Ho paura di perderti

Ecco, qui è dove vivo io, sorrise Leonardo, mentre invitava la ragazza a entrare nellappartamento.
Vieni pure avanti, io arrivo subito.
Ginevra esitò un attimo sulla soglia, guardandosi intorno con aria inquieta, senza decidersi a togliersi le scarpe.
Qualcosa la turbava
Quando Leonardo ricomparve nellingresso, vide nei suoi occhi un terrore autentico.
Le mani le tremarono, e senza una parola uscì di corsa dallappartamento.
Ginevra, dove vai?!
Leonardo fissò stupito la porta spalancata, poi guardò Marta, che gli stava accanto Era incredulo: quella serata che era iniziata così bene, era finita allimprovviso, in modo inspiegabile.
È scappata così, senza nemmeno spiegare nulla?
chiese incredulo Vittorio, il suo migliore amico, quando Leonardo gli raccontò laccaduto.
Niente, non ha detto nulla.
È fuggita via come se avesse visto un fantasma.
Leonardo sollevò il boccale di birra, lo osservò pensieroso e lo appoggiò di nuovo sul tavolo.
Non capisco proprio Cosa lha spaventata a tal punto?
Possono esserci mille ragioni.
Hai provato a chiederle direttamente?
Avrei voluto, ma non risponde alle chiamate.
Da ieri sera non riesco a sentirla.
Sei andato a casa sua?
No.
Ho accompagnato Ginevra solo fino al portone, ma non so in quale appartamento viva.
Eh, situazione strana davvero.
Appunto Tutto era cominciato bene, ed è finita in modo così sciocco.
Forse non è ancora finita.
Non buttarti giù prima del tempo!
Ma secondo me lei ha cambiato idea.
Non mi viene in mente nientaltro.
La rivedrai lunedì in ufficio, e allora scoprirai tutto.
Dopodiché deciderai cosa fare.
Era stato su un tram affollato di Milano che Leonardo aveva incontrato Ginevra per la prima volta.
Nessuno voleva cederle il posto, ma lui lo fece.
Rimase quindi accanto a lei, con un sorriso stampato sul volto.
La ragazza gli piaceva.
Ma aveva fretta di andare al lavoro e non era il tipo che si fa avanti davanti a tutti.
E poi, cosa avrebbe potuto dirle?
“Ciao, mi chiamo Leo.
Questo è il mio numero, chiamami stasera dopo il lavoro?
Sarebbe stato ridicolo e banale.
Così, quando arrivò la sua fermata, Leonardo scese senza voltarsi indietro, diretto verso lufficio.
Mentre camminava, però, aveva la strana sensazione che la ragazza lo stesse seguendo.
Ma non si voltò, convinto che fosse solo la sua fantasia.
Vorresti tanto che accadesse davvero pensò Leonardo.
Certo, avrebbe voluto.
Ma non succede mai così nella realtà: incontri una ragazza e subito è amore per sempre, come nei romanzi.
Per tutta lora successiva, davanti al computer, cercò invano di scacciare dalla mente la sconosciuta dagli occhi profondi.
Ma dovunque guardasse, nella cartella dei file Excel o tra le mail, gli sembrava di vedere il suo sorriso.
Unossessione.
Quando poi il direttore, Giovanni Stefano, entrò in ufficio proprio con lei al fianco e disse: Vi presento la vostra nuova collega, Leonardo pensò di avere le allucinazioni.
Cè da farsi vedere da uno specialista!, si disse.
Quando infine si rese conto che Ginevra era assolutamente reale e sarebbe stata la sua collega, capì che era il destino a parlare.
Ginevra disse lei, avvicinandosi con un sorriso gentile.
A tutti si era già presentata, lui era lultimo.
Leonardo.
Piacere.
Non riuscì a dirle altro.
Forse per limbarazzo, forse per lo shock.
Dentro, però, sentiva un turbine di emozioni crescere e fortificarsi.
In quei giorni, ogni volta che incontrava Ginevra, provava una sensazione insolita…
…quella di volerle regalare una stella cadente o una perla degli abissi.
O cambiare il mondo.
Era disposto a qualsiasi impresa pur di conquistare il suo sguardo.
Quella stessa sera ne parlò con Vittorio al parco Sempione, mentre portavano a spasso i cani.
Gliene parlò così appassionatamente che lamico capì subito.
Sei cotto, amico mio!
Dici?
Certo!
È successo anche a me con Tiziana.
Lho vista e ho capito che volevo stare con lei per il resto della vita.
Ecco!
Proprio così.
Quando la vedo, mi sembra di sapere che vorrei restare con lei per sempre.
Devi agire!
Invitala fuori, in un bar o al cinema.
E se non accetta?
Se non provi, non lo saprai mai.
E se esiti troppo, qualcun altro potrebbe portartela via.
Magari ha già qualcuno.
E io che linvito Verrei fuori malissimo.
Se così fosse, al massimo resterete colleghi.
Ma devi provare.
Nel peggiore dei casi non perderai nulla, e nel migliore
Così Leonardo provò.
Alla fine del lavoro si avvicinò alla fermata, un po arrossito.
Ehm non pensare male, ma ti piacerebbe uscire stasera?
Un bar, un film, che ne dici?
Ginevra sorrise e accettò.
Presero un caffè in un localino, poi camminarono fino a notte fonda nella città silenziosa.
La riaccompagnò a casa.
Fu tutto ancora più bello di quanto aveva immaginato.
Arrivato a casa, portò fuori Marta, la pastore tedesco, per compensare la passeggiata saltata.
Solo a notte fonda si sdraiò sul letto, con il pensiero fisso su Ginevra…
Sognava di sposarla, vivere insieme, avere figli, e partire la domenica tutti insieme fuori Porta Nuova, a godere il verde della Brianza.
Era sicuro che quei sogni presto sarebbero diventati realtà
Trascorsero tre mesi.
I tre mesi più belli della sua vita.
Cenarono ai Navigli, si commossero al cinema, si baciarono sotto la pioggia destate ignorando il resto del mondo.
Ginevra era straordinaria.
Dolce, simpatica, onesta, serena e con quegli occhi profondi che Leonardo non smetteva di ringraziare la sorte daver incontrato.
Un unico problema: dopo ogni passeggiata con lei, Leonardo doveva sempre portare fuori Marta.
Viveva solo.
Nessun altro poteva occuparsi della cagna.
Non era sempre comodo.
Propose più volte di fare tutti e tre una passeggiata, ma Ginevra reagiva in modo strano: si chiudeva, si girava di lato e poi rifiutava.
Meglio rimanere solo io e te.
Magari ci viene voglia di sedersi in un bar, o di vedere un film.
Il cane non lo puoi portare ovunque.
Sì, hai ragione, acconsentiva Leo.
Poi Leonardo si fece coraggio e le fece la proposta.
Le chiese anche di andare a vivere insieme.
Ginevra accettò la proposta, ma sullandare a convivere la sentiva sempre frenata.
Ginevra, lo so che il matrimonio è previsto per lanno prossimo, ma potremmo già cominciare a vivere insieme.
Mi sento più sereno quando sei con me.
Ho promesso alla signora del mio appartamento che non me ne sarei andata prima di fine anno.
Non mi va di metterla nei guai.
Se vuoi ti pago i due mesi di affitto aggiuntivi.
Vieni ora a casa, ti faccio vedere il mio appartamento, e ti presento Marta.
Vedrai, ti piacerà.
Ginevra sembrò demoralizzata, ma accettò.
Amava Leonardo, per questo decise che avrebbe provato
Ecco, questa è casa mia, disse Leonardo invitando la ragazza dentro.
Vieni pure avanti, arrivo subito.
Ginevra attraversò la soglia piano, guardandosi intorno senza sciogliersi le scarpe.
Dentro aveva uninquietudine che non riusciva a scacciare.
Quando Leonardo tornò, trovò Ginevra paralizzata dallorrore.
Le mani le tremavano e, senza proferir parola, scappò via in pochi secondi.
Ginevra, dove vai?!
Leonardo la chiamò, ma restò solo con la porta aperta e Marta accanto Non si sarebbe mai aspettato che quella sera finisse così.
Provò a chiamarla al telefono, ma niente.
Allora Leonardo andò a trovare Vittorio nel loro bar abituale sui Navigli.
Aveva bisogno di sfogarsi e, magari, di qualche buon consiglio.
Dopo averne parlato, decise di aspettare lunedì, sicuro che Ginevra sarebbe venuta a lavoro
Controllava di continuo lorologio e scrutava lappannato finestrino del tram che arrivava, ansioso di vederla tra la folla.
Ma Ginevra non cera, anche se solitamente arrivava sempre mezzora prima del turno.
“Se fosse successo qualcosa?”
Stava già pensando di chiamare il direttore e chiedere un permesso per andarla a cercare, quando la vide arrivare, a piedi, capelli sciolti, il viso rigato dalle lacrime, occhi tristissimi.
Ginevra, aspetta!
La ragazza si fermò di colpo.
Nel vedere Leonardo, abbassò lo sguardo.
Ginevra, cosa è successo?
Perché sei scappata?
Perché non rispondi alle telefonate?
Non so più cosa pensare.
Leo, scusami
Ma cosa è successo?
Mancano cinque minuti allinizio del turno.
Parliamone stasera?
Hai cambiato idea sul matrimonio?
Non vuoi vivere con me?
Leonardo le prese la mano e non la lasciava andare.
Sono due giorni che non ci capisco niente, pensa che aspetto ancora stasera per saperlo.
Dimmi qui, ora.
Perché sei scappata?
Scusami, Leo, ma non potremo mai vivere insieme, sussurrò piano, scoppiando a piangere.
Ma perché?
Ho fatto qualcosa?
No
Allora?
Ginevra si asciugò le lacrime e guardò Leonardo negli occhi:
Io ho paura
Di cosa?!
Di cosa hai paura, amore mio?
Dei cani.
Come?
Marta?
Ma ti ho detto che è buonissima!
Non farebbe male a una mosca.
E fra sé pensò: Quindi era quello il problema…
Non è solo lei.
Ho paura di tutti i cani.
Da piccola, a sei anni, un bull terrier mi ha aggredita
Non me lhai mai raccontato
Sì, è una cosa che non riesco nemmeno a ricordare senza ansia.
Ero al parco giochi, mamma si era allontanata per la spesa, e il padrone di quel cane, ubriaco, glielha fatto attaccare me per scacciarmi dalla panchina.
Mi hanno salvata per miracolo.
Da quel giorno ho paura di tutti i cani.
Ginevra
Dai, Leo.
Facciamo tardi.
Nessuno aspetta che risolviamo qui i nostri guai sentimentali.
Aspetteranno.
Ginevra, so che hai avuto un trauma, ma per strada ci sono tanti cani.
Non ti fanno paura?
Sì.
Ma allaperto posso cambiare strada, posso stare vicino ad altre persone, mi sento più protetta.
Ma vivere sotto lo stesso tetto con un cane grande come Marta non ci riesco.
Mi dispiace.
Non è colpa tua, né di Marta.
È una cosa mia.
Ma è assurdo
Ho provato, davvero.
Per questo sono venuta a casa tua, speravo di riuscirci.
Speravo di superare la paura.
Ma non ce lho fatta Scusami.
Così stanno le cose, sospirò Leonardo raccontando il tutto allamico.
Non so che fare.
La amo, e anche lei mi ama.
Ma non possiamo vivere insieme.
Ti pare possibile?
Spero che tu non stia pensando di sbarazzarti di Marta?
chiese Vittorio.
Mai!
Come ti viene in mente?
Io la adoro.
Ma anche Ginevra la amo.
Bisogna lottare per la propria felicità.
Come?
Leo, la paura dei cani non è come unallergia.
È una fobia che si può superare.
Dovresti aiutarla.
Magari andare da uno psicologo.
Cè già stata.
Non ha funzionato?
No.
Dice che vuole provare ancora, ma non promette nulla.
Ma già questo è molto.
Poteva farti scegliere: o me o il cane.
Ma invece vuole risolvere.
Allora aiutala tu.
Nessuno meglio di te può farlo.
Ma come?
Per ora niente incontri a casa.
Provate piuttosto a fare passeggiate insieme, anche in campagna.
In quelle condizioni, solo voi tre, potrebbe andare meglio.
Secondo te può funzionare?
gli occhi di Leo si accesero di speranza, fosse pure piccola.
Ma certo!
Col tempo Ginevra vedrà che Marta non è affatto pericolosa, e piano piano la paura svanirà.
Almeno provateci.
Da dove hai preso la macchina?
si stupì Ginevra, vedendo Leo davanti a un SUV sotto il suo portone.
Un amico me lha prestata.
Vuoi farci uscire tutti insieme in macchina?
Ginevra sbiancò.
Sì, ma non preoccuparti: Marta sta nellapposito vano dietro.
Il mio amico ha anche lui un cane, è tutto sistemato.
Tu starai davanti con me, sicura.
Va bene…
Nonostante la tensione, Ginevra accettò di andare nel bosco con Leo e la cagna, con la promessa che sarebbero tornati immediatamente se avesse provato disagio.
Dopo unora, il SUV si fermò in una radura della Brianza.
Leonardo aiutò Ginevra a scendere, poi liberò Marta, raccomandandole di non avvicinarsi troppo.
Che pace, qui, disse Leonardo per distrarla.
È bellissimo
Si misero gli stivali di gomma aveva piovuto parecchio e si addentrarono nel verde.
Leo giocava con la cagna lanciandole una pallina.
Tutto calcolato, così Marta non stava sempre nei paraggi di Ginevra.
Come va, Ginevra?
Non saprei difficile dirlo rispose lei, tenendo docchio la cagna che scorrazzava tra i cespugli.
Ascolta, amore.
I cani sono come le persone: non tutti sono uguali.
Ti è andata male da piccola, ma non devi pensare che tutti i cani siano cattivi.
Lo so
Non serve averne così paura.
Vedrai che con qualche passeggiata così, cambierai idea sui nostri amici a quattro zampe.
Leonardo rilanciò la pallina, Marta scattò agadina.
Bau-bau!
abbaiò Marta felice.
Ginevra trasalì.
Le mani le tremavano ancora.
Guardò Leo e domandò:
Ma abbaia così perché è arrabbiata?
No, rise Leonardo stringendola a sé.
Lo fa perché è contenta, ha ritrovato il giocattolo.
È la sua preferita.
Marta riportò la palla e subito si allontanò pronta per un altro lancio.
Vuoi provare anche tu, Ginevra?
suggerì Leo sorridendo.
Che cosa?
Tirare la palla.
Ho paura
Stringi gli occhi, così farà meno paura.
Solo una volta, amore.
Ginevra prese la palla, la strinse forte, serrò le palpebre e la lanciò più lontano che poté.
Brava!
esclamò Leo.
Marta, vai!
La cagna partì.
Allinizio tutto silenzio, poi il suo abbaiarsi si fece forte.
Ecco, ha trovato!
Capisce tutto al volo, pure gli sguardi.
Leo, forse è ora di tornare propose Ginevra.
D’accordo.
Marta, dove sei?
La cagna non tornava, abbaiando sempre più forte.
Vado a vedere cosa cè borbottò Leo.
Mi aspetti?
No, vengo con te.
Faticosamente, tra la vegetazione, raggiunsero Marta, che abbaiva verso una palla galleggiante su una pozza dacqua.
Ecco perché sorrise Leonardo.
Perché?
chiese lei preoccupata.
Marta ha paura dellacqua, non riesce a riprendere la palla.
Tocca a me, meno male che ho gli stivali.
Marta ha paura?
Pensavo che i cani non temessero nulla!
E invece sì.
Quando aveva pochi mesi, lho salvata da un fiume.
Da allora schiva gli stagni.
Va benissimo sotto la pioggia, ma tutte le pozzanghere le gira alla larga.
Aspettami qui, arrivo subito.
Leo, sicuro sia una pozzanghera?
Magari è una palude.
Cè muschio e puzza strano.
No, stai serena.
Due giorni di pioggia.
Le paludi sono dallaltra parte.
Si rivolse a Marta:
Non abbaiare più.
Ora ti prendo la palla.
Aspetta un attimo.
Leonardo entrò nellacqua, ma rimase sorpreso: era profonda, e affondò fino al ginocchio.
Marta abbaiava ora con un tono di ansia.
Tutto bene, Leo?
Benissimo, è solo più profonda del previsto.
Adesso torno.
Riuscì a prendere la palla, però notò che lacqua gli arrivava già a metà coscia.
Così si avviò indietro.
Ma le gambe sprofondavano sempre di più nel fango.
A pochi passi dalla riva si blocca.
Non riesce più a muoversi.
Che succede, Leo?
Vieni fuori!
Non posso
Cercava di sollevare un piede, poi laltro, ma era tutto inutile.
Lacqua ormai gli arrivava alla vita.
Come non puoi?
Avevi ragione.
È una palude, e sono finito in trappola.
Marta guardava timorosa il suo padrone.
Avrebbe voluto aiutarlo, ma sapeva di non poter entrare in acqua.
E ubbidiva sempre ai suoi ordini.
Ginevra fu presa dal panico.
Leo stava sprofondando e la grossa cagna era lì vicino…
Ginevra, aiuto!
Cerca un ramo lungo!
Ginevra con le mani tremanti provò a chiamare i soccorsi col telefono, ma non c’era campo.
Proprio ora
Non sapeva che fare.
Come avvicinarsi al bordo della palude, con quel cane lì?
Il cuore le batteva fortissimo.
Quando Marta abbaiò e guardò Ginevra come a chiederle aiuto, lei si tirò indietro, i ricordi la travolsero, e avrebbe desiderato solo fuggire lontano.
E Leo?
Lo lascerò morire? solo il pensiero che luomo che amava rischiasse la vita le diede la forza di resistere.
Ginevra, aiutami!
Immobilizzata dalla paura come quella volta da bambina.
Marta provò, pur con la sua paura, a entrare nellacqua, ma scappò subito dopo essersi bagnata fino al petto.
Ricominciò ad abbaiare, più disperata.
Poi, Ginevra decise che avrebbe affrontato la paura a costo di morirne, ma avrebbe salvato Leo.
Rovistò intorno, trovò un ramo robusto e lo tese verso il fidanzato, che lo afferrò con forza.
Ginevra tirò con ogni energia, cercando di tirarlo fuori dalla palude.
Lo aiutò fuori parzialmente, ma non bastava.
A questo punto Marta, intelligente e sentendo la gravità del momento, si affiancò a Ginevra e insieme, fianco a fianco, riuscirono miracolosamente a tirare Leo fuori dal fango.
Si lasciarono cadere esausti sullerba umida, respirando affannati, ma ormai il pericolo era passato.
Ragazze!
Non saprei cosa fare senza di voi…
disse Leo abbracciando prima Ginevra e poi Marta.
Mi avete davvero salvato la vita.
Mi sono spaventata tantissimo
Ora non dirmi che è nata unaltra fobia, Leo sorrideva.
Sì, caro.
Ne ho una nuova: ho capito che la cosa che temo di più è perderti.
Questa paura è più forte di tutte le altre.
Ginevra guardò Marta, poi la abbracciò stretta.
Grazie Marta, grazie di essere stata con me!
Quella sera, dopo una lunga doccia bollente e una cena semplice, Leonardo, Ginevra e Marta si accoccolarono sul grande divano del salotto e guardarono a lungo film di cani.
Chissà perché, proprio questo le veniva voglia di guardare.
E Leonardo e Marta erano ben felici di tenerle compagnia.
La cosa più importante era che, da quella sera, scoprirono che la paura di perdersi a vicenda era diventata il loro unico, grande, nuovo timore in comune.

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