Il cuore di Romeo, il gatto, batteva sordo nel petto, i pensieri si sparpagliavano come foglie mosse dal vento, e la sua anima era colma di dolore. Cosera successo mai, che la sua padrona lo aveva affidato a gente sconosciuta, perché laveva abbandonato?
Quando Maria Letizia, durante la festa per la sua nuova casa, ricevette un regalo molto particolareun cucciolo di gatto nero, di razza British Shorthairrimase per alcuni minuti senza parole.
Lappartamento era umile, una camera sola, comprata con il sudore di anni di risparmi in euro, ancora da arredare. Cerano tanti problemi che gravavano sulla mente di Letizia.
E adesso anche un gatto. Passato il primo momento di shock, Letizia guardò negli occhi dorati e intensi del piccolo, sospirò, sorrise, e chiese al suo amico che aveva portato lo strano ospite:
È un maschio o una femmina?
Maschio!
Allora ti chiamerai Romeo, disse rivolta al gattino.
Romeo aprì la sua minuscola bocca e fece un sommesso Miao pieno di fiducia.
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Col tempo scoprì che i gatti british erano creature tranquille e affettuose. Così, già il terzo anno, Letizia e Romeo vivevano in perfetta armonia. Più ancora, nel quotidiano, venne fuori che Romeo era capace di una dolcezza incredibile e di un cuore grande.
Accoglieva Letizia di ritorno dal lavoro con assoluta fedeltà, le scaldava i sogni, le teneva compagnia mentre guardava film abbracciato al suo fianco, la inseguiva durante le pulizie casalinghe, e riempiva la casa di calore.
La vita con Romeo era diventata piena di colori. Che gioia sapere che cè qualcuno che ti aspetta a casa, che condivide le tue risate e i tuoi momenti difficili, e che ti capisce al volo.
Sembrava tutto perfetto, eppure…
Negli ultimi tempi Letizia aveva cominciato a percepire un dolore persistente al fianco destro. In un primo momento pensò di essersi stirata qualche muscolo, poi diede la colpa ai piatti un po troppo ricchi di olio e formaggio. Ma quando il tormento si fece acuto, si convinse ad andare dal medico.
Quando il dottore pronunciò la diagnosi e le spiegò cosa la aspettava, Letizia pianse un intero pomeriggio, affondata nel cuscino. Romeo, sentendo la sua angoscia, si accucciò vicino e con il suo dolce ronron cercò di consolarla.
Letizia, cullata dal suono confortante di Romeo, si addormentò senza rendersene conto. Al mattino, accettando ormai la sua sorte, decise di non dire nulla ai familiari della malattia: meglio risparmiare pietà e consigli inutili.
Rimaneva una flebile speranza che i medici riuscissero a curarla. Le proposero un ciclo di cure che avrebbe potuto migliorare la sua situazione.
Si pose allora il problema: dove sistemare Romeo? In fondo, temendo che tutto potesse finire male, Letizia scelse di trovare una nuova casa e nuovi padroni sinceri per il suo caro gatto.
Pubblicò un annuncio online, precisando che donava un gatto di razza solo a persone affidabili.
Il primo che chiamò chiese come mai volesse separarsi da un animale adulto. Letizia, senza sapere nemmeno lei il motivo, inventò che era incinta e che per colpa di una nuova allergia al pelo del gatto non poteva più tenerlo.
Tre giorni dopo, Romeo, nella sua gabbietta con tutte le sue cose, partì verso una nuova casa. Letizia entrò in ospedale.
Due giorni dopo, telefonò ai nuovi proprietari per chiedere di Romeo e, dopo mille scuse, le dissero che il gatto era scappato la stessa sera, e non riuscivano a trovarlo.
Il suo primo impulso fu di lasciare lospedale per andare a cercarlo. Si rivolse anche allinfermiera di turno supplicandola di lasciarla uscire, ma fu rimproverata e invitata a tornare a letto.
La vicina di letto, notando il suo smarrimento, chiese che cosa fosse successo. Letizia, piangendo amaramente, le confidò tutto.
Aspetta a disperarti, bimba le disse una signora magra, dai capelli bianchi. Domani viene il professore da Milano, uno dei migliori. Anche io ho una brutta diagnosi, mio figlio voleva portarmi nella clinica privata, ma io mi sono rifiutata.
Non so come abbia fatto, ma ha insistito così tanto che domani verrà lui a visitarmi. Gli chiederò di vedere anche te, magari non è poi così terribile come sembra, diceva rassicurando Letizia con una carezza.
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Uscito dalla gabbietta, Romeo capì di trovarsi in una casa sconosciuta. Subito una mano tesa arrivò per accarezzarlo
I suoi nervi cedettero e colpì la mano con la zampa, schizzando poi in un angolo buio.
Paolo, lascia stare per adesso, lasciagli il tempo di ambientarsi sentì Romeo una voce da donna, gentile ma non quella della sua Maria Letizia.
Il cuore di Romeo batteva sordo, le idee erano confuse, lanima ferita. Cosa mai era successo, perché la sua amata padrona lo aveva consegnato a estranei?
I suoi occhi dambra esploravano la stanza con paura. In quel momento vide una finestra aperta. Un lampo nero attraversò la camera e Romeo volò fuori!
Per sua fortuna era tutto al secondo piano; sotto la finestra, un prato curato. Da lì ebbe inizio il viaggio di Romeo verso casa…
*****
Il professore si presentò a Maria Letizia come una donna di bellaspetto, sulla quarantina. Si chiamava Lucia Pavese, studiò attentamente la cartella clinica e poi invitò Letizia a sdraiarsi sul lettino, girandosi sul fianco sinistro.
Palpò a lungo, percosse gentilmente, chiese dove facesse più male, come fosse quel dolore. Quindi tornò a leggere la cartella, ripeté i controlli su vari macchinari medici.
Letizia non si aspettava nulla di buono. Ritornò in stanza, dovera già la sua compagna.
Cosa ti hanno detto, cara? domandò la signora.
Nulla ancora, mi hanno detto che passeranno dopo.
Ho capito. Io, purtroppo, ho avuto conferma della brutta notizia, ammise amareggiata la donna.
Mi dispiace davvero… e grazie di cuore per tutto, rispose Letizia, sentendo la difficoltà di consolare chi sa che presto se ne andrà.
Mezzora dopo, Lucia Pavese tornò in stanza con altri dottori.
Cara Letizia, ho una bella notizia. La tua malattia si cura con buone possibilità di successo; ho già prescritto la terapia, due settimane di cure e tornerai in salute, sorrise la dottoressa.
Quando se ne andarono, la vicina disse:
Che gioia. Sono felice di aver fatto ancora un gesto buono prima di partire. Sii felice, bambina mia, aggiunse.
*****
Romeo non aveva alcuna stella polare, né sapeva cosa fosse. Il suo istinto felino lo guidava verso casa. Il viaggio, tra pericoli e avventure divertenti, era degno dei suoi antenati selvatici.
Non avendo mai visto la città, il nobile british si trasformò in poche ore in un cacciatore tenace, guidato dagli istinti.
Schivando traffico e gente, correndo, strisciando, saltando come se volasse (così almeno gli pareva quando scappava dai cani), arrampicandosi sugli alberi, Romeo continuava la sua ricerca…
In un cortile silenzioso, spinto dal rumore della strada, si trovò muso a muso col capo dei gatti del quartiere.
Senza troppe cerimonie, il capo riconobbe Romeo come un forestiero. Miagolando forte si lanciò allattacco, ma Romeo, passato in un attimo da lord inglese a temibile bandito, non si lasciò intimorire.
La zuffa fu breve. Il boss fuggì tra i cespugli, lasciando a Romeo un piccolo trofeo: un orecchio sgraffiato.
Comera prevedibile, il capo cercava solo di mostrare chi comandava, ma Romeo aveva una missione e niente poteva fermarlo.
La strada era ancora lunga. Ricordando gli antichi felini dItalia, Romeo imparò a dormire sugli alberi, scegliendo i rami migliori per appisolarsi.
Oh, che vergogna! Romeo si adattò a mangiare dai secchi dellimmondizia e a rubare il cibo alle gatte del cortile, nutrendosi degli avanzi offerti dagli abitanti compassionevoli.
Una volta, si trovò circondato da un branco di cani randagi. Lo costrinsero su un alberello traballante, abbaiando e cercando di afferrarlo saltando contro il tronco.
Alcuni passanti accorsero al rumore e cacciarono i cani. Una donna, impietosita, tentò di portare Romeo a casa, attirandolo con una fetta di salame.
Fame e paura annebbiano la mente del british, che si lasciò prendere e coccolare. Tuttavia…
Appena ritrovata pace e cibo, Romeo si ricordò della sua meta e, appena la donna entrò nellandrone del condominio, lui sgattaiolò fuori dalla porta ed eccolo proseguire il suo cammino verso casa!
*****
Letizia, appena uscita dallospedale, tornò a casa. In testa le ronzavano le parole della donna che le aveva augurato felicità. Naturalmente era contentissima per non avere la conferma della diagnosi, per essere sana.
Ma il cuore le restava pesante, angosciato per Romeo. Non riusciva più a pensare a una casa senza il suo gatto: nessun muso ad accoglierla, nessun compagno di vita.
Varcata la soglia dellappartamento, Letizia telefonò subito a chi aveva preso Romeo, chiedendo lindirizzo esatto. Quando vi si recò, scoprì finalmente come il gatto era scappato e decise di mettersi a seguirne le tracce.
Le dicevano che era inutile, che dopo due settimane era improbabile che un gatto di casa sopravvivesse per strada, che era una follia. Ma Letizia non voleva saperne.
Camminava, scrutava ogni cortile, osservava nei giardini, nelle autorimesse. Cercava di ragionare come un gatto domestico spaesato. Chiamava Romeo, si chinava vicino alle finestrelle buie dei sotterranei.
Ormai vicina a casa si accorse che Romeo sembrava sparito nel nulla: era impossibile che un gatto ignaro delle vie della città potesse ritrovare la strada. Lei stessa, a piedi e con tutte le soste, ci aveva messo due ore.
Entrò in cortile con la tristezza nel volto, le lacrime agli occhi e il cuore oppresso. Through una patina di lacrime, scorse dallaltra parte del marciapiede, che si avvicinava silenzioso, un gatto nero.
Un unico pensiero le balenò in mente: Un gatto nero?! Si fermò, fissò bene e capì. Partì di scatto urlando Romeo!.
Ma lui non corse incontro a lei; non aveva forza, si sedette stanco e, socchiudendo gli occhi per la gioia, sussurrò piano: Ce lho fatta!.




