farci caso.
Vuoi davvero fingere di essere ciò che non sei? le chiese dolcemente Chiara, sedendosi a un elegante sgabello. Secondo te queste persone rimarranno impressionate?
Non è quello, scosse la testa Giulia. Voglio che i miei ex compagni credano che tutti i miei sogni si sono avverati!
Va bene, sospirò infine Chiara. Vediamo cosa posso prestarti. Ma prometti che questa è lultima volta che inganni la gente. Non è affatto onesto.
Tu non puoi capire!
E Giulia iniziò il suo racconto
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Ai tempi del liceo era la regina della classe, nessuno lo negava. Dietro di lei, nei corridoi del liceo Manzoni a Firenze, una schiera di ragazzi cercava di conquistarla anche solo per pochi istanti. Gli insegnanti, forse inconsapevolmente, erano indulgenti con quella ragazzina dal fascino triste e misterioso. A casa, mamma e papà non riuscivano mai a dirle di no: bastava un sospiro o uno sguardo, ed ecco che ciò che desiderava era nelle sue mani.
Si era abituata ad avere sempre tutto. Se desiderava lultimo modello di scarpe di moda, la madre glielo portava dopo un solo giorno. Se un bel ragazzo nuovo entrava in classe, tempo una settimana e già laccompagnava a casa. Era come una sfida: quanto lontano poteva spingersi? Quanti desideri avrebbe ottenuto?
Perché io posso, si ripeteva come fosse un mantra. Questa frase era il suo alibi preferito. Se unamica osava parlare con un ragazzo che piaceva a Giulia, lei subito lo conquistava: più una sfida che altro, non vera passione, ma la voglia di vedere se ce lavrebbe fatta. E quasi sempre ci riusciva.
Col tempo, le vecchie amiche si allontanarono: una smise di invitarla alle uscite, unaltra si fece nuovi legami. Ma lei non ci badava: intorno a sé aveva sempre nuovi adepti, qualcuno desideroso di ricevere la sua attenzione. Per Giulia era normale: chi non accettava le sue regole del gioco non era degno di starle accanto.
Alla festa di maturità si sentiva regina: sala addobbata di luci e palloncini, tutti a girarle attorno come cortigiani. Era al centro della scena, proprio dove voleva essere.
Ubriaca di ammirazione, in un impeto di euforia iniziò a riversare frecciate pungenti su ex compagne. Riaffiorarono vecchi torti, piccoli errori; aggiunse un paio di commenti velenosi sullaspetto di alcune. Le sue parole si susseguivano rapide, accese dal solito entusiasmo: voleva vedere come avrebbero reagito.
Avrò una vita strepitosa! proclamò con superiorità, col volto fiero. Già me lo vedo: marito ricco, villa con la servitù, magari anche unazienda tutta mia… non dovrò mai lavorare! Tutto verrà da sé: soldi, lusso, attenzioni saranno miei.
La sua risata scintillava nella sala, e i suoi occhi brillavano di trionfo. Quasi già viveva in quella realtà di candelabri e macchine di lusso, cene nei ristoranti délite.
Voi, invece… passò a una delle ex compagne, la timida secchiona del primo banco finirai maestra in qualche scuoletta sperduta o farai la cassiera. Tuo marito sarà un operaio che si ubriaca e ti picchia Guarda come ti vesti!
Continuò con profezie ancora più caustiche per ciascuna: chi sarebbe finita in un appartamentino condiviso, chi schiava di bambini senza speranze di carriera. La sala si riempì di imbarazzo, qualcuno tentò un sorriso, ma la tensione era palpabile.
Giulia continuò a ridere delle loro espressioni abbattute, appagata dalleffetto. Gli altri ragazzi ridevano per farle piacere o per non sentirsi esclusi.
Questa sicurezza laccompagnò anche dopo il liceo. Scelse di iscriversi alluniversità a Bologna, non tanto per passione, quanto per il prestigio. Pensava che lì avrebbe conosciuto luomo dei suoi sogni: studenti di buona famiglia, giovani imprenditori, rampolli ambiziosi. E poi, aveva un appartamento lasciatole dalla nonna nessun bisogno di condividere con altri.
Le prime settimane andarono bene. Sistemò la casa secondo i suoi gusti, allacciò nuove amicizie, frequentava feste e locali. Tutti notavano la sua eleganza, la sua naturale disinvoltura, e lei collezionava complimenti, convinta che fosse solo questione di tempo prima di sistemarsi con qualcuno allaltezza.
Ma quando iniziarono le lezioni, la musica cambiò. Luniversità richiedeva impegno, concentrazione ed esami duri. Ciò che per altri era normale, per Giulia era impossibile: trascurava lo studio, sperando che il suo fascino e una battuta pronta bastassero a cavarsela.
Alla prima sessione, la realtà la colpì. Fallì tutti gli esami. I professori, di solito benevoli, furono inflessibili: O si impegna, o si ritiri. Prima fessura nella sua incrollabile fiducia.
Tornata coi piedi per terra, capì di essere una delle tante. Bologna era piena di ragazze brillanti, belle e motivate che sapevano studiare e lavorare. Lei, invece, era rimasta ferma allimmagine passata.
Non si arrese sul serio, però: decise che avrebbe trovato un marito ricco prima che la bellezza svanisca. Si prodigò in appuntamenti, frequentò uomini più grandi, mostrò a tutti il suo lato migliore. Ma la fretta e la preoccupazione si percepivano, finendo per allontanare anche gli interessati.
Un uomo attirò presto la sua attenzione, apparentemente perfetto.
Matteo, così si chiamava, veniva da una famiglia di medici benestanti, viveva sui colli bolognesi, istruito allestero e già inserito nellazienda di famiglia. Non era un adone basso, il volto un po tondo, una leggera goffaggine ma ciò poco importava a Giulia: Con lui mi sistema per sempre, si diceva. Sognava già ville, cene, vacanze.
Stese un piano: incontrarlo per caso nei suoi stessi bar, mostrare fascino e simpatia, scegliere con cura abiti e parole. Il tutto alla perfezione studiato.
Presto nacque una frequentazione. Uscite, cene, passeggiate. Pareva davvero interessato, e Giulia non esitò a lasciare intendere di cercare qualcosa di serio.
Ma non aveva considerato che per la famiglia di Matteo il lignaggio contava: la madre si informò sulle origini di Giulia.
E questa qui, chi è? Da che famiglia viene? chiese con freddezza la madre.
Una ragazza come tante. I suoi genitori sono persone comuni, di Pisa.
Comuni? la voce era tagliente. Le famiglie importanti pensano anche alla reputazione, alle connessioni. Non puoi condurci una ragazza senza storia in casa!
Matteo tentò invano di discutere, ma i genitori avevano già trovato una pretendente adeguata.
Quando lui comunicò la rottura a Giulia, queste sentì un groppo in gola, ma tentò di tenere la parte:
Davvero conta così tanto la famiglia?
Conta eccome, sospirò Matteo. Non voglio scontri a vita coi miei.
Dopo quellincontro, Giulia rimase seduta a fissare la tazzina di caffè. Non pianse: sentiva solo rabbia e amarezza.
La delusione si aggravò quando tra i conoscenti cominciarono a circolare voci: qualcuno la accusava di caccia ai ricchi, di aver usato Matteo solo per i soldi. Le dicerie si diffusero in fretta, e agli eventi notava sguardi e bisbigli, un sorriso forzato, qualcuno che evitava di rivolgerle la parola.
Il sogno di un matrimonio vantaggioso svaniva. Tornare a Pisa avrebbe voluto dire arrendersi, deludere la famiglia. Ai suoi genitori, Giulia continuava a raccontare una versione romanzata: studio eccellente in una delle migliori università, lavoro interessante, un fidanzato di successo. I genitori erano fieri di lei e ripetevano i suoi racconti ad amici e parenti lidea di smascherarsi era insopportabile.
Lunica a conoscere la verità era Chiara. Un giorno, trovandola in lacrime, le aveva detto:
Torna a casa, lascia perdere questa farsa e dì la verità a mamma e papà.
Giulia si era irrigidita:
Mai! Non mi arrendo. Presto avrò anche io la vita che mi merito!
E per mesi ancora aveva raccontato bugie, conoscendo gente, tentando la fortuna. Ma i soldi della nonna finirono: via le cene in trattoria, i vestiti nuovi, la palestra. Restarono solo bollette e spese di condominio.
Con un groppo alla gola capì che doveva cercare lavoro. Ma senza laurea o esperienza, le risposte erano solo no. Così finì cassiera in un supermercato. Allinizio fu dura: a servir clienti frettolosi, sentiva i commenti su quanto sprecata fosse lì dentro. Continuava a sorridere, ricordandosi che doveva tirare avanti.
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Ieri ho ricevuto linvito per la cena di classe, finì Giulia con voce cupa. Non posso mancare. Se non vado tutti penseranno che ho fallito.
Chiara lasciò il cucchiaino nel tè e guardò la sorella con aria dubbiosa.
E non pensi che magari vogliano solo ridere di te? Che si ricordino ancora di certe tue uscite al liceo?
Giulia arrossì e scattò:
Sciocchezze! Sono bravissima a nascondermi. Basta apparire per bene, nessuno sospetterà.
Chiara si appoggiò allo schienale, toccando ritmicamente la tazza. Finalmente disse:
Va bene, vai se vuoi. Ma pensaci: sei pronta a tutto quello che può accadere?
Che cosa dovrebbe accadere? Giulia si rabbuiò. Scelgo il vestito giusto, macconcio bene Nessuno si accorgerà di nulla.
Se vuoi una mano, chiedi pure. Ti aiuto volentieri.
Giulia si rilassò visibilmente:
Grazie, davvero. Voglio apparire perfetta: nessuno deve neanche pensare che la mia vita sia diversa da come la racconto.
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Fuggì dal ristorante tra le lacrime, la brezza della sera la colpì sul viso ma non la sentì: le gambe la portavano via, istintivamente. Aveva ragione Chiara non dovevo venire!
Allinizio le cose sembravano promettenti. Al suo arrivo tutti si girarono: aveva studiato ogni gesto, la camminata sicura, il sorriso dosato, lo sguardo sbrigativo sullorologio come se la sua presenza fosse un regalo sacrificato a una vita indaffarata.
Si mise subito in mezzo a una compagnia di semi-sconosciuti, raccontando di un marito imprenditore sempre in viaggio allestero, di una villa con giardino e rose tutto lanno, viaggi nei resort a ogni stagione. Si lasciò prendere dalla parte, senza notare le occhiate dintesa, i sorrisetti nascosti delle sue ex compagne, chi si copriva la bocca per non ridere.
Si sentiva ancora una volta la regina della serata, finché non risuonò una voce:
Sai, io ho visto Giulia di recente disse a voce alta un ex compagno. La sua vita non è proprio come la racconta.
Cade il silenzio. Tutti si voltano. Giulia tenta di sorridere, ma le labbra le tremano.
Vero, rincara unaltra, tirando fuori il cellulare. Ho persino le foto! Ecco che le immagini finiscono proiettate su un grande schermo, appena qualcuno se ne prende cura.
Ed ecco la verità: Giulia alla cassa del supermercato, in divisa, la targhetta con scritto Giulia, mentre saluta nervosa un cliente. Unaltra la mostra mentre controlla le offerte sugli scaffali, valutando cosa comprare per cena. Poi mentre sale su un autobus con la busta della spesa. La scena più umiliante: entra in un vecchio palazzo, borse pesanti, volto stanco.
Risate. Poi commenti sempre più pungenti: E la villa con piscina? Il marito imprenditore lavora in cassa anche lui?
Giulia restò pietrificata, le guance in fiamme si rese conto che la vita che aveva tanto ostentato era stata smascherata davanti a tutti. Scappò via, senza ascoltare le battute, senza vedere chi voleva fermarla. Solo il vento, le lacrime, e il muro di una panchina dove cercare di riprendere fiato.
Non si avvide delluomo che le veniva incontro, lo urtò con la spalla, quasi cadendo.
Tutto bene? la voce era sinceramente premurosa. Giulia alzò gli occhi e vide un uomo ordinario, una borsa della spesa in mano, i lineamenti gentili. Era la prima vera gentilezza che le veniva offerta senza interessi.
No sussurrò, sopraffatta dalle lacrime. Il mio fidanzato mi ha lasciata a pochi giorni dal matrimonio
Giulia non aveva ancora imparato nulla dalla vita, ma quella sera, in mezzo alla strada, mentre una mano sconosciuta le dava conforto, le tornarono in mente le parole della sorella: Non è la ricchezza a definirti. Conta ciò che sei, il rispetto che porti agli altri e soprattutto a te stessa.
Solo ora, spogliata da ogni finzione, Giulia iniziava a capire che la vera vittoria non è farsi vedere arrivati, ma imparare a vivere senza vergognarsi della verità.
Chi vive nellarroganza, spesso rischia di restare solo. Chi sa essere umile, invece, trova sempre una mano tesa nella notte.





