Lautobus del rifiuto si ferma davanti al cassonetto. Una grossa striscia grigia di stoffa vola sul marciapiede di cemento. Il custode, borbottando, si avvia a raccoglierla, ma la stoffa è viva e scivola dietro i contenitori. Guardando lo spazio stretto tra il muro di ferro e i bidoni, luomo scorge un grande gatto grigio
Lestate tanto attesa, amata da tutti, sta volgendo al termine. Il suo apice agosto questanno è insolitamente fresco e piovoso, e conta gli ultimi giorni.
Al mattino presto una lussuosa auto straniera entra in una delle corti dei condomini romani. Il custode, mentre raccoglie le foglie umide cadute più presto del solito per la pioggia notturna, la nota subito. Nessuno del vicinato possiede una vettura così scintillante.
I vetri oscurati impediscono di intravedere linterno. Forse sono venuti a trovare un inquilino, pensa Giovanni, ma sbaglia.
Lauto resta ferma per un minuto, poi si dirige verso i cassonetti e si ferma. La portiera del passeggero si apre di traverso e una grossa striscia grigia di stoffa si lancia sul cemento.
«Che gente, non vogliono neanche gettare lì il rifiuto, lasciamolo qui», pensa il custode con fastidio e corre a raccogliere il pezzo di spazzatura mal posizionato. Nel frattempo lauto riparte e supera il borbottante Giovanni in uscita.
Il custode corre invano. La stoffa si rivela viva e scivola dietro i bidoni. Incuriosito, Giovanni guarda tra il muro di ferro e i cassonetti e vede un grosso gatto grigio, rannicchiato per la paura, che trema.
«Che diavolo è successo? Perché il nostro cortile attira gente così ostile? Prima portavano cuccioli, poi gattini, almeno li hanno accolti. Ora hanno buttato fuori questo gatto adulto. A chi serve un animale così, finirà per diventare un senzatetto. Esci, non aver paura», gli dice.
Il gatto non alza nemmeno la testa, nascondendosi ancora più sotto il corpo.
«Fatti vedere, altrimenti arriva il camion della nettezza e ti schiaccerà con i contenitori»
Il felino rimane immobile, come una statua, nella posizione scomoda ma sicura di uno struzzo.
Giovanni, deluso, si allontana. Il suo lavoro è importante, tutto sotto gli occhi di tutti, deve finire la pulizia e andare al cortile vicino.
«Che gente», borbotta luomo anziano.
Così un enorme gatto grigio, di razza quasi britannica, finisce in un cortile estraneo, improvvisamente privo di tetto e di tutto ciò che i pet domestici hanno, a differenza dei randagi di strada.
Quando arriva il camion della nettezza, il gatto, preso dal panico, scappa dal suo nascondiglio e corre verso il cortile. Non trovando rifugio, si infila nellerba sotto una grande panchina e vi rimane, immerso nei suoi pensieri amari.
Nella sua mente tutto è capovolto. Riflettendo su quanto accaduto, non capisce perché sia finito lì né cosa fare ora.
Nel profondo del suo animo resta una speranza: qualcuno tornerà a prenderlo. È meglio vivere in una casa che qui. Così decide di restare in quel cortile ad aspettare, altrimenti gli umani arriveranno e non lo troveranno, pensa il gatto confuso.
Grazia Bianchi, che ha sposato sua figlia Ginevra, vive da sola in un appartamento al secondo piano di un palazzo di cinque piani. Ginevra vive con il marito nella stessa città e la visita spesso.
Non sono solo madre e figlia, ma anche le più grandi amiche. Non ci sono segreti, malintesi né rancori, come succede a volte anche tra i più cari.
I residenti, vedendo il gatto tranquillo e pulito, pensano che sia di casa e usi il cortile per passeggiare. Anche Grazia la pensa così, ammirando il maestoso felino grigio.
Quando non cè nessuno attorno, il gatto sale sulla panchina, ormai disabitata con larrivo dellautunno, per osservare meglio e sentirsi al sicuro.
La gente passa frettolosa, pochi notano labitante imbronciato della panchina.
Lì trascorre la notte, perché non ha dove andare. Allontanarsi in cerca di rifugio è pericoloso, poiché gli abitanti potrebbero tornare in qualsiasi momento, pensa il gatto.
Il cibo scarseggia. Nel cortile, grazie al diligente custode, non ci sono rifiuti sparsi.
Lunico sostentamento è quello che si può trovare nella spazzatura, ma il gatto ha concorrenti temibili: i corvi. Uccelli grassi e sicuri, con becchi robusti, arrivano in stormi e sono sempre i primi a beccare.
Scavando tra i rifiuti, osservano attentamente ogni movimento. Se ti avvicini, non ti aiuteranno né denti né artigli, ti beccheranno. Anche i cani che sbirciano i cassonetti temono questi uccelli astuti, e il gatto, ormai indebolito, è ancora più vulnerabile.
Dopo alcune settimane di vita da randagio, il gatto, che una volta era ben curato, appare ormai trasandato e tutti capiscono che è un randagio. I genitori, temendo che un gatto di strada sia malato o possa graffiare, proibiscono ai bambini di avvicinarsi.
Alcuni abitanti, contrari alla presenza di animali erranti, cominciano a nutrirlo di nascosto. Fra loro cè anche Grazia.
Così il felino vive sulla panchina del cortile. Lautunno prende il sopravvento, con piogge infinite che tingono tutto di grigio.
Lumore del gatto segue il tempo: è abbattuto, sapendo che nessuno tornerà più per lui
Sentendo la storia del custode, la giovane e sensibile Silvana si interessa al gatto gettato via. Spesso trova proprietari responsabili per animali di strada.
Silvana tenta di adottare il gatto per linverno, ma invano. Gli abitanti, per varie ragioni, temono di accogliere un randagio buttato via per cause sconosciute, e nessuna persuasione funziona.
Dopo aver consultato i familiari, non si sente pronta a prendere un animale adulto; Grazia, temendo di non gestirlo, rimane indecisa.
Le dispiace il randagio, ma non può assumersi la responsabilità. Ignora che la sera, superati i timori, il gatto sale sul pianerottolo accanto al suo balcone e si avvicina al fioriera appesa.
Da lì osserva la finestra della cucina, respirando i profumi del cibo e il calore domestico che gli manca tantissimo. Triste, ritorna sulla panchina.
Due mesi di vita da randagio passano. Nelle notti fa freddo, e il gatto, bagnato e rassegnato, resta sulla panchina.
Per le festività di novembre, Ginevra e il marito Emanuele arrivano a casa di Grazia per una notte. Ginevra prepara tutto: arrosto, insalate, torte, e la tavola è pronta. Rimangono a parlare fino a tardi.
«Di nuovo piove, e domani promettono la neve»
Grazia pone una tazza di tè sul tavolo, sposta la tenda e sospira, stringendo le mani al petto. Il gatto grigio, spaventato, la fissa.
Un attimo dopo, il felino balza indietro, quasi cadendo dal parapetto scivoloso.
«Che ti è successo, mamma? Perché ti spaventi così?»
«Ginevra, cè un gatto sul balcone che di solito sta sulla panchina. Anche lui si è spaventato. E se cadesse»
«Come è finito lì?»
Scendono sul balcone e vedono il gatto accovacciato sulla panchina, avvolto nella pelliccia umida, cercando di conservare il poco calore che la finestra aperta gli dona.
«Capisco. È salito per la scala di emergenza», conclude Emanuele.
«Che coraggioso. Dobbiamo dargli qualcosa da mangiare.»
Rimanendo nellaria fredda e umida, tutti si riscaldano accendendo il bollitore. Grazia, pensierosa, resta al tavolo. Ginevra serve il tè a tutti.
«Mamma, ti ho messo una fetta di torta con una rosa, come ti piace. Bevi il tè finché è caldo.»
La madre tira indietro la tenda, le lacrime le rigano gli occhi mentre guarda fuori.
«Non posso più, è troppo.»
Prende un pezzo di carne arrosto e si dirige verso lingresso.
«Torno subito», dice, avvolgendo un vecchio cappotto.
Il gatto non oppone resistenza; agitato e quasi spaventato, si trasforma di nuovo in una striscia grigia con le zampe penzolanti. Grazia lo stringe al petto, portandolo a casa.
Nessuno ha mai chiesto a Grazia perché abbia agito così. Non lo chiedono perché è lunica tra i residenti a fare la cosa giusta, a modo umano.
Il gatto, per una settimana, dorme sotto il radiatore acceso. Il cibo gustoso è secondario rispetto al caldo domestico. La nuova padrona lo chiama Primo Procopio, aggiungendo anche il patronimico Procopio.
Contrariamente ai timori, si rivela un vero gentiluomo, molto educato. Se esiste un gatto ideale, è Primo Procopio. Il felino tranquillo e civile diventa membro a tutti gli effetti della famiglia e ladorato di tutti.
A volte la padrona, scherzando, chiede al gatto:
«Primo Procopio, per quali crimini sei stato cacciato di casa e lasciato sulla panchina?!»
Il gatto, che ha vagato per mesi, tace. Non ha voce umana, ma se ce lavesse difficilmente saprebbe rispondere, perché neppure lui lo sa.
Primo vive nella casa della buona e premurosa Grazia da quasi due anni. È sazio, coccolato e contento. Solo se sente un tono elevato, non riesce a superare la paura del passato, e si rannicchia al pavimento per nascondersi.
Tutti quelli che conoscono il grande gatto grigio rimangono perplessi. Perché hanno buttato via il gatto perfetto, Primo?





